Formazione
Atti del Convegno Calce 2009 Stampa
Architettura - Formazione
Scritto da A.B. Caldini   

Abstracts degli interventi al ConvegnoCalce09

Di seguito sono pubblicati gli atti del convegno tenuto dal Forum Italiano Calce a Genova il 3 e 4 dicembre 2009 dal titolo "La calce materiale antico idee nuove".
Convegno al quale ho partecipato con grande interesse anche in considerazione del fatto che nell'ambito dello spazio che il convegno ha dedicato ai tesisti che a vario titolo hanno trattato il tema della CALCE era presente un poster curato dalla Dott.ssa Paola Allemanni relativo all'ECOMUSEO DELLA PIETRA E DELLA CALCE DI VISONE (AL) che da semplice argomento di tesi di laurea è divenuto (a distanza di alcuni anni) progetto di conservazione e restauro (I lotto) della FORNACE CANEPA DI VISONE (AL) (Coordinamento del progetto Dott.ssa Paola Allemanni; Progettazione Arch. Antonella B. Caldini; Coll. alla progettazione Goem. Maurizio Carozzi)

Tra gli abstracts sono particolarmente interessanti i seguenti contributi:


- quello dell'arch. Rita Vecchiattini (Università di Genova, Fac. Architettura) sul censimento in itinere delle fornaci da calce (tra le quali, appunto, quella di Visone non più attiva e che sarà recuperata a breve);
- quello di Alessia Bianchi (Dipartimento PAU, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria) sull'intonaco al bergamotto (uno studio che ho trovato davvero interessante);
- quello di Giovanni Luca A. Pesce (Università di Genova, Fac. Architettura) sull'uso del caolino come idraulicizzante delle malte di calce aerea


PER UN CENSIMENTO DELLE FORNACI DA CALCE. STATO DELL'ARTE SUL PROGETTO DI CATALOGAZIONE "MILLEFORNACIDACALCE"

Rita Vecchiattini


Dipartimento di Scienze per l'Architettura, Universita degli Studi di Genova
rvecchiattini@leonardo.arch.unige.it

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La conservazione e la valorizzazione delle testimonianze di attivita produttive ormai abbandonate sono in molti casi strettamente legate alla difesa stessa del territorio in cui sorgono i diversi manufatti. I siti, talvolta, presentano caratteristiche ambientali di grande interesse, in alcuni casi penalizzate ma in altri arricchite proprio dalla presenza degli insediamenti produttivi.
Un caso emblematico e quello delle fornaci per la produzione della calce: costruite in territorio
montano o pedemontano, caratterizzato da pendii piu o meno accentuati nei quali sono incastonati in modo da beneficiare di un buon isolamento termico e facilitare le operazioni di carico e scarico della camera di fuoco sfruttando due accessi posti a quote differenti.

Tali impianti produttivi sono solitamente riconoscibili, nel territorio, per la loro caratteristica forma di torre, a pianta circolare o quadrangolare, con copertura piana, per lo piu costituita da una tettoia, o da una pseudo volta, con o senza camino sommitale.

Si tratta di manufatti semplici, realizzati con materiali e tecniche locali, il cui valore è profondamente legato all'aspetto formale, materiale e all'immagine che noi percepiamo oggi, per quanto degradata possa essere.
In seguito alla dismissione delle cave e dell'attivita produttiva la maggior parte delle fornaci da calce è spesso utilizzata come deposito, cisterna e, talvolta, come discarica, favorendo il degrado degli impianti originari che, in alcuni casi, ha gia portato alla rovina di manufatti mentre, in altri, ha creato situazioni di pericolo per l'incolumita pubblica.
Si tratta oggi di salvaguardare un patrimonio diffuso composto da "piccole cose", nessuna delle quali particolarmente significativa sul piano paesaggistico o architettonico e, forse, nessuna veramente unica, ma ciascuna dotata di alto valore testimoniale, in quanto traccia superstite di una storia e di complessi insediativi piu vasti, esprimendo con cio una ricchezza culturale legata anche a molti elementi di tipo immateriale.
Il primo passo per la tutela e la conoscenza e in questo senso si configura il censimento proposto che traguarda idealmente la possibilita di individuare alcuni siti di particolare rilevanza nazionale da valorizzare anche attraverso la realizzazione di eco musei della calce, in grado di far emergere la complessa trama culturale che unisce fra loro gli elementi tipici di un determinato territorio: i caratteri ambientali, paesaggistici, architettonici, storici, economici, ...


Rita Vecchiattini, architetto e dottore di ricerca in Ingegneria dei materiali svolge attivita di ricerca e didattica presso l'Universita degli Studi di Genova - Dipartimento di Scienze per l'Architettura - ove e docente nell'ambito del Laboratorio di restauro dei Monumenti e della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio. Si occupa da anni di temi legati alla conservazione del costruito storico e, in particolare, ha approfondito l'aspetto legato alla conoscenza dei materiali e degli elementi costruttivi come testimoniano le numerose pubblicazioni a stampa e i contributi presentati a convegni nazionali e internazionali. E' autrice del volume "La civilta della calce. Storia, scienza e restauro" edito da De Ferrari.

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PIETRE DA CALCINA: DENOMINAZIONI, APPROVVIGIONAMENTO E SCELTA DELLA MATERIA PRIMA IN TOSCANA (SECOLI XVII-XVIII)


Prisca Giovannini

Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento - prisca.giovannini@provincia.tn.it

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<< (...) La seconda fralle masse maggiori di petrificazioni costituenti i Monti Primitivi della Toscana e la pietra calcaria, chiamata nel fiorentino alberese>>: nella seconda meta del XVIII secolo, il naturalista granducale Giovanni Targioni Tozzetti affianca alla diffusione territoriale e alle diverse denominazioni di questo litotipo (albazzano, palombino, colombino) le varie specie di sasso documentate anche nel secolo precedente (sasso albano, sasso colombino, sasso coltellino, sasso alberese, sasso maschio, sasso porcino); nel particolare, riporta le denominazioni delle pietre da calcina (pietre alberesi, pietre colombine, pietre calcinaie) cosiccome quelle dei diversi tipi di calce (calcina forte, calcina dolce e calcina per imbiancare).
Sulla base del lessico ricorrente in Toscana nei secoli XVII e XVIII, sono forniti alcuni chiarimenti sui tipi e denominazione dei calcari e, in particolare, delle pietre da calce rispetto ai siti di approvvigionamento e alla scelta della materia prima, allo scopo di evidenziare l'articolato sistema di conoscenze per la produzione di calci con prestazioni funzionali diversificate.


Prisca Giovannini, direttore presso il Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento,
svolge attivita di ricerca applicata alla produzione storica dei materiali lapidei, in particolare a
quella dei materiali lapidei in territorio trentino, (pietra, laterizi e malte) mediante diagnostica in situ, osservazioni morfologiche-morfometriche e analisi mineralogico-petrografiche
.

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LA NUOVA CALCE STORICA DI PALIZZI E L'INTONACO AL BERGAMOTTO: APPLICAZIONI SPERIMENTALI E INDAGINI PER L'ACCERTAMENTO DELLE PROPRIETA ANTIBATTERICHE E ANTIMICOTICHE


Alessia Bianco, Antonella Postorino


Dipartimento PAU, Universita degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria
alessia.bianco@unirc.it , antonellapostorino@libero.it

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Il contributo riporta le risultanze di una ricerca sperimentale, iniziata nel 2004 con un denso
censimento delle cave e delle fornaci di calce in Calabria, che ha portato ad individuare in Palizzi (RC) un sito di estrazione della pietra calcarea e produzione di calce di grande rilievo sino al Dopoguerra. Di qui la sperimentazione, eseguita nel 2006, di riattivare la produzione di calce a Palizzi presso una cava pilota e di produrre grassello di calce, al fine di verificare se il prodotto realizzato potesse rispettare le indicazioni normative di settore e quindi poter essere reintrodotto nel mercato del restauro conservativo e della bioedilizia. Detto primo tentativo ha prodotto risultanze tanto incoraggianti da indurre nel 2007 a realizzare delle applicazioni reali in cantieri pilota presso alcuni edifici rurali storici di Bova Marina (RC), ove detto grassello e stato utilizzato per malte di allettamento, anche per usi speciali (quali sarcitura di lesioni o riparazioni murarie in breccia, ove necessitavano prodotto con proprieta a ritiro controllato) e per intonaci, anche qui dalle peculiari proprieta (deumidificanti e traspiranti). Il monitoraggio di detti interventi, eseguito nel 2007 e 2008, ha portato a risultanze positive in termini di verifica della durabilita delle prestazioni richieste alle diverse soluzioni tecnologiche realizzate.
Nel 2009 ha avuto svolgimento un'altra sperimentazione inedita, oggetto specifico di questa
trattazione, concernente lo studio degli usi storici della calce di Palizzi, da cui è emerso, sebbene solo da fonti orali, che gli intonaci di Palizzi venivano talvolta additivati con prodotti di scarto della lavorazione del bergamotto, un agrume autoctono di questa regione, utilizzato per l'estrazione delle essenze da cosmesi. Nella tradizione pero il bergamotto veniva impiegato anche come lenitivo, disinfettante e antisettico; di qui l'idea di ricerca di verificare se detto intonaco, additivato con bergamotto, avesse proprieta antisettiche e antimicotiche e quindi potesse essere impiegato per usi speciali, come quelli richiesti per ambienti umidi (vani affetti da umidita di risalita o interrati) o ambienti ove e necessario un controllo della salubrita (camere sterili, sale operatorie, cucine).

