Arte e Restauro
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Arte e Restauro - Iconografia
Scritto da G. Ferraboschi   

 

L' Ascensione del Signore

Brani biblici:  Mt. 28, 20; Lc. 24, 48 - 53; Atti 1, 6 - 11

 

Matteo 28, 30

"Sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo".

Luca 24, 48 - 53

Di questo voi siete testimoni.  E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall`alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia;  e stavano sempre nel tempio lodando Dio". 

 

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Questa magnifica icona dell'Ascensione del Signore è una composizione frontale ed è divisa in due zone: in alto c è il Signore Gesù Cristo glorioso sostenuto dai suoi angeli, mentre in basso c è la Madre di Dio, Maria, circondata dagli apostoli ed affiancata da due angeli. La Vergine è in atteggiamento di preghiera (orante) ed è la sola - la Piena di grazia - che porta l'aureola, segno della partecipazione alla vita divina. Ed è anche la sola che guarda dritto davanti a sè, mentre tutti gli apostoli hanno lo sguardo rivolto verso il cielo; Maria è l'unica che vede, attraverso la sua fede, il Signore Gesù che è stato sottratto dalla nube agli sguardi di tutti

 

Atti 1, 6 - 11

 <<Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo.  E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n`andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l`avete visto andare in cielo>>.

 

L Ascensione del Signore - Leone Magno, Sermoni, 74,1-5

Il mistero della nostra salvezza, o carissimi, che il Creatore dell`universo stimò degno del prezzo del suo sangue, si è adempiuto tutto, dal giorno della sua nascita terrena sino alla fine della sua passione, in un`atmosfera di umiltà. E per quanto nella sua natura di servo siano rifulsi anche i segni della sua divinità, l`attività propria di quel tempo fu tutta volta a dimostrare la verità della natura umana da lui assunta. Ma dopo la passione, spezzati i vincoli della morte che aveva dimostrato il suo potere raggiungendo quaggiù anche colui che non conosceva peccato, la debolezza si tramutò in forza, la mortalità in eternità, il disprezzo in gloria. Di tutto ciò il Signore Gesù Cristo diede molte prove manifeste e lo proclamò alla vista di molti, fino a quando trasportò anche in cielo il trionfo della vittoria da lui riportata sulla morte.

         Come dunque nella solennità pasquale fu per noi causa di letizia la risurrezione del Signore, così la sua ascensione al cielo è il motivo del gaudio odierno per noi che la ricordiamo e che veneriamo solennemente quel giorno, in cui, in Cristo, l`umiltà della nostra natura fu elevata sopra tutte le schiere celesti, sopra tutti gli ordini degli angeli, al di là di ogni altezza delle potestà, ad assidersi alla destra di Dio Padre. Su questo ordine delle azioni divine noi siamo fondati, noi siamo edificati: in tal modo splende più fulgida la grazia di Dio quando, pur lungi dalla vista degli occhi cui giustamente sembrava allora indurre rispetto, la fede non diffida, la speranza non vacilla, la carità non si intiepidisce. In ciò consiste il rigore degli animi grandi, in ciò consiste la luce delle anime veramente fedeli: credere senza esitazione ciò che non si percepisce con la vista del corpo, e porre il desiderio lassù, ove non si può elevare lo sguardo.

         Come potrebbe nascere nei nostri cuori una simile religiosità, e come potrebbe ognuno venir giustificato per la fede, se la nostra salvezza consiste solamente in ciò che soggiace agli sguardi? Perciò a colui che mostrava di dubitare della risurrezione di Cristo, se non avesse potuto esaminare con la vista e con il tatto nella sua carne i segni della passione, il Signore disse: Perché mi hai visto, hai creduto: beati coloro che non hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29).

