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| Il culto del Divino Infante |
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| Arte e Restauro - Arte&Dintorni | |||||||||||||
| Scritto da Ezio Flammia | |||||||||||||
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Il culto del divino Infante
Il culto non è legato alla sola festività del Natale, ma durate tale festività la venerazione raggiunge la solennità maggiore. Verso la metà del secolo XVIII, il crescente interesse per l'allestimento del presepe, favorito dalla corte borbonica (Carlo III), contribuisce all'appannamento del culto del Bambinello Gesù e ad un lento declino. S. Alfonso quando regala la scultura alle suore di Gambacorta è probabile che abbia esaudito un enorme desiderio delle religiose che è quello di possedere e adorare un Bambinello che, ogni convento, chiesa e casa privata custodiva con grande rispetto e devozione. Il culto del Bambinello ha origini antiche, risale al Medioevo, alle rappresentazioni dei "Drammi sacri". Alcune parti di santi e del Bambino Gesù erano sostituiti da sculture di legno (Nota 1). Con l'abbandono delle rappresentazioni dei "Drammi sacri", da parte della Chiesa, il culto dell'infante divino andò ad attenuarsi (Nota 2). Verso la fine del cinquecento e agli inizi del seicento, con la riscoperta dei valori legati all'infanzia, il culto si riaffermò con grande vigore. Il convento femminile, all'inizio, fu il luogo ideale per la sua diffusione e, in breve tempo, dall'Italia si propagò in tutta l'Europa, nelle Americhe, (in Brasile in particolare) e nelle Filippine (Nota 3). Molti conventi femminili furono, anche, luoghi di produzione di opere di culto: suore, artiste - artigiane, secondo i risultati che raggiunsero, si dedicarono a realizzare statue di Gesù Bambino, prevalentemente in cera. La cera (Nota 4), il più delle volte, era un composto di residui di candele e le stoffe dei vestiti erano avanzi di paramenti sacri, dismessi o logorati.
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