Casa Castellana in Via Balbi P.
Casa Castellana in via Balbi Porta Stampa
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Scritto da A.B. Caldini   
Progetto di recupero e restauro conservativo di un'abitazione privata sita in Alice Bel Colle via Balbi Porta N.38 denominata Casa Castellana

Progetto: arch. Antonella Barbara Caldini e arch. Gianfranco Martino di Acqui Terme

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pdf_button Salone del Piano Nobile. Restituzione grafica con mappatura dei fenomeni di degrado delle pareti e della volta e rilievo longimetrico della pavimentazione.
pdf_button Piano Nobile. Abaco dei manufatti lignei del salone e dei due ambienti ad esso attigui.

Notizie tratte dalle fonti documentarie


La storia dell'abitazione privata di Via Balbi Porta 38 è strettamente legata alle vicende passate di Alice Bel Colle, piccolo paesino del Monferrato che fu possedimento fino al 1070 dei Conti d'Acquesana.
Ripercorrendo le principali tappe della cronistoria del paese, pur con qualche difficoltà nel reperimento delle fonti documentarie, scopriamo dallo storico alicese Francesco Ghiglia (Nota1) che tra la fine del 1000 e l'inizio del 1100 il territorio era diviso nei tre feudi di Alice, Lintignano e Barberio di proprietà del Marchese del Monferrato (e solo a partire dal 1178 dei Marchesi di Occimiano).

Nota 1: Francesco Ghiglia, Un po’ di Antiquaria nel Comune di Alice presso Acqui (ora Alice Bel Colle), Rivista di Storia, Arte, Archeologia per la provincia di Alessandria, I, 1892, pp. 91-137.


Negli anni a seguire il Comune di Alessandria si appropriò dei due feudi di Alice e Barberio e solo più tardi, tra il 1250-1270, di quello Lintignano. Proprio a questo periodo dovrebbe risalire la costruzione del "Castello" di Alice ad opera del Comune di Alessandria. Nel 1278 dopo la vittoria dei Marchesi del Monferrato sul Comune di Alessandria i tre feudi tornarono sotto il loro controllo. Nel 1533 è nuovamente documentato un passaggio dei terreni dai Marchesi del Monferrato ai Gonzaga di Mantova che divennero, successivamente, Duchi del Monferrato e Duchi di Mantova.
Nel 1613 il territorio di Alice passò per un breve periodo ai Duchi di Savoia per poi tornare nuovamente ai Duchi del Monferrato, a questa data le fonti storiche documentano il ruolo ancora strategico del castello, scrive infatti il Ghiglia "[...] era ancora nel 1613 tenuto in conto di fortilizio meritevole e suscettibile di difesa, come lo erano in quella occasione ancora i castelli di Mombaruzzo, di Bergamasco e di Acqui [...] ".

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Che la struttura non fosse un castello vero e proprio ma piuttosto un fortino a carattere militare lo chiarisce il Ghiglia stesso che, proseguendo nella descrizione ne contrappone il buono stato conservativo con quello del "[...] recinto di Alice o piazza murata di Alice [...]" che mostrava già numerose discontinuità nel rivestimento ed ampie rotture nella muraglia.


Una descrizione grafica particolareggiata del fortino o pseudo castello è contenuta nella copia di tipo o Piano Regolare del castello di Alice fatta nel 1782 dal geometra Giambattista Biorci per ordine della Regia Intendenza di Acqui. Il rilievo è corredato di un indice descrittivo delle singole unità edilizie esistenti, delle contrade e di alcune vie... La fabbrica del castello (nella pianta precedente tratteggiata rosso) si ergeva nell'angolo nord della spianata ottagonale mentre il resto dell'area costituiva il cortile di pertinenza, essa aveva forma rettangolare ed era larga ventiquattro e lunga ventisei piedi camerali. Stando alla descrizione del Ghiglia "[...] è da presumersi che il fabbricato fosse composto da un piano terreno molto alto, e di un solaio morto o legnaia soprastante; e che il piano terreno fosse occupato da un grande e lungo camerone, adibito più anticamente come dormitorio militare, e da una camera di dimensioni più ristrette ad uso cucina [...] ". E' ancora una volta lo storico alicese a chiarire come anticamente la struttura dovesse prolungarsi oltre il portone di ingresso con un altro fabbricato rustico ad uso scuderia, deduzione supportata dalle fonti storiche e dal confronto tra gli avanzi dei materiali usati per la costruzione del recinto, del castello e di opere di sottomuratura.