         Perché di questa beatitudine, carissimi, anche noi fossimo capaci, compiuto tutto ciò che esigeva la predicazione del vangelo e del Nuovo Testamento, il Signore nostro Gesù Cristo, quaranta giorni dopo la risurrezione, si innalzò al cielo al cospetto dei suoi discepoli, pose termine alla sua presenza corporea, per restare alla destra del Padre fino a quando si compiranno i tempi divinamente stabiliti perché si moltiplichino quaggiù i figli della Chiesa, e tornare a giudicare i vivi e i morti in quella carne nella quale salì lassù. Ciò dunque che nel nostro Redentore era palese divenne mistero; e affinché la fede fosse più alta e più forte, alla vista succedette la dottrina, alla cui autorità si assoggettano i cuori dei fedeli illuminati dai raggi superni.

         Questa fede, accresciuta dall`ascensione del Signore e rafforzata dal dono dello Spirito Santo, non temette le catene, il carcere, l`esilio, la fame, il fuoco; e neppure le zanne delle fiere né i supplizi raffinati dei crudeli persecutori. Per questa fede, su tutta la terra, non solo uomini, ma anche donne, non solo giovinetti, ma anche tenere fanciulle, combatterono fino all`effusione del sangue. Questa fede cacciò i demoni, allontanò le malattie, risuscitò i morti. Per questo anche i santi apostoli, che pur ammaestrati da tante prediche confermate da tanti miracoli furono atterriti dall`atrocità della passione del Signore e non senza molto esitare accolsero la verità della sua risurrezione, progredirono tanto alla sua ascensione, che tutto quanto prima incuteva loro timore si tramutò per loro in gioia. Innalzarono infatti tutto lo sguardo dell`animo nella divinità di colui che siede alla destra del Padre e l`oggetto della vista corporea non li attardò a tendere tutta la forza della loro mente in colui che scendendo quaggiù non si era allontanato dal Padre e salendo lassù non si era staccato dai discepoli.

         Proprio allora dunque, o carissimi, il figlio dell`uomo, il Figlio di Dio si palesò con più sacro splendore, quando fece ritorno nella gloria della maestà del Padre e in modo ineffabile cominciò ad essere più vicino a noi come Dio, quando come uomo si allontanò da noi. Proprio allora con una visione più interiore la fede cominciò a riconoscere meglio che la natura del Figlio è uguale al Padre; cominciò a non aver più bisogno di toccare la sostanza corporea di Cristo, per la quale egli è minore del Padre, perché, pur persistendo la natura del corpo glorificato, la fede dei credenti è chiamata là, ove si tocca l`Unigenito uguale al Padre non con mano carnale, ma con intelletto spirituale.

         Per questo, dopo la sua risurrezione, il Signore disse a Maria Maddalena - che personificava la Chiesa - quando si avvicinava per toccarlo: Non mi toccare: non sono ancora asceso, infatti, al Padre mio (Gv 20,17), cioè: non voglio che tu venga da me col corpo né che mi riconosca con i sensi carnali; ti riservo qualcosa di più alto, ti preparo qualcosa di più grande. Quando salirò da mio Padre, mi toccherai con più perfezione e più verità, perché allora apprenderai ciò che non tocchi, crederai ciò che non vedi. Quando poi i discepoli, intenti e stupiti, ebbero seguito con gli occhi il Signore asceso ai cieli, due angeli rifulgenti di mirabile candore nelle vesti stettero davanti a loro e dissero: Uomini di Galilea, a che state guardando in cielo? Questo Gesù che è stato assunto di mezzo a voi al cielo, verrà così, come lo avete visto andare al cielo (At 1,11). Queste parole erano un ammaestramento per tutti i figli della Chiesa, perché credano che Gesù Cristo verrà un giorno visibilmente con quella carne con cui è asceso lassù...

         Esultiamo dunque, carissimi, di letizia spirituale e, godendo nel degno ringraziamento a Dio, eleviamo gli occhi dell`anima a quell`altezza in cui si trova Cristo. Le brame terrene non deprimano gli animi chiamati lassù; le realtà mortali non riempiano i cuori eletti ai beni eterni; le voluttà fallaci non attardino le menti entrate ormai nella via della verità. Tutte queste realtà temporali trascorrano per i fedeli in modo che essi sappiano di essere pellegrini in questa valle terrena; e se in essa qualcosa sembra allettare, non la si abbracci peccaminosamente, ma si passi oltre con fortezza.

