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Conservare Il Patrimonio Culturale per vivere un futuro migliore

Università degli studi di Genova

SCUOLA di SPECIALIZZAZIONE in BENI ARCHITETTONICI e del PAESAGGIO

Direttore Prof. Arch.  Stefano F. Musso

La scuola forma professionisti di alto profilo nello studio, la tutela, la conservazione, il restauro, la gestione e la valorizzazione del patrimonio architettonico, dai monumenti, ai centri storici, al paesaggio costruito

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Intarsio Sorrentino Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Cenni storici

Parlare di tarsia a Sorrento, significa parlare della storia della città e della Penisola.

La tradizione popolare fa risalire l'origine dell'intarsio sorrentino all'epoca dei monaci Benedettini, tra il 6 ed il 7 secolo, residenti presso il monastero di S.Agrippino in Sorrento.
Essi eseguivano lavori di intarsio ed intaglio presso il loro laboratorio usando specialmente legni di produzione locale quali il noce, il limone, l'arancio.
Nel periodo in cui si comincio a sviluppare il movimento turistico, la Tarsia diventò uno dei pilastri portanti dell'economia locale trasmettendo al mondo un messaggio d arte , di gusto, di genialità e di operosità della nostra gente.
Le origini ed i primi maestri della marqueterie possono essere senz altro considerati Antonino Damora e Luigi Gargiulo ed una influenza certa Ë venuta dai vicini scavi di Pompei ed Ercolano e dalla pittura Napoletana dell'800.

Grazie a Damora e Gargiulo nella prima metà del IXX secolo l'intarsio divenne uno dei pilastri dell'economia locale; senza dubbio una buona dose del successo è dovuta al fatto che , lavorando in un ben noto centro di villeggiatura , ebbero entrambi la possibilità di sottoporre la loro produzione all'attenzione di una grande quantità di persone.

Intorno al 1845 la loro reputazione era già consolidata così come riportato da testimonianze dell'epoca, tanto che la loro fama giunse sino alla casa Reale dei Borbone in Napoli.
Particolare apprezzamento fu manifestato dalla famiglia Reale che invitò a Napoli il Damora per il restauro del mobilio di corte. 
Nel frattempo il Gargiulo andava articolando la lavorazione onde soddisfare la sempre più crescente domanda che veniva dal movimento turistico.
Fu così che si sviluppò l'iniziativa di creare quei piccoli oggetti da scrittoio e cassettini in legno intarsiato con figure o mosaici destinati a diventare prodotti caratteristici dell'artigianato sorrentino. 

 
Codici di rischio e consigli Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

 

 

Codici di Rischio

 

 

R 1
Esplosivo allo stato secco
R 2
Rischio di esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti di ignizione
R 3
Elevato rischio di esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti di ignizione
R 4
Forma composti metallici esplosivi molto sensibili
R 5
Pericolo di esplosione per riscaldamento
R 6
Esplosivo a contatto o senza contatto con l'aria
R 7
Può provocare un incendio
R 8
Può provocare l'accensione di materie combustibili
R 9
Esplosivo in miscela con materie combustibili
R 10
Infiammabile
R 11
Facilmente infiammabile
R 12
Estremamente infiammabile
R 14
Reagisce violentemente con l'acqua
R 15
A contatto con l'acqua libera gas estremamente infiammabili

 

 


 

Codici dei Consigli

S 1 Conservare sotto chiave
S 2 Conservare fuori dalla portata dei bambini
S 3 Conservare in un luogo fresco
S 4 Conservare lontano da locali di abitazione
S 5 Conservare sotto ...(liquido appropriato, vedi scheda di sicurezza)
S 6 Conservare sotto ...(gas inerte, vedi scheda di sicurezza)
S 7 Conservare il recipiente ben chiuso
S 8 Conservare al riparo dall'umidità
S 9 Conservare il recipiente in luogo ben ventilato
S 12 Non chiudere ermeticamente il recipiente
S 13 Conservare lontano da alimenti o mangimi e da bevande
S 14 Conservare lontano da ... (sostanze incompatibili, vedi scheda di sicurezza)
S 15 Conservare lontano dal calore
S 16 Conservare lontano da fiamme e scintille - Non fumare
S 17 Tenere lontano da sostanze combustibili
S 18 Manipolare e aprire il recipiente con cautela
S 20 Non mangiare né bere durante l'impiego
S 21 Non fumare durante l'impiego
S 22 Non respirare le polveri
S 23 Non respirare i gas/fumi/vapori/aerosol (termine(i) appropriat(o)i, vedi scheda di sicurezza)
S 24 Evitare il contatto con la pelle
S 25 Evitare il contatto con gli occhi
S 26 In caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua e consultare un medico
S 27 Togliersi di dosso immediatamente gli indumenti contaminati
S 28 In caso di contatto con la pelle lavarsi immediatamente e abbondantemente con... (prodotti idonei, vedi scheda di sicurezza)
S 29 Non gettare i residui nelle fognature
S 30 Non versare acqua sul prodotto
S 33 Evitare l'accumulo di cariche elettrostatiche
S 34 Evitare l'urto e lo sfregamento
S 35 Non disfarsi del prodotto e del recipiente se non con le dovute precauzioni
S 36 Usare indumenti protettivi adatti
S 37 Usare guanti adatti
S 38 In caso di ventilazione insufficiente, usare un apparecchio respiratorio adatto
S 39 Proteggersi gli occhi/la faccia
S 40 Per pulire il pavimento e gli oggetti contaminati da questo prodotto usare ... (vedi scheda di sicurezza)
S 41 In caso di incendio e/o esplosione non respirare i fumi
S 42 Durante le fumigazioni/polimerizzazioni usare un apparecchio respiratorio adatto (termine(i) appropriato(i), vedi scheda di sicurezza)
S 43 In caso di incendio usare ... (mezzi estinguenti idonei, vedi scheda di sicurezza. Se l'acqua aumenta il rischio precisare "Non usare acqua"
S 44 In caso di malessere consultare il medico (se possibile mostrargli l'etichetta)
S 45 In caso di incidente o di malessere consultare immediatamente il medico (se possibile mostrargli l'etichetta)
S 46 In caso di ingestione consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore o l'etichetta
S 47 Conservare a temperatura non superiore a ...°C (vedi scheda di sicurezza)
S 48 Mantenere umido con ... (mezzo appropriato, vedi scheda di sicurezza)
S 49 Conservare soltanto nel recipiente originale
S 50 Non mescolare con ... (vedi scheda di sicurezza)
S 51 Usare soltanto in luogo ben ventilato
S 52 Non utilizzare su grandi superfici in locali abitati
S 53 Evitare l'esposizione - procurarsi speciali istruzioni prima dell'uso
S 54 Procurarsi il consenso delle Autorità di controllo dell'inquinamento prima di scaricare negli impianti di trattamento delle acque di scarico
S 55 Utilizzare le migliori tecniche di trattamento disponibili prima di scaricare nelle fognature o nell'ambiente acquatico
S 56 Smaltire questo materiale e relativi contenitori in un punto di raccolta di rifiuti pericolosi o speciali autorizzati
S 57 Usare contenitori adeguati per evitare l'inquinamento ambientale
S 58 Smaltire come rifiuto pericoloso
S 59 Richiedere informazioni al produttore/fornitore per il recupero/riciclaggio
S 60 Questo materiale e il suo contenitore devono essere smaltiti come rifiuti pericolosi
S 61 Non disperdere nell'ambiente. Riferirsi alle istruzioni speciali/schede informative in materia di sicurezza
S 62 In caso di ingestione non provocare il vomito. consultare immediatamente il responsabile sanitario.

