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Stile Neoroco - Stile Luigi Filippo - Storia del Mobile Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cesari   

Stile Neorococò


(Dal 1830 al 1880)
 

Stile Luigi Filippo


(Dal 1830 al 1848)

Neorococò  (Dal 1830 al 1880)

E un periodo storico che segna il mutare di rotta delle tendenza neoclassiche che così a lungo avevano influenzato buona parte della seconda metà del Settecento protraendosi fino agli Anni Trenta dell'Ottocento, in favore di un ritorno in auge di moduli stilistici che già avevano contraddistinto gli arredi di Stile Luigi XV, durante il Rococò, da cui ne deriva direttamente la dizione di Neorococò. In sostanza si tratta di una ripresa nella mobilia delle formulazioni curvilinee ornate a rocailles e a valenza floreale, ma reinterpretate alla luce di aggiornamenti formali in direzione più "borghese", con gli elementi compositivi che nel loro insieme risultano enfatizzati e per certi versi non privi di contaminazioni eclettiche. A determinare il successo di questa nuova civiltà d arredo contribuirono più pulsioni: la nuova borghesia emergente intese emulare la sontuosa ricchezza delle dimore aristocratiche, mentre i regnanti subirono il fascino del passato sfarzo che contrassegnò l'assolutismo monarchico; in tal senso è illuminante l'esmpio di Luigi II di Baviera, che in questi anni commissionò l'esecuzione del palazzo di Linderhof, in stile Rococò, con arredi di chiara ascendenza Luigi XV.
Fu una corrente stilistica che interessò non solo la mobilia, ma trovò largo seguito anche nell'architettura, nell'abbigliamento e in particolare nell'oreficeria.

Stile Luigi Filippo (Dal 1830 al 1848)

Questo stile deriva il nome dal periodo di regno di Luigi Filippo, un sovrano la cui spiccata iniziativa in favore della borghesia finanziaria e industriale (che ne aveva peraltro favorito l'ascesa al trono) trova puntuale rispondenza nelle manifestazioni artistiche coeve.
Tramontata per sempre l'era dei grandi fasti di corte, i manufatti d arte e con essi la mobilia, si orientano verso il nuovo cammino la cui strada è tracciata da sempre nuovi ritmi produttivi, imposti dal velocizzarsi dell'ammodernamento industriale, che ora consente di soddisfare esigenze anche a fasce sociali prima neglette.
In questa fase si assiste al passaggio della civiltà agricola a quella industriale, le città amplieranno a dismisura la popolazione e superfici abitative, si demoliscono antichi quartieri e torri medioevali per innalzare palazzi a più piani, con gran fiorire di negozi e caffè, dove si affolla la nuova borghesia imprenditoriale. Negli Anni Trenta la produzione mantenne uno standard ancora di buon livello, in ragione della grande tradizione che caratterizzava l'ultima generazione di maestri ebanisti parigini. Sono questi anni che offrono grande circolazione di pubblicazione di album che propagandano modelli di mobilia, questi testi vennero utilizzati dalle botteghe degli ebanisti per eseguire gli esemplari richiesti dalla committenza, un fenomeno che ingenerò ben presto una sorta di omologazione seriale, resa ancora più evidente dall'inizio di una consuetudine di interi arredi uniformati nello stile e nel materiale, come sale da pranzo, da letto, studi, ecc. con conseguente scadimento dei valori decorativi che perdono in originalità e si massificano. Si aggiunga che l'accesso economico di questi arredi a una sempre più vasta clientela creò fenomeni di competitività commerciale, innescando fenomeni di ribasso costante dei prezzi sempre più a scapito della qualità.

La mobilia alla moda (nonostante fin dagli Anni Trenta convivano pulsioni che anticipano tendenze eclettiche neorinascimentali, a cineseria, stile Boulle, ecc.) è in particolare eseguita omaggiando modelli diffusi durante lo stile Luigi XV, tanto da divenire ben presto tendenza di massa, ingenerando una vera e propria mania neorococò.
La mobilia eseguita in questo periodo deve soddisfare esigenze di comodità e funzionalità, nel contempo deve simulare un certo sfarzo. L effimero benessere comportò tra le classi della piccola e abbiente borghesia un desiderio di ostentazione che finì per "vestire" ogni superficie visibile della casa con tessuti, tendaggi, broccati alle parete, ad imitazione delle regge e dei palazzi nobiliari, e questo in spazi di ben diverse proporzioni, con l'evidente riflesso di ridurre sempre più la volumetria del mobilio, pur di far sfoggio di ogni tipologia d arredo. Lo stile è caratterizzato dalla reintroduzione delle gambe sagomate "en cabriolle", ma maggiormente arcuate, viene riproposto sediame con lo schienale nella tipica foggia a medaglione, con cimase e cinture centrati da fregi floreali o ornati a rocaille, torna di moda materiale lignario a tinta scura, come il noce e il mogano, quando per esigenze di particolare rappresentanza non necessiti dorato.

