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Ho assistito con grande apprezzamento la lezione che lo scorso venerdì, 12 giugno, ha tenuto il Prof. Giorgio Bonsanti alla Facoltà di Architettura dell'Università di Genova, nell'ambito del ciclo di seminari di approfondimento sui temi del restauro e della conservazione del patrimonio architettonico e monumentale, organizzati per l'A.A. 2008/2009 dalla Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio (già Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti)  in collaborazione con il Corso di Laurea Magistrale in Architettura e con i Laboratori di Restauro dei Monumenti.
Avevo già avuto modo di seguire, con pari interessamento, lo scorso 21 aprile l'intervento che presso l'ateneo genovese aveva fatto il Prof. Mauro Matteini sul tema della "Diagnostica per i beni culturali", corso durante il quale era chiaramente emerso il ruolo fondamentale della diagnostica nel restauro.
Questo ciclo di seminari (in complessivo 7) ha affrontato tematiche e questioni legate al restauro attuali e di grande interesse dando la parola a coloro che da attori protagonisti li hanno vissuti e/o guidati.
E' il caso del Prof. Matteini dal 1975 uno dei maggiori esperti scientifici del Ministero dei Beni Culturali che ha ricevuto dal Soprintendente Umberto Baldini l'incarico di fondare il Laboratorio Scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e di tenerne la Direzione fino a giugno del 2002. Da luglio 2002 al giugno 2007 è stato anche Direttore dell'Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali del CNR.
Di pari levatura il Prof. Giorgio Bonsanti che dal 1968 al 1974 è stato assistente di Charles de Tolnay nella Casa Buonarroti di Firenze ed ha collaborato alla sistemazione sia del Museo che alla pubblicazione del Corpus dei Disegni di Michelangelo. Bonsanti è stato anche Soprintendente Reggente e Direttore della Galleria Estense (1974-79), Direttore delle Cappelle Medicee (dal 1979 al 1982), del Museo di San Marco, della Galleria dell'Accademia e dell'Ufficio Restauri di Firenze.
Ha diretto il restauro del Tondo Doni di Michelangelo e degli affreschi del Beato Angelico nel convento di San Marco. Dal 1988 al febbraio 2000 è stato Soprintendente dell'OPD e Laboratori di Restauro di Firenze. Da marzo 2000 ha assunto la prima cattedra di Storia e Tecniche del Restauro creata in Italia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Torino.

L'intervento del Prof. Bonsanti, così come preannunciato nella brochure esplicativa e riassuntiva delle diverse tematiche che i relatori avrebbero affrontato nel corso dei loro interventi, ha evidenziato come il racconto omologato di molti interventi di restauro tenda inevitabilmente a farne perdere l'intrinseca specificità e le singole problematiche che li hanno caratterizzati.
Partendo dall'intervento eseguito, intorno ai primi anni Novanta, sulla bella scultura marmorea di Ilaria del Carretto, conservata a Lucca, che fu piuttosto criticato a causa del cosiddetto effetto "troppo lucido" del marmo ripulito si è arrivati a parlare dell'importante intervento di restauro che ha interessato prima la Cappella Sistina e successivamente il Giudizio Universale e due pitture murali della Cappella Palatina (interventi interamente pubblicati).
Il restauro di Michelangelo è quello che, forse più di tutti, ha fatto parlare anche i non addetti ai lavori che si sono sentiti in diritto di esprimere una loro opinione, questo aspetto - oggi piuttosto frequente - è però anche molto pericoloso perché "dei problemi che riguardano il restauro si dovrebbe parlare soltanto dopo averli studiati".
La questione che più di tutte è stata oggetto di dibattito è quella che ha interessato "la pulitura" degli affreschi che secondo alcuni avevano perso l'originale "patina del tempo".
Gli affreschi della volta sono stati realizzati da Michelangelo con tecnica a buon fresco che egli aveva ben imparato dal Ghirlandaio presso il quale era stato a bottega, gli affreschi della sistina rivelano, infatti, qualità di pittura, l'esecuzione per grandi giornate, la presenza di strati sottili e l'assenza di disegni preparatori (né cartoni né sinopie). Le lunette della volta prima dei restauri erano interessate da estesi sbiancamenti (solfatazioni sottostanti) e colature (provocate dalle infiltrazioni) erano numerosi i cretti dovuti a movimenti di carattere statico della struttura. Molti degradi erano propri della materia (i depositi, le crettature) altri erano riconducibili ad azioni antropiche (ritocchi alterati). La presenza diffusa delle crettature era riconducibile all'utilizzo nell'impasto dell'intonaco della pozzolana.
Per la pulitura degli affreschi della Sistina, restauro diretto dal Restauratore Colalucci, si ricorse all'impiego di un noto composto l'AB57 (57 sta ad indicare l'anno di invenzione del composto inventato dai coniugi Mora) originariamente studiato per la pulitura dei lapidei mentre per il loro consolidamento si ricorse all'uso del Paraloid B72 (acrilico) e del Primal (Colalucci ha descritto minuziosamente il suo iter operativo).