La sperimentazione, che ha visto l'fesecuzione di campioni di malta con calce di Palizzi , variamente additivati con scarti del bergamotto, esposti ad ambienti molto diversi (un bagno pubblico, la cucina di una mensa, un cortile frequentato da animali domestici), successivamente inseriti in camera climatica e poi osservati al microscopio, ha evidenziato che al crescere della percentuale di bergamotto si poteva apprezzare una diminuzione della carica microbica, la quale pero non sembra seguire una sequenza numerica lineare, di qui la verifica, seppur solo parziale, del presupposto della sperimentazione.


Alessia Bianco, architetto-conservatore e dottore di ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici, si occupa di tecnologie per il restauro strutturale conservativo presso il Labo.Reg. (Laboratorio Regionale di Ricerca Scientifica applicata ai centri storici) del Dipartimento PAU dell'Universita degli Studi di Reggio Calabria), che ha come prevalente finalita la sperimentazione di materiali costruttivi locali e il loro trasferimento tecnologico.

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LA PRODUZIONE DI CALCE NELLA CAMPAGNA ROMANA IN ETA' MODERNA: MATERIALI E ASPETTI ORGANIZZATIVI


Manuel VAQUERO PINEIRO


Dipartimento di Scienze Storiche, Universita degli Studi di Perugia - vaqurero@sp.unipg.it

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A partire dal XV secolo il territorio intorno a Roma fu oggetto di un intenso processo di sfruttamento, in funzione delle esigenze dei numerosi cantieri edilizi aperti in citta.

In particolare, acquistarono notevole importanza le attivita legate alla produzione della calce, al punto che il ciclo produttivo collegato al funzionamento dei forni da calce fini per contraddistinguere ampi settori della campagna suburbana.
Se durante il Medioevo predominò la pratica di ottenere calcina utilizzando i blocchi di marmo
prelevati dagli edifici antichi, in seguito tanto la cultura umanistica - rivolta alla salvaguardia delle vestigia del passato - quanto, soprattutto, l'aumento della domanda determinarono il graduale abbandono dei tradizionali sistemi di approvvigionamento. Nel corso dell'età moderna, la legislazione municipale vietò l'esistenza di forni da calce all'interno del recinto urbano: di conseguenza, il fenomeno della produzione di calce divenne rurale, acquisendo grande rilevanza in alcune aree, come ad esempio a ridosso delle cave di Tivoli, dove si verifico la diffusione di impianti che utilizzavano come materia prima le scaglie di travertino. Nella pianura vicina a Tivoli si concentro una manodopera specializzata proveniente da altre regioni, mentre i corsi fluviali (Tevere e Aniene) si dimostrarono di fondamentale importanza nell'organizzazione del trasporto del materiale fino ai cantieri cittadini. Come dimostra il caso delle fornaci di Tivoli, riconducibili a un dinamico ceto di mercanti-imprenditori cresciuto sulla scia dell'espansivo mercato cittadino, dietro la gestione dei forni da calce si nasconde una realtà assai articolata, analizzando la quale è possibile ricostruire il contesto economico della crescita edilizia.


Manuel Vaquero Pineiro, ricercatore di Storia Economica, insegna Storia dei Sistemi Economici nelle facolta di Scienze Politiche di Perugia e Terni. Le sue ricerche si rivolgono allo studio dell'edilizia da un punto di vista economico; in particolare, si occupa degli aspetti organizzativi del lavoro e della produzione di materiali e di altri aspetti rilevanti, quali il finanziamento delle fabbriche, il rapporto fra cantieri e spazio urbano e i collegamenti esistenti fra la rendita immobiliare e le trasformazioni architettoniche delle citta.
Tra i suoi lavori piu recenti: Borgo tra Medioevo e Rinascimento: spazio urbano e attivita edilizie, in "Rome des quartiers": des vici aux rioni. Cadres institutionnels, pratiques sociales, etrequalifications ntre Antiquite et epoque moderne, edite par M. Royo, E. Hubert et A. Berenger, Paris, De Boccard, 2008, pp. 351-366 ; "Ad usanza di cave": societa per l'estrazione di pietre e materiali antichi a Roma in età moderna, in Il reimpiego in architettura. Recupero, trasformazione, uso, a cura di J.F. Bernard, P. Bernardi e D. Esposito, Roma, Ecole Francaise di Rome, 2009, pp. 523- 529.

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MALTE A BASE DI CALCE AEREA CON AGGIUNTE DI POZZOLANE NATURALI E COCCIOPESTO


Cristina TEDESCHI


Dipartimenti di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Milano, cristina.tedeschi@polimi.it

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Le malte antiche sono in buona parte riconducibili ad una composizione elementare: calce aerea, aggregati e acqua senza componenti ulteriori, ma se ne possono trovare anche altre, sempre a base di legante aereo, ma con una fondamentale variante, consistente nell'introduzione di un materiale atto a conferire idraulicita (come pozzolana e cocciopesto).
La reazione pozzolanica rappresenta una "reazione migliorativa" per le qualita e durabilita della malta. I prodotti di neoformazione che si formano, vanno a disporsi nelle cavita presenti della malta aumentandone la compattezza. Principalmente infatti, il materiale di neoformazione va a riempire le porosita presenti, rendendo la malta meno permeabile all'acqua e agli altri agenti atmosferici esterni responsabili delle alterazioni e del degrado, a vantaggio della sua durabilita.
Uno dei problemi fondamentali che deve affrontare chi si occupa di conservazione è quello della compatibilita tra i materiali.
La ricerca è nata dalla necessità di studiare malte non troppo rigide, ma che nello stesso tempo potessero indurire anche in condizioni di umidita, a causa della presenza di acqua negli edifici da restaurare.
Il risultato sicuramente piu importante dello studio, riguarda l'eterogeneita dei valori ottenuti; infatti utilizzando lo stesso tipo di legante (calce idrata in polvere), e cambiando semplicemente il tipo di pozzolana, o materiale a comportamento pozzolanico, si sono attenute malte con differenti caratteristiche fisiche e meccaniche.


Cristina Tedeschi, laureata in Architettura e Dottore di Ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici presso il Politecnico di Milano, e Ricercatore Confermato del Settore Scientifico
Disciplinare ICAR/19 - Restauro presso la Facolta di Architettura Civile Milano-Bovisa, Dal 2005 e responsabile organizzativo e tecnico del Laboratorio chimico del reparto "Diagnostica,
monitoraggio e indagini sui materiali per il costruito e i Beni Culturali", del Laboratorio Prove
Materiali del DIS del Politecnico di Milano. L'attivita di ricerca riguarda principalmente argomenti relativi alla conservazione del costruito, con particolare attenzione alla caratterizzazione dei materiali e alla diagnostica del costruito.

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L'USO DEL CAOLINO COME ADDITIVO IDRAULICIZZANTE DELLE MALTE DI CALCE AEREA


Giovanni Luca A. PESCE


Istituto di Storia della Cultura Materiale . c/o Museo di S. Agostino,
Piazza Sarzano, 35r 16128 Genova; e-mail: gianluca.pesce@gmail.com

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Questo contributo vuole mettere in evidenza lo stato dell'arte delle ricerche condotte dal gruppo genovese dell'Istituto di Storia della Cultura Materiale sul tema del caolino, utilizzato come additivo idraulicizzante delle malte di calce aerea.
La presentazione prende spunto da alcuni semplici elementi di studio quali le testimonianze
materiali raccolte dall'ISCUM in trenta anni di ricerca sul fuso di questo particolare minerale nella malte liguri di epoca medievale e moderna, e procede con l'esposizione dei risultati ottenuti dalle sperimentazioni condotte presso il Laboratorio di Ingegneria dei Materiali dell'Universita di Genova. Sperimentazioni che sono state volte a studiare le migliori condizioni di cottura (deidrossilazione) del caolino al fine di ottenere un prodotto altamente reattivo con la calce (in particolare sono state studiate le condizioni di temperatura e di pressione parziale d'acqua), cosi da comprendere meglio le antiche tecniche produttive e da disporre di un utile strumento di sviluppo per la moderna industria delle calci.
Gli studi si basano sia su quanto riportato nella letteratura scientifica del settore, sia sui risultati delle sperimentazioni condotte, sia . ancora - sui risultati delle analisi realizzate sui materiali antichi. Una serie di considerazioni tratte dall'finsieme dei risultati raggiunti evidenziano le peculiarita di questo tipo di impasti, le ipotesi che e attualmente possibile fare sulle modalita di preparazione delle malte antiche e i limiti di questa tecnologia produttiva rispetto alle attuali esigenze di cantiere.


Giovanni Luca A. Pesce, architetto, dottore di ricerca in "Ingegneria dei Materiali per le Scienze del Costruire", membro dell'Istituto di Storia della Cultura Materiale, del Forum Italiano Calce e di altre associazioni italiane ed estere. Si occupa di leganti idraulici dal 2003, anno nel quale ha iniziato la propria tesi di dottorato presso il Laboratorio di Ingegneria dei Materiali dell'Università degli Studi di Genova.

Attualmente svolge attivita di consulenza per conto della societa Ipsilon s.c.r.l. di cui e vice presidente, collabora con il "Laboratorio di Archeologia dell'Architettura" dell'Universita degli Studi di Genova e con il "Laboratorio di Dendrologia e Dendrocronologia" dell'ISCUM. Ha svolto numerose lezioni a carattere seminariale su varie tematiche e in diversi ambiti tra i quali il "Corso Intensivo di Archeologia dell'Architettura" della "Scuola di Restauro dei Monumenti" della Facoltà di Architettura di Genova e diversi corsi di formazione della Scuola Edile Genovese. Partecipa regolarmente a convegni nazionali e internazionali, pubblicando articoli sia a carattere scientifico che a carattere divulgativo.