Se di norma negli arredi si rivedono stilemi e caratteristiche che gia furono tipiche nel Settecento, nondimeno vi si colgono le novità dei nuovi tempi: a elementi floreali e a rocaille si abbina l'uso di parti tortili, in specialmodo nelle traverse, nei piedi o posizionate in forma di colonnette in ogni dove. I tavoli mantengono l'innovazione che fu già tipica nel Direttorio di sostenere il piano a mezzo di un unico affusto centrale, a sua volta montato su gambe sagomate a capriolo. Se il primo decennio fu per certi versi omologo alla produzione di Stile Luigi XV, anche nel raffronto relativo alla qualità dell'intaglio che si rileva su numerosa mobilia, e non solo in parti come cimase e grembiuline, il ventennio successivo mostra evidenti segnali di stilizzazione, le nervature diventano piatte, l'intaglio più corsivo fino a diventare intorno agli Anni Sessanta del secolo estremamente seriale con ornati in genere a cartella o a blasone stilizzato, le diverse fasi vengono ripartite in tre periodi definiti, puro, spurio e araldico. Con lo stile Luigi Filippo la scrivania, la libreria e la credenza a corpo singolo o munita di alzata a vista trovano massima diffusione, il mobile simbolo di questa fase storica è certamente la bérgere.

 I mobilieri che conobbero grande notorietà furono Alphonse Jacob-Desmalter, Alexandre-Louis Bellangé, Jean-Michel e Guillame Grohé.
E bene ricordare che nella realtà lo Stile Luigi Filippo, ben al di là delle cronologie storiche, ebbe poi largo seguito per tutta la seconda metà dell'Ottocento, e ancor oggi, quando si parla di "mobili in stile" si intende mobilia eseguita in questo stile.


 

 
Stile Luigi XVI - Storia del Mobile Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cesari   

Stile Luigi XVI


dagli Anni Sessanta agli Anni Novanta del Settecento

 Lo stile Luigi XVI precede di molti anni l'avvento al trono del sovrano da cui deriva il nome. Il germe che innesca il fenomeno del Neoclassicismo è da ricercarsi nel rinnovato interesse per la cultura classica dovuto al grande clamore che in Europa suscitarono i reperti archeologici riportati alla luce negli scavi di Ercolano e Pompei, rispettivamente nel il 1738 e il 1748. La stessa corte di Francia, partecipa alla diffusione di oggetti riecheggianti l'antichità fin dall'ultimo periodo del regno di Luigi XV. Madame de Pompadour e la Du Barry partecipano attivamente alla diffusione del nuovo gusto, che tra i suoi vati trova in Bachelier un valente animatore. 

La rinnovata prevalenza della compostezza delle forme geometriche che caratterizzano la mobilia di epoca neoclassica, viene accolta come un salutare antidoto alle formulazioni più libere e capricciose imposte dai dettami Rococò, ormai degenerato in rutilanti esercizi di bizzaria. Il passaggio dal genre pittoresque al gout grec non trae origini da scelte esclusivamente formali, ma piuttosto da un preciso orientamento ideologico in base al quale la civiltà greca e quella romana assurgevano a paradigma di ogni perfezione etica a estetica. 

luigixvi_01E bene considerare fin da subito che per ciò che riguarda le arti decorative, lo Stile Luigi XVI non si traduce in mere imitazioni: la fantasia dell'artista opera libere interpretazioni desunte dagli esempi del mondo greco-romano, etrusco o egizio, da cui solo la metrica architettonica viene riproposta con stretta osservanza. In tal senso, si osservi come solo a partire dagli anni Settanta-Ottanta in ebanisteria si assiste al tramonto della fioriturica pittorica a intarsio, in favore di modelli a prevalenza di ornato geometrico. Nel campo di nostro specifico interesse gli inizi dello stile Luigi XVI datano intorno al 1765. Già nel testamento della Pompadour trovano prima menzione commodes à la grecque . Ma si tratta di una tendenza ancora non consolidata, tanto da poter affermare che solo agli inizi dell'ottavo decennio si nota una generale inversione di interesse per l'ancor predominante gusto rocaille, e se le linee strutturali del mobile tendono a irrigidirsi, non di rado l'ornato risulta ancora movimentato se non ridondante, si pensi al frequente uso della tarsia ancora disposta in florilegi ricchi di essenze lignee esotiche. Fino alla fine degli Anni Ottanta si è dunque ancora ben lungi dal verificare un adesione incondizionata all'austerità classica (di fatto, fin quasi alle soglie della Rivoluzione mai verrà meno l'influenza del gusto rocaille).Tuttavia, già intorno al 1775 trova sempre maggiore consenso un arredo improntato a un gusto più semplice e sobrio, anche se sempre di raffinata esecuzione e attento ai più minuti dettagli, caratterizzato per il rigore geometrico dell'ornato e per la nitidezza dei volumi.

luigixvi_02Viene dunque a maturare un arredo connotato da un estrema eleganza e di virile austerità, come nel felice esempio del castello di Bagattelle del conte d Artois, terminato nel 1777, dove anche nel mobilio si coglie il disegno dell'architetto Bèlanger. Il rigore lineare esita mobilia incline all'astrattismo e al protofunzionalismo. In Italia, lo stile Luigi XVI trova naturale diffusione, e anzi si potrebbe dire che da luogo a una tipologia del tutto peculiare. La mobilia tende nella norma fin dagli anni Sessanta-Settanta ad adottare struttura lineare e solo nell'apparato decorativo (di norma risolto a intarsio) denuncia attardamenti che rimandano ancora a mode di epoca rocaille.

