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Restauro - Documenti
Scritto da M. Cordaro   
Indice
Il concetto di Originale
Le opere seriali
Altro Esempio

Il concetto di originale nella cultura
del restauro storico e artistico

 

 

Premessa


Lo scopo essenziale di questa relazione è quello di illustrare le linee principali e soprattutto il senso della moderna metodologia del restauro delle opere tradizionalmente intese come opere d arte (quelle, per interderci, non riproducibili), al fine di poter verificare la loro funzionalità operativa anche nel campo della conservazione e del restauro del film, pur ovviamente nelle dovute e chiare differenze.
Ma saranno trattate anche alcune problematiche relative ad opere d arte che, se pure prodotte nel passato, ben prima dell'invenzione della fotografia e del cinema, per la loro serialità propongono determinazioni e aspetti ancora più vicini alle caratteristiche del film e dunque all'individuazione di principi e di metodi utili per un orientamento anche nel campo del restauro cinematografico.
Ci si riferirà in principal modo ad alcuni esempi di sculture realizzate in più esemplari per desunzione da un unico modello nell'ambito di una stessa bottega e di uno stesso ciclo produttivo e alla realizzazione di incisioni diffuse per mezzo della stampa.

 


Dai rifacimenti e integrazioni ai primi concetti di Restauro


Cominciamo dunque con l'individuare un dato fondamentale e troppo spesso poco ricordato: il restauro delle opere d arte figurative è una esigenza che nasce soltanto in epoca moderna. Se ne può perfino indicare il momento : il XVIII secolo, soprattutto nella seconda metà.
Prima di questa epoca il restauro come attività autonoma era una disciplina sconosciuta, perché i danni che si verificavano su un opera d arte erano semplicemente eliminati sulla base di alcuni interventi ben chiari : il rifacimento delle parti danneggiate e il completamento di quelle mancanti. Dunque non esisteva la figura del restauratore con uno specifico corredo di nozioni o di possibilità tecniche, ma semplicemente quella dell'artista che interveniva su un opera fatta da altri.
La prassi dunque dei rifacimenti, delle reintegrazioni, che non si preoccupavano neppure di imitare le caratteristiche stilistiche, formali o anche iconografiche dell'opera, era quella prevalente, possiamo ben dirlo, fino a tutto il Settecento, quando comincia invece a manifestarsi una individuazione ben chiara dell'autonomia del restauro rispetto alla pittura e alla scultura.
Nascono di conseguenza tecniche proprie al campo del restauro. Tanto per citarne alcune, lo stacco e lo strappo di affreschi, la foderatura dei dipinti su tela, il trasporto della pellicola pittorica da un supporto su tavola a uno su tela. Inizia anche in quest'epoca il dibattito intorno alla divaricazione che ancora oggi esiste tra quanti negano l'opportunità di qualsiasi manipolazione dell'opera d arte, indicando nel controllo dell'ambiente l'aspetto principale e quasi unico della conservazione delle testimonianze antiche, e quanti invece ritengono che il restauro "rispettoso" delle singole opere debba essere il dato e il fatto più significativo e meglio rivelatore della qualità e del significato degli oggetti artistici nella loro stratificazione estetica e storica.
È da notare che la problematica del restauro sorge nella stessa realtà culturale, il razionalismo settecentesco, che vide affermarsi anche l'estetica, intesa come disciplina filosofica che scopre il senso e la realtà dell'autonomia dell'arte.
Paradossalmente, avviene di conseguenza che nel momento in cui nasce l'estetica come disciplina separata, si afferma anche la considerazione dell'intoccabilità delle opere d arte, soprattutto di quelle ormai prive delle funzioni d uso, dismettendo così tutta una secolare pratica di manutenzione e di piccoli interventi riparativi che invece erano stati costante prassi dell'uso e dell'esistenza delle opere d arte, legate ad una funzionalità ormai lontana.
Nell'Ottocento si approfondisce, e diviene più contradittoria, questa esigenza di una considerazione preminente o assoluta dei valori estetici, sulla base di una presunzione per noi oggi intollerabile : quella di poter ripercorrere, dinanzi a un opera danneggiata o modificata nel corso della sua storia, la possibilità di un ripristino delle condizioni originarie, cancellando d un colpo tutto ciò che le epoche successive hanno prodotto su di essa e quindi presupponendo l'utilità e la possibilità di un rifacimento, questa volta non più stilisticamente autonomo, bensì imitando, al limite del falso, le caratteristiche formali dell'opera lacunosa o dell'opera comunque danneggiata. Sono i restauri alla Violet Le Duc, per intenderci.
Si può a questo punto affermare che la tradizione del restauro, d origine piuttosto recente, ha sempre oscillato tra rifacimenti e ripristini, con una metodologia empirica e occasionale, senza individuare quello che è il senso più proprio del rapporto di studio, di ricerca e di conoscenza con l'opera d arte che ogni intervento di restauro impone.


 
Moderna Concezione di Restauro


Diciamo pure che qualcosa è cambiato da allora, perché qualcosa di nuovo si è affermato nel campo teorico del restauro. La moderna pratica del restauro delle opere d arte e dei beni culturali in generale si afferma nel momento in cui l'eredità della tradizione artigianale, diffusa e radicata per esperienze anche remote nel tempo, si sottopone a controlli più specifici e attenti per liberarsi dell'empirismo metodologico e dalla ricorrente tentazione di confondere il concetto e l'intervento di restauro con rifacimenti più o meno parziali e con illeciti e fuorvianti ripristini. Un più stretto legame dunque tra restauro, metodologia critica della storia dell'arte e conoscenza scientifica e tecnica dei principi costitutivi dei materiali delle opere d arte e delle loro alterazioni nel tempo, diviene fondamento stesso di ogni intervento conservativo e di restauro.
 
