Antico fabbricato a Morsasco Stampa
Architettura - Archivio Progetti
Scritto da A.B. Caldini   

Il Progetto di recupero

Sono partiti lunedì 23 aprile 2007 i lavori di conservazione e restauro dell’immobile di proprietà comunale di Via Delfini a Morsasco, già da diversi anni oggetto di studi che si sono resi indispensabili per l’avvio regolare dei lavori (l’immobile è infatti vincolato ai sensi del D.Lgs. 42/2004 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).

L’esecuzione dell’intervento è stata affidata all’impresa Edil Ferrando Costruzioni S.r.l. di
Prasco, aggiudicataria in via definitiva dei lavori.

Arco di via Defini a Morsasco
L’indagine stratigrafica della porzione residua di elevato, contraddistinta sul lato ovest'da un pregevole arco in conci di pietra arenaria, eseguita nel corso del 2004 dall’impresa Gazzana Restauri di Acqui Terme, ha permesso di ricostruire l’insieme dei processi di costruzione e distruzione del manufatto oggi esistente.
Nell’autunno 2004 su precisa richiesta dell’Ente vigilante e del funzionario di zona che sta seguendo l’istruttoria, Arch. Marco Motta, è stato effettuato uno scavo circoscritto in corrispondenza dei due piedritti dell’arco (lato ovest) che ha permesso di constatare, sulla profondità sondata di circa 1 metro, la continuità e soprattutto il buono stato conservativo dei conci posti sotto il manto stradale .


Il progetto di restauro è stato redatto dall’Arch. Antonella B. Caldini di Acqui Terme in collaborazione con l’Arch. Grazia Finocchiaro di Genova e si è avvalso per l’analisi documentaria della consulenza esterna della sezione acquese di Italia Nostra.

Il progetto inserito in un largo contesto di recupero

L’intervento è teso al restauro del fabbricato e delle immediate adiacenze e rappresenta un passo importante per il recupero di questa estesa area, il cui valore storico potrebbe assumere una valenza significativa per il paese di Morsasco, nell’ottica di un recupero globale del Parco e degli edifici pertinenziali.

La sistemazione dell’intera area è stata pensata proprio in funzione di questa preesistenza storica il cui recupero permetterà la restituzione dell’originaria funzione di corpo di passaggio al parco (quadriportico) ma anche di sosta e luogo di incontro.

Sarà necessario anzitutto mettere in sicurezza il fabbricato tramite opportune operazioni di presidio e procedere alla rimozione della struttura di copertura provvisoria posta in opera nel novembre 2004.

Quindi si procederà all’eliminazione dei tamponamenti esistenti (prospetto nord e ovest), predisponendo opportune strutture di presidio.

L’intervento successivo riguarderà anzitutto il consolidamento della scatola muraria, notevolmente indebolita nel corso degli anni, tramite idonee procedure di restauro e la posa in opera di un adeguato manto di copertura con adeguati sistemi di raccolta e convogliamento delle acque meteoriche.

Durante lo svolgimento di queste operazioni saranno compiuti alcuni saggi stratigrafici di indagine sull’intradosso della volta, per verificare l’eventuale presenza di coloriture o decorazioni. Infatti, in accordo con la Committenza e l’Ente di Vigilanza preposto, si è deciso di intonacare l’intera massa muraria (che non presentava peraltro una tessitura di particolare pregio) e la scelta delle coloriture di finitura sarà valutata anche sulla base degli esiti della campagna stratigrafica.

Gli interventi successivi interesseranno le immediate adiacenze del fabbricato: in modo specifico l’accesso alla struttura avverrà attraverso due rampe laterali che dalla Via Delfini serviranno l’ingresso ai due arconi dei prospetti nord e sud. Questo intervento richiederà anche la ricostruzione parziale del muretto di cinta (oggi in parte demolito) per favorire i raccordi con le rampe.
In aderenza al prospetto ovest, il più significativo in quanto incorpora la struttura più antica composta da conci in pietra arenaria, sarà realizzato uno scavo a sezione obbligata teso a riportare a vista i singoli elementi dell’antico arco di ingresso. Lo scavo ottenuto sul piano stradale sarà successivamente coperto con lastra di vetro trasparente, al fine di rendere visibile dalla Via Delfini la porzione di arco posta sotto quota stradale, anche l’interno del fornice (lato Via Delfini) sarà chiuso con una lastra di vetro trasparente ancorata alla struttura e sarà predisposto un opportuno parapetto a protezione dell’arco. La parte interna del fabbricato sarà, infine, adeguatamente pavimentata con lastre di luserna disposte anche a contorno del fabbricato al fine di segnalizzare i percorsi attraverso camminamenti ben definiti.


