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Architettura - Articoli pubblicati
Scritto da A.B. Caldini   
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Durante il Restauro
Prove dinamiche (I)
Prove dinamiche (II)

Prove dinamiche (II) 

Il monitoraggio termoigrometrico locale è stato, invece, effettuato utilizzando un apparecchio elettronico (Nota 7) per la registrazione dei dati attinenti la temperatura e l’umidità relativa dell’ambiente, i dati sono stati registrati dai due logger, posizionati in maniera stabile all’interno della fabbrica e, successivamente, elaborati con specifico software (fig. 9).

Nota 7: Smart Reader Plus 2.

Monitoraggio locale del regime termoigrometrico. Fase di trasferimento delle informazioni acquisite

Fig. 9 - Morsasco (Al), Chiesa di San Vito.
Monitoraggio locale del regime termoigrometrico.
Fase di trasferimento delle informazioni acquisite

dai due logger posizionati all’interno della fabbrica

su pc ed elaborazione dei dati tramite specifico software.

Campagna fotografica a condizione di luce incidente: particolare del Santo a cavallo dell’affresco

Fig. 10 - Morsasco (Al), Chiesa di San Vito.
Campagna fotografica a condizione di luce incidente: particolare del Santo a cavallo dell’affresco centrale

Campagna fotografica a condizione di luce radente: particolare del Santo a cavallo dell’affresco centrale con evidenziazione della presenza diffusa di formazioni saline.

Fig. 11 - Morsasco (Al), Chiesa di San Vito. Campagna fotografica a condizione di luce radente: particolare del Santo a cavallo dell’affresco centrale con evidenziazione della presenza diffusa di formazioni saline.

L’interesse si è poi venuto a concentrare sulle pitture murali interne che sono state dapprima sottoposte ad un’accurata campagna fotografica, in condizioni di luce incidente (fig. 10) e radente (fig.11), e successivamente sono divenute oggetto di specifiche analisi chimiche della componente inorganica (Nota 8), previo prelevamento in situ (concertato con il funzionario della Soprintendenza) di alcuni campioni di pellicola pittorica (Nota 9) (figg.12-13). La campagna fotografica ha permesso di confrontare gli stessi particolari a luce incidente e radente ed individuare forme di degrado spesso non visibili senza il supporto della fonte luminosa radente.


Le analisi di laboratorio hanno permesso di risalire alla composizione media di una zona del campione e degli elementi presenti nella zona selezionata e, aspetto molto più interessante, hanno consentito l’analisi puntuale di una zona circoscritta. Non è stata, invece, possibile la valutazione quantitativa degli elementi presenti nei campioni né risalire alla composizione dei consolidanti e dei fissativi utilizzati nel corso di precedenti restauri (Nota 10).

Nota 8: Le analisi chimiche sono state realizzate dal Dipartimento di Chimica e Chimica
Industriale dell’Università degli Studi di Genova, Facoltà M.F.N. del Prof. Enrico Pedemonte.
Nota 9: I campioni prelevati sono stati complessivamente dieci cui otto sull’affresco absidale e due
su quello laterale

Nota 10: Come nel caso del restauro del 1976, eseguito dal Restauratore Piero Vignoli di Quargnento (vd. scheda di restauro conservata presso l’Archivio della Soprintendenza di Torino), in occasione del quale sono state effettuate stuccature e piccole integrazioni pittoriche ed è stato realizzato il fissaggio della pellicola pittorica con un consolidante non precisato che ha provocato il precoce invecchiamento della superficie dipinta, la formazione di zone traslucide e la conseguente perdita di adesione tra gli strati pittorici con formazione di sacche in fase di caduta.

Il “caso” della pieve di San Vito è il classico esempio di quanto possa essere importante investire tempo e risorse nella fase del “durante”, in particolare nelle analisi diagnostiche:
i dati raccolti hanno consentito di effettuare un intervento mirato di messa in sicurezza in funzione antisismica e consolidamento. Oggi San Vito è nuovamente agibile e tutto questo grazie non solo all’iniziativa privata di un gruppo di giovani specializzandi ma anche all’interessamento e al contributo

di un gruppo eterogeneo di attori che hanno lavorato (per quanto possibile) in sinergia: la Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti (oggi S.S. in Beni Architettonici e del Paesaggio) della Facoltà di Architettura di Genova, il D.I.S.E.G. della Facoltà di Ingegneria di Genova e il Prof. Ing. Sergio Lagomarsino, il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale della Facoltà di M.F.N. di Genova e il Prof. Enrico Pedemonte, il Comune di Morsasco, il Parroco di Morsasco Don Giannino Minetti, l’allora funzionario di zona della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte dott. Fulvio Cervini, l’impresa Gazzana Restauri di Acqui Terme (Nota 11) e la Provincia di Alessandria, nella persona dell’allora Assessore alla Cultura Prof. Adriano Icardi, che con tenacia si è fatta carico della sponsorizzazione (Nota 12) dell’intera fase diagnostica.

Schema grafico dell’affresco centrale con individuazione dei punti di prelevamento dei campioni di pellicola pittorica sottoposti ad analisi chimica.

Fig. 12 - Morsasco (Al), Chiesa di San Vito. Schema grafico dell’affresco centrale con individuazione dei punti di prelevamento dei campioni di pellicola pittorica sottoposti ad analisi
chimica.

Di recente sul settimanale locale “L’Ancora” è comparso un articolo che aveva per oggetto una tesi di laurea sul recupero del ponte Carlo Alberto sul fiume Bormida presso Acqui Terme13: uno studio interessante ed accurato, supportato dalla supervisione di un luminare in materia di restauro, il Prof. Stefano F. Musso14, e considerato il valore storico culturale dell’oggetto, potrebbe forse essere occasione di sinergia tra il Comune di Acqui, l’Università di Genova, Fondazioni, Associazioni ed ogni altro interlocutore che voglia dimostrare la propria sensibilità per la conservazione del patrimonio culturale del nostro territorio.

duranterestauro_13

Fig. 13 : Morsasco (Al), Chiesa di San Vito. Particolare del punto di prelievo del campione n. 6 corrispondente alla testa del Santo a cavallo (giallo). Questo campione è stato prelevato per due motivazioni: analizzare la tipologia delle salificazioni presenti e confrontarlo con il giallo del campione n.3 (prelevato sulla Croce), poiché l’indagine a luce radente ha fatto sorgere un dubbio sull’originaria estensione dell’affresco

Nota 11: L’impresa Gazzana ha eseguito a titolo gratuito la messa in sicurezza degli affreschi, in assenza di fondi specifici per questo tipo di intervento sulle pitture murali.
Nota 12: Concessa mediante stipula di apposita convenzione tra la S.S.R.M. di Genova, il gruppo di ricerca e la Provincia di Alessandria.
Nota 13: Cfr., L’Ancora n. 9 de l’8 marzo 2009, p. 8. La tesi di laurea è stata discussa nell’A.A. 2006/2007 presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova dal dott. Cristian Foglino.
Nota 14: Direttore della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti (oggi S.S. in Beni Architettonici e del Paesaggio) della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studio di Genova.



 

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