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L'IDRAULICITA' NELLE MALTE ANTICHE: IL CONTRIBUTO DELLA DIAGNOSTICA MINERO PETROGRAFICA


Fabio FRATINI


CNR ICVBC (Istituto Conservazione Valorizzazione Beni Culturali) - f.fratini@icvbc.cnr.it

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Le malte idrauliche dell'antichita sono sempre state realizzate a partire da calce aerea mediante aggiunta di composti idraulicizzanti. Solo a partire dal XVI sec si inizia a parlare di calci con caratteristiche "idrauliche" prodotte da calcari impuri. I Greci utilizzavano pietra pomice ed altro materiale piroclastico dell' Isola di Thera o frammenti di laterizi. I Romani utilizzarono materiale vulcanico dei Colli Albani (harena fossicia) e della zona di Pozzuoli dove veniva estratta la pozzolana (pulvis puteolana) ma quando questi materiali non erano disponibili utilizzavano idraulicizzanti artificiali come laterizi o altri prodotti ceramici macinati (cocciopesto). Per usi particolari (impermeabilizzazione di vasche, cisterne, acquedotti) utilizzavano anche additivi piu reattivi come caolino cotto e farina fossile. Altro composto con proprieta idraulicizzanti citato da Vitruvio e il carbunculus che sembra fosse un tufo bruno dell' Etruria ricco in zeoliti, calcinato, utilizzato per le malte delle costruzioni in terraferma. Malte a caolino cotto sono state diffusamente utilizzate a Genova. Anche Cennini (inizio XV sec) per rimediare all'umidita delle pareti destinate a ricevere le pitture murali consigliava malte a cocciopesto con l'aggiunta di olio di lino. Nei Paesi Bassi ed in Germania si utilizzava il Terrazzo di Olanda (trass), pozzolana della zona dell' Eifel cotta e macinata. In tutti i casi i composti idraulicizzanti sono sempre costituiti da silice/silicati amorfi o microcristallini capaci di reagire con la calce per formare silico alluminati idrati di calcio, reazione che avviene in assenza di aria (CO2) e quindi permette alle malte di far presa in ambienti di elevata umidita. Un caso particolare e la "malta di Loriot" (fine del XVIII sec.) che puo essere definita come una idraulicizzazione in opera. E' infatti composta da grassello, sabbia e calce viva in polvere: la reazione esotermica di idratazione della calce favoriva un attacco basico della superficie dell' aggregato silicatico con formazione di composti idraulici. Nell'analisi delle malte idrauliche lo studio petrografico al microscopio ottico risulta di notevole ausilio in quanto permette di riconoscere i componenti idraulicizzanti come granuli pozzolanici e cocciopesto anche quando
di colore chiaro (da cottura di argille marnose). Risultano inoltre evidenti i bordi di reazione anche nel caso di aggregato non volutamente aggiunto come idraulicizzante come ad es. i frammenti di selce. Quando l' idraulicizzante era finemente macinato puo essere difficile riconoscerne la presenza. Comunque a volte l'aspetto del legante cambia come nel caso dell'aggiunta di composti a base di silice. In tal caso l' analisi chimica al SEM (o composizionale con analisi termica o micro Raman) puo dare indicazioni sulla natura dell' idraulicizzante: se oltre a Ca si trova solo Si, potrebbe esserci farina fossile mentre se e presente anche Al, dovrebbe esserci caolino cotto.
L'analisi mineralogica per diffrazione a raggi X evidenzia minerali caratteristici di materiali vulcanici pozzolanici come leucite, analcime, pirosseni; piu difficile è evidenziare i composti di reazione con la calce che spesso sono poco cristallini o amorfi. Nel caso dell'aggiunta di caolino cotto, a volte si possono rilevare tracce di caolinite incotta.


Fabio Fratini, geologo, dal 1984 e ricercatore presso il CNR-ICVBC dove si occupa di studi
archeometrici dei materiali lapidei dell' architettura finalizzati alla comprensione dei fenomeni di degrado ed alla messa a punto di interventi conservativi.

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¿EXISTEN DIFERENCIAS EN LAS CALES APAGADAS POR DISTINTOS METODOS TRADICIONALES?: LA EXPERIENCIA DE ZONE (BS)


Joan Ramon ROSELL(1), Laia HAURIE (1), Montse BOSCH (1), Andrea RATTAZZI (2),
Inma R. CANTALAPIEDRA (1)


1) - Escola Politecnica Superior d'Edificacio, Universitat Politecnica de Catalunya
2) - Università degli Studi di Bologna, Facolta di Architettura

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En Julio 2009, fuimos invitados a asistir al apagado de una cal cocida en un horno tradicional de principios de siglo, restaurado por los hermanos Cagni Muri en 1997, en el marco de un curso organizado por el Forum Italiano Calce, en Zone (BS). Dicha cal fue apagada siguiendo tres metodos tradicionales: ordinario por aspersion, ggrande aquah y por breve inmersion.
A lo largo de los distintos procesos de apagado, se realizaron medidas de temperatura mediante termopares y una camara de termovision.
A partir de las diferentes muestras obtenidas de cal apagada, se procedio a la caracterizacion
completa mediante diferentes tecnicas instrumentales como, difraccion de rayos X (DRX),
fluorescencia de rayos X (FRX), analisis termogravimetrico (TG), superficie especifica (BET),
tamano de particula por dispersion laser. Tambien se estudio la morfologia de las particulas
mediante microscopia electronica de barrido (SEM).
Simultaneamente se han reproducido en laboratorio, distintos apagados de la cal viva de Zone, variando la proporcion agua/solido, y por tanto, variando la temperatura maxima conseguida, con el fin de disminuir la variabilidad del proceso tradicional y poder estudiar mejor unicamente el efecto de la temperatura de apagado. Los productos asi obtenidos seran igualmente caracterizados con las tecnicas citadas.
El analisis de los primeros resultados nos permite avanzar que existen diferencias en la
distribucion del tamano de particula.


Joan Ramon Rosell, arquitecto tecnico. Ingeniero en organizacion industrial.

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LA DATAZIONE DELLE MALTE IN LIGURIA


Roberto RICCI


ISCUM . istituito di Storia della Cultura Materiale Professore a contratto . Dipartimento di Scienze per l'Architettura Universita degli Studi di Genova geol.ricci@iol.it

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Nel 1982 il Prof. Tiziano Mannoni presentava ad una mostra sulle facciate dipinte genovesi una ricerca, ripresa ed ampliata poi nell'articolo "Analisi di intonaci e malte genovesi. Formule,
materiali e cause di degrado
" pubblicato nel 1984, che ha rappresentato un punto fondamentale nello studio delle malte e degli intonaci riguardo la scelta dei materiali, la loro provenienza, il loro studio stratigrafico, l'analisi dello stato di conservazione e del loro degrado, ma in particolare ha permesso di approntare un metodo di datazione delle malte del centro storico di Genova in base al tipo di aggregato presente nella malta. Dal 1986 il sottoscritto ha cominciato ad occuparsi di questo argomento e, mediante l'analisi di diverse migliaia di campioni di malta ed intonaco genovesi e liguri, ha operato da una parte una sostanziale conferma della ricerca avviata dal Prof. Mannoni, al piu con alcuni piccoli aggiustamenti, dallfaltra ha provato ad applicare lo stesso metodo ad altre realta liguri, anche se in modo piu limitato, a causa del minor numero di campioni da analizzare per la mancanza di realta vaste e complesse come quella genovese. Vengono quindi proposte le realta e le problematiche di Savona, Chiavari e Luni.


Roberto Ricci geologo libero professionista, dal 1990 membro dell'Istituto di Storia della Cultura Materiale, dal 2002 docente a contratto per l'insegnamento di "Caratterizzazione di pietre e leganti per la loro conoscenza e conservazione" integrativo del Laboratorio di Restauro dei Monumenti del Corso di Laurea in Architettura presso la Facolta di Architettura dellfUniversita degli Studi di Genova, autore di diverse pubblicazioni riguardanti malte e materiali lapidei da costruzione.