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Confronto planimetrico tra la rappresentazione del Biorci del 1782 e l’attuale planimetria catastale

Nella sua planimetria il Biorci segna, inoltre, la presenza di un grosso fabbricato (contrassegnato da asterisco rosso nella pianta in alto a sinistra) individuato come casa civile del Conte di Castel Rocchero, la cui specifica collocazione richiama, dal confronto con l'attuale planimetria catastale, quella del corpo edilizio che attualmente insiste su Via Balbi Porta e del quale il civico n.38 è una parte (quella colorata in rosso nella pianta in alto a destra).
L'origine dell'intero fabbricato di Via Balbi Porta sembra, però, antecedente quella dell'anno 1782 , almeno stando alle argomentazioni del Ghiglia, il quale sostiene che il palazzo appartenne in passato ai Marchesi di Occimiano, originari signori di Alice in età basso medievale, dai quali passò nel Cinquecento ai Conti San Giorgio di Biandrate

Da questi, sempre secondo lo studioso alicese, sarebbe passato intorno al 1780 ai Beltrambi , che il Ghiglia chiama erroneamente Beltrami, conti di Castel Rocchero (cfr., pianta del Biorci). Dai Beltrambi passò poi agli eredi Conti Mola di Larissè che ne furono proprietari fino al 1846 ca..
In seguito venne acquistato dall'impresario alicese Giuseppe Benevolo che lo lasciò in eredità al figlio dottor Vincenzo.
Alla data del 1892 - ed è questo uno degli ultimi passaggi di proprietà documentati - è già di proprietà dei fratelli Drago (proprietari della porzione di edificio in aderenza al civico n.38).
Da questa ricostruzione dei diversi passaggi di proprietà emerge chiaramente l'importanza del palazzo, al suo interno finemente abbellito da decorazioni pittoriche e plastiche e pregevoli manufatti lignei, individuato tra le dimore signorili (cosiddette case castellane) realizzate su incarico di committenti facoltosi che proprio ad Alice decisero di fissare i loro possedimenti terrieri e immobiliari.

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Analisi del sistema morfologico-costruttivo

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Dalla lettura delle piante e degli alzati del civico n.38 risulta che il palazzo è il frutto del frazionamento di un’unica proprietà che in origine si configurava come un imponente edificio signorile con cortile interno.
Attualmente l’accesso all’abitazione avviene dalla Via Balbi Porta con ingresso pedonale e dal portale in mattoni e cancellata in ferro con ingresso pedonale e carraio. Il prospetto lungo la Via Balbi Porta si sviluppa su due livelli dei quali il secondo (cosiddetto piano nobile) si prolunga a comprendere due ambienti voltati che in corrispondenza del primo piano appartengono ad un’altra proprietà.

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fig.1: Prospetto su Via Balbi Porta fig.2: Prospetto interno