Di preferenza si ama utilizzare legni a colorazione bruno-chiara, come il ciliegio e in generale le lastronature di frutto: si predilige demandare all'intarsio o alle filettature effetti chiaroscurali di maggior contrasto tonale, per i quali viene frequentemente utilizzato il bosso, il noce, il palissandro o il bois de rose.

 Campania, Toscana, Emilia e Lombardia sono le regione che riescono a esprimere un elevata scuola d ebanisteria, che in taluni casi assurgono a fama europea, con artisti destinati a legare il proprio nome alla storia dell'arte, si pensi all'esempio di Giuseppe Maggiolini. Il Luigi XVI italiano rimarrà sempre legato alla produzione di complementi d arredo specificatamente orientati alla tipologia a intarsio. Si tratta di mobili di dimensioni ben proporzionate, sorretti dalle caratteristiche gambe a piramide troncoconica (detta anche a spillo ), vestiti da lastronature ancora a forte spessore, e dalle specchiature del piano, dei fianchi e dei pannelli centrati da eleganti decori a valenza geometrica o di più elaborata iconografia archeologica, dove l'intaglio solo raramente giunge a lambire parti come le pilastrate o la grembiulina. La mobilia di maggior diffusione è la comode e il tavolo-consolle.

 
Rinascimento - Storia del Mobile Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cesari   

Rinascimento

dal 1460-80 al 1520-30

Il termine Rinascita , benché con ogni probabilità già in uso, fu usato per la prima volta dal Vasari nel 1550, designando quel periodo del fiorire dell'arte compreso tra Cimabue e il Cinquecento. Gli studiosi moderni circoscrissero questo periodo storico ponendone l'inizio al secondo decennio del XV secolo, con l'opera del Brunelleschi, pur tuttavia riconoscendone nell'Umanesimo il naturale e fertile terreno di germinazione. 

Una nuova concezione della vita

Con la Rinascenza si giunse a formulare una nuova concezione dell'esistenza. L antico venne rivisto con occhio purificato da formalismi e dogmatismi medioevali, si diffusero principi di dignità individuale e di razionalità che posero l'uomo al centro dell'universo, essere raziocinante e creatore che domina la natura attraverso la conoscenza delle sue leggi ordinatrici. Con la diffusione dell'individualismo l'amore per il lusso e i piaceri del corpo e dello spirito si compenetrano. Le corti dei mecenati divengono motori di propulsione dell'arte, che viene vista dal potente anche come mezzo ideale per autocelebrare la propria forza e lungimiranza politica, e colpisce che il principe dialoghi con l'artista in rapporto paritario come ben documentata il noto esempio di Lorenzo il Magnifico. L arte dunque si laicizza e si imbeve dei segni di una cultura pagana come quella classica, ponendosi verso i modelli che derivavano dall'antico con spirito critico e mai con intento imitativo, estrapolandone aspetti di modernismo che originarono espressioni figurative del tutto nuove, in sintonia con la visione critica che pervade l' uomo rinascimentale. 

Le arti maggiori pongono a pietra miliare la Firenze degli Anni Venti, legandone il merito a Filippo Brunelleschi che per primo concepì spazi precisamente definiti e impostati geometricamente a principi informati all'arte prospettica. Analogamente, Donatello e Masaccio li applicano alla Pittura e alla Scultura. 

Rappresentazione  tridimensionale

Nel campo di ricerca di nostro specifico interesse, l'indagine della storia del mobile, si rende necessario formulare una diversa ipotesi di cronologia. In breve, lo scrivente è del convincimento che si debba riconoscersi codificato il mobile rinascimentale solo nella considerazione che ne abbia assunto compiutamente la formulazione tridimensionale, superando quindi la visione bidimensionale ancora tipica e precipua degli arredi eseguiti o ascrivibili al periodo umanistico. 

pannello_intagliato_600

Per meglio rendere visibile il non semplice assunto che opera la dicotomia tra mobilia di periodo umanistico (bidimensionale) e rinascimentale (tridimensionale), si osservi che durante l' Umanesimo l'arredo lignario è ornato da decori pittorici o plastici. Nel primo caso, su superfici generalmente lineari si dipingevano scene, le più varie, che solo virtualmente fornivano visioni prospettiche; in ipotesi di decorazione plastica (intaglio o pastiglia), si noti parimenti che la tecnica utilizzata è usualmente quella del bassorilievo, che consente una chiave di lettura univocamente bidimensionale (ovvero a due piani). Ebbene, con l'introduzione dell'intaglio scultoreo ad altorilievo o a tuttotondo, l' ideale spettatore ne percepisce chiaramente la rappresentazione tridimensionale. Ne consegue che esprimo il convincimento che l'arredo ligneo rinascimentale debba considerarsi tale se ne soddisfa l'evidenza prospettica compiutamente tridimensionale.

Solo a partire dagli Anni Sessanta-Ottanta del Quattrocento si verifica l'apparire sul mobile della nuova veste a intaglio scultoreo ad altorilievo, con caratteristiche e tipologie ornamentali di cui a seguire si dirà, e che già intorno agli Anni Trenta del Cinquecento si involveranno originando l'apparire di una nuova manifestazione stilistica, il manierismo.   

