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Nuovo servizio di perizie antiquariali

E' con vero piacere che do il benvenuto all'antiquario Katia Loi che collaborerà con il nostro sito curando la sezione Consulenze e perizie antiquariali nello spazio "L'esperto risponde" .

 

Home Arte e Restauro
Arte e Restauro
Storia della Carta Stampa E-mail
Arte e Restauro - Arte & Artigianato
Scritto da AA.VV   

Tra i vari mestieri d arte, quello della carta e dell'incisione è sicuramente il più giovane, visto che, in Occidente, non risale che al XIII secolo. Ai suoi esordi in Europa, la carta, inventata, in Cina intorno al 200 d.C. e introdotta dagli arabi intorno al 1150, trovò una fiera opposizione ...

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La Carta italiana Stampa E-mail
Arte e Restauro - Arte & Artigianato
Scritto da AA.VV.   

Il primato della fabbricazione della carta in Veneto si deve a Padova ed in particolare a Battaglia Terme, piccolo ma importante borgo sorto alla confluenza di due canali, quello di Battaglia e di Monselice, nel punto dove si apre, con un notevole dislivello, un altro canale, il Canale di sotto o Vegenzone.

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Il Restauro della Carta Stampa E-mail
Arte e Restauro - Arte & Artigianato
Scritto da Lucia Musetti   

La storia della fabbricazione dei supporti scrittori è affascinante quanto articolata e segue di pari passo la crescente necessità dell'uomo di formalizzare le proprie idee.
I primi supporti a essere utilizzati a questo scopo furono le pareti rocciose delle caverne che ...

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Restauro Archeologico Stampa E-mail
Arte e Restauro - Arte & Artigianato
Scritto da Sergio Sallustri   

Nei secoli scorsi purtroppo l' idea di ripristinare al massimo l' originaria bellezza di un opera, ha portato a rifacimenti e sovrapposizioni che hanno creato solo danno all' opera originaria facendone spesso perdere del tutto la sua peculiarità.

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La Cartapesta Leccese Stampa E-mail
Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da G. Brigante   

 Nessuno sa con precisione quando e chi iniziò a produrla per realizzare i primi manufatti. L opera più antica giunta sino a noi, datata 1782 e firmata Pietro Surgente (1742-1827), detto mesciu Pietru te li Cristi ( nomignolo affibbiatogli proprio per la sua attività), è un S. Lorenzo esposto a Lizzanello nell'antica chiesa intitolata al Santo. 

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Cartapestai salentini Stampa E-mail
Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da G. Brigante   

Recentemente l' artigiano A. Malecore ha rinvenuto durante il restauro d una statua della Madonna delle Grazie della Parrocchiale di Acquarica di Lecce, due lettere, una delle quali è datata 1799, indirizzata a Maestro Pietro Surgente nella Bottega attaccata all'anime del Purgatorio da un tal G. Mazzeo di Ugento.

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Il Restauro della Ceramica Stampa E-mail
Arte e Restauro - La Ceramica
Scritto da F. Scottoni   

La presente dispensa, che per forza di cose non può esaurire il vastissimo argomento del restauro della ceramica, ha il compito di introdurre alle problematiche e l' ambizione di fornire gli strumenti concreti per affrontare gran parte degli inconvenienti che possono verificarsi.
 

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Arte e Restauro del Marmo Stampa E-mail
Arte e Restauro - Arte & Artigianato
Scritto da Artigianato Veneto   


La lavorazione della pietra nei secoli

Le epoche più antiche


Quando si parla dell'età della pietra si rincorrono nelle nostra mente immagini di primitivi trogloditi dall'aspetto rozzo e incivile. E un luogo comune da sfatare perché la lavorazione della pietra costituì un progresso tecnologico senza precedenti nella storia dell'umanità e fu la base per tutti gli sviluppi futuri.

