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Il Mobile - Tecniche decorative
Scritto da Mastro Santi   
Indice
Restauro dell'Intarsio
Cap. II
Cap. III

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

***
Metodologie di Restauro dell'Intarsio

Premessa


Le qualità specifiche di un artigiano che intende avvicinarsi alla professione del restauratore sono molte e tutte riguardano la sensibilità per l'arte, la sua cognizione e una predisposizione naturale verso il disegno e la raffigurazione.
Credo profondamente che il bravo restauratore in fondo sia anche un eccellente artista, guai non lo fosse. Una grande perizia tecnica e una conoscenza profonda della materia, dove vogliamo intervenire, sono la base per diventare ottimi restauratori. La figura del restauratore ad hoc deve possedere una preparazione chimico scientifica e culturale accompagnata da una formazione di scuola-bottega approfondita, da consentire una miscela di conoscenze e sensibilità che porta ad ottenere un operatore capace di comprendere ed effettuare un intervento di restauro.
Conoscere aiuta a capire e quindi a rispettare qualsiasi opera d arte, anche la più umile.

Questo capitolo dedicato al restauro della tarsia vuole fornire suggerimenti teorici e metodologie da applicare per un intervento di restauro più corretto possibile.
Penso che sia appropriato usare il termine possibile in quanto nessun intervento può essere esente da critiche dimostrando in assoluto un valido intervento di restauro.
La prerogativa del restauro è mirata a far prolungare più possibile nel tempo un opera d arte, accettando consapevolmente il ciclo vitale di un opera.
Il restauro, nei secoli, ha seguito mode e scoperte scientifiche che modificano, anche adesso, le metodologie d applicare alla conservazione di opere.
Molti artisti e storici dell'arte si sono pronunciati nel corso delle epoche nel dare giuste indicazioni per la conservazione delle opere d arte dettando delle regole da osservare per questo tipo di Arte .
È solamente da pochi decenni che si parla di restauro come azione critica preoccupati di dare dei canoni, più corretti possibili, da applicare ad un intervento di restauro; con l'intento di far leggere qualsiasi azione reintegrativa apportata ad un opera per non incorrere nel falso storico. In Italia questo problema per la conservazione di opere è stato codificato da una serie di Carte del restauro che sono state redatte dagli anni 30 fino agli ultimi decenni (Carta di Venezia 1964, Carta del restauro 1972 e Carta CNR 1987)
La prerogativa delle carte di restauro è mirata, oltre alla salvaguardia delle opere, alla riconoscibilità e alla reversibilità di un qualsiasi intervento

Il problema relativo ad una lettura visibile di restauro ha portato inevitabilmente a due linee di pensiero.
Il più nobile, da collocare sotto la tutela delle Soprintendenze ai Beni Culturali è mirato al recupero e alla conservazione di opere che consentano alle generazioni che verranno, una lettura più corretta possibile dell'opera come si presentava originariamente.
I criteri suggeriti dalla carta del restauro, dovrebbero riguardare anche quando si opera in manufatti rivolti al mercato dell'antiquariato.
Per i motivi commerciali e di destinazione ad abitazioni private, che sono diversi da un manufatto da collocare in un museo, questi consigli non vengono generalmente attuati specialmente nel campo del restauro di mobili.
Con questo non voglio giustificare ne distinguere gli interventi di restauro da attuare per un qualsiasi valore, o distinguendo manufatti tra arti minori e arti maggiori, perché ogni opera anche se di minore importanza ha dei valori storici e culturali da salvaguardare.
Come tutti sanno il restauro commerciale privilegia il camuffamento delle parti ricostruite, quindi il valore di un buon restauro, sta nella bravura dell'operatore a mascherare più possibile, nel caso dei mobili, le parti reintegrate, pur di ridare all'oggetto un valore estetico e di uso.
Il mercato dell'antiquariato è sempre esistito ed ha seguito il gusto nelle varie epoche pur di ridare un valore mercantile ad un manufatto, senza tenere conto, nella maggioranza dei casi, della riconoscibilità dell'intervento, cambiando a volte anche il valore d uso o peggio il significato ad un opera figurativa.
Con questo non voglio demonizzare in assoluto il restauro eseguito a scopi commerciali, credo che in molti casi abbia contribuito a salvare opere che sarebbero state abbandonate per incuria o per ignoranza. Non è da sottovalutare il restauro di queste opere solamente perché rappresentano manufatti da destinare al mercato o per il semplice motivo della loro funzione di oggetti d uso e di estetica nelle abitazioni; ciò sarebbe riduttivo e molto pericoloso.
Giustificare un qualsiasi intervento, solamente per questi valori , può causare danni irreparabili ad un manufatto.
Affidare ad un restauratore sensibile e qualificato, un qualsiasi manufatto, sicuramente limita i traumi di un intervento di restauro. Questi sicuramente saranno meno invasivi rispettando più possibile l'aspetto originario dell'oggetto.
La regola dei restauratori di una volta era quella nel dire meno si tocca un opera e meglio è in una piccola frase come questa, si può capire il rispetto e l'amore nei confronti dell'opera d arte rivolta alla sua conservazione.