 

 
Vallone-gesso Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

 

 

 

GESSI DEL VALLONE SRL - Loc. Vallone - 53031 Casole d Elsa (SI)

tel. 0577-94.87.26     fax  0577-94.85.89

e-mail:

info@gessidelvallone.it

 

 

Scheda Tecnica: GESSO A ORO PER INDORATORI


NOMENCLATURA

Nell'Italia Centrale e Meridionale: GESSO A ORO

Nell'Italia Settentrionale: GESSO DI BOLOGNA

Nei  Paesi anglosassoni (G.B. - U.S.A.): GESSO

Nei  Paesi germanici ( D - A): BOLOGNESER KREIDE

UN PO DI STORIA DEL PRODOTTO E DEL PRODUTTORE

Il Gesso  a Oro per Indoratori e prodotto secondo una antica ricetta.

Gia nel periodo pre-Rinascimentale il Gesso a Oro veniva usato, assieme a colle animali, per fissare la foglia d oro su tavole lignee. E un componente essenziale della doratura a guazzo.

La famiglia dell'attuale titolare della Azienda si occupa di gesso da cinque generazioni.

COMPOSIZIONE E INFORMAZIONI SUI COMPONENTI

Il componente principale e il Solfato di Calcio finemente macinato.

PROPRIETA FISICHE E CHIMICHE

Stato Fisico:        Solido-Pulverulento

Colore:                Bianco

Odore:                 Nessuno

pH:                      5,5

 

UTILIZZO

Serve principalmente per fissare una foglia d' oro, d' argento o simil-oro, una decalcomania su una superficie lignea. Nella produzione di cornici per quadri e specchi  viene usato in quanto le sue particolari caratteristiche conferiscono un particolare pregio al manufatto finale. In alcuni casi il suo uso e indispensabile. La funzione del  Gesso Oro  e quella di chiudere  i pori del legno e preparare una superficie dura e liscia per le operazioni successive di fissaggio della foglia d' oro.

METODOLOGIA D IMPIEGO

L' uso comune del Gesso Oro e quello  che sia ha nella doratura a guazzo, utilizzando la colla di coniglio.

La colla di coniglio viene sciolta in acqua (1 parte di colla e 8-10 di acqua) e lasciata riposare per 8-10 ore. Poi il Gesso Oro viene mescolato con la colla con proporzioni che possono variare da 1 a 2 parti di gesso per 1 della colla cosi ottenuta, il tutto va scaldato a bagnomaria (max 60 °), e poi applicato su piu strati (almeno 3). Dopo l'essiccazione va carteggiato.

IMBALLO

Il Gesso  a Oro viene fornito nei seguenti imballi:

sacchi carta da Kg. 25

bricks  da Lt. 1 in scatole di cartone da 12 pezzi

Sia i sacchi che le scatole vengono posizionati su pallets EUR/EPAL

 

 

 
Vallone-colle Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

 

 

GESSI DEL VALLONE SRL - Loc. Vallone - 53031 Casole d Elsa (SI)

tel. 0577-94.87.26     fax  0577-94.85.89

e-mail:

info@gessidelvallone.it

 

 

 

Scheda tecnica: COLLA DI CONIGLIO

E una colla ottenuta dalle pelli di coniglio con alto potere adesivo.

E un polimero naturale con alto peso molecolare.

Preparazione del prodotto

Preparazione della soluzione: mettere la colla secca in acqua fredda (circa 8 ore) fino a che non e rigonfiata, poi scaldandola a bagno maria (temp. Max ca. 60°C) la colla si scioglie.

Eventuali rischi

Non e pericolosa per la salute.

Non irrita la pelle.

C e rischio di bruciarsi con la soluzione calda.

Usare normali precauzioni igieniche e dispositivi di protezione individuale

Informazioni sui rifiuti

La colla di coniglio e solubile in acqua ed e facilmente bio-degradabile.

E possibile eliminarla da un impianto di trattamento delle acque dopo diverse diluizioni.

Imballo

Sacchi di plastica da kg. 25. Altri imballi su richiesta.

Informazioni ecologiche

E un prodotto naturale e non contiene alcuna sostanza chimica pericolosa per la salute.

 

 


TEST DI LABORATORIO SU UN CAMPIONE MEDIO

Parametro

Metodo

Risultato

Viscosita' a 17,7% °E

TP- 03/95

6,16

Strenght della Gelatina

DIN ISO EN 9665

300

in Bloom/g (minuti)

Valore pH

DIN ISO EN 9665

6,2

Contenuto in acqua (%)

DIN ISO EN 9665

12,6

Contenuto in grasso (%)

DIN ISO EN 9665

5,6

Contenuto in ceneri (%)

DIN ISO EN 9665

1,2

Schiuma (ml)

TP- 03/95

1

Decomposizione (%)

TP- 03/95

3

 

 
Restauro dell'Intarsio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Metodologie di Restauro dell'Intarsio

Premessa


Le qualità specifiche di un artigiano che intende avvicinarsi alla professione del restauratore sono molte e tutte riguardano la sensibilità per l'arte, la sua cognizione e una predisposizione naturale verso il disegno e la raffigurazione.
Credo profondamente che il bravo restauratore in fondo sia anche un eccellente artista, guai non lo fosse. Una grande perizia tecnica e una conoscenza profonda della materia, dove vogliamo intervenire, sono la base per diventare ottimi restauratori. La figura del restauratore ad hoc deve possedere una preparazione chimico scientifica e culturale accompagnata da una formazione di scuola-bottega approfondita, da consentire una miscela di conoscenze e sensibilità che porta ad ottenere un operatore capace di comprendere ed effettuare un intervento di restauro.
Conoscere aiuta a capire e quindi a rispettare qualsiasi opera d arte, anche la più umile.