Il prospetto su Via Balbi Porta si presenta intonacato e rifinito con una coloritura verde salvia piuttosto recente (fig.1); quello interno, invece, conserva ancora all’altezza del primo piano il bugnato ad intonaco mentre tutta la restante parte di facciata risulta priva degli intonaci di finitura con il paramento murario in laterizi completamente a vista (fig.2). La lettura di questa porzione di alzato consente di individuare alcuni segni stratigrafici: la presenza di bucature arcuate (in seguito tamponate) in corrispondenza delle attuali finestre, una decorazione in leggero rilievo dei laterizi negli angoli superiori della facciata, un elemento ligneo che attraversa l’intero prospetto e che in passato assolveva con buona probabilità funzione statica.
E’ dunque ipotizzabile che in origine questa porzione di facciata fosse caratterizzata da un loggiato che si sviluppava su due livelli dei quali quello del piano superiore, corrispondente al salone di rappresentanza, di altezza superiore rispetto a quello del piano sottostante.
Che questa porzione di edificio abbia oggi un ruolo di maggiore rappresentanza rispetto alla restante parte di abitazione è certamente provata dalla presenza di suggestivi apparati decorativi anche se, da una lettura più attenta, emerge chiaramente l’importanza dell’interno piano nobile che conserva ambienti voltati dei quali, i due in aderenza al salone stesso, arricchiti da manufatti lignei di gran pregio e probabilmente da vecchie decorazioni murali in seguito coperte dagli scialbi attualmente visibili sulle volte. Proprio per questa motivazione, in via preliminare ai restauri, sarà avviata una campagna stratigrafica mirata e puntuale tesa all’individuazione di possibili apparati pittorici nascosti nel corso di precedenti azioni manutentive.
Il salone del piano terreno corrispondente a questa porzione di fabbricato è stato ridotto nelle sue dimensioni da una parete interna che, in esterno, si prolunga con un muro in mattoni pieni che segna, in maniera piuttosto antiestetica, il confine tra questa e l’attigua proprietà .
Su questa porzione di facciata sono state anche individuate tracce di un intonaco piuttosto antico la cui coloritura si avvicina a quella adottata per l’altra porzione di facciata e la cui finitura apparentemente ad affresco testimonia come in passato il prospetto fosse intonacato.
Dal cortile interno si ha accesso mediante una scala alla zona cantinata che presenta un ambiente voltato di notevoli dimensioni che si sviluppa sia sulla sinistra che sulla destra con due corridoi dei quali, quello sulla sinistra cieco mentre quello sulla destra scavato nel tufo e culminante in un ambiente pseudo rettangolare con volta in tufo e contrafforti in mattoni pieni raccordato ad un ambiente più piccolo a pianta centrale, anch’esso voltato (antica nevaia).
Dal punto di vista planimetrico l’abitazione comprende una zona cantinata e un primo e secondo piano: l’accesso al primo piano può avvenire, come spiegato, dal cortile interno mediante il vano scala addossato al prospetto o direttamente dalla porta finestra corrispondente al salone dipinto oppure dalla Via Balbi Porta mediante il vano scala principale.


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Gli ambienti del piano terreno (in passato utilizzato come zona giorno ad uso cucina-soggiorno) hanno soffitto piano (con l’unica eccezione del salone dipinto) e sono caratterizzati dalla presenza di tre travature lignee sorrette da mensole (fig.3) e da una putrella in ferro inserita in tempi recenti come “collaboratore” statico.

fig.3: Travatura lignea a soffitto

Dalla zona giorno mediante due scalini si scende al salone (minore) del piano terreno che conserva ancora apparati decorativi pittorici in corrispondenza della volta. Questo ambiente è stato recentemente diviso da una tramezza (a confine con la vicina proprietà) che interrompe in maniera anomala lo sviluppo originariamente simmetrico della volta.

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La decorazione attuale (fig. 4), a motivi floreali in comparti geometrici, segue perfettamente la nuova configurazione della sala anche se in più punti è ancora visibile la decorazione precedente a rosoni che ogni probabilità proseguiva anche sulle pareti. Non è un caso, infatti, che nei punti in cui la decorazione più antica affiora risulti interrotta buscamente da quella attuale e che in corrispondenza delle

fig.4: Decorazione floreale attuale

zone maggiormente interessate dai fenomeni di umidità, dove lo scialbo è ormai caduto, si percepisca la continuità della decorazione anche sulle pareti.