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PER UNA CARTA TEMATICA DELLA PRODUZIONE DELLA CALCE: UN ESEMPIO DAL TERRITORIO AQUILANO


Giovanna PETRELLA


Dipartimento di Storia e Metodologie Comparate - Universita degli Studi dell'Aquila giovannapetrella@yahoo.it

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La ricerca di Dottorato "De calcariis faciendis. La produzione e l'uso della calce", condotta dalla sottoscritta ha permesso di ricostruire le modalita di produzione, i prezzi, il commercio della calce nel territorio aquilano dal XIV secolo fino ai nostri giorni.
Partendo dallo studio di alcuni impianti di produzione della calce, rinvenuti con le campagne di
scavo svolte all'Aquila e nel territorio aquilano (L'Aquila, Basilica di Collemaggio, S. Potito di
Ovindoli-AQ), Piana S. Marco e Castel del Monte-AQ) dalla Cattedra di Archeologia Medievale
dell'Universita dell'Aquila, sulla base di un censimento in ambito nazionale delle strutture
produttive scavate in Italia e della rilettura in chiave archeologica della Trattatistica, le calcare
sono state analizzate grazie all'utilizzo di una scheda per la raccolta dei dati e alla compilazione di un matrix appositamente "modellato" per lo studio della produzione della calce.
La ricerca storica si e focalizzata su alcuni cantieri edili con l'intento di disegnare un quadro della produzione della calce e di verificare i dati archeologici anche grazie allo spoglio delle fonti a disposizione, quali atti notarili di compravendita di materiali, di affitto di terreni, testamenti, ecc. che hanno permesso di confermare che la zona di approvvigionamento della pietra da calce è stata sin dal XIV secolo l'area occidentale della periferia della citta.
Anche le ricognizioni sul territorio hanno confermato questo orientamento con lo studio, a carattere piu prettamente etnoarcheologico, delle fornaci ancora individuabili sul territorio. Esse sono state indagate sia dal punto di vista della loro morfologia, sia dal punto di vista del funzionamento, dei materiali prodotti e dal punto di vista della tecnologia produttiva.
Il variegato palinsesto di dati raccolti costituisce la base per una Carta tematica della produzione della calce nella quale sono riportate le fornaci indagate stratigraficamente, quelle censite attraverso la ricognizione sul territorio e quelle documentate su base archivistica, le cave di estrazione del materiale note dalle fonti e quelle ancora visibili, i toponimi riconducibili alla produzione della calce e alla materia prima utilizzata.
Dalla lettura della carta si evince la "vocazione" in prospettiva diacronica della Conca Aquilana e in particolar modo della zona a Ovest della citta, particolarmente interessata dalla produzione della calce dal XIV secolo fino ai nostri giorni.


Giovanna Petrella, Dottore di Ricerca e Assegnista di Ricerca in Archeologia Medievale (Universita degli Studi dell'Aquila), presenta un profilo scientifico orientato prevalentemente all'archeologia della produzione. I suoi studi si basano sullo studio dei processi tecnologici relativi alle produzioni artigianali, alla luce degli scavi di siti produttivi e della lettura della trattatistica.

Le ricerche effettuate da Giovanna Petrella sono basate sull'interpretazione delle stratigrafie, affrontate con metodologie filologicostratigrafiche e multidisciplinari proprie in particolare dell'Archeologia Medievale e alla luce delle prassi codificate dai testi, siano essi trattati o fondi archivistici. Gli interessi scientifici spaziano dalla produzione della campane, a quella della calce e dei mattoni, e alle attivita artigianali svolte all'Aquila tra il Medioevo e l'Età Moderna. Gli interessi si focalizzano anche sulle problematiche della gestione e dello sfruttamento dell'acqua per le produzioni artigianali e sulla tecnologia applicata. Sono risultate fondamentali la partecipazione a Convegni di Archeologia Medievale, alle numerose campagne di scavo archeologico durante le quali ha preso parte in prima persona alle indagini archeologiche e allo studio dei materiali. Dal 2008 è referente dell'Abruzzo per il censimento nazionale delle fornaci da calce promosso dall'Associazione Forum Italiano Calce.

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COMPORTAMENTO DI MALTE A BASE DI CALCE CON IDROREPELLENTI ALL'INTERNO DELLA MISCELA


Marco ZERBINATTI


Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi Edilizi e Territoriali, Politecnico di Torino
marco.zerbinatti@polito.it

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Gli studi condotti presso il DISET del Politecnico di Torino sulla miscelazione di malte con aggregati locali e leganti di differente natura e costituzione hanno portato a sviluppare alcune formulazioni anche relativamente alle malte macroporose. Tali malte, solitamente conosciute come intonaci da risanamento, sono preparate da industrie del settore edilizio attraverso l'utilizzo di additivi capaci di conferire particolari prestazioni in opera; tra gli additivi impiegati, vi sono dei formulati con proprieta idrorepellenti, introdotti nelle miscele principalmente con lo scopo di favorire una migliore lavorabilita del prodotto. Tuttavia, essi conferiscono anche comportamenti di "secondo piano" che, talvolta, rischiano di compromettere (anche solo in modo parziale) l'efficacia degli intonaci in questione, in merito alla prestazione principale attesa (quella di favorire la migrazione dell'acqua in fase vapore verso l'esterno della muratura).
Gli studi parziali condotti sono ora interessati da una nuova fase di indagine, in corso di avvio, con approfondimenti tesi anche alla valutazione dei comportamenti di miscele di malte additivate, composte con aggregati locali di varia natura mineralogico-petrografica.
In generale pare opportuno sottolineare che, anche in questo caso, conosciute le caratteristiche dei materiali e le loro prestazioni in opera, occorre sapere valutare criticamente la scelta progettuale in rapporto alla necessita di ogni specifico cantiere. I dati gia disponibili forniscono degli spunti di riflessione in tal senso.


Marco Zerbinatti, architetto, ha svolto la propria attivita scientifica dal 1994 al 1996 presso il Dipartimento Casa Citta del Politecnico di Torino, a seguito dell'assegnazione di una borsa di studio biennale nell'ambito del programma di ricerca internazionale di iniziativa comunitaria INTERREG 1992-1996. Dal 1996, con l'fingresso al Dottorato di Ricerca in Ingegneria Edile (XI ciclo) ha focalizzato i propri ambiti di ricerca, in particolare, sullo studio dei materiali per il recupero dell'edilizia di valore storico o di interesse documentario, sui sistemi di applicazione dei materiali e sugli aspetti metodologici e progettuali per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Tale attivita è stata condotta presso il Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi Edilizi e Territoriali del Politecnico di Torino. E' autore di varie pubblicazioni, tra cui monografie, capitoli di libri, articoli su riviste e atti di congressi nazionali ed internazionali.
Le principali tematiche ed i campi di indagine affrontati sono di seguito illustrati in modo sintetico:
a) "Materiali per il recupero del patrimonio edilizio esistente" e "tecniche di applicazione";

b) "Storiae documentazione dell'architettura e delle tecniche edilizie" e "lettura del paesaggio attraverso l'evoluzione degli insediamenti e la colonizzazione del territorio".

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DALLE MALTE ROMANE AI BIO-LEGANTI, OVVERO: L'UOVO DI COLOMBO


Gilberto QUARNETI


Scuola d'Arte Muraria "Calchera San Giorgio" Grigno (Trento)
laboratorio@calcherasangiorgio.it

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Il lavoro prende spunto dalla necessità di ridurre l'emissione di gas serra nell'aria. La produzione di una tonnellata di cemento, immette nell'aria, un tonnellata di anidride carbonica (CO2).
La soluzione potrebbe essere il classico uovo di Colombo: nel 1982 la produzione mondiale di riso annua gia ammontava a 420 milioni di tonnellate; e solo in Italia si producono 250 mila tonnellate l'anno di gusci d'uovo. Non si sa che farne. Una parte viene usato come mangime, il resto viene buttato. Se si calcina questo materiale a bassissima temperatura, per contro, esso diventa purissima calce (CaO). Parallelamente, calcinando la lolla di riso a temperatura inferiore ai 700 °C (o per autocombustione) si ottiene una silice amorfa altamente reattiva.
Le percentuali di SiO2 rimangono comprese tra l'85% ed il 95% del peso della cenere della lolla di riso calcinata. Si e dimostrato che nei leganti a base di cenere di riso e calce puo essere utilizzato il rapporto da 1:1 fino a 1:4 di calce:pozzolana. La silice amorfa della cenere di lolla è una pozzolana di alta qualita, che una volta mescolata con buona calce, produce un legante con alti valori di resistenza a compressione, a 7 e 28 giorni, superiori a 5 e 8 MPa rispettivamente. La reazione pozzolanica della cenere di buccia di riso e relativamente veloce e, a differenza della maggior parte delle altre pozzolane, il maggior guadagno di resistenza a compressione si avra nel periodo iniziale dei 28 giorni.
L'uso della lolla di riso, come comburente, che bruci per autocombustione, per calcinare la polvere di gusci d'uova, senza l'ausilio di carburanti fossili, e l'aspetto che rende questo progetto assolutamente rivoluzionario come risposta alle aspettative di bio-compatibilita ed ecosostenibilita.
Inoltre, di massima importanza, l'innovativo legante idraulico non contiene ne solfati (SO3), ne calce libera [CaO o Ca(OH)2], che si trovano in tutti i cementi odierni.
Il basso impatto ambientale ed il contenuto costo delle materie prime, ci induce a pensare che
potremo, nel prossimo futuro, essere in presenza di un processo produttivo, destinato a contenere al massimo gli sprechi di energia e di denaro, producendo materiali che possono sostituire, limitatamente ad alcuni scopi, ma quantitativamente importanti, quei materiali da costruzione difficilmente, oggi, apprezzati sotto l'aspetto della rinnovabilita.


Gilberto Quarneti è responsabile della Scuola d'fArte Muraria . Calchera San Giorgio, Grigno (TN). Le attivita cui si dedica sono: Indagine archivistica e ricerca archeometrica applicata su tutti i tipi di leganti ed aggregati storici, dall'eta fenicia, fino all'avvento della civilta del cemento Portland;
Ricerca su cottura di calci aeree; Forni: costruzione e gestione; Estinzione delle calci in fosse;
Ricerca territoriale sulle calci forti, ossia calci idrauliche naturali ottenute dalla calcinazione di marne; Studio della reattivita delle pozzolane nazionali; Studio sul comportamento delle malte pozzolaniche romane; Riformulazione delle malte storiche; Ricerca sul colore delle Citta; Ricerca e formulazione del Piano del Colore delle Materie; Ricerca ed attuazione di malte minerali coibenti, a "scudo termico" (brevetto europeo 1982-1992); Ricerca ed attuazione di malte minerali deumidificanti; Ricerca ed attuazione di malte minerali ignifughe; Ricerca, studio e formulazione di superleganti idraulici cotti a bassa temperatura e miscelati a freddo; Studio e realizzazione di boiacche idrauliche per il consolidamento strutturale di murature storiche; Recupero delle energie alternative; riciclaggio biocompatibile ed ecosostenibile; Studio ed attuazione di legante idraulico ottenuto da scarti alimentari (brevetto AN2007A000067); Progettazione e creazione di sistemi informatici applicati.