 

Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra
Raschiatoio, bulino e seghetto in selce, Veneto, Paleolitico Superiore-Neolitico Ossidiana anatolica finemente lavorata dagli artigiani preistorici Elegante scrittura romana, Padova, Basilica di Santa Giustina

 
Quanta fatica, quanta perizia, quanta cultura ci vogliono per trarre da un pezzo di pietra informe ed inutile, una punta, una lama, un punteruolo, una lametta Gli archeologi hanno studiato con molta attenzione le diverse industrie litiche , cioè dei siti nei quali la presenza di particolari tipi di pietra come la selce e l' ossidiana, ha favorito la nascita e lo sviluppo di lavorazioni complesse, eseguite talvolta in serie, che producevano manufatti di grande pregio (e con un grande valore aggiunto direbbero gli economisti).
La selce e l'ossidiana sono le pietre più adatte ad essere lavorate per trarne oggetti appuntiti e taglienti. La selce è un minerale formato da quarzo miscristallino, frutto di sedimentazioni, che assume un aspettoIl ritrovamento di molti materiali semilavorati, in diversi stadi di finitura, fa pensare che gli artigiani più giovani o più inesperti fossero impiegati per i lavori di sgrossatura, mentre artigiani più provetti erano impiegati nelle rifiniture e nel ritocco. Spesso questi insediamenti di industria litica dopo aver soddisfatto le
esigenze locali erano in grado di espandere la propria zona di consumo e i manufatti erano venduti anche in terre lontane dal luogo di produzione. E il caso dell'ossidiana una roccia eruttiva di tipo effusivo di colore nero (o translucida) e di consistenza simile al vetro, tanto da poter essere lavorata in scaglie molto taglienti e dunque molto utili per punte di frecce, puntali di lance, lame di pugnali e di coltelli, lamette, raschiatoi, ecc.
Simile alla selce, l'ossidiana, percossa con determinate modalità, si scheggia in lamine sottili e taglientissime, molto utili per tutti gli usi domestici, per strumenti di caccia, per altre lavorazioni artigianali (scalpelli per il legno, raschiatoi per scuoiare e per radere il pellame, ecc.) tanto da essere commercializzata e diffusa anche a grande distanza dai luoghi di estrazione e di produzione, in aree cioè dove questa roccia non si trova in natura.
L archeologo veneto Gian Carlo Zaffanella, nel corso di una recente missione in Anatolia, ha confermato che l'ossidiana scavata e lavorata in alcuni siti della Turchia centrale e orientale e precisamente sulle pendici vulcaniche della Cappadocia e del Monte Ararat, si è diffusa in tutto il Medio Oriente (Libano, Siria, Giordania, Iraq, Iran, Golfo Persico ed Egitto dove è stata trovat in sepolture pre-dinastiche) seguendo una vera e propria via dell'ossidiana .

 

Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra 
Cippo funerario romano, finemente scolpito, I sec. d.C. Mirano, Venezia    Scultura paleocristiana con l'immagine di san Prosdocimo, fine del V o inizio del VI sec. d.C.

 


Oltre che per strumenti da punta e da taglio, l'ossidiana fu impiegata per oggetti ornamentali come collane, piccoli vasi, balsamari, statuette e specchi, anche se per piccoli balsamari, vasetti e collane era preferito il marmo e l'alabastro, sicuramente più lavorabile dell'ossidiana.
Nel mondo antico gli Assiro-babilonesi e gli Egizi furono maestri nella lavorazione della pietra e ancor oggi stupisce la grande abilità artigianale che possedevano quei popoli nella costruzione e nella decorazione di templi e palazzi. Se è vero che l'arte statuaria inizia in Egitto (ne è esempio lo splendido Antinoo in marmo dei musei vaticani) è anche pacifico che fu la Grecia Classica e portate quest'arte ai più alti livelli. La statuaria greca ebbe grande sviluppo perché nei manufatti tridimensionali potevano essere egregiamente risolti gli aspetti contrastanti del realismo e dell'idealizzazione mitica che costituivano la costante dualità del pensiero greco filosofico-religioso.
Già nella scultura arcaica del periodo minoico-miceneo la scultura non è più soltanto rappresentata in un idolo nel quale si materializza il divino in forme vagamente antropomorfe, ma siamo di fronte a immagini che hanno l'apparenza della vita e che sembrano muoversi nello spazio.
Come opportunamente annota Giulio Carlo Argan: lo scultore lavorava con scalpelli a punta, riducendo via via il blocco di marmo tutt intorno alla figura ideale di cui andava ricercando i limiti e i contorni, quasi disegnandola nella materia. Procedendo dall'esterno, insomma, lo scultore non cercava tanto la superficie solida del corpo quanto il suo limite imponderabile con la luce e lo spazio: un limite, appunto, che definisse insieme lo spazio infinito e la forma umana in cui quasi simbolicamente di identificava.

