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Lo stile ascrivibile può essere definito tardo-barocco, caratterizzato dalla ridondanza dei due girali e dalle complesse decorazioni che conferiscono alla croce la maestositĂ ridondante propria dell’arte barocca. Â
 Sicuramente si tratta della nostra Croce anche se sono indicati dei particolari che oggi risultano un po’ diversi, e lo studio preparatorio ha fornito delle interessanti risposte sia sui particolari mancanti che su quelli ancora esistenti.  1.  la Croce è stata giĂ oggetto di lavori di restauro, alcuni parziali (malamente eseguiti), e almeno uno sicuramente completo databile ai primi dell’Ottocento. E qui si giustifica la scritta posta su retro della croce “Confratres MDCCXII”. 3.  anche il Cristo pare non essere quello originariamente collocato sulla Croce, perchĂ© il tipo di doratura è diverso da quello descritta nell’inventario del 1731 e sul dorso vi sono dei fori che non si giustificano con il fissaggio attuale e non hanno riscontro sul tronco della Croce. Probabilmente la statua in legno fu tolta da un altro Crocefisso e adattata a quello attuale. Â
 5.  quanto detto è confermato anche dalla diversa doratura applicata durante il restauro nella quale fu usato bolo rosso, mentre in quella originale era stato usato bolo bianco.
 6.  nella descrizione della croce del 1731 si parla di due “scudetti dorati” che oggi non vi sono piĂą. Le osservazioni preparatorie il lavoro di restauro hanno appurato che essi erano collocati al di sotto dei bracci di sostegno delle statue, a fianco dello scudo centrale dove oggi è rappresentato il simbolo della Compagnia (il Ss. Sacramento). Â
 Infatti oggi è presente solo un moncone di intaglio del nastro floreale che non ha inizio perchĂ© probabilmente si dipartiva dai due scudetti perduti da tempo. L’inventario sopraccitato spiega come la Croce originale avesse centralmente uno scudo dipinto con “…le S. Anime del Purgatorio …” mentre oggi il medesimo scudo è dorato e il rilievo raffigurante l’Ostensorio con il Ss. Sacramento non è stato intagliato ma è in pastiglia (gesso). Quindi si possono trarre alcune supposizioni: la prima, che il dipinto sopradescritto fosse molto rovinato e che nel restauro Ottocentesco sia stato coperto con gesso ricavandone l’attuale raffigurazione; la seconda, che, rifacendo ex-novo lo scudo si sia voluto rappresentare il simbolo della Compagnia. Â
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