Il dato più importante che credo debba essere sottolineato qui, è la valutazione del rapporto esistente tra il restauro e la consapevolezza critica che si ha dell'opera d arte. Rispetto della consistenza materiale del manufatto artistico, riconoscibilità e reversibilità dell'intervento sono i principi basilari della moderna teoria del restauro, quali sono stati appunto codificati nella maniera più sistematica dalla riflessione di Brandi e quali si ritrovano, ad esempio, nell'esperienza stessa, ormai quarantennale, dell'Istituto Centrale del Restauro, principi ormai diventati patrimonio comune di quanti operano nel campo della conservazione e del restauro delle opere d arte. Al punto che questi principi stessi sono stati codificati in una maniera abbastanza solenne in una "carta del restauro", un documento ufficiale che individua per tutte le classi di beni i principi, i metodi, i materiali da usare, per quanto riguarda gli interventi conservativi su opere architettoniche, pittoriche o qualunque altra arte figurativa.
Si è accennato ai criteri guida che nel campo dei manufatti tradizionalmente considerati come artistici servono ad individuare una coretta metodologia di intervento.

 

 


Approfondiamone rapidamente i contenuti.


Primo fra tutti il rispetto della autenticità dell'opera, in quanto essa appartiene ad una realtà significativa dal punto di vista dell'espressione storica e anche dal punto di vista dell'esperienza estetica. Questa polarità - per dirla con Brandi - dell'oggetto artistico, realtà autonomamente compiuta e codificata dal punto di vista estetico, ma nello stesso tempo espressione e documento di una particolare realtà della storia, è la condizione ineliminabile di qualsiasi oggetto o manufatto artistico. Questa condizione deve essere intesa nei suoi valori più giusti e rispettata nel suo significato e nella sua realtà più vera.
Un primo, ovvio aspetto coglie il nesso con la temporalità storica dell'epoca di produzione: ogni opera, ogni manufatto è pur sempre documento dell'occasione in cui fu realizzato.
Però detto questo non esauriamo affatto la problematica storica dell'opera, perché sono da valutare anche le fondamentali sovrapposizione temporali che accompagnano inevitabilmente l'ambito di esistenza dell'oggetto artistico.
Per esempio, il tempo come durata del processo fattuale o creativo, se vogliamo usare una parola ormai dismessa, di realizzazione dell'opera d arte.


Faccio un solo esempio : i quadri di S.Luigi dei Francesi di Caravaggio. Durante il restauro, compiuto qualche anno fa, fu scoperto che la superficie visibile del dipinto in realtà nascondeva strati sottostanti che sono stati rilevati attraverso un indagine radiografica. Si vide che esistevano più strati successivi di elaborazione con vari pentimenti e sovrapposizioni, fino ad arrivare a quella che era la versione definitiva voluta dal Caravaggio. La possibilità tecnicamente realizzabile - e casi non ne sono mancati nella storia del restauro - di riportare in luce quello che era un pensiero iniziale poi modificato dall'autore, sarebbe stato appunto il non rispetto della considerazione del tempo come durata del processo fattuale della realizzazione dell'opera. Il restauro deve intervenire soltanto a partire dal momento in cui l'opera è compiuta e definita e non entrare dentro le varie fasi del processo creativo che l'ha prodotta. È quanto ad esempio è avvenuto per la versione cosidetta integrale del Ludwig di Visconti.


Ma ancora un altro aspetto fondamentale della storicità dell'opera è quello del tempo che separa la creazione e la sua conclusione dal momento in cui è realizzato l'intervento di restauro. L opera, durante la sua esistenza, ha chiaramente subito delle modifiche. Il fatto stesso di essere un oggetto materiale ha comportato in modo inevitabile che esso si trasformasse, e dunque si alterasse, in alcune delle sue caratteristiche fisiche. Inoltre le modificazioni delle sue fonzioni d uso, la possibilità di nuove diverse interretazioni, l'inserimento in contesti diversi dall'originario e quanti altri fattori derivano dall'evolversi nel corso dei secoli delle condizioni strutturali e culturali della società, possono avere determinato mutamenti sensibili, a volte sostanziali, a volte addirittura dei tradimenti del senso originario dell'opera. Quindi il tempo storico aggiunto, quello cioè che separa l'opera dal suo compimento al momento in cui è analizzata e valutata in previsione di un suo restauro, è anch'esso un punto di vista inevitabile e fondamentale nell'ambito della metodologia del restauro.


Occorre infine essere consapevoli che la coscienza di un momento storico e culturale, e dunque le domande e le interpretazioni proiettate sull'oggetto, dipenderanno in larga misura dalla situazione storico-culturale di chi riguarda l'oggetto, al punto da poter far trascurare anche aspetti essenziali ed evidenti, che però non afferiscono all'attualità del momento di chi interpreta. Da queste indicazioni derivano conseguenze ben precise. Il rispetto dell'autenticità dell'opera non può non comportare anche la valutazione della sua molteplice e stratificata storicità. Bisogna rivolgere una attenzione massima al contesto in cui l'opera si è tramandata, all'autentica lezione del suo testo nella misura in cui è recuperabile, allo stato reale di conservazione in cui è pervenuta. Ne consegue che le condizioni minime di un restauro debbono consentire il riconoscimento di ogni intervento conservativo e di integrazione che si realizzi sull'opera, differenziandolo dall'originale e preservando anche la reversibilità dell'intervento stesso.  


 

 

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Today: Mag 28, 2017

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