Cenni storici tratti da Fonti Documentarie

Non esistono documenti che riferiscano, anche in maniera implicita, all'arco di Via Delfini, fatta eccezione per una planimetria (cfr., fig. 1) del 1875 raffigurante l'abitato di Morsasco e il fabbricato in oggetto all'interno di un viridario recintato .


fig. 1 - 1875 ABITATO DI MORSASCO
Planimetria in scala 1:2000 (Archivio storico del Comune di Morsasco)

La planimetria in questione (scala 1:2000), conservata presso l' Archivio Storico del Comune di Morsasco, porta la firma dello Studio degli Ingegneri Bistolfi e Visconti e fa parte di un progetto di sistemazione della strada comunale della Valle di Gana

Dall' analisi di questa planimetria è stato possibile constatare l' ubicazione strategica di questo fabbricato, volutamente collocato in posizione tale da creare una sorta di continuità tra Castello e giardino sottostante.
L' Anomala distanza che esiste tra Castello e giardino trova spiegazione nel fatto che il Castello di Morsasco viene costruito come bastione militare di piccole dimensioni. Soltanto in epoca post-rinascimentale, come è accaduto per la grande maggioranza dei castelli piemontesi (e non soltanto), si assiste alla trasformazione dell'edificio da struttura difensiva a residenza nobiliare dei Principi Centurione, con alcuni cambiamenti significativi . E in questa fase che il verziere (esistente già in epoca tardo medievale) e il Castello, vengono idealmente collegati attraverso l'edificio con arco di Via Delfini. Sempre dalla lettura della planimetria e dai resti di una cinta muraria (in parte oggi demolita) che corre (con alcune discontinuità) lungo il perimetro del giardino è possibile immaginare che in passato l'attuale area verde, posta a ridosso del fabbricato, rappresentasse l'hortus conclusus di pertinenza al Castello.

Due esempi significanti in tal senso possono essere fatti mettendo a confronto il caso di Morsasco con quello della città di Revello e della città di Dolceacqua.

Nel primo caso il riferimento è pressoché diretto: in una veduta della città di Revellum, ante 1642 di Giovanni Paolo Morosino da Racconigi inserita nel Theatrum Sabaudiae (1682), il Castello viene rappresentato dislocato su un altura in posizione dominante e collegato in maniera strategica al sottostante giardino. L ingresso al giardino, circondato da un alta cortina (hortus conclusus), avveniva utilizzando il ponte levatoio tramite un ingresso in muratura con apertura ad arco, raccordato prospetticamente al castrum soprastante (cfr., fig. 2). Sull'angolo meridionale del muro di cinta era anche possibile vedere la casa del giardiniere .


fig. 2 - REVELLUM ante 1642 - Theatrum Sabaudiae, 1682


Il secondo esempio rimanda, invece, al verziere dei Doria a Dolceacqua . Questo borgo dell'estremo Ponente ligure è composto da due nuclei dislocati sulle rive opposte del torrente Nervia, collegati attraverso la struttura slanciata di un ponte a schiena d asino. Il quartiere più antico, di fondazione altomedievale, è dislocato sulla riva orientale mentre quello più recente, basso medievale, sviluppatosi al di fuori delle mura, si trova sulla riva occidentale. Proprio su quest'ultima sorse (contiguo all'attuale Via della Liberazione) il lussureggiante giardino all'italiana, ornato di cedri, aranci e limoni, essenze in quel tempo rare e di gran pregio. Il verziere, presumibilmente commissionato da Stefano Doria, è abilmente descritto in un immagine inserita nel Theatrum Sabaudiae (1682) intitolata Castrum et Oppidum Dulcis Aquae nella quale il Castello è somigliante ad un palazzo rinascimentale signorile (e non ad un antico maniero) e gli edifici risultano intervallati da viridaria murata e campi. Nell'incisione, l'ingresso al giardino recintato, avviene attraverso imponenti corpi monumentali. Purtroppo oggi la proliferazione dei blocchi edilizi ha determinato la trasformazione di questa area urbana al punto che risulta difficile ricostruire nel suo insieme quella che doveva essere l'immagine originaria .

fig. 3 - CASTRUM ET OPPIDUM DULCIS AQUAE - Theatrum Sabaudiae, 1682


Analisi dello stato di conservazione

Fabbricato a Morasco

La porzione di fabbricato con arco ubicata su Via Cavalier Delfini, recente oggetto di un intervento di demolizione della parte soprastante, si presenta quasi completamente distrutta e tale da richiedere un intervento immediato di consolidamento e restauro

Prospetto esterno OVEST

Il prospetto principale su Via Delfini (coperto dall'attuale manto stradale che lo taglia circa a metà) è caratterizzato da un imponente apertura ad arco (oggi tamponata) con conci in pietra arenaria leggermente bocciardata.