Come risulta dalla conformazione della volta, i saloni del piano nobile posti alla destra del vano scala erano in origine un unico ambiente che includeva il vano scala stesso mentre sulla sinistra si trovano tre ambienti voltati e un corpo di passaggio (che immette direttamente al salone) con solaio realizzato con travi in ferro (rotaie) e voltini in mattone .

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Il salone del piano nobile è senza alcun dubbio l’ambiente più suggestivo dell’abitazione, abbellito da decorazioni murali che dalla volta proseguono lungo le pareti ed arricchito dalla presenza di sei portoncini lignei con pannelli sovraporta (fig.5).
La decorazione parietale riproduce una sequenza di paraste con capitello corinzio (alternata a riquadri geometrici con raffigurazioni allegoriche e floreali) che sorreggono una trabeazione con fregio scandito da comparti figurativi sopra la quale si innesta una balconata che, nel raccordare le pareti alla volta, alterna scene a tema figurativo (gruppi di putti intenti a giocare e suonare) a composizioni floreali, scorci architettonici e vedute.

fig.5: Il salone del piano nobile


In centro volta un rosone polilobato, oggi ricoperto da una tinta blu scuro, conservava con ogni probabilità il dipinto più importante della composizione mentre a lato inserti damascati su fondo rosso (per buona parte ridipinti) incorniciano la scena centrale.
La scenografia dell’impianto architettonico alterna a decorazioni “simulate”, realizzate con tecnica a trompe l’oeil, manufatti lignei (con sovraporta) di pregevole fattura che conservano ancora la ferramenta originale.

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La pavimentazione del salone è realizzata in marmette quadrangolari con decorazione modulare e cornice perimetrale e con motivo decorativo a tappeto in corrispondenza delle due bucature (fig. 6). Di buona fattura anche le tre porte delle due camere attigue al salone, i cinque sovraporta su tela raffiguranti vedute e la porta settecentesca con apertura alla piemontese.

fig.6: La pavimentazione del salone

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Lo stato di conservazione delle pitture murali del salone del piano nobile

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I dipinti murali delle pareti e della volta del salone si presentano nell’insieme in discreto stato di conservazione. La causa principale del degrado di queste decorazioni è principalmente ricollegabile agli scarsi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria associati ad azioni antropiche invasive che hanno causato interventi inadeguati e poco conservativi. Il peggioramento del livello conservativo è stato favorito dall’azione congiunta di più fattori: l’infiltrazione di acqua dalle coperture che ha provocato il progressivo collasso dei punti angolari della volta, sui quali sono visibili preoccupanti lesioni (fig.12), i fenomeni di cedimento strutturale del tetto che, associati a quelli di progressivo assestamento statico della fabbrica, hanno procurato difetti di adesione e coesione tra gli strati pittorici e tra questi e il supporto murario con perdita irreversibile di decorazione originale.

fig. 12: Collaso delle parti angolari della volta

casa_alice_11 Questa diminuzione di adesione tra gli strati preparatori ha comportato un lieve peggioramento delle caratteristiche meccaniche originarie e generato disgregazioni e distacchi del film pittorico reso, in ampie zone, allo stato polverulento (fig.13). In prossimità dei piani di imposta e nei quattro angoli della volta sono visibili fessurazioni di lieve entità diffuse nel microspessore della pellicola pittorica, ricollegabili ai citati fenomeni di infiltrazione e assestamento statico.
fig.13: Degrado del fil pittorico

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Su alcune parti della decorazione sono state anche eseguite stuccature grossolane (per consentire il passaggio di cavi elettrici o l’inserimento di perni e grappe) che in taluni punti debordano a coprire parte della decorazione (fig.14).