Questo capitolo dedicato al restauro della tarsia vuole fornire suggerimenti teorici e metodologie da applicare per un intervento di restauro più corretto possibile.
Penso che sia appropriato usare il termine possibile in quanto nessun intervento può essere esente da critiche dimostrando in assoluto un valido intervento di restauro.
La prerogativa del restauro è mirata a far prolungare più possibile nel tempo un opera d arte, accettando consapevolmente il ciclo vitale di un opera.
Il restauro, nei secoli, ha seguito mode e scoperte scientifiche che modificano, anche adesso, le metodologie d applicare alla conservazione di opere.
Molti artisti e storici dell'arte si sono pronunciati nel corso delle epoche nel dare giuste indicazioni per la conservazione delle opere d arte dettando delle regole da osservare per questo tipo di Arte .
È solamente da pochi decenni che si parla di restauro come azione critica preoccupati di dare dei canoni, più corretti possibili, da applicare ad un intervento di restauro; con l'intento di far leggere qualsiasi azione reintegrativa apportata ad un opera per non incorrere nel falso storico. In Italia questo problema per la conservazione di opere è stato codificato da una serie di Carte del restauro che sono state redatte dagli anni 30 fino agli ultimi decenni (Carta di Venezia 1964, Carta del restauro 1972 e Carta CNR 1987)
La prerogativa delle carte di restauro è mirata, oltre alla salvaguardia delle opere, alla riconoscibilità e alla reversibilità di un qualsiasi intervento

Il problema relativo ad una lettura visibile di restauro ha portato inevitabilmente a due linee di pensiero.
Il più nobile, da collocare sotto la tutela delle Soprintendenze ai Beni Culturali è mirato al recupero e alla conservazione di opere che consentano alle generazioni che verranno, una lettura più corretta possibile dell'opera come si presentava originariamente.
I criteri suggeriti dalla carta del restauro, dovrebbero riguardare anche quando si opera in manufatti rivolti al mercato dell'antiquariato.
Per i motivi commerciali e di destinazione ad abitazioni private, che sono diversi da un manufatto da collocare in un museo, questi consigli non vengono generalmente attuati specialmente nel campo del restauro di mobili.
Con questo non voglio giustificare ne distinguere gli interventi di restauro da attuare per un qualsiasi valore, o distinguendo manufatti tra arti minori e arti maggiori, perché ogni opera anche se di minore importanza ha dei valori storici e culturali da salvaguardare.
Come tutti sanno il restauro commerciale privilegia il camuffamento delle parti ricostruite, quindi il valore di un buon restauro, sta nella bravura dell'operatore a mascherare più possibile, nel caso dei mobili, le parti reintegrate, pur di ridare all'oggetto un valore estetico e di uso.
Il mercato dell'antiquariato è sempre esistito ed ha seguito il gusto nelle varie epoche pur di ridare un valore mercantile ad un manufatto, senza tenere conto, nella maggioranza dei casi, della riconoscibilità dell'intervento, cambiando a volte anche il valore d uso o peggio il significato ad un opera figurativa.
Con questo non voglio demonizzare in assoluto il restauro eseguito a scopi commerciali, credo che in molti casi abbia contribuito a salvare opere che sarebbero state abbandonate per incuria o per ignoranza. Non è da sottovalutare il restauro di queste opere solamente perché rappresentano manufatti da destinare al mercato o per il semplice motivo della loro funzione di oggetti d uso e di estetica nelle abitazioni; ciò sarebbe riduttivo e molto pericoloso.
Giustificare un qualsiasi intervento, solamente per questi valori , può causare danni irreparabili ad un manufatto.
Affidare ad un restauratore sensibile e qualificato, un qualsiasi manufatto, sicuramente limita i traumi di un intervento di restauro. Questi sicuramente saranno meno invasivi rispettando più possibile l'aspetto originario dell'oggetto.
La regola dei restauratori di una volta era quella nel dire meno si tocca un opera e meglio è in una piccola frase come questa, si può capire il rispetto e l'amore nei confronti dell'opera d arte rivolta alla sua conservazione.

Per essere dei capaci restauratori di mobili, bisogna essere in fondo anche dei bravi ebanisti. È impossibile immaginare un restauratore di manufatti lignei che non conosca la storia del mobile, o che non sappia distinguere i vari tipi di legno e le tecniche di costruzione.
Aggiungerei che un restauratore completo, oltre che ottimo ebanista, deve essere in grado di conoscere e di eseguire le varie discipline decorative applicate in un mobile nel corso della sua storia. Non vorrei sembrare blasfemo, ma a mio avviso un eccellente falsario è in fondo anche un bravo restauratore, perché conosce approfonditamente tutte le tecniche decorative e di costruzione di un opera lignea dei tempi passati.
Aggiungerei che il restauratore moderno non si deve limitare ad utilizzare le tecniche e i prodotti usati nei tempi passati. Egli per compiere un restauro conservativo atto a prolungare nel tempo l'opera d Arte deve saper integrare servendosi dei nuovi prodotti e strumenti di analisi innovativi

La scheda tecnica e il progetto di restauro

In questo paragrafo vorrei elencare dei consigli, frutto di insegnamenti derivati dalla scuola e successivamente da corsi di formazione promossi dalla mia provincia dove ho appreso una condotta esemplare per affrontare un corretto intervento di restauro.
Prima di iniziare un qualsiasi restauro l'operatore fa di regola una serie di considerazioni mentali che cercano di analizzare tutti gli aspetti e i valori dell'oggetto da restaurare.
Valutare mentalmente un restauro non basta per capire profondamente tutti gli elementi che devono essere considerati in un intervento.
Per valutare un opera, prima di procedere, consiglio di compilare una scheda tecnica di restauro dove siano elencate tutte le indicazioni scaturite da una prima analisi.
Queste informazioni ricavate dall'oggetto, ci aiuteranno a redigere un progetto di restauro che contenga la descrizione della fase esecutiva.

