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| La Scapigliatura |
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| Arte e Restauro - Arte e Artisti | |||||||||||
| Scritto da Silvia Fini | |||||||||||
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 Dopo l'unita d Italia, si ebbe attorno al 1860-70, la nascita a Milano di un movimento artistico e letterario, che si opponeva agli ideali della classe politica, ritenuta corrotta ed infedele agli ideali del Risorgimento. Anche la letteratura e l'arte, vennero ritenute colpevoli di essere troppo sganciate dalla realta quotidiana di una societa con gravi problemi legati allo sviluppo industriale e alla decadenza dei grandi ideali. Questo movimento venne denominato "la Scapigliatura Milanese" e fu promotrice di una totale protesta politico - sociale che, rifiutava la morale, la religione, il patetismo romantico, ma soprattutto gli ideali di fiducia nei confronti del progresso e della scienza. Cio che caratterizzo maggiormente questo movimento fu la costante ricerca del nuovo che nella pittura si tradusse con l'utilizzo di pennellate vaporose, emozionali per esprimere la realta in maniera quasi evanescente. Maggiori figure artistiche di questo movimento, ritenuto l'unica avanguardia italiana dell'Ottocento, furono: Tranquillo Cremona, Barbaglia Giuseppe, Daniele Ranzoni, Giuseppe Grandi, Eugenio Gignous e molti altri. Tuttavia, fu soprattutto un movimento letterario e non a caso, il termine "Scapigliatura", venne utilizzato per la prima volta in un romanzo di Cleto Arrighi "Gli ultimi coriandoli", successivamente ripreso nel romanzo "La Scapigliatura e il 6 Febbraio". Voglio lasciare proprio a lui la descrizione di cio che rappresentava la Scapigliatura e quali erano gli ideali che si proponeva di diffondere nella societa .  "In tutte le grandi citta del mondo incivilito esiste una certa quantita d individui d ambo sessi - v e chi direbbe: una certa razza di gente fra i venti e i trentacinque anni non piu , pieni d ingegno quasi sempre; piu avanzati del loro secolo, indipendenti come l'aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; inquieti, travagliati, turbolenti - i quali - e per certe contraddizioni terribili fra loro condizione di stato, vale a dire fra cio che hanno in testa e cio che hanno in tasca, e per la loro particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere, e per...mille e mille altre cause e mille altri effetti il cui studio formera appunto lo scopo e la morale del mio romanzo - meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte quante le altre."  "Questa casta o classe - che sara meglio detto - vero pandemonio del secolo - personificazione della storditaggine e della follia, serbatoio del disordine, dello spirito d indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti, questa classe, ripeto, che a Milano ha piu che altrove una ragione e una scusa di esistere, io, con una bella e pretta parola italiana, l'ho battezzata appunto: la Scapigliatura Milanese."  "La Scapigliatura milanese e composta di individui di ogni ceto, di ogni condizione, di ogni grado possibile della scala sociale. Plebe, medio ceto e aristocrazia; foro, letteratura e commercio; celibato e matrimonio, ciascuno vi porta il suo tributo...Da un lato un profilo piu italiano che Meneghino, pieno di brio, di speranza e di amore, e rappresenta il lato simpatico e forte di questa numerosa classe, inconscia delle proprie forze, anzi della propria esistenza, propagatrice delle brillanti utopie, focolare delle idee generose, anima di tutti gli elementi geniali, artistici e politici del proprio paese, che ogni causa o grande o folle fa balzar d entusiasmo, che conosce della gioia la sfumatura arguta del sorriso, e lo scroscio franco e prolungato, ed ha le lagrime del fanciullo sul ciglio e le memorie feconde nel cuore." "Dall'altro invece un volto smunto, solcato, cadaverico, su cui stanno le impronte delle notti passate nello stravizio e nel giuoco, su cui si adombra il segreto del dolore infinito, e i sogni tentatori di una felicita inarrivabile e le lagrine di sangue, e le tremende sfiducie e la finale disperazione."  GIUSEPPE BARBAGLIA (Milano, 10 Ottobre 1841 - Vedano al Lambro (MI), 28 Marzo 1910) In questa via immersa nella campagna abitavano artisti come Giuseppe Barbaglia, Eugenio Perego, Francesco Fontana e altri amanti della quiete. Â
  TRANQUILLO CREMONA (Pavia, 10 Aprile 1837 - Milano, 10 Giugno 1878) Â
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Galleria Arte e Restauro