La restante parte del prospetto è ricoperta da strati sovrapposti di intonaco prevalentemente a base di calce, con alcune recenti rappezzature eseguite con malte a base di cemento per risarcire vecchie cadute di colore.

L' analisi degli intonaci ha permesso di rintracciare due strati principali: uno più recente, di colore arancio con tracce di decorazione (cornici contorno finestra) ricollegabile all'ultima fase costruttiva; l' altro più antico, di colore giallo chiaro completamente picchettato, sicuramente più vecchio ma non abbastanza da ritenersi coevo al fabbricato cui appartiene l'arco. Sul prospetto sono inoltre visibili due bolzoni indicatori della presenza di due catene di rinforzo.

Prospetto esterno EST

Il prospetto est'è quello che guarda direttamente sul parco sottostante ed è caratterizzato da un imponente arco di dimensioni maggiori rispetto a quello su Via Delfini. Anche questo prospetto si presenta per buona parte ricoperto da intonaco (sono conservate tracce di entrambi gli strati già descritti per il prospetto ovest) che si presenta però in completa fase di stacco lasciando a vista il paramento murario sottostante, realizzato in maniera piuttosto irregolare alterando pietre e laterizi di differente pezzatura. I due piedritti dell'arco sono stati rinforzati inserendo una catena trasversale ( 4,00 cm) contrastata all'esterno da due bolzoni di cui uno a vista e l'altro nascosto dall'intonaco.

Prospetto esterno NORD

Il prospetto nord (anch'esso coperto dall'attuale manto stradale che lo taglia circa a metà) si presenta completamente intonacato in quanto lato interno dell'edificio demolito.

Laddove comunque l'intonaco si è distaccato dal supporto murario è emersa la presenza di un arco realizzato in mattoni. Anche su questo lato i due piedritti dell'arco sono stati rinforzati inserendo una catena trasversale ( 4,00 cm, visibile solo dall'interno) contrastata all'esterno da due bolzoni di cui uno a vista e l'altro nascosto parzialmente dall'intonaco.

Prospetto esterno SUD

Il prospetto sud (anch'esso tagliato dall'attuale manto stradale che lo copre) è caratterizzato dalla presenza di un arco in mattoni parzialmente visibile.


Laddove l'intonaco si è staccato è possibile individuare il paramento murario sottostante che è stato realizzato in maniera piuttosto irregolare alternando pietre e laterizi di differente pezzatura (cfr., prospetto est).
Anche su questo lato i due piedritti dell'arco sono stati rinforzati inserendo una catena trasversale ( 4,00 cm) contrastata all'esterno da due bolzoni a vista.


PROSPETTI INTERNI

I quattro prospetti interni si presentano quasi completamente intonacati con una tinta di colore bianco ancora ben coesa al supporto. Al lato corrispondente al prospetto ovest'su Via Delfini è stata addossata una tramezza (presumibilmente per creare un intercapedine tra interno ed esterno e favorire l'isolamento dall'umidità) che copre parte della tamponatura dell'arco.


Analisi Stratigrafica (I)

Premessa

L' indagine stratigrafica eseguita sulla porzione residua di elevato ubicato su Via Delfini, contraddistinto da un pregevole arco in conci di pietra arenaria (attualmente tamponato) e, nella parte retrostante, da un locale voltato, ha permesso di ricostruire - per quanto possibile - l' insieme dei processi di costruzione e distruzione che hanno dato vita a ciò che resta del manufatto oggi esistente. L' analisi stratigrafica si è avvalsa dell'osservazione dei materiali (semplici e compositi: pietra ed intonaco), delle tecniche esecutive (modalità di assemblaggio e messa in opera), delle continuità e discontinuità murarie e dei segni di rottura o asportazione di materiale. L interpretazione di tutte queste osservazioni ha permesso di giungere al riconoscimento delle singole unità stratigrafiche.