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MALTE A BASE DI CALCE CON AGGIUNTE MINERALI: PROPRIETA'


Albert JORNET, Giovanni CAVALLO, Cristina MOSCA


Istituto Materiali e Costruzioni, DACD, SUPSI, CP 12, CH-6952 Canobbio
albert.jornet@supsi.ch, giovanni.cavallo@supsi.ch, cristina.mosca@supsi.ch

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Malte a base di calce, con o senza aggiunte minerali, sono state utilizzate con funzioni diverse sin dall'antichita. In questo lavoro vengono presentati i risultati ottenuti in un'indagine di laboratorio intrapresa con l'obiettivo di stabilire come l'aggiunta di: coccio pesto cotto a bassa temperatura, pozzolana o polvere di marmo, influenzano alcune delle proprieta piu rilevanti delle malte. A questo scopo, sono state preparate: una miscela di riferimento, e tre serie di miscele utilizzando le aggiunte minerali menzionate sopra, con tre quantitativi diversi. La miscela di riferimento è stata preparata utilizzando 1 volume di calce idrata in polvere e 2 volumi di sabbia di granulometria adatta, con diametro massimo pari a 4 mm. Nella prima serie, sono state aggiunti dei volumi di coccio pesto rispettivamente corrispondenti al 25, 50 e 100 % del volume del legante della miscela di riferimento, gli stessi quantitativi di pozzolana sono stati aggiunti per confezionare le miscele della seconda serie, e nella terza serie, sono stati aggiunti dei quantitativi di polvere di marmo corrispondenti a 10, 20 e 30 %. In tutte le miscele sono stati utilizzati i quantitativi d'acqua necessari per raggiungere una consistenza simile.
Nelle malte allo stato fresco sono state determinate la massa volumica apparente, la consistenza e la porosita. Per ogni miscela sono stati confezionati 9 prismi di 40x40x160 [mm] e rispettivamente 3 cilindri di . 100 mm e 3 di . 50 mm con spessore pari a 20 mm. I prismi standard ed i cilindri sono stati conservati in laboratorio a circa 20 °C e 65 % di u.r. Mentre I prismi sono stati utilizzati per la determinazione della resistenza alla compressione e dei parametri della porosita, con i cilindri e stato determinato il coefficiente di assorbimento d'acqua per capillarita. La determinazione del fattore di resistenza alla diffusione del vapore acqueo e ancora in corso. Le caratteristiche microstrutturali degli impasti sono state osservate mediante l'utilizzazione della microscopia ottica e a fluorescenza. I risultati ottenuti mostrano che l'aggiunta di coccio pesto o di pozzolana porta ad un incremento della resistenza alla compressione, mentre l'aggiunta di polvere di marmo produce degli effetti piuttosto opposti.


Albert Jornet - Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana. Docente di chimica dei materiali nel Dipartimento Ambiente Costruzioni e Design della SUPSI di Lugano. Attivita di consulenza e di ricerca nell'ambito dei materiali per la costruzione antichi e moderni.

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STUDIO COMPARATO FRA TRATTAMENTI CONSOLIDANTI E PROTETTIVI ORGANICI ED INORGANICI SU INTONACI A CALCE


Angelita Mairani (1), Silvia Vicini (1), Elisabetta Princi (1), Angela Militi (2), Domenico Miriello (2), Piero Cavarocchi (3)


(1) - Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale (Universita degli Studi di Genova), angelitamai@libero.it
(2) - Dipartimento di Scienze della Terra (Universita degli Studi della Calabria)

(3) - geologo, Bologna

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Il consolidamento e la protezione di intonaci a calce rappresenta un campo ancora molto discusso, soprattutto per quanto riguarda la scelta dei materiali di intervento in relazione alle caratteristiche specifiche del supporto.
Da alcuni anni presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Universita di Genova è in corso uno studio per la comparazione di metodologie e approcci differenti al problema del
consolidamento e della protezione, che prende in considerazione i prodotti organici ed inorganici piu largamente applicati nel settore del restauro degli affreschi, oltre ad alcune tecniche piu innovative.
Provini di intonaco a calce con pittura applicata a fresco sono stati carbonatati artificialmente, e poi trattati con i diversi prodotti consolidanti e protettivi: acqua di calce, idrossido di bario, silicato d'fetile, acrilico Primal B60A, ammonio ossalato, alchilalcossisilano Wacker 290, fluorurato Akeogard CO, oltre a monomero 1,6-esandiolo diacrilato applicato mediante il sistema della polimerizzazione in situ.
Su tali campioni standards sono state effettuati una serie di controlli e prove meccaniche prima e dopo i trattamenti, in modo da testare il risultato degli stessi e compararne l'fefficacia: misure colorimetriche, assorbimento d'acqua per capillarita, evaporazione, angolo di contatto, porosimetria a mercurio, resistenza all'abrasione, oltre a caratterizzazioni attraverso tecniche di microscopia ottica ed elettronica e diffrattometria RX.
Nel presente lavoro si presentano i risultati preliminari di tale ricerca, che sono apparsi già significativi per quanto riguarda il confronto tra alcune proprieta degli intonaci differentemente trattati.


Angelita Mairani, laureata a Genova in Chimica Industriale, si specializza in Chimica per il Restauro presso il Laboratorio Scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, con cui collabora per tre anni.
Successivamente svolge attivita di assistenza tecnica per aziende leader nella produzione e vendita di prodotti per il restauro.
A Genova dal 2002, collabora con il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Genova relativamente a ricerche nell'ambito dei trattamenti consolidati e protettivi applicati a dipinti murali e superfici architettoniche. Contemporaneamente svolge attivita di libero professionista legate alla diagnostica applicata ai Beni Culturali.
Ampia attivita didattica: nel corso degli ultimi dieci anni ha collaborato come docente con i seguenti istituti: Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Accademia del Restauro di Milano, Universita Internazionale dell'Arte di Venezia, EnAIP di Padova, Scuola Edile di Imperia, SUPSI di Lugano (Svizzera)

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APPLICAZIONE DI MALTE A BASE DI CALCE SU UN MURO SPERIMENTALE. PRESENTAZIONE DI UN PROGETTO DI RICERCA IN CORSO


Cristina MOSCA, Albert JORNET, Giovanni CAVALLO


Istituto Materiali e Costruzioni, Dipartimento DACD, SUPSI, Lugano (CH) cristina.mosca@supsi.ch

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Il progetto di ricerca affronta il problema della scelta della malta da utilizzare per l'integrazione o sostituzione di intonaci negli edifici storici sollevato dall'Ufficio Beni Culturali del Canton Ticino in Svizzera.
Il lavoro sperimentale presentato in questa relazione, che costituisce l'ultima fase di un progetto di ricerca molto piu ampio, ha come obiettivo il confronto, in condizioni il piu possibile analoghe a quelle di cantiere, di diversi tipi di intonaco al fine di valutarne il comportamento nel tempo.
Per poter perseguire questo scopo e stato realizzato all'esterno un muro in blocchi di laterizio su cui sono stati applicati diversi tipi di intonaco. Ogni campione ha una superficie di due m2 e doppia esposizione (Nord e Sud).
Sono state applicate:


- Tre malte "tradizionali" confezionate in laboratorio rispettivamente con calce idrata in polvere, con calce idrata in polvere e aggiunta di cocciopesto, e con grassello. Per la preparazione degli impasti e stato mantenuto costante il rapporto legante/aggregato, 1:2 in volume. Una malta a base di grassello con rapporto legante/aggregato 1:3 in volume e stata confezionata e applicata da un restauratore che opera da anni nel settore.


- Quattro malte "premiscelate" disponibili in commercio, scelte sulla base delle indicazioni ricevute dall'UBC e usualmente utilizzate negli interventi di restauro in Canton Ticino e una malta "premiscelata" utilizzata in Italia.


Sono state determinate le principali proprieta delle miscele allo stato fresco. Inoltre sono stati
preparati dei provini sui quali determinare le diverse proprieta meccaniche e fisiche.
Infine, le diverse malte sono state applicate su delle tavelle in cotto, al fine di valutare il comportamento di questi campioni sottoposti a cicli d'invecchiamento accelerato.
Il programma prevede il monitoraggio, a scadenze programmate, dei campioni di intonaco applicati sul muro e l'eventuale esecuzione di prove non distruttive.
L'obiettivo finale e quello di ottenere utili indicazioni per la prassi per quanto concerne gli aspetti applicativi da rispettare per garantire una buona qualita, ovvero una buona durabilita, e infine, conoscere meglio tempi, costi e prestazioni dei prodotti oggi disponibili sul mercato rispetto a quelli delle malte tradizionali confezionate in opera.


