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Storia dell'Arte della Cartapesta Stampa E-mail
Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da Ezio Flammia   
Indice
Storia dell'Arte della Cartapesta
Presentazione di Valeria Cottini Petrucci
Presentazione di Ennio Bìspuri

Presentazione di

Valeria Cottini Petrucci

(Ex Direttore del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari - Roma)

 L’importanza e la ricchezza di questo libro sono dovute all’impegno dell’autore a trattare un argomento quanto mai interessante, ma forse non conosciuto abbastanza anche se è nota la rilevanza della cartapesta nell’ambito della storia dell’arte e delle arti applicate. Ritengo che esso sia il primo trattato che approfondisce l’argomento in modo capillare facendone la storia dalle sue più antiche origini; i dati, i riferimenti riportati sono frutto di una ricerca puntuale che l’autore ha fatto e continua a fare su un tema che lo ha attratto e appassionato dall’inizio della sua carriera e che continua a costituire la centralità del suo lavoro e dei suoi interessi.

L’impianto del libro è ben costruito: l’autore parte dall’invenzione della carta avvenuta in Cina in tempi antichissimi e da dove poi ha avuto inizio la sua diffusione, in Oriente, in Africa, in Europa. Quindi spiega la tecnica della produzione della cartapesta e prosegue con un’analisi accurata, secolo per secolo, facendo scoprire una ricchezza quasi impensata nell’ambito della realizzazione di opere eseguite da artisti famosi conosciuti per i loro capolavori che sono a noi noti perché esposti in musei e immortalati sui libri d’arte, sui cataloghi di mostre, ecc.

La sua ricerca non ha trascurato nulla per quanto concerne le opere in cartapesta e ci dà modo di scoprire un mondo ricco e variegato: con questo materiale “ povero” nobilitato dall’ingegno dell’uomo sono stati modellati anche una quantità di esemplari meno elitari e più utilitari come burattini, giocattoli, scatole laccate, bottoni che sono dei veri gioielli per l’originalità della loro esecuzione.

Ma perché la tecnica della cartapesta non è molto conosciuta e perché non è stata tenuta abbastanza in considerazione, come l’autore stesso afferma nelle prime pagine del suo libro? La cartapesta è un materiale “ povero” perché è realizzata con fogli di carta a più strati o macerati nell’acqua, quindi materiale più umile rispetto al marmo, al bronzo, al legno usati dai grandi artisti per scolpire le loro opere. È materiale particolarmente duttile, facilmente modellabile e i grandi artisti l’hanno usata anche nella realizzazione dei loro capolavori, come l’autore dimostra nel suo lavoro.  L’origine “popolare” attribuita alla cartapesta si riferisce a manufatti con essa realizzati nell’ambito dei beni che appartengono al patrimonio demoetnoantropologico, e la differenza che li distingue dall’oggetto, frutto dell’arte cosiddetta “colta”, sta nel significato d’uso, laddove l’interesse  estetico non è mai autonomo, ma legato a vari usi, quali devozionali, rituali,  festivi, cerimoniali, protettivi, funzionali, decorativi. Si dà importanza non solo all’estetica, ma anche alla funzionalità dell’opera: gli oggetti, anche  se realizzati con materiale cosiddetto ”povero”, sono arricchiti e impreziositi dall’abilità, dalla bravura e dalla manualità dell’artista / artigiano che crea delle vere e proprie opere d’arte.

Il libro è denso di contenuti e fornisce una documentazione esauriente sulle opere di cartapesta non solo in Italia ma anche all’estero.

Voglio soffermarmi su quelle opere che interessano in modo particolare la sfera della tradizione popolare, perché queste opere di “tono minore” rispetto alle altre appartenenti all’arte colta, hanno ugualmente un’importanza di alto valore: esse sono la testimonianza dell’ingegno, della sapienza, della inventiva della mente dell’uomo.

Flammia cita un nutrito elenco di Madonne con il Bambino che appartengono alla sfera delle tradizioni popolari, a ornamenti che abbelliscono e impreziosiscono gli altari, i soffitti, le decorazioni di palazzi reali e principeschi, eseguiti da artisti famosi come, per citarne alcuni, Lorenzo Bernini, Andrea Verrocchio, Benedetto da Maiano, Jacopo Sansovino, Jacopo della Quercia. E ancora, nella gamma dell’utilizzo della cartapesta si devono annoverare gli ex voto, testimonianze importanti della religiosità popolare; tra questi sono un esempio di grandiosità e di suggestione le figure che ornano le navate laterali del santuario di Santa Maria delle Grazie a Curtatone in provincia di Mantova, inquietanti per la loro postura e le loro dimensioni.

Un impiego importante della cartapesta sono le elaborazioni delle macchine processionali, usate specialmente in occasione delle feste calendariali in onore dei santi e delle celebrazioni liturgiche solenni, gli apparati per carnevale, come i carri allegorici e le maschere, gli apparati e gli addobbi, a volte elaboratissimi per gli spettacoli di piazza, molto diffusi nella Roma barocca del ‘600: opere queste di grande effetto perché realizzate con inventiva e sapienza, anche se, naturalmente, destinate a scomparire e a rinnovarsi; la cartapesta, infatti, è il materiale più adatto a questo scopo.

Sono interessanti nel testo, oltre che la descrizione delle opere anche le riflessioni critiche che l’autore offre nella sua trattazione, frutto di una ricerca e di uno studio scrupoloso e attento.

Flammia è un grande maestro, ha insegnato, ha lavorato e lavora con entusiasmo, ha fatto suo questo mondo così ricco di saperi antichi, trasmettendo il suo sapere e la sua sensibilità. È un artista geniale: le sue opere sono di una particolare originalità ed eleganza e sono state esposte in molte importanti città italiane e straniere.

Il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, che ho diretto per molti anni, ha avuto il privilegio di annoverarlo tra i suoi collaboratori e consulenti: egli è stato artefice del restauro di molti materiali, tra cui, in modo particolare voglio ricordare i Gigli di Nola e il candeliere di Nulvi.

Il suo contributo alle attività artistiche del Museo è stato sempre di altissimo livello e con un gesto di grande generosità ha donato tre sue opere che sono venute ad arricchire il patrimonio museale.

Auguro molta fortuna a questo libro che sarà certamente prezioso anche per i giovani, sollecitando chi ne sentirà il desiderio a far uso del proprio talento e della propria manualità per imparare a lavorare e a modellare la cartapesta.

Valeria Cottini Petrucci

(Ex Direttore del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari - Roma)



 

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