Analisi dello stato di conservazione dell'elevato

L elevato oggetto di indagine si presenta quasi completamente distrutto: parzialmente conservata la parte di edificio al piano terreno, pregevolmente voltata al suo interno. L analisi tecnologica e materica di questa porzione di fabbricato, contraddistinta sui prospetti dalla ripetizione modulare di alcuni segni architettonici rintracciabili al di sotto dell'intonaco staccato (archi), fa presumere che questa permanenza, diversificata su Via Delfini da un imponente apertura ad arco (oggi tamponata) con conci in pietra arenaria, possa essere stata un tempo un imponente portale di ingresso o di passaggio (si tenga anche conto della vicinanza al soprastante Castello e al sottostante giardino).


Questa ipotesi trova riscontro sia nelle fonti documentarie, che indicano quest'area come antico verziere-giardino del Castello (pur essendo intuibile che ciò che ne resta è solo un piccolo esempio di un organizzazione un tempo certamente più complessa), sia nella sussistenza naturalistica di specie arboree di gran pregio, rintracciabili esclusivamente in parchi e giardini del Piemonte di dichiarata valenza storica. Anche le fonti iconografiche documentano l'importanza del fabbricato: in un catastale del 1870 riproducente l'abitato di Morsasco è, infatti, indicato l'antico verziere recintato e in tratteggio il suo portale di ingresso, successivamente inglobato in una costruzione di due piani (recentemente demolita).
Allo stato attuale il prospetto su Via Delfini risulta molto compromesso: evidenti i segni di degrado dell'arenaria dei conci, sfaldata e sollevata in scaglie in più punti. Nonostante l'evidente degrado è però ancora leggibile la lavorazione superficiale della pietra, leggermente bocciardata negli elementi pensati per rimanere a vista e completamente grezza nelle parti rivestite dall'intonaco. La restante parte del prospetto è per buona parte ricoperta da strati sovrapposti di intonaco: si tratta principalmente di intonaco di calce, fatta eccezione per alcune recenti rappezzature - ben visibili nella parte bassa - realizzate con malta cementizia. Lo strato di intonaco più recente, di colore arancio con tracce di decorazione (cornici contorno finestra), è ricollegabile all'ultima fase costruttiva caratterizzata da un fabbricato a due piani che si addossava al corpo più antico. Lo strato sottostante di intonaco (di colore giallo chiaro, completamente picchettato) è sicuramente più vecchio ma non abbastanza da ritenersi coevo al fabbricato più antico (quello cui appartiene l' arco).


Individuazione delle aree significative ed esecuzione della stratigrafia


Prima di procedere alla mappatura delle singole unità stratigrafiche, su richiesta della Committenza e della Soprintendenza preposta, sono state individuate alcune aree significative in grado di fornire informazioni sufficienti in merito alle caratteristiche dimensionali, tecnologiche e strutturali della porzione di fabbricato ancora esistente. L intervento, essendo di tipo distruttivo, è stato circoscritto il più possibile, limitando il numero dei saggi stratigrafici e cercando corrispondenze tra l'esterno e l'interno della muratura.

1 - Questo punto è stato scelto perchè parzialmente visibile una parte di concio in profondità

2 - Questo punto è stato scelto per verificare se la struttura ad arco continuava al di sotto del livello stradale

3 - Questo punto è stato scelto per verificare la struttura soprastante l'arco

4 - Questo punto è stato scelto per verificare se corrisponde col punto di innesto della struttura soprastante (demolita)

Sul prospetto principale (Via Delfini) sono state individuate quattro aree significative segnalizzate con numeri progressivi dall'uno al quattro.

La stratigrafia eseguita sul punto numero 1, scelto in quanto mostrava già parte della profondità del concio, ha permesso di stabilire l' effettiva profondità dell'elemento lapideo (22 cm) e di concludere che non si trattava di un semplice elemento di rivestimento (applicato a fini puramente decorativi su una cortina muraria) bensì di uno degli elementi strutturali dell'arco di accesso al giardino.

Il punto numero 2 è stato, invece, scelto per verificare la continuità del concio lapideo al di sotto della quota stradale. Continuità che si è avuto modo di rilevare, nonostante le difficoltà operative legate alla rimozione di un sottile strato di cemento costituente la canaletta a bordo strada.

