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Esperienze: L'Intarsio pittorico Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Esperienze: Tecnica dell'intarsio Pittorico o Prospettico


Per illustrare e documentare le fasi di lavorazione di questa tecnica, realizzerò un pannello intarsiato raffigurante oggetti ripresi da tarsie del quattrocento, collocati in una veduta di città ideale tipica dell'iconografia rinascimentale.

Premessa

La tarsia prospettica pittorica è molto più complessa degli altri tipi d intarsio ed è da definirsi la più alta espressione di rappresentazione lignea.

 Il sistema assomiglia ad un mosaico di legni commessi insieme, dando vita a scorci prospettici di città ideali e di nature morte, che rese questa tecnica prescelta per arredare e ornare cori delle cattedrali e palazzi delle signorie più facoltose e illuminate del Rinascimento.

Un aspetto da puntualizzare riguarda le doti e le conoscenze che deve possedere l'artigiano per riuscire a progettare ed eseguire la tarsia prospettica pittorica .

Le capacità indispensabili consistono nel conoscere la geometria descrittiva le regole della prospettiva, il disegno figurativo e di conseguenza i chiaroscuri e i giochi delle ombre che occorrono per rendere un quadro, anche se di legno, vicino all'effetto di rappresentazione pittorica.

Sicuramente è difficile possedere, per un artigiano, tutte queste proprietà.
Non a caso gli intarsiatori del quattrocento venivano chiamati maestri di prospettiva . Il perché di tale aggettivo, che sicuramente non è appropriato per tutti gli intarsiatori rinascimentali ma sicuramente calzante per i caposcuola di questa tecnica, deriva dalla conoscenza del disegno geometrico e della pittura.
Questi oltre ad essere abilissimi artigiani erano anche architetti e ingegneri, come Giuliano e Benedetto da Maiano, Baccio D Agnolo, Baccio Pontelli i Canozzi da Lendinara e altri artisti che conoscevano le regole della prospettiva e gli strumenti per la lavorazione del legno in quanto si servivano di questa materia per costruire i modellini per i progetti di architettura. Infatti le Botteghe più importanti del periodo prerinascimentale erano laboratori poliedrici dove si praticavano tutte le Arti, senza differenza tra le arti cosiddette minori a quelle maggiori, che solamente dopo con l'avvento del periodo rinascimentale, la cultura intellettuale del tempo, volle scindere in due diverse branchie, Arti Minori e Arti Maggiori.
E bene specificare che i cartoni per le tarsie più note, come lo studiolo di Federico da Montefeltro a Urbino, che si presume intarsiato da Baccio Pontelli o le tarsie eseguite dai Canozzi da Lendinara alla Basilica di S. Antonio a Padova, erano preparati da pittori celebri come: Piero della Francesca, Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Botticelli, e altri artisti del tempo.
Con questa puntualizzazione voglio riuscire a far capire le difficoltà insormontabili per chi voglia fare una tarsia prospettica non conoscendo ne la prospettiva ne il disegno.
Altra considerazione è la caratteristica comune degli intarsiatori sulla conoscenza dell'intaglio ligneo. Infatti la maggior parte delle opere intarsiate erano completate con questa tecnica.
Essere un buon intagliatore facilita chi vuole cimentarsi nella tarsia, dato che gli utensili impiegati sono in genere gli stessi.

E inutile forse presuntuoso e senza alcun significato artistico scimmiottare o tradurre con il legno quadri di celebri pittori. Come fu nel Rinascimento, il connubio formale tra i pittori che realizzavano i cartoni studiati per le tarsie e i maestri lignari rinascimentali fu sempre basato sul rispetto delle possibilità cromatiche del legno conoscendone i limiti. È per questo che la tarsia rinascimentale divenne una forma d arte nuova, perché fu usata per i suoi giusti valori di rappresentazione, senza voler assomigliare alla pittura.
La tarsia non può dare un effetto dinamico al quadro ma statico, sembra fermo nel tempo, sicuramente è anche per questo che le forme geometriche i scorci prospettici e le nature morte si adattano perfettamente e sono stati prescelti per le tarsie rinascimentali.

Il Progetto

Per descrivere questo tipo di tecnica è opportuno spiegare l' importanza del cartone, che non a caso è chiamato anche progetto.
Il progetto per una tarsia, non sarà un discorso solamente legato alla scelta delle essenze che verranno impiegate, ma disegnare un cartone e riuscire a far rendere un buon risultato agli oggetti o alle vedute prospettiche architettoniche, implica, come già accennato, la conoscenza del disegno e delle regole principali della prospettiva.
Nel cartone si studia e si annotano tutte le indicazioni che adotteremo per creare il quadro, dall'accostamento dei colori che ci ricondurranno ai tipi di legno da impiegare, a capire le parti da sottoporre alle tecniche dell'ombreggiatura e della tintura.

La preparazione del cartone o progetto per una tarsia.

La prima operazione consiste nel disegnare a matita su di una carta da spolvero lo schizzo del disegno.
Deciso e corretto lo spolvero viene ripassato con il rapido ad inchiostro su della carta lucida, che poi successivamente è stata stampata su carta eliografica.

 

Le tre fasi di evoluzione del progetto; dal disegno su carta da spolvero alla definizione su carta lucida infine alla stampa eliografica.

La stampa eliografica mi permette di ottenere varie copie del disegno su di un cartoncino più spesso, che mi servirà per annotare tutte le informazioni e riprendere le sagome che mi occorreranno per il compimento della tarsia.

 Il cartone oltre alle misure riportate del pannello serve per riprendere le sagome di ogni singola tessera da intarsiare. Chiaramente il disegno dovrà essere ingrandito con la fotocopiatrice fino alla grandezza reale

Non necessario ma sicuramente consigliabile riguarda la colorazione del cartone per verificare l'equilibrio dei colori e per verificare l'effetto della profondità del quadro. Come prima operazione deciderò la provenienza della luce. La direzione luminosa mi farà scegliere i tipi di legni, chiari e scuri, da impiegare per ottenere la tridimensionalità degli oggetti da rappresentare

 

Colorato il cartone, passeremo a decidere il senso della venatura, che dovrà essere appropriata per la riuscita ottimale del motivo da figurare.
Per indicare il senso della venatura, delle varie essenze dovremo basarci sull'orientamento della scrittura. Ad esempio il legno di pero è scritto per verticale, quindi anche la direzione del legno riprenderà la stessa direzione. La scritta noce ha il senso orizzontale, il legno di acero seguirà un orientamento obliquo, per dare l'effetto della profondità. Il legno di ciliegio avrà vari orientamenti di venatura per far rendere la rotondità della cassa dello strumento. Per riuscire a spiegare e far capire con facilità di lettura, tutte le informazioni da illustrare, dalla scelta dei legni al senso della venatura, dividerò il cartone in tre parti.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Le fasi delle lavorazioni.