Cristina Mosca, architetto, dottore di ricerca in Programmazione, Manutenzione, Riqualificazione dei sistemi edilizi urbani, Politecnico di Milano. Dal settembre 2009, Collaboratrice scientifica Istituto Materiali e Costruzioni, Dipartimento "Ambiente, Costruzioni e Design" (DACD), SUPSI Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, Lugano (CH). 2006-2010, Collaborazione al programma di ricerca Malte per edifici storici: confronto tra malte tradizionali e malte premiscelate, finanziato dal Canton Ticino (CH) e svolto c/o SUPSI. 2005-2009 docente a contratto per insegnamento Tecnologia dell'Architettura nell'ambito del Laboratorio di Costruzione dell'Architettura, LS in Architettura, orientamento P.R.E., Facolta di Architettura e Societa, Politecnico di Milano. 2000-2004 Membro gruppi di lavoro UNI: GL1, GL5, GL14 per elaborazione norme concernenti qualificazione e controllo del progetto di interventi sul costruito e gestione immobiliare.

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FRA ARCHEOLOGIA, EMPIRIA E SCIENZA: UNA PROPOSTA PER LA CLASSIFICAZIONE DELLE RESISTENZE DELLE MALTE


Mannoni Tiziano


Istituto di Storia della Cultura Materiale

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Si descrivono brevemente i risultati delle ricerche, alle quali ha partecipato l'Istituto di Storia della Cultura Materiale negli ultimi trent'anni, condotte su malte storiche composte da: terra e calce, gesso e calce, calce senza aggregato, calce magnesiaca con aggregato, calce e pozzolana, calce e cocciopesto, calce e caolino, calce idraulica naturale. Si osserva che non pochi di questi dati che dispongono di prove di durata che vanno dalle centinaia alle migliaia di anni e dei quali si puo escludere la casualita, contrastano con alcuni principi, e con le loro motivazioni, usati nelle tradizioni recenti di cantiere, o sanciti dalla normativa nazionale sulle classificazioni dei leganti sulla base delle loro resistenze. Si fa anche notare che i contrasti osservati non sembrano dipendere dalle caratteristiche chimico-fisiche dei componenti impiegati, messe in luce dalle analisi chimiche e mineralogiche normalmente usate, mentre potrebbero derivare, in tutto o in parte, anche dalle caratteristiche morfologiche della microstruttura globale, come e stato dimostrato per alcuni aspetti dei cementi ed e noto da molto tempo nella metallurgia, e piu di recente in nuovi materiali sintetici che imitano la micromorfologia di certi prodotti biologici con resistenze eccezionali. Si propone pertanto che il Forum Italiano Calce organizzi un progetto condiviso per avviare le prossime ricerche in modo pluridisciplinare; progetto che potrebbe anche ottenere finanziamenti europei.


Tiziano Mannoni, uno dei fondatori e dei ricercatori dell' Istituto di Storia della Cultura materiale (ISCUM), ha conseguito una Laurea in Scienze Naturali e ne ha ricevuto una honoris causa in Architettura. Ha insegnato a Genova per 37 anni a geologi,i architetti e archeologi, tra i quali il minimo comun denominatore era costituito dalla scienza, dalla tecnica e dalla storia dei materiali intrecciate tra loro. Ha lasciato due Laboratori funzionanti di Archeologia: uno presso la Facolta di Scienze della Terra e uno presso la Facolta di Architettura di Genova.

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LE FORNACI PER LA PRODUZIONE DELLA CALCE IN TERRA D'otRANTO: DA "CARCARE"A PATRIMONIO INDUSTRIALE


Antonio MONTE


Consiglio Nazionale delle Ricerche . Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali di Lecce
a.monte@ibam.cnr.it

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Il territorio pugliese, e in particolare la Terra d'Otranto (le attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto), per struttura geologica risultano ricchi di giacimenti di pietra calcarea dalle buone caratteristiche fisico-meccaniche. E' stato naturale nel tempo il suo largo impiego e la sua ampia utilizzazione sia come materia prima per la costruzione e la lavorazione, sia per la trasformazione per l'ottenimento di materiali d'impiego sempre nel settore edilizio. Grazie all'attivita estrattiva è alla stringente domanda di prodotti per l'edilizia aumenta considerevolmente la produzione della calce; da qui la necessità di "fabbricare" e costruire fornaci che trasformavano la pietra in calce.
Numerosi erano i centri di Terra d'Otranto dove erano presenti le fornaci che in gerco venivano chiamate "carcare" (le "carcare" sono uno dei sistemi piu antichi per la produzione della calce) e dove si sono diffuse poi le piu moderne fornaci in muratura, soprattutto nei territori ricchi di pietra calcarea e di legna necessaria per la cottura della stessa. Il primo impianto che permette una produzione di grandi quantita di calce viene chiamato "carcara", "calcarone" o "calcara".
L'evoluzione di questi forni sarà in età contemporanea la moderna fornace "a tino". I centri che si specializzano in questa produzione industriale, con le "carcare" prima e con le fornaci "a tino" dopo, sono Taurisano (LE), Surbo (LE) e Monteiasi (TA), zone favorite dalla vicinanza di siti per "estrazione della pietra calcarea. Le "carcare" e i forni "a tino" sono presenti su diversi comuni del territorio preso in esame. Dalla presenza di queste testimonianze, che oggi costituiscono un peculiare corpus di beni del patrimonio industriale, si evidenzia come la produzione della calce, già a partire dalla fine del secolo XVI e sino a tutto il XX secolo, in Terra dfOtranto e stata un'attività caratterizzante e trainate sia del settore primario che di quello secondario. La produzione della calce oltre ad essere stata un'attività importante per l'identita economica del luogo, ha anche scandito la giornata di tantissimi lavoratori che spesso quotidianamente erano sottoposti a ritmi di lavoro sfiancanti e insostenibili. Oggi il mestiere dei "calcaluri" (gli addetti alle calcare) non e piu praticato; mentre di fuochisti (gli addetti all'alimentazione dei forni "a tino"), ne sono rimasti pochi.

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IL PROGETTO COLORE DEL PARCO NAZIONALE DELLE CINQUE TERRE: UN ESEMPIO DI STUDI E RICERCHE PER DIFENDERE, VALORIZZARE E CARATTERIZZARE I COLORI TIPICI DELL'EDILIZIA STORICA


Cristina N. Grandin


Ricercatrice c/o Universita di Firenze - Facolta di Architettura- Dipartimento di Restauro (DI.RES)- cristina.grandin@virgilio.it

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Il progetto e stato svolto nel 2006-2007, da un gruppo di docenti universitari delle facolta di Architettura di Firenze e Genova, con alcuni professionisti incaricati dall'Ente Parco Nazionale, nell'ambito dei piani delle "Città a colori" previsti dalla regione Liguria. L'obiettivo principale del progetto, è stato quello di individuare e valorizzare gli aspetti storici e materici degli edifici locali, in particolare quelli su fronte delle Marine che, noti a tutti nel mondo, fanno delle 5 Terre un unicum paesaggistico tutelato dall'Unesco. Fondamentale si e rivelata la fase di studio e di ricerca preprogettuale, nell'ambito della quale sono state individuate alcune invarianti cromatiche e matrici minerali tipiche del territorio, che hanno consentito l'elaborazione successiva, di linee guida enorme di tutela e d'intervento, ad uso delle amministrazioni locali. In particolare è stato possibile individuare nell'ambito delle architetture storiche indagate, una serie di colori ritenuti originali, rispetto a cromie distorte dovute ai rifacimenti piu recenti, ricavando alla fine una tavolozza di tinte "madri", in grado di connotare tipicamente l'ambiente naturale e l'edilizia storica del Parco Nazionale delle 5 Terre.


Cristina N.Grandin, storica dell'arte, ricercatrice e restauratrice, dal 1995 svolge libera attivita nel settore della conservazione dei beni culturali. Esperta di tecniche di pittura murale, attualmente opera con assegno di ricerca presso il Dipartimento di Restauro della Facoltà di Architettura di Firenze (Dires), con uno studio sui colori antichi. A Firenze nel biennio 2006-2008 e stata docente a contratto per il Laboratorio di Orientamento in "Restauro delle superfici decorate dei monumenti".
A Venezia presso L'Università Internazionale dell'Arte (U.I.A.) svolge da oltre 10 anni, formazione professionale nell'ambito del restauro artistico ed architettonico. A Prato presso il "Laboratorio per Affresco di Vainella", come assistente del restauratore Leonetto Tintori, segue e cura la sezione "Ricerche", studiando a fondo l'affresco e sperimentando su prototipi modello, le complesse varianti presenti nell'arte. Ha partecipato a vari progetti di ricerca scientifica internazionale ed e autrice di numerose pubblicazioni in materia. Nell'ambito del "Progetto colore del Parco Nazionale delle 5 terre" ha condotto le ricerche sugli aspetti materici dei pigmenti, realizzando la tavolozza corretta di tinte.

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Sintesi dei Poster presenti nello spazio Tesi


Da sempre il Forum Italiano Calce sostiene gli studenti universitari che hanno deciso di dedicare i loro studi alla calce.
Con programma SpazioTesi http://www.forumcalce.it/studi_ricerche.htm pubblichiamo le tesi di laurea, dottorato ecc. che abbiano come tema la calce in archeologia, architettura e nel restauro.
In occasione del Convegnocalce09, abbiamo pensato di offrire ancora maggiore visibilità
alle tesi dei nostri giovani soci, dedicando loro una sessione poster.