Scheda tecnica

Analisi del mobile:

descrizione generale del mobile legno/i impiegati per l'ossatura; qualora il mobile si presentasse listrato o impiallacciato elencare i tipi di essenza adoperate per la listratura del manufatto.
Esempio:
radiche, piume disposizione dei piallacci.
rilevamento delle misure, datazione e luogo di origine.

Stato di conservazione:

serie di valutazioni di come si presenta l'oggetto
Esempio:
sconnessioni stato della superficie legnosa ritiri o crepe, se attaccato da insetti.
restauri precedenti.

Descrizione dell'intarsio:

Delineazione del motivo, figurativo floreale geometrico. Se presenta colorazioni, tinture, ombreggiature o essenze diverse da legno avorio madreperla ecc.. Tipi di piallacci impiegati indicandone lo spessore.

Trattamento della superficie di finitura del mobile:

tipi di vernici, cere o resine impiegate.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Il progetto di restauro


Valore d' uso.

Considerare e valutare il valore d uso ad un manufatto e conoscere la sua collocazione a fine intervento è la prima delle osservazioni da analizzare.
Un mobile si può considerare una vera e propria architettura, considerato come una struttura sicura che deve reggersi su solide fondamenta per essere usata adeguatamente, ripristinando, quando necessita, le sue funzioni d uso quotidiane.
La ricostruzione di slitte di scorrimento, guide dei cassetti e interventi atti a ridare al mobile la sua funzione primaria, si devono eseguire rispettando la tipologia di costruzione originaria.

Riconsolidamento

In molti casi il mobile presenta parti friabili sia nella struttura che nelle decorazioni intarsiate, provocati dalla umidità o deteriorate da insetti xilofagi. È opportuno riconsolidare per imbibizione o per iniezione, questi vuoti, con resine acriliche o a base di metacrilato tipo ( paraloid b72). Si può anche intervenire utilizzando il vecchio sistema dei bagni di colla forte molto diluita per rinforzare riempiendo i vuoti provocati dai tarli e dagli agenti atmosferici.

Decapatura

Di norma, ma non sempre è necessario, si esegue la ripulitura di un mobile.
Questa operazione deve rispettare la patina del mobile e va eseguita utilizzando prodotti possibilmente non aggressivi che possano essere inibiti con sostanze adatte a neutralizzare il loro potere corrosivo.
È sconsigliato operare con strumenti meccanici, tipo raschietti cartavetrata o simili, quindi limitarne l'uso solamente quando è indispensabile.
Ad esempio, nel caso si usasse un decapante neutro è opportuno disattivare l'operazione di ripulitura con essenza di trementina a fine intervento.
È sconsigliabile adoperare prodotti caustici o peggio acidi, che se usati con leggerezza, risultano molto pericolosi per l'operatore e per l'opera. Di regola queste sostanze non si riescono a neutralizzare bene rimanendo attive per decenni con il loro potere corrosivo attivo. Nelle tarsie la ripulitura è una operazione molto delicata e va valutato e analizzato con la massima accuratezza se ci sono velature o colorazioni superficiali che possono essere tolte da sverniciatori non idonei. Molte volte anche l'uso di semplici sgrassanti può compromettere seriamente una tarsia.
È opportuno procedere per gradi con qualsiasi tipo di ripulitore. Anche l'uso del comune decapante neutro può essere pericoloso. Per rendere questo tipo di ripulitore meno aggressivo è opportuno diluirlo con alcol.

Reintegrazioni

Quando si deve ripristinare un qualsiasi elemento si deve tenere conto della sua reversibilità.
Questo accorgimento è da considerare prioritario in special modo quando si reintegra una decorazione intarsiata.
Solamente nel caso di un mobile intarsiato che deve essere collocato in ambienti caldi, dove non viene mantenuta una costante umidità come nelle abitazioni attuali, è consigliabile adoperare colle viniliche, che consentano di ostacolare il problema.
Negli ultimi decenni si sono perfezionati più sistemi d intervento atti a rispondere al problema reintegrazione, che regolino questa operazione per non incorrere in ricostruzioni arbitrarie o non riconoscibili.
Negli anni sessanta era consuetudine attuare un restauro neutro, (scientifico) lasciando la parte vuota o inserendo una materia diversa, o come nel caso riguardante i manufatti lignei, ricostruire la parte mancante con un essenza diversa da quella originale per evidenziare la reintegrazione apportata.
Dalla metodologia purista le tecniche di reintegrazione si sono evolute forse è meglio usare il termine modificate, prendendo esempio dalle metodologie d intervento che si applicano per i quadri o tavole dipinte, dove si adopera per reintegrare le lacune la tecnica della selezione cromatica, che consiste, nel ricostruire tramite del tratteggio con dei colori a vernice le zone danneggiate.
Oppure intervenire con la tecnica denominata della anastilosi, che consiste nel ripristinare una raffigurazione intarsiata identica all'originale, facendola distinguere con piccoli dettagli che la possono differenziare dalle parti originali riscontrabili solamente ad occhi esperti.


Disinfestazione

La disinfestazione si può eseguire a pennello o per iniezione; ci sono in commercio validi prodotti a base di permetrina che sono in grado di immunizzare e prevenire il tarlo.
Il trattamento più efficace rimane in assoluto quello a camera a gas, che va sempre e comunque accompagnato con un terapia preventiva con i prodotti a base di permetrina.

Stuccatura

Un buon intervento di restauro deve limitare l'uso di stucchi o ripristino e riprese di materiale con questo tipo di prodotto.
È buona norma, per riprendere piccole crepe o chiudere i fori dei tarli, usare stucchi a base di colla di coniglio, gesso di Bologna e terre colorate, oppure composti pronti, che si trovano nelle mesticherie specializzate già confezionati con varie gradazioni di colore.
Se ci troviamo di fronte a reintegrazioni consistenti di materia sono da privilegiare stucchi a base di resine epossidiche, bi componenti come l'araldide, che hanno una consistenza maggiore e sono reversibili.
Sconsiglierei gli stucchi bi componenti al poliestere per il motivo che sono molto duri e possono, esercitare dei punti di forza più forti dell'essenza originaria, che nella maggioranza dei casi è molto debole. Altra considerazione negativa riguarda la loro non reversibilità e l'aspetto estetico non molto edificante risultando, dopo qualche mese dall'opera di ripristino, la sembianza dello stucco sintetico.
Altra sostanza che non provoca danni è lo stucco a cera. Questo tipo di composto se usato per piccole riprese, chiaramente dello stesso tipo di colore del legno originale, da un buon risultato di amalgama con la parte originale.