 

Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra
Strumenti preistorici in ossidiana ritrovati in Anatolia Ritoccatoio dell'Uomo del Similaun (Alto Adige), fine del IV millennio a.C. Cippo gromatico romano a Mirano, Venezia


Mentre nelle statue arcaiche e in molte statue del periodo classico, tra il V e il IV secolo a.C. prevale una tipicizzazione ideale e simbolica capace di trasmettere valori etici, ideali eroici e di sottolineare una forte sacralità dell'essere rappresentato, già nel periodo di Pericle compare timidamente un nuovo genere: la ritrattistica, una tipologia nella quale agli ideali di bellezza si andavano sovrapponendo esigenze di riprodurre la fisionomia del soggetto Sarebbe molto sbagliato liquidare la scultura romana come una semplice reiterazione di quella greca, innanzi tutto perché fu merito non da poco, proprio dei romani, averci tramandato buona parte della statuaria greca andata purtroppo distrutta, e poi perché la scultura romana ebbe un peculiare stile in cui si fondevano monumentalità e capacità narrativa (si pensi alla colonna di Traiano) e si accentuavano tutti gli elementi naturalistici e realistici, solo abbozzati nelle scultura greche.
Oltre che nella statuaria i romani in piegarono una grande varietà di marmi e di pietre nell'edilizia, sia come elementi strutturali sia come elementi decorativi, come nei mosaici, nelle pavimentazioni in marmi policromi di sale e di piscine, nelle decorazioni parietali nelle quali venivano impiegate tarsìe di marmo di diverso colore e venatura (l opus sectile, cioè il marmo segato).


Dal medioevo ai giorni nostri


Le invasioni barbariche e l'esperienza paleocristiana distrussero, assieme ad alcuni monumenti (templi, terme, statue, ninfei, fontane, ecc.) anche un ideale di bellezza e di sacralità che era andato consolidandosi nei secoli precedenti, per far posto a una nuova estetica che potremmo definire anti-classica, senza dare a questo temine alcun intento denigratorio, ma solo indicando nuovi ideali morali e politici, nei quali sembra evidente un processo di semplificazione delle forme della rappresentazione ridotti a forme semplificate e primarie.


In epoca paleocristiana, di grande importanza, soprattutto nelle terre di influenza bizantina, fu il mosaico, portato nelle sua massima capacità espressiva da provetti artigiani in grado non solo di decorare pavimenti, pareti e soffitti, ma di riprodurre volti, personaggi animali e scene complesse.

 

Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra
Portale principale della Basilica di San Marco a Venezia (XIII sec.) che impiega una grande varietà di marmi, anche più antichi
Portale del vescovado di Padova, che riutilizza elementi romani.
Elegante portale gotico con cornice a dentade, in marmo bianco e rosso, Padova, 1372.

 

L' abilità dei mosaicisti consisteva nella particolare disposizione delle tessere, che variando di inclinazione rispetto all'incidenza della luce, era in grado di ottenere diversi effetti cromatici. L arte paleocristiana e l'arte romanica utilizzarono la pietra e il marmo per ricche e fantasiose decorazioni di chiese e palazzi. Particolare cura era messa in campo per la decorazione dei portali e dei capitelli delle colonne. Pur rimanendo legata ad alcuni elementi fortemente simbolici, i bassorilievi marmorei che ornano i portali delle cattedrali, a partire dal XIII secolo si arricchiscono di elementi narrativi della vita quotidiana, nei quali si fondono elementi fantastici con componenti naturalistiche.

 

Arte e storia della pietra

La scultura del periodo gotico accentua lo stretto legame, di matrice romanica, tra architettura e scultura: non si tratta più di semplici elementi decorativi ma di elementi che hanno una propria precisa funzione nell'insieme del monumento, di vere e proprie statue, spesso scolpite in altorilievo o in tutto tondo che rivelano la loro umanità, la loro personalità attraverso una precisa caratterizzazione dei volti.

 


La grande lezione del rinascimento italiano accentuerà questa tendenza dell'arte romanica e si esprimerà con una statuaria nella quale l'uomo con la sua personalità sarà il punto di riferimento principale: liberata dal significato religioso e simbolico la scultura si rende autonoma dall'architettura, secondo i principi che avevano caratterizzato la statuaria greca e romana.