Il palazzo nella nuova visione di vita

In epoca rinascimentale il palazzo diviene la sede stabile e fastosa della vita del signore. Rivestono non secondaria importanza per scopi di rappresentanza anche locali che in precedenza furono reputati di minor interesse: ingressi, sale, biblioteche e studioli, mentre si noti che non esisteva una sala da pranzo, allestita all'occorrenza di volta in volta in ambienti non specificatamente destinati a quest'uso. Anche la camera da letto, in più casi documentati, non risulta avere un ubicazione prestabilita. 

L' arredamento

Elementi lignari fissi furono camini riccamente scolpiti e portali intagliati o intarsiati e chiusi da sontuosi battenti; analogamente, alle pareti di norma si applicavano dei rivestimenti con spalliere alte fino ai due metri, nel chiaro intento di proteggere il locale dal freddo e dall'umidità, potevano essere rifinite a intarsio o dipinte e concluse da una cornice, talora lambivano in altezza l'intera parete. I soffitti erano piani, a cassettoni in legno o coperti a volta da decorazioni ad affresco. I pavimenti, se sontuosi, erano in pietra o marmi disposti a geometrie speculari, ne mancano pavimentazioni maiolicate.

 Cassone lombardo della fine del 400. Musei del Castello Sforzesco, MIlano 
In simili contesti trovavo naturale disposizione forzieri, cofani, cassoni, cassapanche, sedie, candelabri, letti coperti da baldacchini e chiusi da cortine, le prime specchiere, armadi, credenze, tavole, e per ogni tipologia citata si immagini una copiosa differenziazione formale. Sovente si è detto che il mobile rinascimentale potrebbe essere definito un palazzo in miniatura, è questo un elemento di certo riscontro, anche nella certezza acquisita che architetti come Baccio d Agnolo o Giuliano da Maiano esercitarono quest'arte che fino a poco prima era prerogativa dei soli maestri d ascia. E tra l'ultimo ventennio del Quattrocento e i primi anni del secolo successivo che la tecnica dell'intarsio tocca i suoi più alti vertici giungendo a rappresentare con strabiliante veridicità prospettica visioni metafisiche o reali: personaggi, nature morte, vedute ideate, strumenti scientifici, si susseguono fino a trarre in inganno lo spettatore con effetti di trompe-l oil, come nel celebre esempio dello studiolo di Federigo da Montefeltro nel Palazzo Ducale di Urbino.   


Elementi decorativi

Con il Rinascimento la mobilia assume forme architettoniche, proporzioni perfette, si orna di decori disposti razionalmente, desunti dall'iconografica greco-romana. Sostegni e piedi scolpiti a foglia d acanto o a zampa di leone compaiono almeno fin dai primi Anni Sessanta del XV secolo, se ne documenti il raffronto a Firenze negli stalli della cappella del Palazzo Medici-Riccardi, opera di Giuliano da Sangallo, ove peraltro si nota la precoce introduzione di parti a intaglio risolte a volute affrontate e annodate. Accanto a cassoni parallelepipedi ne compaiono altri a forma di sarcofago classico, con superfici scandite da metriche ornamentali rigidamente disciplinate entro lesene e cornici. Trionfa la novità dell'ornato a intaglio scultoreo desunto da vestigia archeologiche, stilemi decodificati e rielaborati in diverse armonie compositive disposte in alternanza di giochi di dentelli, ovuli, volute, girali acantiformi, loricature, strigliature, candelabre a grottesche, e  rivive l'intero pantheon della mitologia pagana, a istoriare in particolar modo cassoni, che all'iniziale funzione di contenitore della dote nuziale subentra la nuova istanza di vero e proprio arredo da parata. E bene ricordare che la mobilia sfoggiata veniva in genere riccamente impreziosita da doratura a foglia aurea. Nei primi decenni del Cinquecento tramonta definitivamente l'uso dell'intarsio alla certosina, benché anche nel Rinascimento questa tecnica abbia avuto grande rinomanza, basti pensare all'attività della bottega dei Tasso a Firenze. 

Centri di produzione

Se il seme del nuovo germogliò a Firenze, in breve tempo maestranze itineranti toscane ne divulgarono l'esperienza nelle Marche, in Umbria e verso la fine del Quattrocento anche in area veneta, emiliana e lombarda è recepito l'universo figurativo rinascimentale, non senza eccezioni: tanto in alta Italia quanto nel meridione, radicate sopravvivenze gotiche determinarono nella mobilia una lunga coabitazione di entrambi gli stili. E certo nell'ambito delle corti ducali di Firenze, Urbino, Mantova, Ferrara, Milano o Venezia (dove si registra il più alto tenore di vita d Europa) che prima l'umanesimo e poi il rinascimento conoscono momenti di gloria imperitura, tra queste mura vengono contese figure come Leonardo da Vinci, Benvenuto Cellini, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino e intere schiere di artisti il cui nome è scolpito a lettere d oro nella storia dell'arte. 

Il clima pagano finì per travolgere anche gli stessi ambienti religiosi: Raffaello popola le Stanze Vaticane con affreschi che inneggiano ai miti del monte Parnaso, nelle Logge esegue motivi a grottesche che evidenziano la conoscenza della scoperta dei resti della Domus Aurea. Presto Michelangelo è attivo nella Cappella Sistina e vi realizza forse la più pagana tra le opere sacre: Il Giudizio Universale . 