Un trattamento di questo tipo non si può considerare nè REVERSIBILE nè COMPATIBILE . (Nota 1)

 

Nota1: Per approfondimenti su questo argomento si veda G. Bonsanti, L'illusione chimica e la compatibilità dei materiali, in Arkos, Dalla reversibilità alla compatibilità, Nardini editore, Firenze  ed anche G. Bonsanti, Usare, non usare, come usare, in Arkos, La fruizione sostenibile del bene culturale, Nardini Editore, Firenze.

 

L'intervento successivo sul Giudizio, benché diretto dal medesimo Colalucci, ha visto l'utilizzo di prodotti per il restauro diversi come ad esempio il carbonato di ammonio utilizzato ad impacco in luogo dell'AB57, viene da chiedersi se il motivo del cambiamento dei prodotti sia imputabile alla diversa tecnica esecutiva: la risposta è no. E' probabile che dopo gli esiti sulla volta si valutò di procedere all'utilizzo di materiali differenti.
Prima del restauro molte figure del Giudizio presentavano numerose scrisciate la cui presenza era ricollegabile alla pulitura periodica che veniva fatta degli affreschi, probabilmente da mani inesperte, con spazzoloni imbevuti di aceto e vin greco, moltissimi dei degradi di natura antropica sono emersi grazie alle indagini UVA.
Un altro importante e grande restauro ha interessato gli affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo oggetto di una piccola pubblicazione sul n. 41 di Kermes del 2001 e che meriterebbero, certamente, una pubblicazione più vasta anche in ragione delle specificità dell'intervento.

L'ultimo grande restauro cui il Prof. Bonsanti ha parlato è stato quello che ha interessato il Cenacolo di Leonardo, prima che si prendesse l'effettiva decisione di restaurare quest'opera di Leonardo, Cesare Brandi, uno dei principali teorici del restauro, espresse un parere scritto contro questo intervento anzitutto perché Leonardo, diversamente da Michelangelo, non conosceva bene la tecnica dell'affresco, poco utilizzata alla Bottega del Verrocchio (dove lui si era formato) e quindi fin da subito questo dipinto aveva presentato problemi ed effettuarne il restauro avrebbe potuto comprometterne irreversibilmente l'integrità.
Il repertorio fotografico presentato dal prof. Bonsanti con immagini del prima e del dopo ha, invece, evidenziato l'importanza del restauro eseguito, curato dalla Pinin Brambilla Barcilon, attuale Direttore del Centro per la Conservazione e Restauro della Venaria Reale.
E' il caso di alcune curiosità che proprio durante il restauro sono emerse agli occhi di tutti: come quelle che sembravano essere delle "porte" poste in prospettiva sullo sfondo della cena e che invece, a restauro ultimato, sono risultati essere degli arazzi appesi ai muri dei quali Leonardo aveva dipinto anche il gancio, o come nel caso della tovaglia della mensa sulla quale sono riemerse le originarie decorazioni geometriche o come nel caso delle numerose nature morte originariamente disegnate sulla mensa.

In conclusione, una frase del Prof. Bonsanti ha piacevolmente colpito la sottoscritta quella che afferma come "in un intervento di restauro tutto ciò che è superfluo risulta inevitabilmente dannoso".

 

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