La prima operazione sarà la scelta e il taglio delle tavole di legno, per ottenere le listre che mi occorreranno per la tarsia, tramite la sega a nastro. Queste dovranno avere uno spessore di almeno 3 mm. Per raggiungere spessori tutti uguali è consigliabile usare una macchina calibratrice (vedi capitolo utensili).
Le essenze utilizzate per il quadro intarsiato sono indicate nel progetto.

La conoscenza dei tipi di legno ed il colore peculiare di ogni essenza da usare per la tarsia è obbligatoria, quindi uno studio preliminare dei vari tipi e colori di essenze legnose va constatato prima di cominciare un intarsio. Per la tarsia presa da campione sono stati adoperati tutti legni locali dei nostri boschi italiani. Il motivo è da ricondursi per una corretta riedizione di un opera che si rifà a un modello ben preciso, del periodo rinascimentale, dove si usavano solamente essenze indigene.
Sarebbe inopportuno usare altri tipi di essenze, come ebano o mogano, legni scoperti e importati in secoli successivi, perché stravolgerebbero l'originalità del lavoro.

Prima d iniziare l' intarsio riguardante la prima parte interna del quadro sarà opportuno costruire l' intelaiatura del pannello che comprende le due colonne e le fasce che sono l'architrave e la base che completano la struttura della tarsia.

Le due colonne sono simmetriche dato che la prospettiva della tarsia è di tipo centrale.

Sarà possibile usare la stessa sagoma incollandola su delle listre unite con della colla a contatto, in questo caso una listra di acero e una di cipresso, per ottenere sia la parte più esposta alla luce (acero) e quella sottoesposta che sarà di (cipresso).


Le sagome rettilinee parallele potranno essere tagliate con la sega circolare, le forme che posseggono una andatura non rettilinea con delle curve potremo usare il traforo.

 Ultimata l'operazione di taglio dei modelli, basterà scambiare i legni in questo caso: cipresso, acero e ciliegio creando due colonne identiche ma con una diversa provenienza luminosa.
Costruito la parte esterna delle colonne dovrò inserire all'interno della radica di olivo che si adatta benissimo per rappresentare il finto marmo.
La parte interna della colonna è costituita da molti pezzi di radica. Questo è dovuto alle piccole quantità che si riescono ad ottenere, dal ceppo dell'albero.
Per riuscire ad avere una listra che copra tutta la parte interna ho sovrapposto le radiche e tagliate in maniera da seguire l'andamento della venatura propria di ogni listra con il sistema ad incastro. Usando questa tecnica ho ottenuto delle congiunzioni non rilevantemente visibili.
Concluse le colonne passeremo ad inserirle nella parte laterale della riquadratura in legno di pero.

Sarà difficile ottenere sagome che si uniscono perfettamente insieme dopo il taglio;
per ritoccare e rendere precise le tessere fra di loro i metodi da usare sono nella maggior parte eseguite manualmente usando utensili come, il pialluzzo o la lima, gli scarpelli e le sgorbie a secondo se la parte da ritoccare è rettilinea o curva. Una macchina molto utile e la scartatrice da banco elettrica, se non c è l'abbiamo, si può ricorrere per rifinire dei piccoli pezzi di tessera, ad una tavoletta dove verrà incollata su di essa della carta vetrata, questa verrà usata sfregando il pezzo fino allo spessore o alla sagoma voluta.

Finito di costruire la struttura del quadro siamo pronti per passare a descrivere e a realizzare la prima parte dell'intarsio interno, che riguarda il primo palazzo, e il liuto.
Per realizzare questa porzione del quadro intarsiato, ho usato tre tipi di tecniche, ad accostamento, a incastro e a buio.

Di fatto ho incollato le listre dei vari tipi di legno, che compongono la tarsia, (bosso ciliegio) con della colla a contatto, sotto il pezzo dove è stato incollato il disegno(acero). Preparato il pacchetto, taglierò al traforo il disegno e poi scambierò le diverse essenze.
Per ottenere un buon risultato sarà opportuno usare una seghetta molto fina ad esempio la n° 1 per limitare lo stacco provocato dallo spessore della lama, che comunque anche se irrilevante ci sarà sempre; per riuscire ad eliminare tale divisione ho realizzato, con il sistema a buio e ad accostamento le parti interne di quercia annegata e gli stipiti delle finestre, adeguandoli alle aperture. Questo sistema mi ha permesso di togliere lo stacco provocato dal taglio con il traforo.

Fasi di lavoro


l incollaggio con colla vinilica della sagoma di cartoncino sulla listra di bosso che sarà la parte frontale del palazzo.
Passeremo a forare con una punta di diametro che consenta il passaggio della seghetta, e traforeremo le finestre poste in alto del palazzo.

Tagliato con il traforo le aperture delle finestre passeremo a inserire con la tecnica ad accostamento le parti interne che compongono le finestre.
Per gli archi sottostanti userò la tecnica a incastro, utilizzando in sovrapposizione i due tipi di legno che formeranno le arcate del palazzo, questo sistema mi consentirà con un solo taglio di far combaciare perfettamente le parti rotonde degli archi con la facciata dell'edificio.
foto in basso a di sinistra

Dopo aver segato i vari componenti, passerò a staccare con una spatola e a ricomporre i vari elementi che compongono la tarsia del palazzo.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Il prossimo elemento da inserire nel pannello intarsiato, riguarda la costruzione dello strumento musicale.
La tecnica dell'intarsio ad incastro è stata prescelta per ottenere più velocemente la cassa armonica della figura, per le altre parti sono ricorso alla tecnica dell' accostamento.

Usare la tecnica ad incastro in un quadro rinascimentale sembrerà improprio, dato che si presume che questo tipo di sistema non era ancora stato inventato all'epoca.
Credo che un tipo rudimentale, tagliando in sovrapposizione al massimo due listre alla volta fosse già usato nel periodo rinascimentale.
Questa tecnica, se usata con gli accorgimenti che descriverò, non farà notare la differenza da quella ad accostamento. Le accortezze da osservare sono il rispetto del senso della venatura di ogni singola tessera seguendo la venatura segnata nel disegno. Dovremo incollare, sotto la prima listra di ciliegio dove è incollato il disegno, tante listre di ciliegio con della colla a contatto per quante sono le fasce che compongono la cassa dello strumento, ognuna con diverso senso di venatura, per poi tagliare il pacchetto di legni seguendo il disegno con il traforo.