Il punto numero 3, scelto in prossimità del concio in chiave, ha indicato l'immorsatura dell'arco alla muratura soprastante, a dimostrazione della contemporaneità delle due fasi costruttive. A ciò si aggiunga che è anche stato possibile rilevare che l'elemento lapideo coperto dall'intonaco era stato volutamente lasciato grezzo e si presentava, invece, lavorato superficialmente nelle zone pensate per rimanere a vista.
Il punto numero 4, infine, è servito ad individuare la zona di innesto tra l'edificio a due piani e il corpo originario: la giuntura tra i due corpi di fabbrica è, infatti, evidenziata dal cambiamento del materiale da costruzione (pietre per il corpo più antico e mattoni per quello più recente).


Al fine di determinare una sorta di corrispondenza biunivoca tra la facciata esterna (su Via Delfini) e quella interna voltata (cui peraltro era stata addossata una tramezza di mattoni forati presumibilmente con funzione di intercapedine, che è stato indispensabile rimuovere in minima parte) si è proceduto all'esecuzione della stratigrafia in corrispondenza del punto esterno numero 1.

L intervento, esteso per una lunghezza di circa 1 metro, ha permesso di rintracciare buona parte del piedritto dell'arco e di osservare che, presentandosi la pietra superficialmente bocciardata, molto probabilmente anche questo lato dell'arco doveva essere completamente vista, in quanto elemento di passaggio.


Analisi stratigrafica (II)


Analisi stratigrafica dell'elevato e lettura della matrice di Harris

Si è proceduto, sulla base delle informazioni raccolte e documentate in cantiere, all'analisi stratigrafica della porzione di fabbricato ancora esistente. La lettura dell'alzato su Via Delfini ha permesso l'identificazione su un rilievo predisposto delle unità stratigrafiche, segnalizzate con aree contraddistinte da numeri. Sul prospetto sono state, quindi, individuate cinque unità stratigrafiche positive (Nota 1) , indicate sulla tavola con delle aree contraddistinte da un numero semplice (1, 2, 3, 4, 12); sette unità stratigrafiche di rivestimento (Nota 2) indicate sulla tavola con delle aree contraddistinte da un numero cerchiato (5, 6, 7, 8, 9, 10, 11) e una sola unità stratigrafica negativa (Nota 3) , indicata sulla tavola con una linea spessa contraddistinta da un numero riquadrato (13).

Nota 1: Per unità stratigrafiche positive si intendono quelle parti dell'edificio frutto di un unica intenzionale azione costruttiva (es. muratura, arco, stipite..), cfr., Francesco Doglioni, Stratigrafia e restauro, Lint, Trieste, 1997
Nota 2: Per unità stratigrafiche di rivestimento si intendono quegli strati secondari che non potrebbero mai essere realizzati in assenza di una struttura di supporto (intonaco, tinteggiatura, rivestimento vario..) cfr., Francesco Doglioni, Stratigrafia e restauro, Lint, Trieste, 1997
Nota 3: Per unità stratigrafiche negative si intendono tutte quelle superfici che recano segni di asportazione di materiale, avvenuta in maniera unitaria a seguito di azioni antropiche volontarie (rottura, demolizione, crollo..) cfr., Francesco Doglioni, Stratigrafia e restauro, Lint, Trieste, 1997

Si è quindi passati all'interpretazione dei processi e delle fasi costruttive attraverso la lettura dei contatti tra le singole unità, stabilendo le sequenze temporali tra loro esistenti. Adottando una specifica simbologia l'insieme delle osservazioni raccolte ha permesso di definire la mappatura dei rapporti stratigrafici.
Terminata questa prima fase di analisi, i risultati sono stati trasferiti su un diagramma (matrice di Harris) indicante i rapporti cronologici esistenti tra le singole unità, attraverso linee verticali e orizzontali (verticale: anteriorità/posteriorità; orizzontale: contemporaneità). L esistenza di un documento datato 1870 riproducente l'abitato di Morsasco, che testimonia la presenza di questo edificio già a questa data, è stato adottato come termine ante quem fare partire la datazione e in base al quale è stata quindi determinata la successione cronologica tra le diverse fasi costruttive.