 



La Vergine del Segno

 

"icone_gall_ii Dunque questo Figlio di Dio, nostro Signore, che è verbo del Padre è anche Figlio dell'uomo, poiché da Maria, che aveva avuto la generazione da creature umane ed era ella stessa creatura umana, ebbe la nascita umana e divenne Figlio dell'uomo.Perciò il Signore stesso ci dette un segno, in profondità e in altezza, segno che l'uomo non domandò, perché non si sarebbe mai aspettato che una vergine potesse concepire e partorire un figlio continuando ad essere vergine, e il frutto di questo parto fosse - Dio-con.noi-; che egli discendesse nelle profondità della terra a cercare la pecora che era perduta, e in effetti era la sua propria creatura, e poi salisse in alto ad offrire al Padre quell'uomo che in tal modo era stato ritrovato"


La maestosa icona della “Vergine del Segno” della Cattedrale di Jaroslav, la Grande Panaghìa – la Tutta Santa – è collegata da alcuni alla profezia di Isaia sulla Vergine che diventerà Madre (cfr. 7,14); da altri, invece, al prodigio, segno della materna benevolenza di Maria SS, al tempo dell’assedio di Novgorod da parte dei soldati di Suzdal’, nel 1170. Sfiniti i Novgorodiani posero le loro speranze nel Signore e nella sua purissima Madre; l’Arcivescovo Giovanni prese dalla Chiesa del Salvatore sull’Ilin l’icona della Madre di Dio per portarla sulle mura della città e mentre continuavano le suppliche accorate dei fedeli giunse presso il luogo dove avveniva l’attacco del nemico. Una freccia delle truppe di Suzdal’ ferì la sacra immagine, che si rivolse verso Novgorod lasciando cadere sue lacrime sul paramento dell’Arcivescovo. Con questo la miracolosa icona diede agli assediati il “segno” che la Regina del cielo pregava il divin Figlio per la liberazione della città e Novgorod fu salva.

A commissionarla per la nuova Cattedrale di pietra del palazzo reale consacrata nel 1215, era stato Costantino il Saggio, principe di Rostov e di Vladimir.

La figura orante con le braccia levate al cielo, simboleggia la reverenza verso Dio e diventò in ambito cristiano formula iconografica per rappresentare il buon cristiano defunto e il martire in particolare, tipo del vero credente che da Cristo aspetta la vita.

Il gesto della mano con il palmo rivolto verso l’alto esprime l’attesa del dono da parte di Dio e al tempo stesso la totale disponibilità a essere “colmati dall’Alto”; le mani alzate rinunciano ad intervenire autonomamente nella storia e formano al tempo stesso un ricettacolo invisibile che Dio potrà riempire e dal quale si effonderà, come dal bacino di una fonte, l’acqua della vita.

L’Orante con il Bambino nel medaglione non è dunque una raffigurazione storica della Madre con il Figlio, bensì la “Vergine del Segno”, come viene chiamata in russo.

La porpora dell’omophoriòn – il manto – e il rosso del tappeto dal ricco disegno a fogliame si accordano armoniosamente con il verde scuro dell’abito. L’oro caldo del fondo traspare anche sulle pieghe degli abiti là dove solitamente il colore viene posato in una soprattinta più chiara.

Portatrice privilegiata di questo “segno”, la Vergine orante è necessariamente al tempo stesso colei che intercede per gli uomini e trasmette la grazia divina: “Per difendere la nostra causa, ella stende sul mondo le sue mani immacolate”.