Tecniche di costruzione

Per quanto riguarda novità tecniche il Rinascimento in buona parte conserva le acquisizioni che già furono note nel Quattrocento. Certamente, oltre a elaborare un complesso organigramma ornamentale apporta talune modifiche sostanziali anche alla struttura del mobile: la base a predella tende a scomparire da credenze, cassoni e letti in luogo di piedi ferini o a mensola, piani e cornici tendono a presentare perimetri stondati da eleganti modanature, lungo la cintura di credenze e tavoli per la prima volta ora trova sede il cassetto, che presenta incastri a vasca. I ripiani interni ai mobili ora sono fissati alle parti montanti a mezzo chiodature, poi celate nelle parti a vista da cornici passanti. Il concetto di metrica a forma tripartita favorisce l'applicazione di tre ordini di lesene e conseguentemente di tre ante, in luogo delle solite quattro o sei che caratterizzarono la mobilia dei periodi precedenti. Nel cassone la fronte ora è in monoasse, prima era generalmente a tre segmenti incastrati entro catene montanti. Non si notano dissonanze di spessore tra il XV e il XVI secolo, ma di certo l'amore nella rinascenza per l'intaglio scultoreo rese il legno di noce di gran lunga il più utilizzato dai carpentieri e dai mastri d ascia. Intorno agli Anni Quaranta si osserva la prima comparsa di lastronature in radica sulla superfice a vista del mobile, dapprima diffusasi solo sulla fronte dei cassoni, a partire dal 1560-80, almeno per quanto concerne la produzione ligure, ne orna ogni svecchiatura.

Si è inoltre notato che nel mobile cinquecentesco già si utilizza olio cotto per simulare effetti di colorazione brunita.  Relativamente alla tecnica dell'intarsio alla certosina - il cui impiego si dilunga fino al quarto decennio del secolo - si osserva una maggiore attenzione nell'adozione delle leggi della prospettiva a visione centrale (perspectiva artificialis) con soluzioni che lasciano aperti sportelli e ante virtuali, destando l'impressione del casuale e del temporaneo. Vi si nota un elevato grado di astrazione, dove si rinuncia ad una vasta gamma cromatica in favore di poche sfumature coloristiche, in legno naturale o colorato in un bagno di olio di vetriolo o in acqua arsenicata. In genere, i fondi delle svecchiature se in rovere venivano tinte a effetto ebano in bagni di macero di canapa. 

 
Stile Liberty - Storia del Mobile Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cesari   


Stile Liberty


(Dal 1895 al 1914)