Le unità stratigrafiche positive (U.S.P.) 1, 3 e 4 costituiscono la parte originaria del fabbricato in cui si apriva l'arco e, rappresentando un unica intenzionale azione costruttiva, possono essere considerate tra loro contemporanee. La U.S.P 2 va collocata posteriormente alle precedenti unità, in quanto tamponamento dell'arco (non sono infatti leggibili segni di ammorsamento mentre è ben visibile - nei punti oggetto di stratigrafia - la lavorazione della pietra a contatto con il tamponamento). Le unità stratigrafiche di rivestimento (U.S.R.) 5, 7 e 8 sono sicuramente posteriori all'unità 2, costituendone il rivestimento. Le U.S.R. 6, 9 e 10 sono posteriori alle precedenti unità sia perché le coprono in parte, sia perché composte da materiale cementizio risalente al XX secolo. La U.S.R 11, che rappresenta la "pelle" dell'unità 12 (che è una U.S.P.) è posteriore sia alla 12 che alla 1. Anche questa unità è coperta dalle unità 9 e 10. Per ultima è stata individuata l'unità stratigrafica negativa (U.S.N.) 13, la più nuova, in quanto rappresenta la recente demolizione.

Convenzionalmente l' insieme dei rapporti stratigrafici può essere espresso con un diagramma che prende il nome di DIAGRAMMA o MATRIX DI HARRIS dal nome dell'archeologo che lo ha messo a punto per lo scavo, e che è stato adottato con alcune modifiche per l'analisi stratigrafica degli elevati. In tale diagramma i rapporti stratigrafici di anteriorità-posteriorità sono espressi tramite linee che uniscono in verticale le unità interessate, mentre la contemporaneità stratigrafica viene espressa con linee orizzontali. Il diagramma, utilizzando un sistema di simboli, rappresenta la sequenza cronologica delle azioni costruttive e distruttive che è stato possibile riconoscere sul manufatto. Ogni unità stratigrafica collocata nel diagramma assume, dunque, una precisa posizione cronologica sia rispetto quelle alle quali è direttamente collegata attraverso le linee, sia rispetto quelle cui è collegata indirettamente attraverso altre unità.

Nella tavola è stato riportato il DIAGRAMMA STRATIGRAFICO RELATIVO (o matrice relativa) e quello ASSOLUTO (o matrice assoluta) la cui differenza sostanziale sta nel fatto che la matrice assoluta tiene conto di datazioni assolute acquisite o già a disposizione dell'operatore (nel caso in questione si è tenuto conto - tra le altre cose - anche di una planimetria catastale dell'abitato.





Scavo Preliminare Ricognitivo


L' indagine stratigrafica eseguita sulla porzione residua di elevato ubicato su Via Delfini ha permesso di ricostruire - per quanto possibile - l'insieme dei processi di costruzione e distruzione che hanno dato vita a ciò che resta del manufatto oggi esistente. In modo specifico grazie alle informazioni ottenute è stato possibile affermare che il fabbricato in questione deve essere interpretato come corpo di passaggio all'adiacente giardino e che il suo tamponamento è quasi sicuramente il frutto di un rimaneggiamento successivo (coincidente presumibilmente con l'intervento di ampliamento del fabbricato).


A questo punto, al fine di testare l'effettivo stato di conservazione dell'arco e soprattutto dei singoli conci al di sotto del manto stradale, si è valutato, in accordo con la Soprintendenza preposta di effettuare uno scavo circoscritto in prossimità dei due piedritti per una profondità di circa 50 cm.


Lo scavo effettuato il 5 novembre 2004 (previa comunicazione alla Soprintendenza) alla presenza del Sindaco di Morsasco, del tecnico comunale architetto Giorgio Tassisto, del Restauratore Domenico Gazzana e degli architetti Caldini e Finocchiaro è stato realizzato previa rimozione di un sottile strato di cemento costituente la canaletta di bordo strada per poi proseguire manualmente ad opera del Restauratore e prestando particolare cura alla salvaguardia della pietra. Su entrambi i lati è stato appurato il buono stato di conservazione dei conci lapidei che, dopo essere stati debitamente ripuliti dal fango, sono stati segnalizzati e documentati a livello fotografico.

Piedritto Destro


Lo scavo eseguito in corrispondenza del piedritto destro per una profondità di circa 50 cm ha permesso di documentare la presenza di due conci: uno più grande alto circa 30 cm e l'altro leggermente più piccolo alto circa 24 cm. Tali conci si presentavano sufficientemente ben conservati, pur mostrando una leggera scalfittura superficiale, probabilmente imputabile a precedenti azioni antropiche. A ciò si aggiunga la presenza di due estese macchie: l'una nerastra ricollegabile ai prodotti utilizzati per la realizzazione del manto stradale (bitume); l'altra rossastra probabilmente dovuta ad un contatto della pietra con materiali ferrosi presenti nel sottosuolo. Inoltre, sulla parte destra dello scavo è stato anche rinvenuto un elemento monolitico della stessa pietra dell'arco, la cui collocazione e forma rimanda ai paracarri abitualmente allocati in prossimità delle aperture.