 

La vergine del Segno - Approfondimento -

L icona della Madre di Dio del Segno, detta in slavo Znamenie, è molto significativa dal punto di vista teologico, perché si ricollega alla profezia d Isaia: "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele". La Madonna è rappresentata frontalmente, a figura intera o a mezzo busto, con gli avambracci sollevati, in atteggiamento di preghiera come l'Orante. Il Cristo-Bambino è dipinto sul petto della Madre, spesso contornato dalla cosiddetta "mandorla", simbolo dell'eternità e della gloria celeste. I missionari bizantini l'avrebbero portata nella chiesa russa e sarebbe divenuta celebre nel 1170 per la liberazione della città di Novgorod, ottenuta per l'intercessione della sacra icona. Gli abitanti, vistisi perduti nella lotta contro la nemica Suzdal, giorno e notte pregavano Dio e la Vergine, quando il loro arcivescovo ebbe l'idea di portare sulle mura della città, di fronte ai combattenti, l'icona, che, purtroppo, ricevuta una freccia sul suo volto, prese a lacrimare e a bagnare la pianeta dell'arcivescovo. Tutti gli assediati gridarono al miracolo e alla salvezza della città, come difatti avvenne. Nel 1352 un epidemia di peste fu risolta per le preghiere innalzate dagli appestati davanti all'icona. In ringraziamento gli abitanti di Novgorod costruirono nel 1354 la chiesa del Segno della SS. Madre di Dio e nel 1356 vi trasferirono l'icona miracolosa, che vi rimase fino al 1478, allorché la città fu occupata dallo zar Ivan III. Nel corso dei secoli varie copie della Madonna del Segno, diffuse in tutta la Russia, si sono rese gloriose per i miracoli. Nell'agosto del 1993, in occasione del raduno dei giovani presieduto da Giovanni Paolo II, sul palco della città americana di Denver fu intronizzata l'icona di "Nostra Signora del Nuovo Avvento", una felice versione moderna dell'icona di Novgorod.

 

 


Il Salvatore

Brani biblici: GV. 4, 42; Lc. 2, 11; Atti 5, 31; 1 Gv. 4, 14
Giovanni 4, 42
«Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Luca 2, 11
"oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore".
Atti 5, 31
Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati.
1Gv. 4, 14
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.

 


salvatore01Un posto di rilievo occupa, in questa presentazione di icone famose, l'immagine del "Pantocràtor" (letteralmente: "Colui che contiene tutte le cose" o anche"Dominatore su tutto" ) che esercita, fin dal primo sguardo, una forte presa, anche emotiva, sull'osservatore. Chi ha dipinto la "Trinità" non può non soffermarsi sul mistero del Figlio che rivela, nella sua storia di uomo, la realtà divina: l'amore.

L' icona propone allora, la storia umile dell'uomo di Nazareth e la sua regalità; il nome dell'Incarnazione nascosta e silenziosa: Gesù: Cristo, Messia: il Signore (cf. Fil.2,6-11).

Vi si intrecciano, indissolubilmente, il mistero di Dio che si fa uomo perchè l'uomo diventi Dio, la sua natura divina che pre-esiste e la sua venuta nel giudizio finale. In questo giudizio, rammenta l'icona, egli resta fratello innocente che ha conosciuto il limite umano, il suo soffrire, il suo gioire, accogliendolo e salvandolo: nell'amore, perchè chi è lontano diventi vicino nella verità dell'amore che non tradisce: davanti ai suoi occhi traboccanti d amore, ci si copre la faccia.

L icona del Pantocràtore vuole suggerire un tema molto sentito: quello del Verbo incarnato che è l'immagine del Padre. Cristo, che ci sta di fronte, non è il Giudice onnipotente, ma (vedi la fronte e lo sguardo pieni di luce) la Sapienza infinita e la Luce del mondo. Nessuno rimane escluso dalla benevolenza del suo sguardo. Gli occhi fissi in una posizione immutabile danno l'impressione, a chi lo guarda, di essere visto da lui.