Lucidatura

La lucidatura è l'ultima operazione da eseguire in un mobile intarsiato, Questa deve rispettare il tipo di lucidatura originaria, ritrattando la superficie con la medesima vernice.
ad esempio spirito e gommalacca steso a tampone o con trattamento a cera, che sono le due tecniche maggiormente impiegate nei mobili nel corso delle varie epoche.
Anche per la fase finale del restauro, ovvero la lucidatura, dovremo tenere un comportamento corretto atto a lucidare il mobile con le stesse tecniche e operazioni con cui è stato finito originariamente, senza adoperare prodotti non adeguati, (es. vernicette varie, vernici poliuretaniche turapori. )
La lucidatura dovrà essere effettuata con la stessa tecnica di lucidatura originaria, evitando di usare aerografi o macchine lucidatrici che non erano usati nell'epoca di costruzione del manufatto. L utilizzo di aerografi è giustificato quando si restaurano mobili moderni dove la lucidatura era applicata anche con l'ausilio di questa tecnica.
È sempre opportuno documentare l'intervento di restauro con una scheda illustrativa e una adeguata documentazione fotografica per consentire una riconduzione dell'oggetto prima e dopo l'intervento.

Un precedente restauro male eseguito aveva eliminato completamente la profondità del calice Qui lo studio per ridare al calice la sua originaria profondità


Questo intervento deve far pensare per la leggerezza di un restauro che può causare, come in questo caso, una lettura falsa, che stravolge l'iconografia dell'oggetto.
In un opera, dove prevale l'aspetto iconografico, il restauro deve tenere conto prioritariamente di questo. Può essere giustificabile un intervento di ripristino sempre se abbiamo dei riferimenti certi e informazioni sicure da dove poter attingere cercando di ridare una lettura corretta all'oggetto, ricostruendo il calice nella sua giusta posizione di raffigurazione. Oppure forse è corretto lasciare la parte vuota senza ripristinare nessun elemento.
In molti casi per il committente è indispensabile ripristinare, per un valore estetico o di culto, l'opera danneggiata.
Sarà opportuno studiare attentamente, riprendendo almeno dei riferimenti da gli altri pannelli dello stesso coro che presentano lo stesso oggetto, i tipi di legni usati la loro disposizione, i sistemi di sfumatura adottati nelle tarsie originali,
Sicuramente il restauratore che è intervenuto su questa tarsia aveva tutti questi elementi da valutare, che potevano essere ricercati e studiati analizzando gli altri pannelli del coro dove si presentano scene analoghe a questa.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Esempio di intervento di restauro estetico eseguito su mobili intarsiati

In questo paragrafo dedicato al restauro della tarsia, finalizzato al mercato dell'antiquariato dove le incrostazioni nella maggioranza dei casi, sono legate al mobile come pura decorazione, ho inserito degli esempi, eseguiti nel mio laboratorio di tipi di rappresentazione iconografica intarsiata, che sono state usate maggiormente nel corso delle epoche.
L' esempio riguarderà una grottesca intarsiata di una parasta;

Intervento di restauro di una grottesca intarsiata.

La tarsia rappresenta un mascherone da dove fuoriescono dalla bocca dei frutti che decorano una lesena del XVI secolo.
Il restauro riguarderà una parte della tarsia collocata nella sommità della colonna, che raffigura il mascherone, per il motivo che è la parte più degradata dove è stato più significativo l'intervento di restauro.
L' intarsio è stato eseguito su massello di legno noce di 2 centimetri di spessore, con tessere e filettature di acero inserite con la tecnica a buio.

L' intervento di restauro.

La parte originale dell'intarsio si presentava molto fragile, perché attaccata da insetti xilofagi che avevano provocato vuoti e vesciche sotto la pelle del legno. Come prima operazione si è reso indispensabile il riconsolidamento della tarsia per imbibizione a pennello con vari passaggi di resina, paraloid b72, diluito con metiletilchetone. La seconda fase dell'intervento riguarda la ricostruzione della parte mancante del mascherone, dove non ci sono state difficoltà d interpretazione, dato che l'iconografia intarsiata originale era nella gran parte integra, da permettere una ricostruzione filologica della figura senza il problema di incorrere in soluzioni arbitrarie.
Per eseguire la ricostruzione è stato rilevato la parte integra originaria e i contorni della parte mancante dell'intarsio, utilizzando un rapido a china su dell'acetato.


Il rilievo mi servirà per riprendere la sagoma della parte mancante e mi aiuterà da riferimento per riportare i segni dei particolari sulla tessera da ricostruire.
L' intervento successivo riguarda la reintegrazione della tessera mancante che è stata ricostruita con legno di acero di uguale spessore dell'originale e inserita perfettamente nella parte mancante dell'intarsio incollandola con colla forte.
Le incrostazioni originali presentavano rigature eseguite con ferri da intagliatore che creano i particolari delle figure. Quindi per completare il ripristino della iconografia intarsiata, ho eseguito successivamente i particolari decorativi rigati con ferri da intaglio

Tintura e lucidatura della parte reintegrata

Per eseguire una ripresa di colore, si possono usare vari tipi sostanze coloranti dai semplici mordenti, alle aniline o colori concentrati diluibili con vari medium (vedi capitolo dedicato ai materiali).
Scegliere un tipo di tintura rispetto ad un'altra sostanza colorante, deriva dalla nostra abilità pratica con il tipo di colore più confacente dove abbiamo avuto riscontri positivi.
Vorrei suggerire per la tintura una tecnica che uso frequentemente dove ho riscontrato degli esiti a me congeniali.
Questa tecnica consiste nel passare sopra l'intarsio una prima mano leggerissima di gomma lacca per creare uno velatura isolante di vernice che si interpone tra la parte nuda del legno e la ripresa di tintura eseguita con velature di colore preparato all'anilina all'alcol.
Questo sistema di colorazione si può definire reversibile in quanto le velature di colore possono essere tolte semplicemente con un passaggio di decapante neutro, riscoprendo qualora si voglia il colore naturale dell'essenza, prima del trattamento del colore, dove si potrà riscontrare la parte originaria dalla parte reintegrata.
Infine la tarsia e stata lucidata con una finitura di cera d api vergine.