Un buon impulso all'estrazione e alla lavorazione del marmo fu dato dal Concilio di Trento (1545 - 1563) che aveva stabilito nuove regole liturgiche circa la funzione dell'altare, tanto che si preferì che gli altari fossero costruiti non più in legno ma in marmo. La famiglia veneziana dei Lombardo (Pietro 1435 - 1515, Tullio 1455 - 1532 e Antonio 1458 - 1516) ha lasciato altissime testimonianze di manufatti in marmo in molte città venete, come le opere nella Basilica del Santo a Padova e le tombe dei Dogi (Chiesa di San Giovanni e Paolo) a Venezia, solo per citare le opere più note.

 

Arte e storia della pietra

Lo stile Barocco seppe valorizzare al massimo l'utilizzo della pietra e del marmo sia come elementi di architettura, che nelle fontane e, in generale nella statuaria, e anche il successivo periodo neoclassico ha dato prove di eccellenza in questo settore. Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822), grande artista veneto, sul cui ruolo innovativo molto ancora si discute, ma al quale è comunque riconosciuta un inarrivabile perizia, ha riportato la statuaria alla bellezza degli antichi.


 Arturo Martini (Treviso 1889 - Milano 1947), infine, ha saputo cogliere e tradurre in forma plastica tutta la forza e tutta l'inquietudine del nostro secolo.

Marmi e pietre del Veneto


Lasciamo i grandi maestri veneti per rimanere nel quotidiano e per tornare alla lavorazione artigianale del marmo e della pietra nella nostra regione. Non possiamo -infatti- - dimenticare il grande impulso dato dalla Repubblica Veneta a questo settore. Sorta su isole di laguna, prive di cave di pietra, Venezia fu costretta a regolamentare, favorire e proteggere l'approvvigionamento di pietra da costruzione e da ornamentazione. Le rive, le calli, i campi, la stessa Piazza San Marco erano e sono pavimentate con la trachite dei Colli Euganei: i massi di trachite semilavorati (detti masegne) giungevano a Venezia su capaci imbarcazioni (detti burci) che scendevano lungo il Naviglio del Brenta e lungo il Canale di Pontelongo. La trachite e il calcare bianco d Istria erano impiegati anche in edilizia, nella costruzione dei forti e delle difese a mare della laguna.

 

Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra
Portale di Santa Maria Gloriosa dei Frari, arte gotico-fiorita veneziana, metà del XV secolo. Bifore e polifore in pietra d'Istria della Casa degli Olzignati (Pietro Lombardo, Padova,1446 Bassorilievo in alabastro giallognolo, maestro veneto del XIV secolo

 


Per le pietre ornamentali l'approvvigionamento avveniva, sempre attraverso la navigazione interna, dalla cave del Vicentino, del Friuli e dell'Istria. La pietra d Istria era ed è molto lavorabile (anche se molto deteriorabile) e perciò particolarmente adatta alla fabbricazione di pinnacoli, doccioni, cornici di porte e finestre e vere da pozzo, trifore e altri elementi architettonici. Il marmo rosso di Verona e il bardiglio di Bergamo, assieme a marmi fatti venire dall'Oriente, soddisfacevano le esigenze dei più ricchi nell'ornamentazione dei palazzi.
Nell'occasione di assunzioni di cariche pubbliche, come quelle di Procuratore di San Marco, come segno tangibile di prestigio, vi era l'usanza di coprire con marmi policromi i palazzi, precedentemente ricoperti di intonaco.

 

Arte e storia della pietra

Le autorità dovettero, tuttavia dare un giro di vite all'usanza (o alla mania) di ricoprire i palazzi con lastre di marmo policromo per due motivi: il primo era inserito in una più vasta esigenza di reprimere i lussi eccessivi (tentativo non riuscito perché i veneziani seppero sempre eludere le leggi.

 


suntuarie e i decreti dei Provveditori alle pompe) il secondo perché un eccesso di peso sui muri perimetrali comprometteva spesso la statica dell'edificio con grave pericolo per gli occupanti della casa e di tutti i vicini.
Come per tutti gli artigiani, anche i lapicidi avevano, nelle città venete, una loro caratteristica collocazione urbana vicina ai luoghi di attracco della navigazione fluviale, una specifica confraternita ed un loro santo protettore: Sant Eligio.
Comunque i lapicidi, o maestri priaroli, fossero scultori (intaiadori) o semplici scalpellini, chiamati in veneto anche tagiapiera o taiapria, erano tenuti in gran conto per la loro abilità, così come erano ricercati i bravi terrazzieri, gli artigiani esperti nella costruzione e nella manutenzione dei pavimenti alla veneziana.


