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Antiquariato - Il Mobile nella cultura
Scritto da Paolo Cesari   
Indice
Storia del Mobile in Emilia Romagna
Il Quattrocento
Il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
Otto e Novecento

Storia del mobile in Emilia Romagna

 

Il Trecento

Nel Medioevo, la semplicità e la frugalità che caratterizzarono la vita e la precarietà per le lotte e le insidie di ogni genere non favorirono la produzione di arredi domestici tali da essere conservati con particolare riguardo, condizione indispensabile perché potessero essere sottratti agli inevitabili danni dell’uso quotidiano e degli agenti che aggrediscono il legno - umidità, muffe e tarli - per giungere sino a noi. A peggiorare questa già grave situazione non deve essere stata estraneo il giudizio del Vasari che, nel Cinquecento, ebbe a definire la produzione medioevale come il frutto di un gusto barbaro, giungendo a etichettarlo con il termine “gotico”, sinonimo dispregiativo che è pergiunto sino ai giorni nostri a designare quella mobilia realizzata tra il XIII e Il XIV secolo.
Già agli inizi del Trecento ad Augusta era stata introdotta l’innovazione della sega ad acqua, che certamente ebbe già in questo secolo grande importanza per la realizzazione di mobilia di più leggere proporzioni in virtù delle mutate possibilità di tagli lignei di misure ridotte. Certamente anche in questi secoli lontani non mancarono esemplari insigni, come peraltro inventari quattrocenteschi parrebbero confermare, tuttavia per quanto pertiene la mobilia regionale nulla di significativo è giunto ai nostri giorni o perlomeno risulta attualmente noto ad eccezione di alcuni arredi chiesastici, meglio attestati in regione, come il celebre coro realizzato dal maestro Giovanni da Baisio nel 1384 nella chiesa di San Domenico a Ferrara, su commissione di Tommasina Guarmonti, moglie di Azzo d’Este. E’ questo nell’Italia settentrionale il più antico e meglio conservato apparato ligneo pergiunto ai nostri giorni. Nella chiesa dei Servi di Forlì, è ancora visibile il coro trecentesco, opera di maestranze anonime, che è da considerarsi il più antico coro di cui si conservi memoria presente in Romagna. Anche Parma, che fin dal XIII secolo è dotata di statuti che regolano la corporazione dei marangoni, è centro propulsore di arte lignaria fin da questo lontano periodo. A Imola, già nel 1272 nel Liber societatum civitatis Imole fra le 12 corporazioni citate compare anche la Magistri muri et Lignaminis. In Modena, negli Statuta Civitatis Mutimae del 1327, vi si trova la puntuale presenza della corporazione dei Magistri manarie lignaminis.
E’ quello delle corporazioni un momento fondamentale nella storia della formazione di un lessico autonomo, per tipologia, repertorio decorativo e tecnica di costruzioni in Emilia-Romagna. Formatesi sulla scia dei cosiddetti Collegia opificum di epoca romana, le corporazioni, tra il XII e il XV secolo, maturono autonomie, specializzazioni e regole consolidate che nel corso del Quattrocento saranno alla base della straordinaria stagione del “rinascimento” lignario.



 

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