 

 
Tecnica di taglio che consente di ottenere anche tessere piccolissime di dimensioni senza il problema che l'impiallaccitura si possa sbriciolare 

 
Pulizia della superficie del mobile Stampa E-mail
Scritto da AA.VV.   

Nel lavoro di restauro di un mobile, si distinguono due tipi di pulizia: quella che generalmente si fa all'inizio, quando il mobile lasciato nella soffitta o nella cantina per anni, è ora pieno di polvere e sporcizia varia. In questo caso è necessario, munirsi di aspirapolvere, pennellini di varie misure a setole dure al fine di asportare tutto lo sporco polveroso anche dai punti più nascosti. 

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Esperienze: L'Intarsio a Buio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Esperienze: Tecnica dell'intarsio a Buio

Come esempio per questa tecnica eseguirò delle tarsie riquadrate da nastrini, nei fianchi e nel piano, su di un cassettone tipico dell'area tosco-umbra del periodo che è tra la fine del settecento ai primi dell' ottocento.

Fra i vari disegni che ho accantonato e rilevato fino adesso ho scelto due tipi di soggetto; il primo è un angelo che suona uno strumento a fiato racchiuso da motivi floreali, ripreso da un disegno di Cherubino Alberti, pittore rinascimentale nativo di Sansepolcro, che verrà incassato nel piano del cassettone
Il secondo rappresenta un cavallo circondato da foglie, che intarsierò nei fianchi del cassettone. Sarà opportuno prevedere in fase di progetto alle ombreggiature, scegliendo una ipotetica direzione luminosa. Chiaramente le ombre dovranno essere studiate in modo da dare un aspetto tridimensionale alle tarsie.
Occorrente per lo svolgimento del lavoro. Listre di acero di spessore di 3 mm.
Nastrini composti di acero e bois de rose (reperibili in commercio di larghezza di 12 mm)

La giustificazione a riguardo dello spessore di almeno 3mm delle listre per le tarsie da incrostare riguarda il rispetto della tipologia del mobile che si rifà allo stile Luigi XVI inquanto venivano usati solamente questi spessori. 

Svolgimento dei procedimenti

Come prima operazione taglierò le listre di acero, che è un legno chiaro di colore bianco, il quale mi darà un contrasto cromatico con il colore marrone del legno di noce, con cui è stato costruito il cassettone.
Con le listre di acero preparerò, oltre ha il legno che mi occorre per le tarsie dell'angelo e del cavallo, dei filetti di mm.1.5 di larghezza, che mi serviranno per filettare le parti rotonde e i tralci che racchiudono l'incrostazioni.

Come si ottengono i filetti.

Il sistema, il più veloce, consiste di tagliare le listre con la sega circolare a disco, la quale mi permette, impostando la guida alla misura voluta, di ottenere spessori tutti uguali;
La tecnica più arcaica è quella di tagliare la listra con la sega a nastro, ottenendo dei filetti, chiaramente irregolari, che vengono rifilati con il pialluzzo fino allo spessore desiderato.
Sicuramente quest'ultimo metodo mi darà un risultato più approssimativo dei precedenti, ma darà un riuscita più naturale al lavoro dandogli quelle incertezze che sono tipiche del lavoro fatto manualmente.
Per ciò quello che riguarda il nastrino composto detto anche maccherone costituito da acero e bois de rose, se vorremo costruirlo da noi, rimando al capitolo (Nastrini maccheroni e filetti) dedicato a questa decorazione, dove sono state trattate tutte le varie fasi di lavorazione per ottenere questo tipo di motivo.

Preparazione delle tarsie per il taglio .

L operazione di preparazione per il taglio delle tarsie, consiste nell'incollare i disegni ricavati dal cartone nelle listre. Sarà opportuno incollare e fare più fotocopie del cartone, perché ci serviranno da riferimento per ricomporre le tarsie dopo il taglio. Per quanto riguarda il cavallo, che è il motivo della tarsia dei fianchi, suggerisco di sovrapporre e fermare fra loro, due listre di acero, ottenendo due intarsi logicamente uguali, con un solo taglio

Se noi dovremo incrostare un cassettone di legno chiaro è bene usare delle listre o delle filettature di legno più scure, che si differenzino per colore, al legno di fondo altrimenti non avremo il contrasto cromatico.

Il seghetto manuale ad archetto con la tavoletta adibita da supporto per il taglio a traforo Il taglio con il traforo elettrico della tarsia.

Il taglio della tarsia si può effettuare sia con un traforo elettrico o manuale, oppure come nella tradizione francese con il cavalletto da intarsiatore.
Sicuramente tagliare le tarsie con il traforo elettrico è il sistema più facile.
Se non possediamo un traforo elettrico o un cavalletto da intarsiatore, possiamo tranquillamente adoperare il seghetto a traforo manuale, basta rispettare qualche suggerimento:
dovremo stare attenti a rimanere sempre perpendicolari al piano di lavoro e a non tagliare grossi spessori di listra.
Sarà opportuno lubrificare nel corso della operazione di taglio la seghetta con della cera di candela, o della paraffina.
Osservando questi consigli non staremo a cambiare continuamente la seghetta del traforo che inevitabilmente si romperà per l'eccessivo attrito e relativo surriscaldamento della lama.
Prima di tagliare la tarsia dovremo scegliere il tipo di seghetta da adoperare.
Ci sono varie gradazioni e tipi di seghette per traforo, queste si dividono da numeri che partono dallo zero per le più sottili al numero dodici per quelle più grosse. Dato che mi serve solamente la figura e devo scartare il contorno di essa, userò una seghetta di media grandezza la n° 5 che mi consente di avere un taglio abbastanza sottile e tagliare il disegno con più velocità rispetto ad una lama di gradazione più piccola.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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L' operazione di ricomposizione delle tessere della tarsia.

Fatto il taglio con il traforo del disegno prestabilito, passerò a ricomporre le tessere sopra una copia del disegno.
Le tessere saranno tenute insieme con dello scotch. Per questa operazione userò per aiutarmi un punteruolo ben appuntito, con il quale infilzerò superficialmente le tessere per riportarle sopra il disegno.

Ricomposizione delle tessere della tarsia Ricomposizione e incollaggio delle tessere ombreggiate.

Ultimata la ricostruzione, valorizzerò la tarsia con la tecnica dell'ombreggiatura.

Nei tempi passati per tenere uniti i vari pezzi si incollava su della carta velina le varie tessere con della colla a caldo.