Piedritto Sinistro


Lo scavo eseguito in corrispondenza del piedritto sinistro per una profondità di circa 50 cm ha permesso anche in questo caso di documentare la presenza di due conci: uno più grande alto circa 30 cm e l'altro leggermente più piccolo alto circa 25 cm. Tali conci si presentavano decisamente meglio conservati rispetto a quelli del piedritto destro: in modo particolare quello più grande conservava pressoché intatta la lavorazione superficiale a bocciarda. Su quello più piccolo, invece, è stata rintracciata una macchia nerastra in tutto simile a quella già descritta per il piedritto destro. In questo caso non è stato rinvenuto alcun elemento lapideo con funzione di paracarro.
Terminato lo scavo e le operazioni di pulizia e documentazione fotografica, per questioni di sicurezza stradale, si è provveduto a coprire entrambi gli scassi con il materiale di risulta precedentemente accantonato.


Il Cantiere di Restauro

Continuano i lavori di restauro del fabbricato con arco su Via Delfini che sta acquisendo sempre più valore architettonico oltre che comprovato valore storico-documentale


Le operazioni di restauro cominciate nella primavera 2007 e proseguite per tutta l'estate, termineranno con ogni probabilità in autunno, anche a causa di un leggero rallentamento dovuto al rinvenimento imprevisto di un muro di sostegno al manto stradale che ha richiesto l'attivazione di una variante in corso d opera.


Le operazioni di cantierizzazione sono state avviate alla fine del mese di aprile 2007 ed hanno richiesto l'allestimento del cantiere provvedendo all'accurata pulizia dell'area di lavoro, all'installazione dei baraccamenti (locali deposito) al montaggio del ponteggio a perimetro del fabbricato.

Dopo la cantierizzazione e l'allestimento delle ponteggiature metalliche, tipo tubo-giunto, è stata effettuata la campagna stratigrafica interna ed esterna del fabbricato, le lavorazioni sono state eseguite dall'impresa Gazzana Restauri S.r.l., affidataria in subappalto delle lavorazioni specialistiche in categoria OS2.


La campagna stratigrafica ha interessato la volta interna e le pareti (e per maggiore riscontro anche il prospetto ovest) del fabbricato di Via Delfini a Morsasco. Come previsto nel progetto, infatti, prima di procedere al consolidamento della massa muraria, era indispensabile accertarsi dell'eventuale presenza di coloriture e/o decorazioni sottostanti l'attuale intonaco, sconosciute. Sulla base dei risultati di questa indagine si sarebbero scelte le tinte degli intonaci di rivestimento (interni ed esterni). L analisi stratigrafica ha evidenziato che sotto l'attuale scialbo bianco della volta esiste un unica coloritura di colore giallino, eseguita sul medesimo intonaco e che quindi sul supporto murario a mattoni è stato realizzato un unico strato di intonaco contraddistinto da due coloriture stese in tempi diversi: una giallina più vecchia e l'altra, bianca, più recente ed attualmente visibile.

Dal momento che l'intonaco interesserà anche i prospetti esterni (liberati dalle tamponature) e soprattutto il lato ovest, quello con l'arco in conci di pietra arenaria, si è valutato di eseguire una stratigrafia anche sulla facciata al fine di accertare l'eventuale presenza di corrispondenze cromatiche tra interno ed esterno.

L indagine in facciata ha evidenziato la presenza di due strati di intonaco (eseguiti sul supporto murario di tipo misto in pietra e mattoni): il più antico segnalizzato con il numero 1 e la lettera A ad indicare una coloritura giallina (caratterizzato da una finitura piuttosto grossolana dovuta all'impiego di inerti di media pezzatura di colore scuro) e il più recente (ricollegabile alla fase di sopraelevazione del fabbricato) segnalizzato con il numero 2 e le lettera A per la prima coloritura (caratterizzata dalle tinte arancioni diverse per fondo e decorazione) e con la lettera B per la seconda coloritura (eseguita sulla 2A). Lo strato 1A della facciata non corrisponde allo strato 1A interno (diverso per finitura e composizione) e ciò a causa del fatto che l'interno è stato oggetto di ripetuti rimaneggiamenti e ridipinture in funzione della destinazione d uso di questo locale, per anni utilizzato come pollaio.