Diceva San Simeone il Nuovo Teologo (X Secolo): "Nel momento in cui tutti gli sguardi sono fissi su di lui e in cui egli stesso posa il proprio su miriadi innumerevoli, mantenendo i suoi occhi sempre fissi in una posizione immutabile, ognuno ha l'impressione di essere visto da lui, di godere della sua conversazione e di essere abbracciato da lui, di modo che nessuno possa lamentarsi di essere negletto".

 



La trasfigurazione

 

Brani biblici: Mt. 17.1-8; Mc. 9, 21-8; Lc. 9, 28-36

Mt. 17.1-8

 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi icone_gall_iiirestare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All`udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

 

 


Cristo, risplendente di luce e affiancato da Mosè ed Elia, viena contemplato dai tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, prostrati o riversi ai suoi piedi. Il grande cerchio, che si manifesta come luce irradiante dalla figura di Cristo, include nel suo movimento tutto il creato e l'uomo in particolare. In questa icona tutta la creazione quindi è chiamata a partecipare alla luce e alla bellezza di Dio Creatore: "Ecco io faccio nuove tutte le cose" (Ap. 21, 5). Tutta la scena è immersa in una grande luce, senza ombre: Cristo è il giorno senza tramonto.

 


 

 Il Salvatore in Gloria

 

Brano biblico: Ez. 1, 26, Is. 66, 1


Ez. 1, 26
"Sopra il firmamento apparve come pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane".

Is. 66, 1
"Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi".

 

 Il Salvatore tra le Potenze - Scuola di Novgorod - Galleria Tretjakov, Mosca - XV sec.Proveniente dall' Uspenskij Sobor di Vladimir - Mosca, Galleria Statale Tetrjakovskaja. Il Salvatore figura qui come seconda persona della Trinità. E assiso su un trono invisibile, iscritto in figure geometriche che racchiudono i volti alati delle intelligenze incorporee e i simboli degli evangelisti. In questa splendida icona confluiscono molti aspetti del Verbo incarnato. Seduto sul trono sorretto dalle ruote dei cherubini e circondato dai serafini, egli è il Creatore e Signore dell'universo che intorno a lui si ordina. Il trono è delineato finemente in bianco e riprende la simbologia cosmica con il suo sedile cubico sormontato da un arco di cerchio, mentre il marciapiede rettangolare sul quale il Signore posa i piedi sottolinea la sua signoria (cfr. Is. 66, 1). Il rosso delle due losanghe evoca il mistero di Colui che è al tempo stesso Tenebra e Luce impenetrabili. Richiamando il "carro di Jahvè", le ruote di fuoco alate collegano la simbologia del trono con il quaternario esterno in cui compare il tetramorfo, i "quattro esseri viventi": -uomo, leone, vitello e aquila - della visione di Ezechiele: " Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco che splendeva tutto intorno. Mentre avanzavano, non si voltavano indietro, ma ciascuno andava diritto davanti a sè" (Ez. 1, 4-5.9). IL tetramorfo passa a significare la Rivelazione salvifica proclamata dagli evangelisti ai quattro angoli della terra. Cristo Signore regge il Vangelo, quale pura luce bianca, nucleo di massima luminosità dell'icona, è il Centro della nuova creazione. Il Signore, vestito tutto d oro, è il Giudice dell'Ottavo Giorno, il Signore della storia, colui del quale la Scrittura dice: "Bisogna infatti che egli regni finchè non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi" (1Cor. 15, 25).

 


 

Discesa agli inferi

Brano biblico: Ef. 5, 14
Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. Per questo sta scritto: «Svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà».

