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Architettura - Articoli pubblicati
Scritto da A.B. Caldini   
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Dopo il Restauro
La Reggia di Venaria Reale

Un esempio illustre di progetto organico di restauro sul nostro territorio è senz’altro il recente recupero della Reggia di Venaria Reale (figg. 4-5-6) che rappresenta uno dei più importanti cantieri di restauro a livello europeo, soprattutto in considerazione del fatto che ha interessato un complesso su scala urbanistica che, oltre alla Reggia, si è allargato a comprendere la città di Venaria e del suo centro storico, il Borgo Castello della Mandria e il suo parco, circa trenta cascine e ville interne e molti terreni abbandonati, recuperati come giardini.

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Fig. 4: Reggia di Venaria Reale:veduta d’insieme della Torre del Belvedere, della Cappella di Sant’Uberto e di alcune facciate del centro storico di Venaria in parte ancora da recuperare (a sinistra).


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Fig. 5: Reggia di Venaria Reale: particolare della Torre del Belvedere.

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Fig. 6: Reggia di Venaria Reale: particolare della Torre dell’orologio.

Prima del restauro la Reggia si presentava allo stato di rudere, in grave disagio statico a causa dei crolli di alcune parti strutturali, le finestre o erano prive di serramenti o si presentavano tamponate (figg. 7-8),

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Fig. 7: Reggia di Venaria Reale: particolare di una delle finestre dell’ultimo piano  “prima” del restauro.
Immagine estratta da: F. Pernice (a cura di), La Reggia di Venaria Reale.
Oltre il tempo e lo spazio, Celid, Torino, 2008, p.17.

Fig. 8: Reggia di Venaria Reale: particolare di una delle finestre dell’ultimo piano “dopo” il restauro.

il manufatto si presentava in stato di totale abbandono e con i preziosi apparecchi decorativi, pittorici e plastici, gravemente danneggiati (fig. 9-10).

L’intervento di restauro, oggi già largamente documentato e pubblicato (Nota 6), è stato il frutto di un’accurata campagna diagnostica, avviata nel lontano 1996, costituita da oltre 5.800 analisi (Nota 7) che hanno permesso di conoscere le tipologie di malte utilizzate dallo Juvarra o quelle del ’600 del Castellamonte, le tecniche utilizzate, i tipi di decorazione, consentendo lo studio di nuovi pavimenti in cocciopesto a basso spessore e contenuto costo economico, di riproporre il cosiddetto “marmorino sabaudo” con caratteristiche simili all’intonaco juvarriano originale.

Nota 6: Per l’interessante campagna fotografica del “prima” e del “dopo” si veda: F. Pernice (a cura di), La Reggia di Venaria Reale. Oltre il tempo e lo spazio, Celid, Torino, 2008. Si veda anche: AA.VV., La Reggia di Venaria, Collana “Le grandi residenze sabaude”, Allemandi Editore, Torino, 2007 (in allegato a LA STAMPA).


Nota 7: Come spiega lo stesso coordinatore e direttore tecnico dei restauri, Ing. Francesco Pernice, Soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte, l’insieme delle analisi è composto da sezioni lucide e sottili, fotografie ad infrarosso, calcimetrie, termogravimetrie, porosimetria a mercurio, determinazione dei sali solubili...

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Fig. 9: Reggia di Venaria Reale: la Galleria Grande (Piano Terra) “prima” del restauro.
Immagine estratta da: F. Pernice (a cura di), La Reggia di Venaria Reale. Oltre il tempo e lo spazio, Celid,Torino, 2008, p. 47.
Fig. 10: Reggia di Venaria Reale: la Galleria Grande (Piano Terra) “dopo” il restauro.
Visita dell’Università della Terza Età di Acqui Terme, 7 maggio 2009.

A restauri terminati la Reggia è ancora un cantiere aperto sul quale sono periodicamente effettuati controlli tesi al monitoraggio continuo del suo stato conservativo. La chiusura settimanale della struttura consente ad operatori qualificati di ispezionare ogni singolo ambiente ed effettuare piccole operazioni manutentive che garantiscono nel tempo la buona
conservazione del manufatto. La presenza di “vie ferrate” all’interno della Chiesa di Sant’Uberto consente a restauratori specializzati, dotati di specifico patentino, di effettuare la
periodica pulizia delle facciate calandosi dai cornicioni con cinture di sicurezza collegate a cavi di acciaio. Tra i soggetti “manutentori” ci sono anche due falchi stanziali allevati in cattività che garantiscono l’allontanamento dei piccioni e dei colombi (Nota 8).


C’è da sperare che l’esempio della Reggia di Venaria Reale sia destinato a non rimanere un caso isolato e possa costituire una base di riferimento per nuovi progetti di valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

Nota 8 Le informazioni sulla Reggia sono state estrapolate anche dall’intervista video all’Ing. Francesco Pernice, Soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte e Direttore tecnico coordinatore dei restauri della Venaria Reale, “Volti e storie della Venaria Reale” produzione Regione Piemonte, Quartarete, http://www.lavenaria.it



 

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