Verso la fine del secolo si registra, quasi improvvisa, una generale protesta contro l'Accademismo Eclettico imperante, deridendo i goffi plagi degli stili del passato e la produzione di massa, contribuendo a diffondere i primi germi di una nuova estetica.
Artisti in ogni campo ora plaudono alla creazione di oggetti semplici e funzionali, originali e logici nel modulo costruttivo e nel contempo di raffinata esecuzione.
In Francia, in Inghilterra, in Germania e in Scozia pulsioni verso questa nuova concezione di vivere l'arte sorsero quasi all'unisono, seppure indipendenti. Tuttavia fu a Monaco che venne la nuova estetica assunse importanza di primo piano. Il periodico Die Jugendstil fondato da Georg Hirth fu il battistrada che indicò per primo il Modern Style o Stile Giovinezza, che nei fatti anticipa la grande stagione del Liberty. In Inghilterra trovò facili radici nel movimento Arts and Craft con particolare vocazione a esaltare le tradizioni artigianali sopravvissute all'industrializzazione massificante, mentre la Scozia con C. R. Mackintosch'seguì sperimentazioni del tutto indipendenti. Altro centro di primario interesse per la codificazione del nuovo spirito moderno fu Vienna, con Klimt e Olbrich'che nel 1897 vararono la Secession Art.
Di grande portata fu poi il contributo della Francia, che nella figura di Emile Gallé trovò uno straordinario divulgatore di forme nuove, votate al naturalismo e tuttavia imbevute di Rococò con stilizzizazioni operate nella consapevolezza della grande tradizione artistica dell'estremo oriente. L artista, che nel fondare la Scuola di Nancy impose all'attenzione generale il nuovo gusto Floreale, seppe anticipare i nuovi tempi fin dal 1886, come ben dimostra il cabinet intarsiato oggi nella Galleria Mazzoni a Firenze.
Altri ebanisti resero grande lo Stile Floreale, tra i molti menziono Louis Majorelle, Eugène Vallin e Jacques Gruber.
A Gallé spetta il merito di aver risvegliato nell'arte - nel nostro caso dell'arredo - quella dignità artigianale che già da lunghi anni giaceva dimenticata o sopita. Ravvivò il mobile di intarsi squisiti, talvolta bizzarri ma sempre in ossequio alla natura, ora assunta a protagonista indiscussa dell'equilibrio tra uomo e creato. Ridusse al minimo le finiture bronzee, nei suoi mobili già resi mirabili da una sperimentazione formale che teneva conto anche delle modificazioni delle onde luminose, nella marqueterie introdusse antichi proverbi, versi letterari, brani di poesia, questi manufatti vennero definiti meubles parlant e vivacizzarono di nuovi valori simbolici la cultura della Vecchia Europa, ormai già vittima consapevole di un decadentismo ineluttabile. Gallé e altri spiriti liberi seppero per un breve istante rianimare un intellighenzia che percepiva i presagi della fine di un mondo abitato da valori antichi che presto sarebbero stati spazzati via dalla tragedia della prima grande guerra e dalla Rivoluzione bolscevica. Mi dilungo brevemente dando vita a sue stesse parole, in omaggio a un vecchio fantasma che di tanto in tanto amo evocare: "Il senso della decorazione risiede tutto nell'opposizione voluta tra la resa degli oggetti tangibili e certe visioni di cose supreme, quelle cose lontane che si desiderano e che è necessario indovinare".
Lo stile Liberty - con il quale generalmente si suole definire l'intera produzione eseguita nell'arco compreso tra l'ultimo decennio dell'Ottocento e i primi vent anni del Novecento - nella realtà in Francia assunse il nome di Art Nouveau, in Austria di Secession Art, in Germania di Jugendstil, in Inghilterra di Modern Style, in Spagna di Arte Joven, in Italia di Floreale, mutua la sua dizione da un negozio aperto a Londra verso la fine dell'Ottocento, specializzato nella produzione di stoffe e tessuti, la cui produzione era caratterizzata da disegni stravaganti e d avanguardia. L insegna "Liberty" di questa ditta divenne ben presto sinonimo di bizzarro, curioso, anticonvenzionale, e per estensione questo concetto fu poi utilizzato per designare tutto quel periodo artistico, in senso ovviamente dispregiativo. Certo è che in quegli anni di Belle Epoque, la borghesia era quanto mai incline ad accogliere nuove forme d arte e d arredo che finalmente emancipassero il quotidiano da quelle forme stucchevoli e per certi versi lugubri che avevano invece contraddistinto la produzione eclettica. In Francia, l'Art Nouveau prese nome dall'insegna del negozio che aprì Samuel Bing nel 1895 a Parigi, intorno a questa curiosa figura di imprenditore, si radunaro artisti del calibro di Bonnard, Pissarro, Seurat, Toulouse-Lautrec e nella grande Esposizione Universale di Parigi del 1900 la ditta Bing registrò un successo a dir poco strepitoso. In controtendenza al naturalismo floreale perorato da Gallé, nell'atelier di Bing spicca per un estremo rigore lineare, ogni compiacenza decorativa viene assottigliata ai minimi termini, e si perviene a un eleganza tanto incisiva quanto spoglia. Con Alexandre Charpentier e il suo gruppo "L Art dans Tout" l'arredo si ridelinea secondo orientamenti formali che inneggiano all'astrattismo e ormai preludono all'Art Decò, una tendenza che trova consensi e conferme anche nella produzione a secca geometria lineare di Plumet.
Altre nazioni parteciparono attivamente alla creazione di fermenti Liberty, si pensi agli stati tedeschi con personalità di punta come Bernhard Pankok, August'Endell'o Joseph Hoffmann, al Belgio con Gustave Seurrier-Bovy o con un gigante come l'architetto-designer Henry van de Velde, capace di inventare arredi che ancor oggi sono di una modernità più che attuale, la Spagna trovò in Antonio Gaudì il suo interprete più controverso e fantasioso, mentre l'Italia pur con talune manifatture degne di una qualche nota e singoli ebanisti che seppero trovare qualche momento di effimera celebrità, non riuscì mai a esprimere alcunché di originale e in genere il Floreale italiano è poco più che una scopiazzatura mal riuscita delle mode importate dalla vicina Francia.

Per riassumere brevemente le formulazioni che più nitidamente ebbero fortuna in un così vivace periodo artistico, si memorizzi per comodità almeno questa breve scaletta stilistico-temporale, relativizzata all'impatto che il Liberty sortì nella nostra penisola:
1) Tra il 1890 e il 1910 ebbe vasta eco mobilia orientata alle mode imposte in Francia, con arredi informati al gusto floreale-naturalistico, caratterizzati da formulazioni stilizzate e agitate da linee a "colpo di frusta" o "a nuvola di fumo", mentre il decoro si mantenne sempre su elaborazioni floreali e più raramente zoomorfe.
2) Tra il 1910 e il 1920, il gusto mutò radicalmente, venne ridotta al minimo l'applicazione di intagli floreali e la volumetria della mobilia si concentrò in direzione di un moderato linearismo geometrico.
Relativamente alle datazioni proposte, lo scrivente in questa sede ritiene indicativo precisare come anno d inizio della stagione Liberty l'apertura del negozio di Bind a Parigi nel 1895 e fissarne la fine con l'inizio della prima guerra mondiale, nel 1914.
Certamente fin dai primi Anni Novanta dell'Ottocento si scorgono indizi e pulsioni significative che nel loro insieme concorrono poi a tributare il successo che si segnala già conclamato nel 1895, è del resto vero che il Liberty riscuote ancora successi intorno agli Venti, ma è parimenti dato di fatto ineludibile che già all'indomani della Grande Guerra le nuove tendenze dell'Art Decò risultino affermate. 