1A: strato di intonaco più antico realizzato sulla tessitura muraria originaria con coloritura giallina

2A: nuovo strato di intonaco realizzato su quello più antico 1 con coloritura segnalizzata con la lettera A (diversa per fondo e decorazione

In accordo con il funzionario dell'istruttoria, Architetto Marco Motta che, in rappresentanza dell'Ente vigilante, sta seguendo l'intero intervento, si è stabilito di recuperare la coloritura di facciata segnalizzata come strato 1A, corrispondente all'intonaco più antico di colore giallino e che per uniformità potrebbe essere utilizzata anche per l'interno che, scevro dalle tamponature, assumerà l'immagine di un quadriportico aperto con evidente continuità tra interno ed esterno; in questo modo la tinta scelta (uniforme su tutti i lati interni ed esterni) non entrerà in contrasto cromatico con la parte storica più importante del fabbricato, e cioè l' arco.

La finitura dell'intonaco, a base di calce idraulica naturale, dovrà essere grossolana e realizzata con l'impiego di inerti a granulometria media di colore scuro come l'intonaco originale.
Dopo l' analisi degli intonaci, seguendo le indicazioni progettuali, si è provveduto alla rimozione degli intonaci interni ed esterni.
La volta interna, complessivamente ben conservata, è caratterizzata da mattoni disposti a coltello con sagomature in mattoni in corrispondenza dei capitelli dei pilastri.


Le operazioni successive hanno riguardato la rincocciatura delle porzioni di paramento murario che si presentavano maggiormente degradate e interventi circoscritti di cuci-scuci che hanno interessato principalmente il piedritto sinistro del prospetto ovest'che, prima dell'intervento, si presentava puntellato a causa del collasso strutturale di un intera porzione muraria. Per effettuare il consolidamento della massa muraria che si presentava in molti punti priva dell'originaria malta di allettamento sono state eseguite - come da progetto - iniezioni di miscele leganti.


Termine dei lavori


Sono terminati i lavori di restauro e riqualificazione dell'arco di Via Delfini a Morsasco, eseguiti, su progetto dell'architetto Antonella B. Caldini, specialista in restauro dei monumenti, con studio in Acqui Terme (Al), per le lavorazioni di manutenzione edile dalla ditta Edil Ferrando Srl di Prasco e per le lavorazioni specialistiche di restauro conservativo
dall'impresa Gazzana Restauri Srl di Acqui Terme.

Prima del restauro del 2007 il vecchio edificio, ormai allo stato di rudere, si era venuto a confondere con l'abitato minore, al punto da renderne difficilmente intuibile l'effettivo valore artistico e documentale. Anche il prospetto ovest, il più significativo in quanto caratterizzato dalla presenza di un arco in conci di pietra arenaria, risultava difficilmente leggibile, essendo coperto per circa metà della sua altezza dal manto stradale.

La stratigrafia condotta sull'elevato ovest'ha dimostrato la continuità della struttura arcuata, anche al di sotto del livello stradale, testimoniandone il valore storico di porta di accesso al vicino giardino del Castello.

In una antica planimetria conservata presso l' Archivio Storico del Comune di Morsasco, datata 1875 e raffigurante lo storico abitato, è infatti visibile all'interno di un viridario recintato, il fabbricato con arco di Via Cavalier Delfini. La pianta evidenzia la posizione strategica dell'edificio, collocato in modo tale da risultare punto di collegamento tra il soprastante Castello e il sottostante giardino. L anomala distanza che esiste tra Castello e giardino trova spiegazione nel fatto che il Castello di Morsasco venne costruito come bastione militare di piccole dimensioni e, soltanto in epoca post-rinascimentale, si assistette (come nella maggior parte dei castelli piemontesi) alla sua trasformazione da struttura difensiva a residenza nobiliare.

E proprio in questa fase che il verziere (esistente già in epoca tardo medievale) e il Castello vengono idealmente collegati attraverso la porta di Via Delfini: è infatti possibile immaginare che in passato l'attuale area verde rappresentasse l'hortus conclusus di pertinenza al Castello.

L' intervento di riqualificazione, promosso dal Comune di Morsasco, sotto l' Alta vigilanza della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Piemonte, ha avuto come obiettivo primario il ripristino dell'originaria funzione attraverso il recupero dell'immagine passata.

 

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