Nei disegni sono esemplificate le indicazioni dei vari tipi di legno da impiegare per l'intarsio, le direzioni delle venature dei legni, le ombreggiature da creare e il particolare della cordiera che è la parte più complicata per la costruzione dell'oggetto intarsiato. 

La ricomposizione delle tessere che compongono lo strumento La prima parte della tarsia completata di tutti gli elementi descritti fino adesso.
La foto della tarsia finita è stata inserita per renderci conto di come si presenterà a lavoro ultimato. In realtà, non è possibile vedere chiaramente l'evolversi della composizione, perché le varie tessere sono coperte dalle sagome di cartone.


La seconda parte del quadro intarsiato, comprende la realizzazione di un palazzo, delle montagne sullo sfondo e di due vasi diversi, il primo contiene dei frutti e il secondo dei fiori.

La realizzazione dei frutti contenuti nel vaso


Per realizzare i frutti ho adottato un sistema misto per la rappresentazione.
Di fatti ho adoperato della radica di erica, legni di pero e melo con particolari venature assemblati con la tecnica ad accostamento.
Per creare gli altri frutti che sono composti da più essenze, ho usato la tecnica ad incastro; riprendendo lo spunto dalla maniera di Fra Giovanni da Verona, suddividendo le parti con legni diversi, per le varie sfumature di colore, che mi diano l'effetto della rotondità e della provenienza luminosa, abbinando le essenze di cipresso, bosso, ciliegio, acero e mandorlo, con venatura regolare.

Accantonare legni con particolari venature e scherzi della natura può facilitare alla realizzazione degli oggetti che vogliamo rappresentare. Le venature più strane e fuori dal comune si possono trovare nelle parti della pianta, tra la congiunzione del fusto e il ramo, alla base, nel ceppo e in particolare vicino ai nodi del legno.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Per completare la composizione occorrerà tingere le tessere di colore verde,(vedi il capitolo la colorazione dei legni) riguardanti le foglie e ombreggiare con la sabbia rovente le varie tessere che necessitano di questo procedimento.
La tinta di colore verde è stata ottenuta con un concentrato diluito con acetone dove sono state immerse per due giorni delle listre di legno chiaro (acero e giuggiolo) per poi essere tagliate a secondo della sagoma.

Le ombre proprie e portate.

Per far rendere una tarsia più assomigliante ad una quadro dipinto potremo inserire le ombre proprie e quelle portate come un trompe l'oeil. Per ottenere l'effetto delle ombre proprie di un oggetto i sistemi possono essere diversi un graduale passaggio di legni di diverso colore dal chiaro allo scuro, o più semplicemente ombreggiare con la sabbia rovente la zona in ombra.

Per l' ombra portata si possono usare più sistemi; quello più comune consiste nello scegliere un legno di colore scuro, tagliarlo a secondo della forma dell'ombra e inserirlo nella zona del cono d ombra creato dall'oggetto.

Altro sistema usato magistralmente da Fra Giovanni da Verona, consiste nell'uso di ferri roventi per ombreggiare dando un effetto graduale all'ombra, meno netto rispetto a quello descritto precedentemente.

Sempre dalle tarsie di Fra Giovanni ho appreso una tecnica di estrema modernità molto bella che riguarda la creazione delle lumeggiature; (le parti di un oggetto più esposte alla luce) consiste nell'inserire dei piccoli filetti di legno chiaro, presumibilmente acero riuscendo a far rendere mirabilmente l'effetto della lumeggiatura,

La terza parte del pannello intarsiato.

D' ora in avanti, per la terza e ultima parte delle tarsia, non starò a ripetermi sui procedimenti, perché non ho usato altri tipi di tecniche per le fasi di lavorazione, che sono le stesse descritte precedentemente, quindi mi limiterò a documentare graficamente e fotograficamente i vari passaggi per la realizzazione dell'ultima parte del pannello intarsiato.     

La preparazione delle sagome che costituiranno il palazzo con le colonne e archi, usando come tecnica l'intarsio ad incastro.


Per la costruzione del paese nella collina ho adoperato il sistema ad accostamento. Per l'ultimo palazzo invece mi sono avvalso sia di quello ad incastro ad accostamento e a buio.

La listra di frassino (il cielo) che è stata collocata sotto i motivi già intarsiati, per prendere e segnare i contorni, per poi essere segata ed inserita, a concludere il quadro intarsiato.

 
Tecniche dell' Intarsio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Biagio Ventura allievo dell'istituto "Maria Teresa Caiazzo" di Salerno e da  Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Le Tecniche della Tarsia Lignea

Intarsio a Buio

Nell'introduzione alle varie epoche non si è mai citato questa tecnica che forse è la più emblematica dell'atto dell'intarsio; il perché dell'omissione è dovuto all'uso di questa tecnica costantemente in tutti periodi citati.
In cosa consiste: secondo il disegno o la sagoma prestabilita si scava il legno di fondo per poi inserirvi tessere di legno o di altro materiale quali:avorio, madreperla, pietre dure, o metalli,che saranno uguali alla parte scavata sul piano da intarsiare.

La Tarsia a Secco

Una tecnica della tarsia è denominata a "secco", infatti anticamente l'intarsio poteva anche essere inserito a secco, senza l'uso delle colle. Questo tipo di tecnica fu usata per le tarsie a buio, perché solamente questo tipo di tecnica può essere adottata per un incollaggio a secco.

Pannello intarsiato Istituto Statale D Arte di Anghiari.


Visto e considerato gli inconvenienti di tenuta di una incrostazione a secco, io consiglio di usare sempre la colla anche se otteniamo un intarsio preciso allo scasso, perché i legni usati per la tarsia, che devono essere diversi per policromia e quindi di diverso tipo di legno, col passare del tempo avranno un ritiro diverso l'uno dall'altro provocando inevitabilmente il distacco, o l'allentamento delle tessere nella sede.

La tarsia Certosina


L' uso della tecnica certosina ebbe la sua massima applicazione nel XIV e XV secolo. La definizione deriva dai monaci "Certosini" dell'ordine di San Bruno, che trassero questo stile decorativo probabilmente dal "Mudejar" spagnolo, a sua volta derivante da stilemi arabi e musulmani. L' uso di questa tecnica si sviluppo soprattutto in Veneto e Lombardia. Questo tipo di lavorazione era stato a lungo praticato nei paesi islamici ed arrivò in Italia verso la fine del medioevo. Pare che sia stata eseguita per la prima volta a Venezia che aveva appunto legami commerciali molto stretti con il Medio Oriente; infatti i disegni nell'imitazione italiana mostrano evidenti caratteristiche arabe.