Nel corso di precedenti interventi manutentivi sono state eseguite rappezzature (fig.15) con malte a base cementizia (il fenomeno è molto evidente in alcuni punti dello zoccolo e in corrispondenza dei due infissi in alluminio) e numerosissime ridipinture eseguite in taluni casi per risarcire vecchie cadute di colore e, in altri, allo scopo di integrare parti di decorazione mancante (fig.16) o coprire interi apparati decorativi (fenomeno molto evidente sui due lati corti in corrispondenza del riquadro centrale che si presenta quasi integralmente ridipinto).

fig. 14: Stuccatura che deborda coprendo la decorazione

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fig. 15: Rappezzature con malta cementizia fig. 16: Ridipinture di alcuni apparati decorativi

casa_alice_14 La superficie dipinta è inoltre interessata da forme di abrasione della pellicola pittorica provocate sia dall’azione congiunta dei fenomeni di degrado (umidità ascendente e discendente associata a sbalzi termoigrometrici) che da azioni antropiche volontarie che hanno segnato la superficie con graffi, scalfitture e scritte (fig.17).
fig. 17: scritte che hanno segnato la superficie pittorica

Sulla zona basamentale delle pareti sono visibili molte ridipinture eseguite per sopperire alla caduta di intonaco laddove l’umidità di risalita ha provocato la perdita di adesione e coesione tra gli strati costitutivi dell’intonaco stesso. L’utilizzo nel corso di precedenti interventi di prodotti inadeguati ha anche provocato alterazioni nell’aspetto cromatico e tonale dei dipinti, con conseguente formazione di zone traslucide piuttosto scure.

casa_alice_15 In corrispondenza della volta, per i citati problemi di infiltrazione, sono visibili lacune anche piuttosto estese della pellicola pittorica e dell’intonaco, che mettono in luce l’ossatura muraria in laterizi della volta del salone (fig.18) e circoscritte formazioni saline (presenti anche sulle pareti) che hanno provocato l’esfoliazione e il distacco della pellicola pittorica.
fig.18: Lacune pittoriche sulla volta causate da infiltrazioni

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Un altro fenomeno rintracciato al di sotto delle lesioni angolari è quello delle colature, con ogni probabilità si tratta di materiale di riempimento interno che è stato espulso ed è fuoriuscito all’esterno interessando direttamente alcune porzioni di decorazione (fig.19).


L’intera superficie si presenta, infine, ricoperta da depositi incoerenti di varia natura, costituiti principalmente da polveri sedimentate in debole spessore sotto forma di velo opacizzante e depositi compatti di nero fumo riconducibili all’utilizzo di camini o stufe a legna per il riscaldamento interno dei locali (fig.20).

fig. 19: colature che interessano le dedcorazioni

Alcune forme di degrado (come i depositi superficiali incoerenti) non sono state mappate in quanto estese in maniera diffusa mentre su alcuni elementi non è stata realizzata specifica mappatura (come nel caso dei manufatti lignei) in quanto saranno oggetto di analisi da parte del Restauratore qualificato che

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assumerà l’incarico, tenendo presente che l’intervento di restauro sarà teso alla conservazione della configurazione attuale, valutando eventualmente l’ipotesi di effettuare alcuni saggi stratigrafici sui pannelli sovraporta, per verificare la presenza di apparati decorativi più antichi e la tecnica esecutiva adottata.

fig. 20: superficie con depositi incoerenti

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Lo stato di conservazione delle pitture murali del salone del piano terreno

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Il procedimento di indagine applicato alle decorazioni del salone del piano nobile è stato utilizzato anche per i dipinti murali del salone piano terreno, che in questo caso si sviluppano unicamente sulla volta. Si è già spiegato che i rimaneggiamenti subiti da questo ambiente hanno senza dubbio comportato una modifica degli apparati decorativi, il cui sviluppo originario è presumibile si estendesse anche sulle pareti.