Il terrazzo veneziano e il mosaico


Il terrazzo veneziano è considerato da molti il parente povero del mosaico, un fenomeno dovuto all'imbarbarimento, alla decadenza di una tecnica musiva non più praticata correttamente. In realtà il mosaico pavimentale, quello che ubbidisce ad un disegno geometrico o a elementi figurativi, e il seminato , cioè le libere e casuali composizioni di scaglie di marmo, convivono fin dall'antichità e anzi il terrazzo alla veneziana o battuto, , è forse il progenitore del mosaico.

 

Arte e storia della pietra Arte e storia della pietra

asporto del corpo di San Marco,

tra i più antichi mosaici marciani, 1260-70.

Mosaico ravennate del VI sec. d.C.

 


I romani designavano con l'espressione opus signinum il pavimento costituito da coccio pesto e calce; quando venivano seminati pezzetti di marmo immergendoli nella base di calce il pavimento era chiamato opus segmentatum mentre con l'espressione opus sectile si intendeva la giustapposizione di marmi colorati, nei quali quasi non si vede il sottofondo.
Il pavimento musivo (opus tasselletum) ebbe grande diffusione nel tardo impero, in epoca paleocristiana e in ambito bizantino. Passato il periodo barbarico e il medioevo nel quale abbiamo pochi esempi, l'arte dei terrazzieri rinacque in Friuli a partire dal XV secolo e si sviluppò di pari passo con gli splendori della Serenissima Repubblica Veneta, durante i quali assunse una grande perfezione tecnica, con manufatti di grande durata e di facile manutenzione e un risultato estetico di eccellente qualità che ben si sposava con l'architettura, la pittura e gli stucchi veneziani.
Il terrazzo alla veneziana veniva posato non solo al pian terreno, ma anche ai piani superiori, su strutture lignee (travi e assi). Il legante del fondo su cui venivano seminate le scaglie di marmo era, tradizionalmente, la calce che conferiva al pavimento una grande elasticità ed un calore tutto particolare. La calce presupponeva, purtroppo, tempi lunghi, anche cinque o sei mesi, durante i quali il pavimento doveva essere periodicamente battuto per far aderire le scaglie e per far uscire dal sottofondo l'acqua.

 

Arte e storia della pietra

Come tutti gli altri artigiani anche i terrazzieri ebbero una confraternita, un gonfalone e un santo protettore che, a Venezia, era San Floriano, precise norme regolavano l'apprendistato e presiedevano l'ammissione dei nuovi membri nell'Arte Nostra de Terrazieri.

 


Protagonisti di questa bella avventura sono i ciottoli calcarei e i ciottoli di vari colori dei fiumi friulani: il Cellina, il Meduna, il Tagliamento e soprattutto i bravi artigiani friulani provenienti prevalentemente da Pordenone, Sequals Spilimbergo e Solimbergo che hanno portato questa tecnica artigianale a risultati di alto artigianato artistico.
La caduta della Repubblica ebbe l'effetto negativo di distruggere il sistema delle corporazioni e delle fraglie che tanto avevano contribuito al progresso dell'arte, ma favorì la diffusione di quest'arte in Europa e in America, grazie a maestranze italiane che aprirono proprie filiali in quei paesi.
Agli inizi del Novecento la calce fu lentamente sostituita dal cemento che asciugava più in fretta: bastavano infatti pochi giorni per il suo indurimento. Questo pavimento era, tuttavia poco flessibile e mal si adattava ad essere posato sulle strutture lignee che erano, per loro natura elastiche.

 

 

Bibliografia


Arti e mestieri tradizionali, a cura di Manlio Cortelazzo, Cinisello Balsamo, Milano 1989.
N.Avogadro - Dal Pozzo, Enciclopedia dell'Artigianato, Milano 1966
B. Bertoli, A. Niero, I mosaici di San Marco, Milano 1987.
G. Blanco, Pavimenti e rivestimenti lapidei, Roma 1991.
E. Concina, Pietre parole storia, Venezia 1988.
A. Crovato, I pavimenti alla veneziana, Resana, Treviso 1999.
R.C. De Martinis, G.Brillante, La mummia del Similaun, Ötzi, l'uomo
venuto dal ghiaccio, Venezia 1998.
Le tecniche artistiche, Milano 1978
G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Trieste 1974.
Marmi della Basilica di San Marco, Milano 2000
G.C. Zaffanella, Anatolia, esplorazioni archeologiche, Montagnana
1993.