La decorazione certosina si ottiene con due sistemi:

 
il primo consiste nell'utilizzare materiali di vario tipo, come avorio, madreperla, o vari tipi di legno sagomati a forma geometrica e presumibilmente incassati a secco (usando la tecnica a buio), nel piano interno, nel fronte e nei fianchi in genere di cassapanche nuziali.
La seconda tecnica è quella denominata a "toppo", che consiste nel prendere listelli di legno di vario tipo tagliati a poliedro, incollati, riuniti e costretti insieme da un cordino, a formare un parallelepipedo, il toppo, che veniva affettato in sottili lamine, che servivano a decorare riquadrature, piani, o fasce dei mobili.

La realizzazione della tarsia certosina

Servono un asse di legno massello su cui inserire l'intarsio ed una listra della essenza che si preferisce.

Si riporta il disegno sulla listra con l'ausilio della carta da lucido e lo si ritaglia con un seghetto a traforo, facendo attenzione a non inclinare la lama del seghetto: è indispensabile tenerla sempre perfettamente perpendicolare al legno per evitare di ricavare dei tasselli imprecisi.

Realizzare tanti tasselli quante sono le tessere del disegno, li si riporta sull'asse di legno massello e se ne tracciano i contorni con la matita.

Si prepara lo scasso che ospiterà i tasselli, con scalpelli e sgorbie, con la massima precisione: se il lavoro viene eseguito bene non sarà necessario la colla per fissare le tessere di legno.

Terminato l'intarsio, rifinire nel modo che si ritiene più opportuno optando per la lucidatura a cera o a tampone. 

La Tarsia Geometrica


Venne studiata intorno al trecento per ricoprire completamente gli oggetti da decorare.

Con questa tecnica la listra viene tagliata pezzo per pezzo e assemblata in base al progetto disegnato.

Il nome di tarsia geometrica deriva dal tipo di disegno ottenuto, che presenta decori molto squadrati e rettilinei

La realizzazione della Tarsia geometrica

Si riporta il disegno che si desidera riprodurre possibilmente in dimensioni reali su un foglio di carta.

Scelte le essenze ed individuata in ognuna la venatura migliore da seguire, si stabilisce come distribuirle nel disegno per ottenere il giusto equilibrio dei colori e gli effetti chiaroscurali, che devono essere in armonia con l'intero contesto.

Si riporta il disegno di ogni singolo pezzo sul legno aiutandosi con della carta da lucido. Per essere più precisi nell'intaglio, può essere comodo attaccare sul retro del legno, soprattutto sulle essenza che tendono a rompersi, una striscia di scotch'di carta e, rigirato il legno con l'aiuto di un righello, passare più volte il taglierino lungo i bordi della parte da staccare scalfendo piano le fibre fino a farle separare.

Una volta ritagliato il disegno, lo si ricompone bloccandolo con lo scotch'e lo si incolla sull'oggetto seguendo la normale procedura. 

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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La Tarsia Prospettica


La tarsia prospettica-pittorica si potrebbe definire, un mosaico di legni , infatti si ottiene commettendo sagome di legno ricavate da un disegno prestabilito (il cartone o progetto). Questo tipo di tecnica ebbe il suo massimo fulgore fra il 1440 e 1540 periodo che fu il più importante per l'arte della tarsia, grazie al suo impiego che si adattava perfettamente con gli studi e alla teorizzazione della prospettiva e al gusto dell'epoca. 

L' espansione e il successo della tarsia, non è solo un episodio della storia dell'arredamento; la nuova tecnica si pose all'incrocio di tutte le arti perché, per la sua realizzazione, comprese la conoscenza della prospettiva e quindi della matematica riscattando per innovazione la posizione delle arti meccaniche nel confronto delle arti liberali.

Non a caso gli intarsiatori più illuminati del quattrocento venivano chiamati maestri di prospettiva .

 Il perché di tale aggettivo, che sicuramente non è appropriato per tutti gli intarsiatori rinascimentali ma sicuramente calzante per i caposcuola di questa tecnica, deriva dalla conoscenza del disegno geometrico e della pittura.

E bene specificare che i cartoni per le tarsie più note, come lo studiolo di Federico da Montefeltro a Urbino, che si presume intarsiato da Baccio Pontelli, o le tarsie eseguite dai Canozzi da Lendinara alla Basilica di S. Antonio a Padova, erano preparati da pittori celebri quali: Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Botticelli, Piero della Francesca e altri artisti del tempo.


Per riuscire a sintetizzare l'evoluzione dell'intarsio ho diviso in tre periodi l'arco di tempo che coprì i cento anni della tarsia

Il periodo quattrocentesco, legato maggiormente ai primi studi di prospettiva lineare, si basa soprattutto su scorci prospettici. Oltre l'aspetto iconografico, le tarsie di questo periodo si differenziano da quelle successive per la mancanza di essenze colorate artificialmente. L epicentro principale si sviluppò in Firenze e Siena.

I massimi esponenti del periodo furono:


Il Francione , Giuliano e Benedetto da Maiano, Baccio Pontelli di Firenze, il senese Barili, i Bencivenni, marchigiani di Mercatello sul Metauro, Arduino da Baiso di Ferrara.
Per documentare il primo periodo, ho inserito appositamente una tarsia eseguita nel nord Italia a Ferrara, perché il maestro Arduino da Baiso, intarsiatore veneto, lavorò e apprese l'arte della tarsia a Firenze, lavorando per la famiglia Strozzi.Successivamente gli fu commissionato uno studiolo per Leonello D'Este a Belfiore in Ferrara, annoverando nella sua bottega come aiutanti i fratelli Canozi di Lendinara, che diventarono i più famosi maestri di prospettiva dell'area veneta, i quali a suo tempo ebbero legami di lavoro e influenzarono Pier Antonio degli Abbati al quale è stato attribuito il coro della chiesa di Sant Andrea a Ferrara. 

Tarsia dell' ordine superiore del Coro della Chiesa di Sant Andrea a Ferrara, attribuita a Pier Antonio degli Abbati alla fine del XV secolo. Museo Schifanoia

Questo riassunto storico serve a far capire l' evoluzione dell'arte nuova dall'epicentro di Firenze che ispirò le altre parti dell'Italia; le quali scelsero la tarsia per rappresentare gli studioli umanistici e i cori delle cattedrali, della chiesa e dei mecenati nel rinascimento.

Il secondo periodo collocabile nei primi anni del cinquecento, grazie all'applicazione della tintura dei legni e alla tecnica dell'ombreggiatura, consentì agli intarsiatori di creare quadri più complicati sviluppando e inserendo nuovi temi naturalistici collocati in scorci prospettici di vedute urbane e paesaggistiche.
I massimi esponenti di questo periodo furono la famiglia dei Canozi da Lendinara e Fra Giovanni da Verona.