Se vorremo utilizzare questa tecnica, sarà opportuno incollare la carta sulla parte che sarà a vista a fine lavoro, perché a incollaggio avvenuto si potrà togliere con facilità, sia con la cartavetra o usando dell'acqua tiepida che mi farà rinvenire la colla.

Per ricomporre la tarsia, uso una mia tecnica particolare, che consiste nell'incollare le tessere una ad una tenendole unite per pochi secondi insieme appoggiandole su di un piano di formica, dove la colla non attacchi. A incollaggio avvenuto rimuoverò la tarsia con l'aiuto di una spatola affilata.
Questo sistema mi permette di ottenere, la tarsia pulita, senza il fastidio della carta che mi coprirebbe i contorni di essa eliminando anche il problema di togliere questa a incollaggio ultimato.
La tecnica descritta è adatta per listre di almeno 2mm. di spessore, non certo per le impiallacciature.
Operazione analoga ma sicuramente più appropriata, consiste nell'incollare ricomponendo la tarsia in un piano di vetro, dove si potrà riscontrare la posizione delle tessere nel disegno posto sotto il vetro

Incasso della tarsia.

Finito di preparare le tarsie mi resta soltanto di inserirle incassandole nel piano e nei fianchi
del mobile.
Le tecniche che comunemente adotto, per portare le tessere della tarsia nel piano dove vogliamo incassarla, sono due.
Per convenienza chiamerò metodo scolastico e sistema con i punti di riferimento le due tecniche che andrò a descrivere.

Tecnica scolastica

Consiste nell'incollare sul piano il disegno della tarsia da incassare. Passeremo ad intaccare i contorni del disegno sul piano con gli scarpelli e le sgorbie, procedendo a togliere la parte interna dove verrà incassato l'intarsio .
L operazione successiva riguarda il taglio della tarsia, riprendendo la forma dello scasso con della carta lucida. Le tessere ottenute devono essere fedeli sia allo scasso e al motivo da copiare. Infatti questo sistema è adatto per copie filologiche o per reintegrazioni di restauro inquanto devono rispettare precisamente la tarsia riedita o la parte reintegrata.

Il distacco della tarsia dal piano di formica tramite la spatola affilata

I punti di riferimento

La prima operazione riguarda il taglio del disegno incollato su una listra, ricavando le tessere
che compongono l'intarsio da incassare.
Si prende il lucido del disegno e lo mettiamo dove verrà incassata la tarsia; con la carta carbone tracceremo dei punti di riferimento, che ci serviranno per riportare le tessere nella giusta posizione.
Passeremo a posizionare le tessere, che compongono la tarsia e ripassare i contorni con un lapis ben appuntito.
Questo sistema potrà risolvere le probabili imperfezioni che si sono avute durante il taglio con il traforo. L importante è di non stravolgere completamente il motivo del disegno, limitandosi a modificare piccole variazioni, se no sarà opportuno ritagliare le tessere.
In tutti due i sistemi menzionati dovremo stare sempre attenti a non incidere il segno del disegno, stando sempre all'interno di questo e a rispettare lo spessore delle tessere che deve corrispondere alla profondità dello scasso.
Per far si che l'operazione della intaccatura dia buoni risultati è opportuno arrotare i ferri in modo che abbiano una scarpa molto lunga e non tozza, con questo sistema l'utensile entrerà più in profondità e si otterrà un taglio più netto, permettendomi di arrivare più vicino possibile al segno tracciato.

Il calco del disegno con l'utilizzo della carta carbone per tracciare i punti di riferimento. Posizionato le tessere nei punti di riferimento passiamo a disegnare i contorni dell'intarsio.


L intaccatura del piano con le sgorbie

Per togliere la parte interna dell'intaccatura potremo avvalerci anche della fresatrice che ci darà una profondità precisa allo spessore della tarsia da incassare; è bene l'imitarne l'uso solamente per togliere delle parti molto ampie e ricorrere agli utensili manuali per le parti più piccole.Per gli spazzi più angusti è bene adoperare gli utensili tradizionali per avere la massima precisione. Se non abbiamo la fresatrice, per ottenere un alloggio piano per le tessere, dovremo cavare la parte interna solamente con gli scarpelli Se la tarsia non entra nell'incasso dovrà essere ritoccata con le sgorbie e gli scarpelli fino all'inserimento.(foto sopra).

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Incollaggio della tarsia.

Scavato l'alloggio per la tarsia, proviamo ad inserirla e se combacia perfettamente, provvederemo ad incollarla incassandola con forza, adoperando una tavoletta di legno piana, che mi farà da tramite, tra la percussione del martello e la tessera. Questo sistema ovvierà al problema di ammaccare le tessere e a tenerle al liscio del piano.

Inserimento di una tessera, tramite una tavoletta piana L' uso delle punte a spillo per tenere ferma la tessera venuta lenta nella sede.

Sistemi per rimediare ad eventuali errori.

L intarsio a buio non permette errori ma se avvenissero dovremmo trovare il modo per rimediarli. l'errore più comune è l'errata incisione del legno, causata dall'intaccatura fuori dai limiti del disegno, con il relativo allentamento delle tessere che andremo ad inserire nella sede. Può succedere anche di scavare più del necessario la parte dove dovremo incassare la tessera con il rispettivo sprofondamento di questa nel piano. Come supplire a questi inconvenienti. Se sbagliamo ad intaccare i contorni del disegno, i rimedi sono:
rifare la tessera riprendendo la sagoma dello scasso, questa soluzione può essere praticata se la nuova tessera che dovremo inserire non stravolgerà il motivo del disegno principale.
Se l'allentamento della tessera sarà irrilevante potremo usare delle punte a spillo (piccoli chiodi finissimi) che inseriremo tra la tessera e l'intaccatura, ripiegandoli su di essa, stando attenti ad non intaccare la tarsia, o peggio a inchiodarla.
Altro errore comune è quello di scavare il piano più dello spessore della tessera. Per supplire a questo inconveniente potremo usare un composto di colla e segatura finissima mischiata fra di loro ottenendo uno stucco che mi potrà ricostruire il legno mancante tra il piano e la tessera.

La smussatura degli angoli dei filetti con il pialletto. Inserimento del filetto nella curvatura.

Sarà opportuno pressare il filetto con il martello.