 
Il Mobile Tirolese Antiquariato Mobili Stampa E-mail
Scritto da Mario Buccoli   

Il Mobile Tirolese

tra storia e tradizione

 

Nel Medio Evo, nelle case coloniche dell'arco alpino la vita si concentrava attorno al fuoco nel centro della casa. Poi, man mano si è passati a creare una stanza (la stube) al riparo dal fumo di questo locale usato anche per affumicare la carne, allora unico modo per la sua conservazione. Agli inizi del 1500, l'arredamento delle stube tirolesi era abbastanza austero e semplice. Lungo le pareti si allineavano delle panche fisse e in un angolo tra le finestre su due lati era posto il tavolo con qualche sedia o panca. Armadi e cassapanche non si usavano, perché le panche fisse lungo le pareti non l'avrebbero permesso. 

La stube era l'anima della casa, dove la famiglia si radunava attorno al tavolo con la servitù, per i pasti giornalieri. Era anche il luogo dove si concludeva affari, dove si discuteva e dove  l'innamorato chiedeva la mano della figlia del contadino.  


 Restauro e Antiquariato: cassapanca originale con intagli e intarsiSi può affermare che, con la costruzione delle stube, nelle case dei contadini ha avuto inizio uno stile nuovo di abitare. Si è infatti cominciato a dividere la casa in vari reparti e conseguentemente era necessario fornirsi di altri mobili, soprattutto per il settore riservato alla notte. I mobili appartenenti alla cultura contadina locale del passato (comunemente definiti mobili tirolesi), sono quasi esclusivamente mobili delle camere da letto; cioè cassapanche, armadi e letti mobili che poi venivano portati in corteo festoso con il resto del corredo attraverso il paese fino alla casa dello sposo, ha  Restauro e Antiquariato: armadio tirolese antico originale, con decoro nuovoprobabilmente contribuito in modo determinante acché i mobili per la  camera da letto venissero via via  arricchiti con decori. In molti luoghi si usava anche dipingere su cassapanche, armadi o letti, il nome da nubile della sposa e l'anno nel quale si celebrava il matrimonio. Poi, ovviamente il decoro era caratterizzato dallo stile artistico di ciascun popolo. Grosso modo si potrebbe dire, che in zone popolate in prevalenza dai bajuvari si usava il decoro dipinto, mentre in zone dominate dalla popolazione reto-romanica si usava il decoro intagliato. Ovviamente eccezioni e sovrapposizioni di stili, erano possibili a causa degli spostamenti degli artigiani. Comunque, specialmente zone al riparo da altri influssi, hanno messo in rilievo in modo inconfondibile il proprio stile. Quei mobili, oltre al valore per l'uso pratico, erano quindi anche espressione di bravura artistica. 

 Restauro e Antiquariato: armadio tirolese nuovoParlando di cassapanche, armadi e letti, la prima ad essere utilizzata fu la cassapanca per custodire vari oggetti. Creata da ciascuno per proprio conto in maniera rudimentale, era inizialmente destinata a conservare il grano. Anche più tardi, quando ormai gli appositi mobili per le camere da letto - creati per lo più da abili maestri artigiani - erano entrati nelle case, la cassapanca continuava a custodire lini, loden e vestiti. Soltanto dopo la metà dell'800  il cassettone o l'armadio come mobile fecero il loro ingresso definitivo nelle camere da letto, senza però mai sostituire la cassapanca. 

Già nella metà del secolo scorso - a causa dell'industrializzazione - iniziò a diffondersi una certa indifferenza, per non dire un disprezzo, verso la cultura popolare e il vecchio patrimonio artistico tramandato da generazioni. Gradualmente, tanti pezzi ancora in buone condizioni vennero rimossi dai loro posti abituali per finire nei soffitti. Fortunatamente, dopo la seconda guerra mondiale venne riscoperto il valore essenziale del mobile rustico e tanti pezzi vennero salvati da collezionisti e amatori. 

 Restauro e Antiquariato: tipico armadio dell'Alpachtal/TiroloC è da dire che nella nostra zona, fino agli anni settanta, tanti pezzi pregiatissimi vennero scambiati  per poche Lire o per qualche oggetto apparentemente più utile. 

Oggigiorno, trovare un pezzo d epoca, originale e in buone condizioni, è molto difficile, e comunque ad un costo piuttosto elevato. Fortunatamente si trovano ancora abili artigiani che, seguendo attentamente le tecniche e i disegni dell'originale e a volte usando anche legno antico, riescono a creare delle riproduzioni che avranno sempre un valore e che senza dubbio sono destinati a diventare l'antiquariato del domani.  

 

Come pulire un mobile Tirolese

I mobili tirolesi vennero decorati con tempera, cioè colori diluiti in acqua. Per questo il decoro teme l'acqua e di conseguenza non usare acqua per pulire il mobile. Per togliere delle macchie grasse si potrebbe usare un diluente nitro acrilico con un panno morbido. Non esagererei tanto nel "pulire" il mobile, perché é proprio la patina e i segni dell'usato che fanno del Suo mobile un pezzo unico e prezioso.

Se dopo aver pulito cautamente il mobile volesse ravvivare i colori, usi una cera. Può applicare sia una cera d api sia una cera sintetica, sempre incolore ovviamente. La cera sintetica ha il vantaggio che è idrorepellente e dura più a lungo. Applichi uno leggero strato di cera e dopo aver lasciato asciugare passi con un panno morbido per lucidare. La cera sintetica normalmente si asciuga dopo 15 - 20 minuti, nel caso che volesse usare la cera d api sarà meglio aspettare 10 - 12 ore. Segua comunque le istruzioni sul contenitore.