Particolare del leggio intarsiato da Fra Raffaello da Brescia a Monte Oliveto Maggiore, coro


Il terzo periodo si colloca alla metà del cinquecento con il venire meno per l'interesse della tarsia ai temi geometrici e di innovazione, assomigliando sempre più a opere che volevano avvicinarsi, imitando la pittura. La causa fu dovuta essenzialmente ai cambiamenti di gusto tendenti ad un virtuosismo tipico del barocco. L esempio più importante viene da GianFrancesco Capodiferro che riuscì ad ottenere risultati eccezionali, riproducendo in tarsie i cartoni con storie bibliche di Lorenzo Lotto nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo.

Tarsia pittorica, tedesca della metà del XVI° secolo Cristoforo Canozi da Lendinaraquadro prospettico.


Particolare dell'interno di anta ornata di una complessa tarsia pittorica eseguita da un intarsiatore tedesco; si può notare la differenza di stile che denota al confronto dei due tipi d intarsio in questa pagina. Non a caso è stata scelta una tarsia eseguita da un tedesco per far notare la diversità dell'evoluzione della tarsia pittorica; infatti gli artigiani d oltralpe furono allievi dei maestri intarsiatori rinascimentali; ad esempio, alcuni di essi collaborarono con il maestro Arduino da Baiso per lo studiolo di Belfiore a Ferrara. Altra considerazione: gli intarsiatori tedeschi arrivarono a risultati eccellenti proseguendo e diventando i rappresentanti tecnicamente più qualificati del periodo seicentesco.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Tarsia a Toppo

Permette di raffigurare gruppi di piccoli motivi geometrici sistemati sempre nello stesso ordine e con le medesime dimensioni che formano veri e propri capolavori.

Guardandoli viene spontaneo chiedersi quanta pazienza occorra per riuscire a tagliare dei triangolini perfettamente identici nella forma, ma di essenze differenti che solitamente formano una cornice all’interno di un mobile.

È nel ‘500 che viene studiato il metodo della “tarsia a toppo” per velocizzare e semplificare simili lavori.

Per ottenere una successione di elementi geometrici tutti uguali basta procurarsi delle bacchette delle essenze prescelte della stessa forma del motivo da riprodurre:

per esempio, per i cerchietti si sceglie una bacchetta rotonda e la si taglia;

se tutte questa bacchette vengono incollate tra loro seguendo la successione da riportare sull’oggetto e segate tutte assieme, si ottiene un intarsio con motivi ricorrenti perfettamente uguali.

La realizzazione della Tarsia a toppo

Le bacchette di legno si acquistano in un negozio specializzato; di forma triangolare e in due essenze differenti, il loro numero varierà in base alle misure della superficie da decorare.

 Si incollano tra loro le bacchette contrapponendo le due essenze in modo da creare un effetto di chiaro-scuro.

Si taglia con una sega l’intera fila di bacchette nello spessore di qualche millimetro e, ottenute le stesse, basta incollarle per poter mettere in opera l’intarsio.

Tarsia a Incastro o Foro e controforo


La tecnica dell'intarsio ad incastro, consiste nel sovrapporre due o più piallacci di legno o essenze diverse come avorio, ottone, madreperla, tartaruga, che venivano fissate fra di loro e tagliate seguendo un disegno prestabilito incollato sulla superficie da tagliare con il seghetto ad arco, il traforo, o come nella tradizione francese con il cavalletto da intarsiatore .
Dopo il taglio del pacchetto si passa a scambiare le essenze dando vita a giochi cromatici dati dai materiali impiegati.
Questa tipo di tecnica ha avuto la sua massima applicazione a partire dal XVII° sec in poi.
Presuppongo che un sistema primitivo simile alla tecnica ad incastro era già stato usato dagli intarsiatori in Italia nel corso del Rinascimento, sicuramente era una tecnica più limitata, che sovrapponeva due o tre piallacci insieme.
I maestri più bravi furono tedeschi, che perfezionarono questa tecnica arrivando ad un virtuosismo eccezionale.


Altra definizione di tarsia è marqueterie, dal francese.
Il perché di questa nuova definizione e da collocare nel passaggio dell'interesse per quest'arte dall'Italia, alla corte di Francia di Luigi XIV°.
Il massimo esponente della tecnica ad incastro nel seicento fu Andrè-Charle Boulle maestro ebanista alla corte di Luigi XIV° che intarsiava i mobili con tartaruga , ottone, rame, e altri materiali che davano un effetto decorativo e un contrasto cromatico unico alla tarsia.
Altri esponenti da nominare che operarono in Francia nel 1700, sono Jean-François Oeben che morì mentre costruiva il celebre scrittoio di Luigi XV che fu concluso da Jean Henri Riesener e David Roentegen il quale usò mirabilmente, la tecnica ad intarsio conico.
In Italia, l'intarsio ad incastro, fu usato superbamente da Giuseppe Maggiolini che sicuramente fu l'esponente più alto di questa arte nel XVIII° sec.

La realizzazione  della Tarsia a foro e contro foro

Si preparano i materiali necessari: fogli di impiallacciatura, un seghetto a traforo, scotch'carta, matita, chiodi molto piccoli, bisturi e colla.

Si realizza il pacchetto (insieme dei fogli di impiallacciatura che verranno bloccati tra due strati di compensato, che permetteranno di tagliare le essenze senza romperle), lo si blocca con chiodini molto sottili posizionati su tutto il perimetro.

Si incolla una delle due copie del disegno sul compensato servendosi del martello, si buca la superficie lungo tutto il contorno del disegno con un chiodo grosso almeno quanto la lama del seghetto, che potrà entrare nei fori, lasciando intatto lo sfondo del lavoro.

Si comincia ad intagliare partendo dall'interno del disegno e si procede verso l'esterno, facilitando così il lavoro. Se il seghetto scorre con difficoltà, si deve strofinarne la lama con della cera da candela.

Il taglio con il seghetto a traforo va eseguito in modo perfettamente perpendicolare al piano del pacchetto per ottenere un taglio preciso il più possibile ed il minor numero di imperfezioni tra un materiale e l'altro.

Ogni qualvolta una tessera si stacca dal pacchetto, la si impacchetta con dello scotch'carta, per bloccarne gli strati ed evitare che vadano persi; sullo scotch'di ogni pacchetto si scrive un numero che si riporta sulla copia del disegno.

Terminato il lavoro di intaglio, si apre il paccchetto e se ne estraggono le essenze. Per dare maggior risalto alla composizione, si giocherà sul differente colore delle essenze ma si potranno ottenere anche delle ombreggiature, immergendo le tessere nella sabbia rovente e tenendovele più o meno a lungo a seconda dell'intensità del colore desiderato.

