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Storia dell'Arte della Cartapesta Stampa E-mail
Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da Ezio Flammia   
Indice
Storia dell'Arte della Cartapesta
Presentazione di Valeria Cottini Petrucci
Presentazione di Ennio Bìspuri

Presentazione di

Ennio Bìspuri

 (Scrittore e storico del cinema)

Desidero innanzi tutto ricordare a me stesso e al lettore che Ezio Flammia è un artista prima che essere un restauratore e un profondissimo (ripeto: profondissimo) ricercatore e conoscitore della storia dell’Arte nelle sue molteplici espressioni.

Ogni analisi di Flammia, anche se dedicata a un cosiddetto minore, poggia su considerazioni, osservazioni e riflessioni che rendono sempre e comunque ragione e giustizia della fatica fisica, oltre che mentale, celata nelle singole opere che la contengono e che l’hanno prodotta.

Anzi, la forza penetrativa di Flammia, rivolta allo studio di un autore o di una singola opera, ha sempre la capacità di superare la giusta gerarchia che il catalogo della Bellezza pure deve prevedere e possedere, per restituire la dignità a qualunque tentativo di espressione, ancorché dimenticato, sottovalutato o relegato nell’angolo come fosse un prodotto trascurabile.

Flammia studia e rispetta il fenomeno dell’arte come ciò che risponde alla pulsione creativa insita in ogni essere umano e come ciò che, nel suo complesso, è in grado di definire il timbro di una civiltà e di un’epoca, oltre che il tratto peculiare di un singolo artista, il quale non si muove mai all’interno di un vuoto pneumatico, ma è insieme il prodotto specifico e caratteristico di quella stessa civiltà che ha contribuito a formare.

In questa stupenda monografia, Storia dell’arte della cartapesta – La tecnica universale, densa anche di risvolti solo apparentemente marginali e di dettagli tecnici che possono sembrare talora superflui, nei quali invece si caratterizza la peculiarità espressiva di ciascun autore, impressiona la capacità analitica, la mole di conoscenze specifiche e il rigore filologico con cui Flammia dipana il suo filo di storico e di critico, addentrandosi in campi apparentemente differenti quali l’estetica, l’antropologia, la storia, la religione, l’economia, il gusto, la moda e persino la chimica, collegati tuttavia tra loro da una interconnessione profonda.

Questo libro di Ezio Flammia dedicato all’arte e alla storia della cartapesta, definita come la tecnica universale, vuole rendere innanzi tutto giustizia nei confronti di una materia umile come si presuppone sia la carta. Ma non è altrettanto umile la tela (tela di sacco, di stoffa, di fili intrecciati tra loro) su cui il pittore stende i suoi colori? E non sono altrettanto umili i colori, che altro non sono che materiali chimici? Non sono forse umili la pietra, il vetro e il bronzo, da cui lo scultore ricava le sue statue? Non è forse umile il pennello, costituito di peli di martora, di bue, di vaio, di capra, di tasso o di setole di maiale? Insomma – sembra suggerirci Flammia - perché dovrebbe essere più umile la carta? E poi, anche se fosse, perché ritenere a priori (e talora con sciocca supponenza) che da una materia umile non possa essere creato un capolavoro di bellezza?

Questi sono i presupposti e gli interrogativi ai quali Flammia con il suo libro dà una convincente risposta, a cominciare dalla premessa, che sgombra il terreno dal primo equivoco, costituito dalla sottovalutazione di questa materia relegata al fondo dei valori estetici, come se dall’oro dovesse ontologicamente venir fuori la Bellezza solo perché l’oro è prezioso. Ma questo è anche l’equivoco iniziale, su cui Flammia insiste con argomenti sempre convincenti e documentati, che confonde il prodotto finale con la materia che lo esprime. Giustamente Flammia pone ad epigrafe del suo studio la frase di Cesare Brandi “Quanto sia sottile la linea che divide l’arte dalla materia, quanto sia facile e incommensurabile il trapasso dall’una all’altra”. Scopriamo così che i più grandi artisti italiani, altrimenti famosi per opere da tutti conosciute e venerate, quali Jacopo della Quercia, Donatello, Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, Beccafumi, Sansovino, Bernini, Algardi ecc. hanno lasciato opere in cartapesta di indubbia bellezza.

Ma non solo in Italia e non solo nei secoli recenti la cartapesta ha avuto una sua storia nobile.

Si tratta di un viaggio veramente affascinante all’interno di un’espressione figurativa relegata ingiustamente nell’angolo della critica e invece altrettanto giustamente ricollocata da Flammia nella dimensione prestigiosa che le spetta, come comunque è degna di essere valutata ogni espressione della creatività umana, indipendentemente dalla materia attraverso cui la Bellezza, perseguendo il suo fine ultimo, prende corpo e si esprime.

La lettura di questo libro conferma infine la sensibilità e tutte le qualità possedute da Ezio Flammia, unitamente  alle sue sterminate conoscenze nel campo della storia dell’Arte.

Ennio Bìspuri

 (Scrittore e storico del cinema) 



 

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