LE CAVE DI VISONE IDENTITA TERRITORIALE ED IPOTESI DI RIQUALIFICAZIONE


Paola ALEMANNI


Universita degli Studi di Genova - Facolta di Lettere e Filosofia - A.A. 2001/2002
RELATORE: Prof.ssa Giovanna Rosso Del Brenna - CORRELATORE: Prof.ssa Antonella Traverso .
2° CORRELATORE ESTERNO: Ing. Maurizio Gomez Serito, Politecnico di Torino

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Visone, piccolo sito della provincia di Alessandria relativo all'estrazione di pietra calcarea per la produzione di calce, ospita una delle formazioni cenozoiche piu interessanti e rare dal punto di vista paleontologico e biostratigrafico: unità prevalentemente carbonatica, all'interno della successione miocenica inferiore del settore sudorientale del Bacino Terziario ligure-piemontese, di cui sono visibili affioramenti tra Acqui Terme e la Val Lemme (AL). Il suo impiego ha una storia antichissima: gia in periodo romano per la produzione di calce (lo "strato bianco") che come pietra da taglio (lo "strato nero"), ha orientato l'economia del paese nei secoli successivi.
La ricerca e nata inizialmente dall'interesse verso l'area industriale dismessa negli anni '80, costituta da varie aree di estrazione e installazioni produttive. Questa curiosità iniziale si è tramutata in punto di partenza per analizzare in senso globale la storia del territorio, attraverso la ricerca di altre fonti materiali, come cave storiche, installazioni produttive precedenti o manufatti, ai fini di proporre una valorizzazione dell'area di cava abbandonata.


La tesi e strutturata in quattro sezioni:


I : Aspetti naturalistici, geologici e geomorfologici del territorio

II: La pietra di Visone

III: Il ciclo di produzione della calce a Visone. Un microcosmo tra il 1950 e il 1975
IV: Ipotesi di riqualificazione


Sono stati sviluppati i seguenti argomenti:


. Analisi delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e paleontologiche dell'area.
. Inventario e schedatura preliminare dei fronti di cava dismessi, in base a ricognizioni archeologiche, rilievo topografico e fonti d'archivio.
. Indagine preliminare sull'utilizzo della pietra di Visone in monumenti antichi, reperti archeologici.
. Indagine d'archivio a proposito della storia di una comunita di scalpellini toscani, trasferitasi a Visone probabilmente per la costruzione della ferrovia, e rimasti fino alla Prima Guerra Mondiale.
. Ricostruzione del ciclo di produzione della calce attraverso analisi archeologiche, documentazione d'archivio e fonti demoetnoantropologiche immateriali.

Una speciale attenzione è stata rivolta al ventennio tra il 1950 e il 1970, in quanto con le ditte Canepa e Zanoletti si è verificata una situazione di estremo interesse dal punto di vista etnografico e di storia della cultura materiale: la convivenza di due fasi distinte dell'evoluzione tecnologica della calce.


. La prima ditta utilizza metodi tradizionali, gia in uso nel XIX secolo, avvalendosi anche di carri e cavalli per il trasporto dei semifiniti; la seconda ditta promuove i mezzi meccanizzati tipici del XX secolo, di taglio "industriale". Entrambe coesistono, addirittura confinanti, senza farsi concorrenza: falliranno a pochi anni di distanza, sul finire degli anni '80.
. Il progetto di Ecomuseo come ipotesi di riqualificazione dell'area di cava abbandonata.
. L'ipotesi di riqualificazione proposta nella tesi si e trasformata successivamente in un progetto concreto proposto in Regione Piemonte, secondo le richieste in base alla L.R. 31/95.
L'Ecomuseo della Pietra e della Calce di Visone è stato approvato da una Commissione Scientifica nel 2004 ed e stato istituito recentemente (2007); attualmente è in attesa di finanziamenti.

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ARCHEOLOGIA DELL'EDILIZIA STORICA IN AREA RAVENNATE: ANALISI DELLE MALTE DEL COMPLESSO MONASTICO DI SAN SEVERO DI CLASSE (RA)


Laura AMADEI


Tesi di laurea in Fondamenti di archeologia
Relatore: prof. A. Augenti - Correlatori: dott. M. Macchiarola, dott. A. Fiorini, dott. E. Cirelli

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L'obiettivo principale di questo studio è stato quello di verificare se, nel caso specifico del complesso monastico di San Severo, la caratterizzazione delle malte potesse fornire agli archeologi elementi utili a ricostruire l'evoluzione del sito in oggetto. Quest' area, che risulta frequentata già a partire dal II secolo, ha piu volte mutato la sua destinazione d'uso prima del suo definitivo abbandono avvenuto negli anni venti dell'Ottocento. Si e perciò deciso di verificare se tali modifiche strutturali avessero comportato variazioni sia nella scelta delle materie prime da utilizzate che nel confezionamento e posa in opera delle malte, in quanto questi aspetti dipendono fortemente dall'approccio culturale e tecnologico proprio di ogni epoca nonchè alle specifiche conoscenze ed abilita delle diverse maestranze operanti.
Dopo un'attenta analisi storica dei diversi corpi di fabbrica che compongono il complesso di San Severo, si è deciso di caratterizzare le malte delle murature piu significative con l'ulteriore scopo di evidenziare le relazioni esistenti tra le varie parti edificate, spesso difficili da riscontrare esclusivamente mediante indagine archeologica. Le malte sono state analizzate tramite osservazioni in microscopia ottica a luce riflessa (stereomicroscopio) e trasmessa (microscopio da mineralogia), analisi termiche (TGA-DTA), diffrattometria ai raggi X. Si è scelto di utilizzare queste tecniche analitiche, ormai ben collaudate nel campo dei beni culturali, perche consentono di effettuare una caratterizzazione rapida ma pressochè esaustiva delle malte. Dai risultati ottenuti è stato possibile appurare che per quanto riguarda San Severo i componenti che costituiscono l'aggregato consentono di discriminare le malte confezionate in periodi storici differenti, di conseguenza le murature e i corpi di fabbrica possono essere datati sulla base delle caratteristiche delle malte.

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I LEGANTI DELL'EDILIZIA STORICA NELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA: STUDIO PER UNA PRODUZIONE DI MATERIALI COMPATIBILI


Laura MESSINA


Tesi di Dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali . XVI ciclo Tutors Prof. Edoardo Mollica, Prof. Letterio Mavilia Universita degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria . Dipartimento PAU (Patrimonio Architettonico e Urbanistico)

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La tesi si è posta come obbiettivo di indagare le condizioni di fattibilita per la realizzazione di un impianto per produrre leganti idonei al settore del recupero e della conservazione dell'edilizia storica reggina. A tal fine e stato analizzato il mercato dei leganti "tradizionali" (quantificando sia la potenziale domanda che la reale offerta di prodotti adatti) e il territorio provinciale, alla ricerca di idonee localizzazioni in funzione, soprattutto, della presenza di materie prime utili, per qualità e consistenza, alla produzione suddetta.
Parte I . LA PRODUZIONE DELLA CALCE - Ritenendo la conoscenza del passato indispensabile non solo per capire il presente e l'attuale contesto socio-economico ma anche per poter progettare correttamente gli interventi futuri e stata condotta un'indagine storica sulla calce in ambito provinciale. Sono stati consultati numerosissimi documenti dell'Archivio di Stato di Reggio Calabria, cartografie, pubblicazioni storiche locali e fonti nazionali sia "eclassiche" che
contemporanee. Per colmare le lacune inerenti le tecniche produttive adottate nell'area esaminata, sono stati intervistati alcuni anziani, preziosi custodi della memoria storica del luogo, che hanno fornito un valido apporto sia per comprendere e/o confermare il funzionamento delle calcare della area meridionale della provincia, che per individuare e catalogare numerosi forni, a ciclo continuo e discontinuo, nei comuni di Bova Marina e Palizzi, storicamente molto attivi in tale produzione.
Parte II . IL MERCATO DEI LEGANTI - Al di la dei dati storici sulla produzione e l'offerta locale nel passato, e stato necessario trasporre l'analisi nel presente, studiando la consistenza dell'attuale mercato provinciale della calce. E stato indagato sia il contesto in cui il materiale trova la sua naturale applicazione, ossia i centri storici della provincia, "contenitori" dei manufatti che più necessitano della calce e, nello specifico, il patrimonio edilizio storico in essi stratificatosi. Tale analisi e stata condotta principalmente per via indiretta (analizzando i piu recenti dati Istat, ossia il 14° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, del 2001) ma e stata testata anche per via diretta attraverso un caso studio sul centro storico di Pentedattilo, borgo disabitato del versante ionico meridionale. Nello stesso modo, confrontando dati statistici e informazioni raccolte sul campo, e stata indagata la reale offerta delle imprese provinciali, in termini di gamma di prodotti e di tecnologie utilizzate, facendo altresi cenni all'offerta regionale e nazionale.
Parte III . UN PROGETTO PER LA PRODUZIONE DI LEGANTI COMPATIBILI CON LfEDILIZIA STORICA - Alla luce delle analisi effettuate (quantificazione della potenziale domanda di calce attivabile per il recupero e la conservazione dell'edificato storico provinciale e carenza di aziende in grado di fornire risposte qualitativamente adeguate alle esigenze in ambito provinciale), risultando evidente l'utilità di realizzare un impianto produttivo ex novo, si e verificata la reperibilita di materie prime compatibili a tale produzione in ambito provinciale (ma anche regionale) individuando altresi le loro piu idonee localizzazioni in vista di un conveniente sfruttamento. Sono state analizzate inoltre le singole fasi produttive per individuare l'impianto piu indicato per le specifiche esigenze, ma anche per individuare gli elementi che vanno definiti con esattezza per poter effettivamente dimensionare i reali costi per la realizzazione dell'impianto.