 Terminata la ricomposizione, si blocca il tutto con dello scotch'in modo da non perdere i pezzi.

 Bloccate le tessere, per incollare l'intarsio su una tavoletta di legno, lo si fissa alla struttura con delle strisce di scotch; poi, con della colla di ossa, vi si fa aderire un foglio di giornale che lo ricopra completamente.

Quando il giornale è asciutto, si stacca lo scotch'che lo lega alla tavoletta e si spalma la colla di ossa sia sull'intarsio che sulla tavoletta e li si unisce esercitando una forte pressione e battendo con la martellina, per eliminare le bolle d aria che si formano tra i due strati. Il tutto verrà pressato o sotto pressa o con delle morse.

Seccata la colla, si passa sulla sull'intarsio una spugna inzuppata di acqua calda.

Stuccate le eventuali fessure, si procede alla lucidatura.

 
Gli utensili usati nell'intarsio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Che cosa occorre per l' arte dell'intarsio


Scalpelli, sgorbie, seghetto a traforo, pialletti e altri utensili che descriveremo e approfondiremo in seguito, vengono adoperati per l'arte della tarsia.
Gli utensili devono essere sempre ben affilati e adoperati con maestria, per ottenere dei buoni risultati.
Il consiglio migliore è quello di non scoraggiarsi se ai primi tentativi non si ottengono risultati soddisfacenti, perché la buona riuscita è relativa alle prove che l'operatore esercita.

Utensili Manuali ed elettrici


Scalpelli e sgorbie: Gli scarpelli sono utensili d acciaio di forma piatta, di diverse dimensioni di larghezza e sono usati per incidere il legno nelle parti dove il disegno è rettilineo, per rettificare le listre dove hanno delle imperfezioni, per raddrizzare o spianare qualunque difetto. Le sgorbie sono di forma curva, di vari tipi e dimensioni, si usano come gli scalpelli, ma verranno usate nelle parti dove il disegno da incidere o da rettificare avrà delle curve o sagome rotonde.

Di questi utensili ce ne sono di vario tipo in commercio; consiglio di usare quelli professionali da intagliatore, che come acciaio e tempra è notevolmente superiore e hanno una raffinatezza che il ferro più scadente non possiede.

Arrotatura e affilatura (vedi approfondimento):  Come ho accennato nell'introduzione, l' affilatura di questi arnesi da lavoro è molto importante. L'arrotatura può essere effettuata con una mola a smeriglio azionata con motore elettrico, o fatta funzionare manualmente. Per quest' ultima occorrerà molta esercitazione, perché una mano dovrà far girare l' apposita manovella che fa girare la mola, e l'altra mano far muovere il ferro correttamente. 
Prima d' iniziare arrotature sarà opportuno usare la pietra apposita per ravvivare la mola, che permette di avere una mola efficiente e non impastata dalle precedenti arrotature. Seguendo questo consiglio otterremo una affilatura corretta senza il rischio di poter bruciare l'utensile, per il cattivo funzionamento di questa.

Per una buona arrotatura la pressione che si deve esercitare sull'utensile non deve essere mai forte e allo stesso tempo costante. Osservando queste indicazioni otterremo una superficie di arrotatura piana, che chiameremo "scarpa" come dimostra la (fig. 1). Se la scarpa non risulterà perfettamente piatta (fig.2) operare riuscirà faticoso perché l'utensile farà poca presa sul pezzo da tagliare. L' arrotatura ha fine quando noi abbiamo ottenuto la scarpa desiderata e quando vediamo che nella parte arrotata si è formato un filo sottilissimo che percorre tutta la superficie di taglio dell'utensile.
Il "filo" e la "scarpa" sono due definizioni che servono per specificare:
Il filo, l'avvenuta arrotatura; la scarpa, l'angolatura che abbiamo dato al ferro.Più acuto è l'angolo della scarpa più l'utensile si indebolirà, però avremo una penetrazione più profonda e un taglio più netto nel legno; se la scarpa avrà un angolo più aperto avremo l'effetto inverso. Fatte queste operazioni si passa all'affilatura, che si ottiene passando il ferro nella pietra per affilare.

Per l'affilatura dei ferri da intaglio ci sono molte pietre in commercio da quelle sintetiche a quelle naturali, che sono le migliori. Io uso e consiglio due tipi di pietre, la pietra di CANDIA e la pietra ARKANSAS. Questi tipi di pietre hanno una proprietà di grana molto raffinata, al contrario di quelle sintetiche che sono di grana grossolana.

Come si adoperano le pietre per affilare: per prima cosa dovremo bagnare la pietra con dell'olio, buono è anche quello da cucina. Si prende l'utensile e si appoggia la scarpa nella pietra, per poi passarla con un movimento orizzontale, alternando questo movimento anche nell'altra faccia dell'utensile di forma piana (scalpello), stando attenti a non far battere solamente la punta o il tacco del ferro. L utensile dovrà appoggiare costantemente in tutta la sua superficie durante l'operazione, nella pietra, fino al completo distacco del cosiddetto filo. Un comportamento quasi identico viene usato anche per affilare la sgorbia, che come ho già detto è di forma curva; infatti dovremo passare la pietra sulla parte convessa e su quella concava del ferro per togliere il filo. Per la parte convessa si potrà usare una pietra di forma piana, ma per la parte concava dovremo usare una pietra di forma curva che mi permetta di toccare tutti i punti interni.

Il pialletto : Le operazioni di arrotatura e affilatura, che ho sottolineato fino adesso, servono anche per il pialletto, altro utensile indispensabile per la tarsia. Il pialletto viene usato sia per far accostare precisamente due listre di legno fra di loro, o raddrizzarle singolarmente, per spianare e portare la tarsia al liscio del piano su cui l' abbiamo incassata.
Di pialletti, in vendita, ne troviamo di vari tipi e dimensioni: ci sono di legno, di metallo e azionati a motore elettrico. È bene averne di varie specie. Non trascurerei i pialletti di metallo che hanno il ferro regolabile e che possono servire, se vogliamo togliere più legno da una parte, per lasciare intatta la parte opposta.

Ci sono anche pialletti metallici di piccole dimensioni che servono per piallare contro venatura o trasversalmente questa. Non è un compito facile lavorare contro vena: adoperare un piccolo pialletto che tagli poca superficie di legno alla volta, limiterà le possibili sgranature e gli strappi di venatura che si possono causare operando in questa circostanza.