 

 La tavola proviene dall'ordine festivo dell'iconostasi della chiesa della Dormizione a Volotovo, presso Novgorod. A partire dalla fine del XIV secolo., e soprattutto nel XV sec., nelle raffigurazioni della Discesa agli inferi nell'arte bizantina e russa si sottolinea la luce divina che irradia dal Salvatore e trasfigura coloro che languiscono negli inferi (cfr. anche l'icona). Il Salvatore ha vesti chiare e luminose, e la sua figura è circonfusa da un aureola. Cristo si china verso gli uomini, si abbassa fino a loro, e il drappeggio del mantello che svolazza sulle sue spalle sottolinea appunto quel movimento verso il basso. Ai lati di Cristo sono raffigurati più giusti di quanto avvenisse in precedenza. A sinistra Adamo, Davide e Salomone, il profeta Daniele e Giovanni Battista. A destra Eva, Mosè con le tavole della legge, il giovinetto Abele e altri giusti. Questi personaggi sono presentati secondo scorci e atteggiamenti pieni di vita, interloquiscono fra di loro discutendo su ciò che sta avvenendo, e sui loro volti sono visibili icone_gall_vriflessi della luce celeste che scaturisce da Cristo. Lo stesso paesaggio è raffigurato diversamente, le montagne si alzano bruscamente e sembrano muoversi, inclinarsi, esprimendo il fremito dell'universo intero.

L' evento della discesa agli inferi era il tema riassuntivo delle catechesi battesimali; ogni catecumeno si poteva infatti riconoscere in quell'Adamo che Cristo era sceso a trasferire dalle tenebre alla sua mirabile luce (1 Pt. 2, 9)

Un antica omelia sul Sabato Santo poneva così sulle labbra di Cristo rivolto ad Adamo le parole stesse dell'invocazione battesimale in uso nella Chiesa apostolica: Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati A coloro che erano morti: Risorgete A te comando: Svegliati, tu che dormi (Ef. 5, 14)

 L icona della Discesa agli inferi della chiesa di Volotovo presso Novgorod proclama in modo inequivocabile questo messaggio pasquale.

 


 

Lavanda dei piedi


GV. 13, 1-15


 icone_gall_viPrima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell`acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l`asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi raquo;. Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo raquo;. Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi». Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.Il tema di questa icona esalta in forma simbolica la virtù più apprezzata tra i monaci: l'umiltà. Xto, cinto ai fianchi da un asciugamano, lava i piedi a Pietro, che si porta turbato una mano alla fronte, come sforzandosi di comprendere quanto sta accadendo. Gli altri apostoli, che si preparano all'atto solenne della lavanda, sono raffigurati profondamente assorti: tutti riconoscono l'importanza dell'evento di cui sono testimoni. L iconografo è riuscito a esprimere magnificamente la ricchezza delle sfumature spirituali più impercettibili: ecco perchè la sua opera risulta tanto commovente. La coscienza dell'osservatore è involontariamente penetrata dal profondo significato dell'episodio descritto dal maestro. Le tonalità "melodiche" degli apostoli rivelano al meglio svariati stati d animo che hanno un tratto in comune: la particolare delicatezza del sentimento.

 


Lettura consigliata

Per una lettura approfondita dell'icona della Trinità di Rublev consiglio di leggere:

"L' icona della Trinità" di Gaetano Passarelli - Ed. La Casa di Matriona - Milano 1994

 

La Trinità

Brano biblico:  Gen. 17, 1-15

L`apparizione di Mamre


 icone_gall_viiPoi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fá pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: «Dov é Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio raquo;. Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? C`è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». Allora Sara negò: «Non ho riso raquo;, perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».

 