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Le decorazioni della volta del piano terreno, di fattura decisamente semplificata rispetto a quelle del piano nobile, si presentano in migliore stato di conservazione.
La presenza diffusa di polveri di natura incoerente, principalmente imputabili alla presenza di depositi compatti (nero fumo) dovuti all’utilizzo passato di camini o stufe per il riscaldamento a legna, ha causato un generale annerimento della superficie e favorito i fenomeni di disgregazione e distacco della pellicola pittorica dal supporto (fig.21).

fig. 21: Decorazioni della volta del piano terreno


Le decorazioni sono anche interessate da fessurazioni di lieve e media entità, manifeste con soluzioni di continuità nel microspessore della pellicola pittorica, anche se in questo caso il fenomeno assume una rilevanza decisamente minore se confrontato con quello del piano superiore. Non sono rintracciabili grosse lacune o zone interessate da perdita di intonaco o pellicola pittorica e neppure aree interessate da estese formazioni saline, è piuttosto la zona in corrispondenza del basamento (priva di apparato decorativo) che palesa forme di umidità di risalita che in alcuni casi hanno consentito di rinvenire al di sotto dell’attuale coloritura tracce di una decorazione precedente (la cui presenza sarà accertata in campagna stratigrafica).

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Anche il fenomeno delle ridipinture è piuttosto circoscritto anche se è chiaramente intuibile che l’attuale decorazione sia stata realizzata su una decorazione più antica, sottostante quella attuale e in buona parte ancora ben leggibile (fig.22): l’intervento di restauro tenderà a conservare l’attuale configurazione pur cercando di trovare una corrispondenza tra le informazioni dell’indagine visiva e quelle emerse durante la campagna stratigrafica.

fig.22: Ridipinture che coprono il disegno originale ben evidente

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Lo stato di conservazione dei manufatti lignei

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casa_alice_25 Manufatti lignei di pregio sono conservati nel salone del piano nobile (fig. 23, A)) e nei due ambienti voltati ad esso adiacenti (fig.23, B) e C)).
In modo specifico nel salone A) sono conservati sei portoncini intelaiati a due ante con specchiature modanate e con montanti verticali e traversa orizzontale decorati a rilievo (fig.23), mentre nei saloni adiacenti B) e C) sono conservate tre porte cui corrispondono cinque sovraporta dipinti su tela. Sempre nel salone B) è conservata una porta di dimensioni maggiori e fattura presumibilmente settecentesca che separa (senza alcuna tramezza divisoria) questo salone dal vicino salone dipinto.
fig.23: Planimetria del piano nobile

Per quanto è stato possibile constatare i portoncini del salone A) (fig.24) sono ancora funzionanti anche se non si è avuto modo di accertare il corretto meccanismo di apertura e chiusura in quanto dietro alcuni di essi è stata realizzata una tamponatura in mattoni (che divide questa dall’adiacente proprietà) che sta progressivamente collassando. Le maniglie e le toppe (o scudetto), appartenenti alla ferramenta originale e ancora conservate solo su alcuni dei portoncini, si presentano complessivamente in buono stato di conservazione (fig.25).

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fig.24: Portoncini del salone fig.25: Maniglia e toppa dei portoncini


Dalla semplice analisi visiva le forme di degrado rintracciate sono riconducibili all’utilizzo passato di cere protettive che hanno provocato alterazioni cromatiche della superficie lignea con progressivo scolorimento della tinta originaria e parallelamente (specie sulle decorazioni a rilievo) sono visibili depositi compatti di colore scuro, piuttosto filamentosi (nero fumo) riconducibili all’utilizzo nel locale di camini o stufe a legna per il riscaldamento.
Non sono state, invece, individuate rotture o discontinuità tra gli elementi costitutivi tali da richiedere importanti interventi di integrazione o sostituzione.

casa_alice_21 La parte alta dei portoncini conserva un pannello sovraporta dipinto con composizioni a tema floreale (fig.26), non è stato possibile valutare l’effettiva consistenza materica di questo pannello (presumibilmente su supporto cartaceo applicato su tela), per questo motivo in via preliminare al restauro, si valuterà l’ipotesi di procedere alla realizzazione di alcuni saggi stratigrafici per testare l’eventuale presenza di una decorazione sovraporta più antica e la tecnica pittorica adottata per la realizzazione dell’attuale.
fig.26: Pannello sovraposta dipinto