 

 

 

Fonte: R.E.M.

Conservazione e Restauro


 di P. Paolo Masoni,

Via Borgionera 3   10040  Villardora (TO) 

tel.e fax  011/9359193   cell. 3385808678

 


 

 

PULITURA DEL LAPIDEO

Direttiva NORMAL 20/85: (...) scopo della pulitura, dal punto di vista della conservazione, è la rimozione di quanto è dannoso per il materiale lapideo: sali solubili o insolubili, stratificazioni di materiali vari applicati intenzionalmente e non idonei o non più funzionali, vegetazione infestante, deiezioni animali, ecc., e a questo deve limitarsi, rispettando non solo policromie e patine naturali, ma anche lo strato più superficiale del materiale lapideo (...).

Tale direttiva, che ha posto l'Italia concettualmente all'avanguardia nel campo del Restauro,viene applicata sistematicamente nel Restauro dei Beni Culturali, e può esserlo anche nell'edilizia civile, il più delle volte non venendo meno a criteri di economicità e di praticità.   

Basta un esempio per capire l'importanza di questa affermazione: nell'edilizia viene molto usato per la pulitura l'acido muriatico. Si tratta di un prodotto indubbiamente poco costoso e di veloce applicazione, ma è carico di residui ferrosi. In breve tempo il lapideo pulito con tale acido si annerirà a causa dell'ossidazione dei succitati residui, per non parlare della sua azione corrosiva e di ciò che ne deriva.

Le tecniche di pulitura si possono dividere in due grandi categorie: meccanica e chimica.

Pulitura meccanica:

•Pulitura con acqua ad alta pressione.
•Idrosabbiatura.
•Sabbiatura.
•Minisabbiatura.
•Microsabbiatura.
•Microscalpelli, bisturi, specilli ...


 
Pulitura chimica:


•Soluzioni acquose ad azione solvente pure o addittivate con addensanti, detergenti, tensioattivi, soluzioni enzimatiche, saliva artificiale, resine a scambio ionico (cationiche o anioniche)... .

 


PULITURA CON ACQUA AD ALTA PRESSIONE

Questo metodo sfrutta la forza meccanica dell'impatto dell'acqua che viene spruzzata con pressione che può arrivare anche alle venti atmosfere. In certi casi viene anche usata acqua bollente per poter sfruttare il conseguente choc termico.

E facile intuire quanto questo sistema sia distruttivo per il lapideo.

 

PULITURA MEDIANTE IDROSABBIATURA

Si tratta di una tecnica in certi casi meno distruttiva. Utile per eliminare vecchi intonaci o pellicole acriliche, magari dopo l'applicazione di prodotti chimici atti ad ottenerne un ammorbidimento.

Consiste nel mescolare al getto d acqua sabbia di varia granulometria. In questo caso oltre alla forza dell'impatto dell'acqua, viene sfruttato anche il potere abrasivo della sabbia.

 

SABBIATURA 

 

Con questo termine generico viene indicata una metodologia che consiste nello spruzzare del materiale solitamente lapideo sulla superficie da pulire. Le variabili che determinano il risultato finale sono molteplici;

 

 vanno dalla pressione usata, alla dimensione dell'ugello, al tipo di inerte che può essere sabbia siliceo o quarzifera, o un inerte vegetale (farina di mais, noccioli di drupacrr macinati...), alla granulometria dell'inerte stesso, e, addirittura allo stesso modus operandi (distanza dell'ugello dalla superficie trattata, direzione dell'impatto e durata dello stesso). La sabbiatura, quindi, può dare risultati sorprendentemente validi, come estremamente distruttivi a seconda di come viene applicata..

 

MINISABBIATURA

 

 

Si tratta di una sabbiatura più soft essendo praticata a pressioni notevolmente inferiori (da 0,5 a 4 atmosfere come pressione di uscita dal compressore, che viene ulteriormente abbassata dalla dimensione dell'ugello dell'aria interno alla pistola di miscelazione).

 

 

Aria e sabbia vengono miscelate anziché nella sabbiatrice, direttamente nella pistola , nella quale l'aria pesca l'inerte sfruttando il principio di Venturi. Anche in questa metodologia è possibile disporre di svariati tipi di inerti quali sabbie di varia natura e granulometria, farine vegetali quali il tutolo (corpo spugnoso interno alle pannocchie di mais), ossido d alluminio, pomice, sferette di vetro piene o cave. La granulometria può arrivare agli 80 - 120 micron.