Per ottenere più incisione di taglio del pialletto, dovremo agire nel ferro spingendolo con il martello verso la suola (indicazione nel disegno freccia rossa).
Se vorremo avere l' effetto inverso, dovremo colpire con il martello il ceppo della pialla,( indicazione nel disegno freccia gialla).
Quando avremo ottenuto la regolazione voluta fisseremo con un colpo di martello il cuneo, ( indicazione nel disegno freccia verde).

Utensili Elettrici: Altri utensili indispensabili sono la sega a nastro con motore elettrico o quella a traforo che può essere elettrica anch'essa.
Nel mio laboratorio ne possiedo di tre tipi: una grande a nastro che mi permette di fare listre di legno di varie altezze e spessori, una più piccola che utilizzo per piccoli tagli e il seghetto a traforo elettrico macchina indispensabile per la tarsia.
Altre macchine da taglio sono la troncatrice e la sega a disco. La prima serve per ottenere tutti gli angoli possibili che si vogliono ricavare. La sega a disco o circolare mi occorre per fare piccoli filetti e lavori che devono essere perfettamente paralleli o per ottenere tagli ortogonali.

Non tutti potranno dotarsi di macchine elettriche; il bello di quest'arte è anche quello di poter supplire, nei limiti del possibile, con gli utensili manuali. Chiaramente ci vorrà una esperienza maggiore e un esercizio notevole.

  

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Le macchine da traforo: Lo strumento principe per la tarsia applicata al mobile dal XVI secolo fino ai giorni nostri è il traforo.
Questa macchina ha avuto uno sviluppo tecnologico rilevante dai suoi esordi che si presumono all'epoca di Luigi XIII. Certamente i primi seghetti alternativi erano costruiti di legno e azionati a pedale.

La tradizione francese conserva ed usa magistralmente ancora oggi un tipo di macchina azionata manualmente: il cavalletto da intarsiatore. Questo tipo di traforo è stato sicuramente inventato e usato dai tempi di Boulle; quindi si può dedurre anche la data della sua invenzione da individuare nel XVII secolo. In commercio si trovano vari tipi di traforo alternativi di piccole dimensioni che possono essere usati, senza voler ottenere troppo, da principianti e hobbisti.

Per gli operatori consiglio macchine più serie, certamente molto più costose. Nel mio laboratorio ho una macchina professionale da traforo alternativa elettrica che, come caratteristiche, si differenzia moltissimo da quelle che si trovano nelle ferramenta. Sarà opportuno, se vogliamo acquistare una apparecchio professionale, consultare ditte specializzate per la vendita di macchinari per la lavorazione del legno.

Se non possediamo un traforo elettrico si può usare il traforo manuale che, se usato con maestria fornisce risultati identici, direi migliori del seghetto alternativo elettrico.

Le seghette per il traforo:  In commercio ci sono vari tipi di seghetta per traforo che si differenziano per grossezza della lama e per le diverse dentature di taglio.
Le gradazioni relative alla grossezza si dividono da numeri che partono dallo zero, per le più sottili, al numero dodici per quelle più grosse.
Le dentature delle seghette si differenziano dalla distanza che si interpone tra un dente e l'altro. Se avremo scelto una lama con denti molto radi otterremo un taglio più aggressivo e incisivo; se vogliamo un taglio più morbido adopereremo una seghetta con denti ravvicinati.
La seghetta da adottare verrà scelta, per quanto riguarda la grossezza della lama, dal numero di listre sovrapposte (pacchetto di legni) che vorremo tagliare e per il tipo di dentatura dalla durezza relativa all'essenza di legno d adoperare.

La fresatrice o pantografo: Altra macchina molto importante per la tarsia, in special modo per quella a buio, è la fresatrice.
Questo utensile si trova in commercio corredato di frese di vario tipo e dimensioni di diametro.
Comunemente la fresatrice si adopera per fare la sede ad un intarsio e per riquadrare un piano con maccheroni e filetti

Le macchine levigatrici: Di questo tipo di macchine in commercio ce ne sono di vario tipo. Quelle più adatte per la tarsia sono due: la calibratrice e la levigatrice combinata.
La calibratrice è una macchina molto importante che ha la funzione di portarmi tutte le listre ad uno stesso spessore, ed è indicata anche per la ripulitura finale di un piano intarsiato. 

La levigatrice combinata possiede un piano dove scorre un nastro e a lato della macchina un disco abrasivo; il nastro e il disco possono variare di grandezza o di diametro a secondo della potenza della macchina.
Il piano della levigatrice serve per la maggior parte dei casi per spianare o aggiustare e far combaciare due listre o più insieme.
Il disco si adopera per ritoccare le tessere e per ottenere delle sagome rotondeggianti.

L unica nota dolente sono i costi elevati di queste macchine, ma è altrettanto vero che servono moltissimo ed alleviano il lavoro in maniera consistente. 

 
Accesorio utili per l'Intarsio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Fuseruole, "Maccheroni" e Filetti

Mi sono sempre domandato da dove deriva l' origine del termine maccherone .
Il soprannome di questa decorazione, l''ho sempre sentito pronunciare da mio zio Gnaso, tipico artigiano di vecchio stampo che sicuramente ha assegnato il nome a questo ornamento riferendosi alla forma somigliante a una tagliatella che, dalle nostre parti, è chiamata comunemente maccherone.

L' espressione di questo aggettivo è sicuramente calzante per alcuni tipi di decorazione che si potrebbero identificare nei nastrini composti, ma sicuramente inadatta per le decorazioni tridimensionali tipiche del periodo rinascimentale. Quindi è bene fare una precisazione.

La zona di Anghiari è collocata a poca distanza tra tre confini di regione Romagna, Marche, Umbria e questo a portato a cambiare in certi casi il significato di certe parole come appunto per i maccheroni, che come noto nella Emilia Romagna non sono tagliatelle ma pasta tipo rigatoni ed hanno proprio come motivo ornamentale la forma a spirale che richiama le decorazioni intarsiate.

Il termine corretto è senza dubbio di fuseruole, anche perché dopo una accurata ricerca ho riscontrato analogie e un filo logico legato a questo termine con il tipo di pasta presa in questione.
Il nome di fuseruola deriva da un tipo di arbusto biancastro che comunemente si chiama fusaggine. Il nome scientifico di questo arbusto è di evonimo e si trova comunemente nelle nostre campagne.
Questo legno è stato usato oltre per motivi intarsiati anche per costruire i fusi per filare la lana o per ottenere i carboncini per disegnare, da qui il nome volgare di fusaggine che ha generato il nome di fuseruola che ha dato il nome ai motivi geometrici che usavano questo tipo di essenza.