Le porte dei due saloni B) e C) risultano di fattura diversa rispetto a quella dei portoncini e sono caratterizzate dalla presenza di pregevoli pannelli sovraporta, dipinti su tela e raffiguranti vedute.
Nel salone C) sono conservate tre di queste porte alle quali corrispondono quattro pannelli sopraporta: in corrispondenza di uno di questi, infatti, è stata realizzata un’apertura (attualmente coperta da una tenda) che ha sostituito l’originaria porta lignea (nella schematizzazione planimetrica pallini arancioni in ovale tratteggiato). Nel salone attiguo D) troviamo il retro di uno delle tre porte del salone C) alla quale corrisponde il quinto sovraporta e sempre in questa sala è conservata una porta in legno di dimensioni maggiori che consente il collegamento ad uno dei portoncini del salone dipinto del medesimo piano.


La porta del salone B), di fattura presumibilmente settecentesca è diversa dalle altre per le maggiori dimensioni e la particolare modanatura. La ferramenta originale, ancora conservata, si presenta in buono stato di conservazione.

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Lo stato di conservazione della pavimentazione del piano nobile

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Il salone dipinto del piano nobile ha una pavimentazione in marmette ancora buono stato di conservazione. In questa prima fase di recupero dell’edificio è intenzione della Committenza predisporre l’impianto di riscaldamento: la tipologia scelta è quella a pavimento sia per ragioni di risparmio energetico (in considerazione dell’altezza interna del locale) che per garantire una migliore conservazione delle pitture murali dopo il restauro, evitando l’eventuale produzione di polveri o depositi compatti riconducibili ai sistemi di riscaldamento più tradizionali (radiatori o termoconvettori ad aria calda). La fattibilità di questo intervento sarà naturalmente valutata in corso d’opera, provvedendo alla preliminare rimozione di un porzione di pavimentazione (circa 5 mq) per verificare gli spessori esistenti e la possibilità di procedere alla rimozione e successiva ricollocazione delle marmette senza eccessive distruzioni.

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La pavimentazione del salone corrisponde ad una tipologia piuttosto comune nell’edilizia storica piemontese, frequentemente adottata in presenza di vani non perfettamente regolari laddove il sistema visivo di fasce e guide permetteva di riportare otticamente l’ambiente alle proporzioni ideali. Anche in presenza di minime imperfezioni si creava, a prescindere dalle giaciture dei muri, un perimetro esattamente regolare all’interno del quale si andavano a posare con precisione gli elementi del campo centrale, mentre le zone esterne venivano riempite con elementi anche di dimensione variabile, tagliati sul posto (fig.31).

fig. 31: Schema di posa del pavimento

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La realizzazione di una pavimentazione di questo tipo partiva anzitutto da una “guida” generalmente posta nella zona più lontana all’accesso a cui veniva allineata la prima fila di marmette del campo centrale (fig.32). Da questa, dopo avere teso i fili a squadro, avanzava la posa del campo centrale secondo la direttrice ortogonale alla guida di inizio mentre le marmette più esterne venivano adattate allo spazio residuo mediante operazioni di taglio a piè d’opera. Molto spesso in corrispondenza degli sguinci delle finestre si creavano delle soglie a motivi vari (losanghe, stelle, triangoli composti, ottagoni)

fig. 33: Schema di posa della pavimentazione del salone

venendo a creare una sorta di corrispondenza tra l’architettura in pianta e quella in alzato (come nel caso della pavimentazione in oggetto).

Nello schema grafico qui inserito è stato illustrato l’ipotetico sistema di posa adottato per la realizzazione della pavimentazione del salone che potrebbe rivelarsi utile in fase di “smontaggio e montaggio” della stessa .

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