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LE FORNACI PER LA PRODUZIONE DELLA CALCE IN TERRA D'OTRANTO: DA "CARCARE" A PATRIMONIO INDUSTRIALE


Antonio MONTE*-Francesca GRASSI**-Maria Vittoria NATALE**
*Consiglio Nazionale delle Ricerche . Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali di Lecce
**Associazione Italiana per il patrimonio Archeologico Industriale-Sezione Puglia

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Il territorio pugliese, e in particolare la Terra d'Otranto (le attuali province di Lecce, Brindisi e
Taranto), per struttura geologica risultano ricchi di giacimenti di pietra calcarea dalle buone
caratteristiche fisico-meccaniche. E' stato naturale nel tempo il suo largo impiego e la sua ampia utilizzazione sia come materia prima per la costruzione e la lavorazione, sia per la trasformazione per l'ottenimento di materiali d'impiego sempre nel settore edilizio. Grazie allfattivita estrattiva e alla stringente domanda di prodotti per l'edilizia aumenta considerevolmente la produzione della calce; da qui la necessita di "fabbricare" e costruire fornaci che trasformavano la pietra in calce.
Numerosi erano i centri di Terra d'Otranto dove erano presenti le fornaci che in greco venivano chiamate "carcare" (le "carcare" sono uno dei sistemi piu antichi per la produzione della calce) e dove si sono diffuse poi le piu moderne fornaci in muratura, soprattutto nei territori ricchi di pietra calcarea e di legna necessaria per la cottura della stessa. Il primo impianto che permette una produzione di grandi quantita di calce viene chiamato "carcara", "calcarone"o "calcara".
L'evoluzione di questi forni sara in eta contemporanea la moderna fornace "a tino". I centri che si specializzano in questa produzione industriale, con le "carcare" prima e con le fornaci "a tino" dopo, sono Taurisano (LE), Surbo (LE) e Monteiasi (TA), zone favorite dalla vicinanza di siti per l'estrazione della pietra calcarea. Le "carcare" e i forni "a tino" sono presenti su diversi comuni del territorio preso in esame. Dalla presenza di queste testimonianze, che oggi costituiscono un peculiare corpus di beni del patrimonio industriale, si evidenzia come la produzione della calce, già a partire dalla fine del secolo XVI e sino a tutto il XX secolo, in Terra d'Otranto e stata un'attività caratterizzante e trainate sia del settore primario che di quello secondario. La produzione della calce oltre ad essere stata un'attivita importante per l'identita economica del luogo, ha anche scandito la giornata di tantissimi lavoratori che spesso quotidianamente erano sottoposti a ritmi di lavoro sfiancanti e insostenibili. Oggi il mestiere dei "calcaluri" (gli addetti alle calcare) non e più praticato; mentre di fuochisti (gli addetti all'alimentazione dei forni "a tino", ne sono rimasti pochi.

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L'ORO BIANCO DI COGOLETO: UNA MOSTRA TEMPORANEA PER UN MUSEO DA ALLESTIRE


Luca Nanni
Consigliere Comunale incaricato

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L'attivita delle fornaci da calce e documentata in Cogoleto gia a partire dal XV secolo, ma certo la produzione di calcina doveva avere una lunga tradizione precedente. Grazie alla calce
proveniente da Cogoleto, oltre che da Sestri, Genova avrebbe infatti costruito le mura del XII secolo, ovvero quelle denominate "del Barbarossa", i moli in porto, fino ad importanti strutture quali il Palazzo Ducale.
Lo stesso toponimo di Cogoleto sembrerebbe derivare dalla locuzione coquere lithos, considerazione che attualmente e contraddetta da varie tesi, ma che in passato era accettata dato che si tramandava di prime fornaci gia in epoca romana. Sebbene si possa trattare di tradizione popolare, cio fa riflettere su quanto gli antichi cogoletesi considerassero l'attività della calce quale loro principale fonte di sostentamento, tanto da giustificare la presenza del paese sulla costa quale luogo dove si "cuoceva la pietra". Curiosamente il primo documento che accomuna Cogoleto alla calce, risalente al 1414, e relativo ad un mutuo che poteva essere estinto con forniture di calce, questo fatto lascia solo immaginare quanto essa potesse essere preziosa per l'economia dell'epoca. Nella prima completa descrizione della Liguria, ad opera di Giustiniani e datata 1537, l'autore nomina la "villa di Cogoreto, qual fa venticinque foghi (famiglie) et vi sono gran numero di fornaci". Un milione di fascine di legna all'anno delle quali solamente sessantamila prodotte in loco, una flotta di venti vascelli privati e piu di un centinaio di marinai era l'findotto per una dozzina di fornaci: questi i numeri di Cogoleto, per introiti quattro volte superiore a Vado Ligure, concorrente all'epoca.
Indubbiamente tutto lascia pensare che fu proprio il settore della produzione della calce a costituire per secoli il motore della vita del paese, anche perche dietro ogni accensione di camino e scarico di cotta, vi erano tutta una serie di attivita che permettevano il funzionamento del ciclo della calce, dal trasporto all' acquisto del legname, dall'estrazione della pietra alla cottura nei forni, senza dimenticare l'attività marinara ed il commercio, oltre alla preziosa manutenzione dei forni:
un paese intero in funzione della produzione di calcina. Un'attività che ha portato il nome del paese fra le contese di palazzo di Genovesi e Savonesi, una popolarita che oggi riscopriamo attraverso le carte antiche dove Cogoleto in alcuni casi e uno dei pochissimi paesi della costa citati al pari di citta di gran lustro, momenti di un passato che possiamo solo immaginare, gustando oggi un po' di ciò che il tempo ci ha lasciato. A tal proposito, e stata allestita nel mese di settembre, con la preziosa collaborazione dell'Università agli studi di Genova, una mostra sulla storia della calce cogoletese nella quale e stato presentato alla cittadinanza il progetto di restauro di una delle tre fornaci antiche ancora esistenti. L'amministrazione comunale e inoltre impegnata a proseguire il "percorso della calce" presente lungo le vie del paese, completandolo con un museo sulla calcina presso le due fornaci attualmente in restauro, uno spazio in corso di costruzione che attende ora un allestimento definitivo.

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CALCHERE A FUOCO INTERMITTENTE: QUALE FUTURO?


Erica VIVA
Politecnico di Milano, Facolta di Architettura

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Da millenni l'uomo cuoce la pietra. "Ab antiquo" le pietre da calce (gia Vitruvio parlava di pietre bianche e cioè conosceva già la differenza dell'uso fra rocce pure e impure per la migliore qualità del prodotto ) erano cotte con metodi primitivi in piccole cavita naturali piu o meno interrate "a fossa "o "a catasta". Successivamente si passò a manufatti in pietra a secco fuori terra su terreni improduttivi dal punto di vista agricolo a fuoco intermittente. Verso la metà del 1800 si arrivò a costruire calchere piu moderne ed efficienti in laterizio a fuoco continuo sia per la possibilita di usare combustibili diversi dalla legna che per renderle piu efficaci dal punto di vista economico e anche per venire incontro alle maggiori esigenze della societa pre industriale.
La calcara a fuoco intermittente era composta da una struttura fissa in genere costruita su terreno declive (solitamente col sistema dei muri a secco .intradosso extradosso- e da una intercapedine riempita da materiale di scarto sia per ragioni statiche che per conservare il calore) e di una parte rinnovabile approntata di volta in volta all'interno della parte fissa: la c.d. "camera di fuoco o di combustione" su cui veniva caricato il materiale litico da cuocere. Questa e la parte più importante, il cuore della calcara. Essa veniva costruita incastrando orizzontalmente le pietre da cuocere in modo che ogni strato circolare mano a mano che si saliva fosse piu in aggetto verso l'interno rispetto al piano sottostante di diametro maggiore il piu possibile lontano dalla condizione limite. La costruzione della camera di combustione si rifa ai "Tholos Micenei".
Da qui la necessaria presenza di "calci coctores" dei latini, anche perche la corretta cottura richiedeva molta perizia (era una vera e propria arte) specie nelle prime fasi in modo che la
temperatura ottimale di 800-1000 °C gradi venisse raggiunta in maniera progressiva e continua, in quanto la perdita repentina della anidride carbonica (CO2), in seguito alla calcinazione, avrebbe potuto provocare la perdita di volume delle pietre da cuocere con collasso del Tholos.
La cottura brusca ed eccessiva della pietra da calce all'esterno poteva anche provocare il fenomeno della sinterizzazione (fenomeno caratterizzato da agglomeramento di particelle e fasi di neoformazione legate da piccole frazioni vetrose) e chiusura allfesterno dei pori con la possibilità che al centro rimanesse un nucleo non cotto (il c.d. tuorlo dfuovo), con conseguenti difficolta ad assicurare un corretto spegnimento, quindi cattiva qualita della calce e relative ripercussioni negative sul piano economico.
Per quanto riguarda il recupero delle calchere esso e piu favorevole per quelle a fuoco continuo in quanto piu recenti e situate in aree urbane oggi piu economicamente valide a fini abitativi e commerciali (es. Sarezzo nel Bresciano). Per le calchere a ciclo intermittente il recupero e più problematico visti i costi e le non buone prospettive economiche .
Molto valide e lodevoli sono le iniziative intraprese da associazioni di volontari e Comuni quali:
quelli di Ono San Pietro e di Zone nel bresciano, tese ad un loro ripristino funzionale e soprattutto alla conservazione della loro memoria nelle popolazioni locali.
In mancanza di interventi pubblici o privati atti allo studio e conservazione di antiche calchere e certamente auspicabile almeno un loro interramento in attesa di tempi migliori. In tal modo le poche calchere che ancora sopravvivono potranno resistere agli attacchi del tempo e soprattutto a quelli piu cruenti sferzati dall'uomo.

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