 La Trinità

Il teologo russo Pavel Florenskij spiega che l'icona di Andrej Rublev èdivenuta una delle espressioni mistiche più elevate in quanto ha tradotto in immagine la visione mistica di San Sergio di Radonez, il fondatore della Grande Laura della Santissima Trinità a Sergiev Posad (attualmente la Laura è sede dell'Accademia della Chiesa Ortodossa Russa). I n questa icona "il cerchio" si impone come motivo dominante di tutta la composizione: nel corpo piegato dell'angelo di destra, nell'inclinazione della montagna, dell'albero e della testa dell'angelo di centro. Un capolavoro d arte, la sintesi di un mistero della fede, un esperienza mistica di un cristiano riproposta quale soggetto di meditazione e di elevazione dello spirito. Diceva San Gregorio Nazianzeno: "Quando dico Dio intendo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo". Ed aggiungeva: "Non appena mi rappresento l'uno sono illuminato dallo splendore dei tre; non appena li distinguo sono ricondotto all'uno. Quando penso uno dei tre lo penso come il tutto e i miei occhi sono riempiti e il più mi sfugge". Nello sfondo superiore sinistro tra la casa e l'albero vi era la dicitura: "la Trinità", oggi appena percettibile nell'originale. Le tre  Persone non vengono identificate con scritte particolari, perchè l'iconografo ha preferito esprimere la sua contemplazione legandola ad un insieme di simboli, che la mente illuminata dalla luce del Signore può cogliere senza l'intermediazione della Parola. "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: "Mostraci il Padre?" Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Credimi: io sono nel Padre e il Padre è in me"  (Gv. 14, 8-11).

L angelo di destra è lo Spirito Santo. C è un dubbio che riguarda l'angelo di centro: se è il Padre o il Figlio e ciò determina ovviamente l'identità dell'angelo di sinistra. In Santo Stefano di Perm , contemporaneo più anziano di Rublev, e amico di San Sergio. Stefano porta un icona della Trinità della stessa composizione di quella di Rublev; intorno a ciascun angelo si legge una iscrizione in lingua zyrjane: l'angelo di sinistra porta il nome di "Py", che significa il Figlio, l'angelo di destra quello di "Puiltos", lo Spirito Santo e l'angelo di centro quello di "Ai". il Padre. L angelo di sinistra, a colorazione piuttosto indefinita e trasparente è l'Inconoscibile; l'angelo di centro, con alle spalle l'albero della vita, dalla mano che benedice  la coppa e dalle vesti azzurro e bruno, simboli delle due nature del Cristo, è il Figlio; l'angelo di destra con le vesti verdi e blu, che esprimono bellezza e forza creatrice, è lo Spirito Santo.   Tutta l'icona è animata da un movimento che parte dall'angelo di destra, è trasmesso dall'inclinazione dell'angelo centrale e, raccolto dall'angelo di sinistra, rifluisce di nuovo verso l'angelo di destra, concludendo e perpetuando così la sua incessante circolazione. I tre personaggi hanno dei bastoni lunghi e rossi (il bastone era il simbolo del potere dell'individuo, della sua dignità ed autorità. I tre angeli sono seduti su degli sgabelli con piedistalli d oro, segno della differenziazione del mondo terrestre ed il mondo celeste e la supremazia di questo sulla terra. I troni con i piedistalli poggiano su uno sfondo verde smeraldo. Sta scritto, infatti, nell'Apocalisse 4, 3.6: "Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono(...) Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo". I tre siedono alla stessa tavola, che ha il piano bianco su cui si trova la coppa contenente l'agnello del sacrificio. In questo bianco si trova un doppio rettangolo, simbolo della terra. Un colore accomuna i tre: è l'azzurro che  indica, l'immaterialità. la purezza e l'assoluto.

 


Icona  della Madre di Dio di Pocaev

 