 

 
Stile Neogotico - Stile Biedermeier - Storia del Mobile Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cesari   

Stile Neogotico


(Dal 1825 al 1830)

Stile Biedermeier


(Dal 1815 al 1848)

 
 
Stile Neogotico dal 1825 al 1830


Una novità introdotta in periodo Restaurazione, di rilevante interesse anche in ragione dell'effettiva grande risonanza che seppe polarizzare, fu il recupero, per certi versi romantico, dello stile gotico. Il fenomeno che innescò questa nuova tendenza stilistica, fu l'incoranazione di Carlo X nel maggio del 1825 nella cattedrale di Reims. Per tale occasione, l'ornatista Hirtorff allestì addobbi goticheggianti dando involontariamente l'imput ad un incontenibile mania che ben presto contagiò ogni tipo di arredo, dal più minuto oggetto d arte applicata alle grandi sedie dall'alto dorsale "à la cathédrale".
Il desiderio di medioevo originò interi arredi ispirati al repertorio iconografico gotico, ne è celebre testimonianza l'Oratorio nel padiglione di Marsan al Louvre, eseguito per la principessa Maria d Orleans, figlia di Luigi Filippo. Fu un delirante (e per certi versi affascinante) rifiorire di pinnacoli, volte archiacute, motivi a pergamena, rosoni, clipei, spirali, girali e ogni altro emblema ornamentale che il misticismo dei secoli bui, aveva saputo tramandare nell'inconscio collettivo dell'europeo di metà ottocento.
Sottolineo come il precoce insorgere di contaminazioni mutuate dal lessico rinascimentale, costituisce di fatto la prima prova provata di quel germe che più tardi originerà gli incontenibili effetti dell'Eclettismo Storicizzante, di cui lo stile Neogotico può dirsi a ogni evidenza il precursore. Tra i divulgatori dello stile gotico ebbe notevoli meriti il disegnatore Aimé Chenavard (1798-1838).


Stile Biedermeier dal 1815 al 1848

Questo termine di origine tedesca indica il gusto e la cultura del trentennio intercorso tra il congresso di Vienna del 1815 e le rivoluzioni del 1848. Il nome deriva da foglietti satirici pubblicati tra il 1855 e il 1857 sui "Fliegende Blatter", scritti da A. Kussmanl e L. Eichrodt, dove si parlava di un personaggio immaginario assunto come il tedesco della piccola media borghesia, intento a districarsi nei piccoli problemi del quotidiano e del tutto disimpegnato nei confronti della vita politica o delle grandi correnti di pensiero o di cultura.
Capitale ideale dello stile Biedermeyer è Vienna, che incarna idealmente il pensiero espresso dai due scrittori satirici. L Austria all'indomani della sconfitta di Napoleone, giunse alla vittoria stremata economicamente, è la crisi costrinse la piccola borghesia a contenere drasticamente le spese.
Lo stile che maturò fu necessariamente caratterizzato dalla continua ricerca di semplicità, del tutto privo di elementi appariscenti o d ostentazione. Pur mantenendo le forme e i colori tipici della mobilia diffusa in epoca Impero, si preferì cancellare ogni presenza di forniture bronzee o di elementi a intaglio o a intarsio legati all'iconografia neoclassica. Il mogano, troppo costoso, viene sostituito dal faggio rosso, per le impiallacciature si utilizzano ciliegio, acero, pero, frassino, betulla e di norma, legni chiari contrastati con applicazioni o finiture in legno tinto a ebano. Nella buona sostanza, in questo stile si producono arredi robusti, comodi, funzionali, sobriamente eleganti e poco costosi. Per sostituire il vecchio repertorio figurativo si introducono movimentazioni curvilinee, con una libertà compositiva che non si limita alla decorazione ma si propaga all'architettura stessa.
Trovarono particolare diffusione tavoli a piano rotondo o ovale sostenuti da un unico affusto a piede centrale, le sedie mostrano misure più contenute, pur manifestando sempre netta prevalenza di linee curve e ornati sovente risolti a colonnine tortili. Le poltrone vantano linee agili e leggere e montano imbottiture. Il divano acquista funzione prevalente nell'arredo Biedermeyer, presenta schienale arcuato e per certi versi prelude a forme che più avanti si noteranno nella produzione di epoca Art Nouveau.
Ne mancano ebanisti estrosi, come il viennese Joseph Danhauser, che creò modelli di felice inventiva che trovarono applicazione anche in Italia, dove questo stile tuttavia esitò ben poco interesse (una vasta raccolta di suoi disegni è conservata al Museum fur angewandte Kust'di Vienna), mentre a Berlino si distingue come disegnatore di mobili l'architetto Karl Freiedrich'Schinkel.
Caratteristica tipica di questa produzione è sempre l'ineccepibile assemblaggio delle varie componenti lignarie, quasi sempre eseguito a secco e solo raramente con l'ausilio di chiodature metalliche, alle quale si preferì l'uso di piccoli chiodini (bironcini) interamente lignei.

 
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