Per essere dei capaci restauratori di mobili, bisogna essere in fondo anche dei bravi ebanisti. È impossibile immaginare un restauratore di manufatti lignei che non conosca la storia del mobile, o che non sappia distinguere i vari tipi di legno e le tecniche di costruzione.
Aggiungerei che un restauratore completo, oltre che ottimo ebanista, deve essere in grado di conoscere e di eseguire le varie discipline decorative applicate in un mobile nel corso della sua storia. Non vorrei sembrare blasfemo, ma a mio avviso un eccellente falsario è in fondo anche un bravo restauratore, perché conosce approfonditamente tutte le tecniche decorative e di costruzione di un opera lignea dei tempi passati.
Aggiungerei che il restauratore moderno non si deve limitare ad utilizzare le tecniche e i prodotti usati nei tempi passati. Egli per compiere un restauro conservativo atto a prolungare nel tempo l'opera d Arte deve saper integrare servendosi dei nuovi prodotti e strumenti di analisi innovativi

La scheda tecnica e il progetto di restauro

In questo paragrafo vorrei elencare dei consigli, frutto di insegnamenti derivati dalla scuola e successivamente da corsi di formazione promossi dalla mia provincia dove ho appreso una condotta esemplare per affrontare un corretto intervento di restauro.
Prima di iniziare un qualsiasi restauro l'operatore fa di regola una serie di considerazioni mentali che cercano di analizzare tutti gli aspetti e i valori dell'oggetto da restaurare.
Valutare mentalmente un restauro non basta per capire profondamente tutti gli elementi che devono essere considerati in un intervento.
Per valutare un opera, prima di procedere, consiglio di compilare una scheda tecnica di restauro dove siano elencate tutte le indicazioni scaturite da una prima analisi.
Queste informazioni ricavate dall'oggetto, ci aiuteranno a redigere un progetto di restauro che contenga la descrizione della fase esecutiva.

Scheda tecnica

•Analisi del mobile:

descrizione generale del mobile legno/i impiegati per l'ossatura; qualora il mobile si presentasse listrato o impiallacciato elencare i tipi di essenza adoperate per la listratura del manufatto.
Esempio:
radiche, piume disposizione dei piallacci.
rilevamento delle misure, datazione e luogo di origine.

•Stato di conservazione:

serie di valutazioni di come si presenta l'oggetto
Esempio:
sconnessioni stato della superficie legnosa ritiri o crepe, se attaccato da insetti.
restauri precedenti.

•Descrizione dell'intarsio:

Delineazione del motivo, figurativo floreale geometrico. Se presenta colorazioni, tinture, ombreggiature o essenze diverse da legno avorio madreperla ecc.. Tipi di piallacci impiegati indicandone lo spessore.

•Trattamento della superficie di finitura del mobile:

tipi di vernici, cere o resine impiegate.



 

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