L' uso del tondino arroventato per curvare il filetto inumidito 

Inserimento della filettatura

Dopo aver inserito la tarsia centrale passeremo ad inserire il filetto e i tralci delle foglie, che racchiudono l'intarsio.
L inserimento del filetto, dovrà essere effettuato lentamente, con molta calma, con il martello dando tempo al filetto di prendere la forma curva.
Dove abbiamo delle curve molto strette, sarà opportuno preparare prima dell'inserimento il filetto avvolgendolo in un tondino di ferro rovente, per dargli la forma curva. Altro suggerimento consiste nello smussare gli angoli dei filetti con il pialletto per facilitarne l'inserimento nell'incasso del piano.
Se il filetto non ricoprirà tutta la lunghezza dell'incisione aggiungeremo un altro filetto incastrandolo con un taglio a 45° l'uno con l'altro.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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L' inserimento del maccherone.

La descrizione successiva riguarda l'incrostazione del maccherone
Il maccherone ha la funzione decorativa di riquadrare il cassettone.

Le misure della larghezza di questa decorazione potrà avere diverse dimensioni, sarà opportuno scegliere il tipo di nastrino appropriato rispettando la tipologia del mobile dove verrà incassato.

Intaccatura il piano Sgrossatura dell'interno


Ricercando sui tipi di mobili originali dell'epoca del cassettone preso da campione, la scelta, che mi è sembrata più idonea per il modello del manufatto è un nastrino composto da legni di acero e bois de rose e avrà una larghezza complessiva di cm.1,2 .
Come prima operazione formerò il blocco di legni costituito da due listre di acero di 2 mm, che racchiudono al loro interno il legno di rosa che avrà una larghezza di 8 mm. Ad incollaggio avvenuto provvedrò a tagliare il blocco a listre di 2,5 mm di spessore, realizzando i maccheroni da incrostare nel piano.

Misure del blocco da comporre:


N° 2 listre di acero; 2 mm di spessore, 10 cm di altezza, lunghezza 50 cm.
Bois de rose; 8 mm di spessore, 10 cm di altezza, lunghezza 50 cm.

L' incasso


L inserimento di questa decorazione, si può fare in due modi, manualmente adoperando gli scarpelli o con l'ausilio della fresatrice, che con l'apposita guida mi terrà la distanza sempre uguale nel procedimento della lavorazione.
Certamente usando una buona fresatrice faremo molto prima, e se usata in maniera corretta, otterremo una precisione che con il sistema tradizionale lascerà sicuramente delle imperfezioni.

Inserimento


Tagliati i nastrini a misura, li inserirò nella sede con il martello, aiutandomi con un pezzo di legno piano che mi consentirà di non ammaccarli e allo stesso tempo di tenere al liscio del piano il maccherone. La congiunzione dei maccheroni negli angoli dovrà essere eseguita con un taglio a 45 gradi

Il sistema tradizionale per ripulire la parte interna, si divide in tre fasi;


1)  Intaccatura il piano.
2) Sgrossatura dell'interno dell'intaccatura con uno scarpello di dimensioni grandi;
3) rifinitura che dovrà essere effettuata con uno scarpello di larghezza appropriata per pulire la parte interna dello scasso.

rifinitura Incasso con la fresatrice


L' incasso con la fresatrice.


Il sistema che si usa correntemente per fare questo tipo di lavoro, è l'applicazione della fresatrice. L uso di queta macchina, ci facilita molto questa operazione, l'importante è avere una fresa che abbia lo stesso taglio della larghezza del nastrino e di stare attenti a tenere in guida la macchina.

Ripulitura della tarsia

A incollaggio ultimato, si passa a ripulire la tarsia. I sistemi generalmente sono due, e si differenziano dall'uso degli utensili manuale o meccanici.

Gli utensili manuali adoperati per questa operazione sono normalmente il pialletto di dimensioni piccole e lo scarpello.
I mezzi meccanici comunemente utilizzati sono, i vari tipi di scartatrici.

Sarà opportuno usare la scartatrice su lavori nuovi e non su restauri per non scartare anche la patina originale antica.


La tecnica manuale


La prima operazione è la ripulitura del filetto, che potrà essere effettuata con lo scarpello, o con il pialletto.
Uso generalmente lo scarpello, perché questo utensile mi permette di accorgermi immediatamente se ripulisco il legno per il senso giusto della venatura, senza correre il rischio di divellere la parte intarsiata.
Usando il pialletto, non avremo la sensibilità che ci avviserà di andare contro venatura, ma ce ne accorgeremo sicuramente, dopo il passaggio della pialla sopra di esso, sperando di non aver rimosso il filetto.
L operazione successiva è la ripulitura della tarsia centrale
Se abbiamo molta maestria possiamo piallarla con il pialletto, stando sempre attenti al senso della venatura.
Un suggerimento per ovviare al problema della rimozione della tarsia, consiste nel piallare il legno di traverso alla venatura. Importantissimo per la riuscita di questa operazione è l'affilatura dell'utensile che deve tagliare come un rasoio.

La ripulitura del filetto, utilizzando lo scarpello, ci permette, di accorgendosi immediatamente se operiamo contro venatura.


Uso del pialletto per ripulire la tarsia centrale.

La ripulitura finale perfetta, si ottiene usando la rasiera.
Questo utensile permette di ottenere un piano liscio, toglie i solchi che abbiamo creato inevitabilmente con il pialletto o con la cartavetra. La rasiera va usata ben affilata, inumidendo la tarsia con una spugna. Per ottenere una superficie ben levigata, si può usare del vetro rotto, in maniera tale da avere una parte convessa tagliente. Questo sistema direi abbastanza pericoloso, ed è indicato se si vuole invecchiare la tarsia.

Impiego della rasiera per ottenere una tarsia perfettamente levigata

  
Come ultima operazione questo tipo di tarsia per essere completata dovrà essere incisa, con dei piccoli scarpelli e sgorbie per ottenere i particolari dei capelli e degli occhi, che non si possono ottenere con il seghetto a traforo. Per quanto concerne la finitura del mobile, nel capitolo dedicato ai materiali troveremo le informazioni necessarie per le operazioni della stuccatura e lucidatura del manufatto.

L' operazione dell'incisione della tarsia, tramite scarpelli e sgorbie La stuccatura dell' incisione

 
Spettroscopia Molecolare Stampa E-mail
Scritto da Arcaz   

La Spettroscopia IR viene utilizzata da decenni nei laboratori e nell'industria per analisi chimiche. Nuova è la sua applicazione per l''accertamento dell'età di oggetti in legno, come mobili, dipinti su tavola, sculture, travi, strumenti musicali Questa nuova tecnica di datazione del legno si basa sui seguenti fattori.....

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