 icona_gall_viiiL icona della Madre di Dio di Pocaev, detta "Pocaevskaja", è collegata alla lavra di Pocaev, situata nell'Ucraina orientale e fondata verso la metà del XIII secolo. Le sue origini si vogliono far risalire al  1198, quando un monaco ed un pastorello avevano avuto in quel luogo un apparizione della Vergine; ma un dato certo si ha nel 1559, anno in cui il metropolita greco Neofit fece dono di una icona della Madre di Dio alla nobildonna Anna Erofeevna Gojska, la quale la collocò nella cappella del suo castello. L icona si rivelò presto miracolosa per una luce straordinaria che sprigionava attorno a sé e per una guarigione di un uomo cieco dalla nascita, Filipp Kozinskij, fratello di Anna. Dopo circa 30 anni, la devota proprietaria regalò l'icona al monastero di Pocaev, che divenne un centro di pellegrinaggi molto ricercato dalla pietà popolare per i prodigi che vi si registravano. Nel "Libro dei miracoli di Pocaev" centinaia sono le testimonianze: nel 1674 un monaco prigioniero dei Turchi si ritrovò sciolto dalle catene e fuori dal carcere, dopo aver invocato fervidamente la Vergine di Pocaev; nel 1704 un giovane, caduto in un pozzo, si salvò dalla morte, rivolgendosi in preghiera alla sacra icona; nel secolo XVII, negli attacchi dei Turchi contro il monastero di Pocaev, a volte i proiettili dei nemici rimbalzavano e andavano a colpire gli assedianti. I miracoli si verificarono anche quando l'icona, dal 1721 al 1831, passò in proprietà agli Uniati (ortodossi uniti a Roma) e ne furono testimoniati oltre 500. Il fatto sta a dimostrare che la Vergine accorda il suo aiuto a chiunque le si rivolga con fede, sia esso cristiano-cattolico, greco-ortodosso, protestante, ebreo e musulmano. L icona di Pocaev, che, ogni mattina, con il canto del tropario "Porta invalicabile", viene calata lentamente fino ad altezza d uomo per essere vicina ai monaci e ai pellegrini, rappresenta questo punto luminoso di riferimento verso l'unità degli uomini e delle religioni

L icona è  opera di un iconografo ignoto di Costantinopoli. Questa icona è ritenuta un esemplare fondamentale della pittura del XII secolo E fu portata da Costantinopoli a  Kief nel 1131 quale dono  dell'imperatore Costantino per le nozze del principe di quel paese. Qui rimase pochi anni, fino a quando il principe Andrej Bogoljubskij, dopo essersene impadronito, la portò a Vladimir.Dopo il 1395 fu solennemente portata Mosca, quale riconoscimento verso di Lei per la salvezza di Mosca dall'invasione di Timur i lang. L icona di Vladimir del tipo Elousa, cioè della tenerezza, in realtà combina questo tipo con quello più classico dell'Hodigitria -

 

Colei che mostra la via - La Vergine della tenerezza stringe il Bambino al seno e accentua il lato materno di Maria. Il volto di Maria è mirabile per lineamenti e per intensa spiritualità. Gli occhi della Vergine sono mesti e sembrano esprimere la tristezza del mondo, il naso aristocratico è lievemente ricurvo e le labbra sottili ed esangui sono prive di qualsiasi materia (il volto della Vergine è il volto di una madre e i suoi grandi occhi sono aperti sull'infinito. La sofferenza di una madre, delle madri, che in Lei si sono per secoli immedesimate.

Immagine della Chiesa che porta in sè la salvezza pur attendendola ancora, che confessa questa salvezza e contempla la Resurrezione attraverso la Croce). Il piccolo Gesù, diversamente dai bambini pieni di gioia di vivere dei dipinti italiani, è molto serio. La Vergine è rivestita di un grande manto orlato d oro, chiamato - maphorion - , con i capelli raccolti in cuffia. e il modo di vestire usato dalle donne sposate, quando comparivano in pubblico o in presenza di estranei, ai tempi della vita terrena di Gesù in ambito siro-palestinese.

Contemplandoti o Vergine, nella santa icona nell'atto di sorreggere  con le tue mani immacolate Colui che con la divina sua destra sorregge l'universo intero,  Dio divenuto Bambino  per la salvezza del genere umano, con amore irresistibile ti glorifichiamo e con immensa devozione ti baciamo.  

Il Bambino indossa , invece, solo il - chiton -, una tunica colorata, attraversata ai fianchi da una cintura. Nell'icona la Madre di Dio con la mano sinistra indica il Bambino, cioè indica la Via da seguire, Colui a cui conviene rivolgersi.

 

 

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