 

MICROSABBIATURA

Stessa metodologia della minisabbiatura, ma ancora più precisa ed accurata. La pistola si riduce alle dimensioni di una matita, e la pressione diventa minima. Viene usata per interventi estremamente delicati.

 

SABBIATURA COL SISTEMA JOSS

Si tratta di una delle molteplici varianti della sabbiatura. L inerte, anziché essere sparato perpendicolarmente rispetto alla superficie da trattare, viene costretto ad un moto circolare e, quindi, diagonale rispetto alla superficie, così da rendere l'impatto meno abrasivo.

 

In certi casi è possibile intervenire con bisturi, microscalpelli, microfrese da dentista, come nell'esempio .

  
   

 

stemma ex Convento Fratelli Maristi: eliminazione di colature di catrame mediante microfreasa.

Lo stemma in marmo di Carrara, presentava colatura di catrama conseguenti ad un restauro del tetto risalente agli anni 50. L azione di una microfresa ha permesso di abradere la crosta senza intaccare il lapideo.

 

                   

 

 

PULITURA CHIMICA

Bisogna tener conto che qualunque azione di pulitura rappresenta per il materiale lapideo un trauma. Gli sforzi della ricerca in questo settore, da anni sono finalizzati allo scopo di trovare soluzioni sempre più rispettose nei confronti dei materiali sui quali si interviene, che, ovviamente, si trovano sempre in condizioni più o meno precarie.

La constatazione che l'azione di sostanze chimiche deboli, prolungata nel tempo, risulta meno dannosa di quella prodotta dalle stesse sostanze più concentrate, anche se di breve durata, ha spinto alla creazione di miscele deboli mescolate a paste tixotropiche o ad addensanti atti ad agevolarne la stesura sull'Oggetto e a rallentare l'evaporazione dei principi attivi.

Molto usata è la AB57 formulata dall'Istituto Centrale del Restauro. Si tratta di una pasta composta da bicarbonato di sodio, bicarbonato di ammonio, desogen, carbossilmetilcellulosa, acqua deionizzata.. Spesso, se non si agisce su pietre carbonatiche, viene aggiunto EDTA. L azione di questa pappetta è molto lenta e varia a seconda del tipo di sporco. Per rallentarne l'essicazione è possibile ricoprire l'impacco con fogli di polietilene. Quando l'azione di pulitura è completata, il prodotto viene eliminato mediante spazzolatura e lavaggio con acqua deionizzata.

Impacchi del genere possono essere realizzati con svariate sostanze quali tensioattivi, esametafosfato di sodio, bifluoruro di sodio e di ammonio... .

 

PULITURA CON ARGILLE ASSORBENTI

Questa tecnica consiste nello sfruttare il potere assorbente di alcune sostanze quali bentonite, sepiolite, attapulgite, che vengono mescolate con acqua deionizzata fino a formare una pasta che viene applicata sull'Oggetto, viene coperta con teli di garza e, infine, con fogli di polietilene per rallentarne l'essicazione. Essendo i tempi di estrazione molto lunghi, si provvederà ciclicamente al reintegro dell'acqua evaporata. Ad essiccazione avvenuta, le croste argillose tenderanno a staccarsi. Nel caso non fosse sufficiente un unico intervento, occorrerà ripetere tale operazione sino a che la pulitura non abbia raggiunto risultati soddisfacenti. Tale metodologia può essere applicata soltanto su pietre compatte e poco assorbenti.

 

IMPACCO BIOLOGICO

Questa metodologia, simile nella prassi, alla precedente, si basa, oltre che sul potere assorbente dell'argilla, sull'attività biologica di alcuni batteri che vengono aggiunti alla stessa mediante una soluzione di glicerina ed urea. Il tempo di applicazione è di almeno un mese.

 

ACQUA NEBULIZZATA

Basata sullo sfruttamento del potere solvente dell'acqua, questa metodologia consiste nel diminuirne la quantità usata, e quindi l'assorbimento da parte dell'oggetto, aumentandone il più possibile la superficie. Ciò si ottiene mediante  nebulizzatori che vengono posti ad una certa distanza dalla superficie da trattare, così che il getto nebulizzata la colpisca in fase discendente. Tale azione, come, d altronde, tutte le puliture chimiche, dovrà essere integrata da una spazzolatura con saggina.

 
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