Le fuseruole, sono decorazioni che formano una composizione geometrica tridimenzionale, dando l'effetto di girali o nastri che si avvolgono su se stessi o altre diavolerie prospettiche che riquadravano pannelli intarsiati su mobili o stalli di cori.
Queste decorazioni si possono distinguere in due gruppi:
quelli composti all'interno con varie composizioni di venatura, che tecnicamente sono identificati con il nome di nastrini composti, li chiamerò per convenienza maccheroni , e si differenziano come nel caso delle fuseruole formando dei motivi tridimezionali.
Il sistema di costruzione in ambedue i casi consiste nel formare un insieme di legni, il toppo o blocco . Questo nella parte esterna può essere costituito da due o più listre che, incollate tra loro, costringono all'interno essenze di legni diversi o decorazioni geometriche con le quali si ottengono vari tipi di composizioni. Potremo giocare con la venatura delle essenze, che saranno collocate, verticalmente, orizzontalmente, oppure sistemandole a diverse angolature di 30, 45 gradi ecc. Per una composizione geometrica potremo sbizzarrirci inventando o riprendendo motivi ricorrenti nelle decorazioni intarsiate del passato.

Fuseruole.


Le fuseruole sono consigliate per riquadrare mobili lineari, perché la loro caratteristica non permette di seguire curve accentuate. Se vogliamo incrostare una fuseruola in un cassettone mosso da forme curve, dobbiamo ricorrere alla tecnica ad accostamento, aggiungendo elemento ad elemento e sagomandolo a secondo della curva che abbiamo scelto di eseguire, come è esemplificato nel disegno sottostante.

 


Piano intarsiato, formato con motivi geometrici, che seguono una andatura sia circolare e lineare. Per il cerchio intarsiato dovremo inevitabilmente incrostare ogni elemento che lo compone sagomandolo seguendo la curvatura della decorazione circolare.

 


Per ottenere dei nastrini di uguale spessore dal blocco, potremo adoperare una sega circolare, che io consiglio, ma che non uso correntemente, perché il taglio del disco che è di 3 mm. di spessore, mi sciupa più della metà del blocco costruito. Per questa operazione è opportuno usare la sega a nastro montando un nastro poco stradato per consentire il minor spreco.


Nei disegni (A, B e C) sono documentati i vari passaggi per la costruzione e il sistema di taglio dei blocchi, per ottenere dei tipi di maccheroni composti con motivi geometrici.
Ogni nastrino ricavato dovrà avere 2 mm. di spessore.
Questo ornamento richiede molto tempo per la preparazione e quindi risulterà anche molto costoso. Se vorremo utilizzare dei prodotti più convenienti, in commercio si trovano già nastrini confezionati già pronti per essere incrostati. La qualità dei maccheroni preconfezionati è molto precisa come manifattura, però non è molto curata sulla scelta dei legni che la compongono. Infatti molti tipi di legno pregiato come l'ebano, il bosso o palissandro sono sostituiti con essenze tinte per ottenere le colorazioni tipiche di questi legni.
Il consiglio da dare è quello di usare questo tipo di nastrino per mobili ex novo, escludere l'uso di questi per riedizioni e restauro di mobili che necessitano di una ricostruzione filologica corretta, o almeno coerente, adoperando i legni e motivi sulla tipologia del mobile che vogliamo ricostruire o restaurare.

 B

Il nastrino può essere anche di forma non rettilinea. Nei mobili di tipologia settecentesca la forma mossa della struttura richiedeva una decorazione che seguisse le curve del mobile. La tecnica ricorrente per formare maccheroni curvi consiste nel comporre, in una sede scavata precedentemente, il nastrino composto inserendo prima un filetto e successivamente le tessere interne che sono sagomate in modo da seguire la curva e infine racchiuse da un altro filetto che completa il motivo. E opportuno usare il maccherone con venatura di traverso per filettare piani, fianchi e cassetti di mobili di forma mossa , perché si adattano benissimo a tutte le sagome più strane.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Sistema di misurazione di un angolo.

Se dovremo riquadrare mobili con lati non retti dovremo calcolare gli angoli imposti dalla sagoma del manufatto.
Il sistema di calcolo degli angoli, si ottiene misurando l'angolo con il goniometro oppure semplicemente riprendendo la direzione della bisettrice.

Un sistema artigianale ma molto efficace e preciso, consiste nel sovrapporre i maccheroni, parzialmente inseriti dentro la sede uno sopra l'altro, segnando la bisettrice che mi darà l'esatta angolatura di taglio.

Nel disegno viene documentato a destra i nastrini composti, con angolo retto, a sinistra il sistema di prendere la misura della bisettrice sovrapponendo i due maccheroni inseriti parzialmente nella sede.

I filetti

Il filetto ha la stessa funzione del maccherone, cioè quella di riquadrare un piano, un fianco o cassetti di un mobile.

 Anch'esso può essere adoperato per incrostazioni diritte o curve, a seconda della tipologia del manufatto .
Il filetto si ricava dalla listra, che viene successivamente tagliata con la sega a nastro, oppure con la sega circolare alla larghezza desiderata. La sua larghezza può variare da 1 mm. a 8 mm; questa, dovrà essere appropriata rispettando la curvatura più o meno ampia che si vuole dare al motivo decorativo.
Nella foto incrostazione di filetti su una formella di una porta

Se per una incrostazione rettilinea non ci sono consigli per la larghezza da adoperare, per la filettatura con andamento curvo, dovremo procedere con larghezze molto sottili che non devono superare i 2 mm.

I motivi sono da imputare alla difficoltà di curvatura di un filetto, tanto questo è largo tanto è più difficile curvarlo. Altro aspetto rilevante e il fattore estetico, che dovrà essere valutato dando al filetto una adeguata larghezza che non superi i 2 mm., per non ottenere una incrostazione grossolana levando la delicatezza e la finezza all'intarsio.


Curvatura dei filetti

Per preparare i filetti alla curvatura, la prima operazione da eseguire è quella di prendere i nostri filetti, ricavati dalla listra, e di immergerli in una bottiglia piena di acqua, lasciandoli ammorbidire. Dopo qualche ora toglieremo il legno immerso nella bottiglia e noteremo il rigonfiamento di questi, che non entreranno più nell'incasso già realizzato.

Disegno A Disegno B

Quindi dovremo ricorrere a piallarli con il pialletto, dandogli una forma trapezoidale che ci consentirà di inserirli con più facilità. Disegno B
La tecnica per riuscire a piegare con curvature molto strette i filetti, consiste nell'arroventare un tondino di ferro e avvolgere il filetto prima inumidito. Il contatto con il ferro rovente di forma rotonda, manterrà e prenderà la forma del tondino di ferro Disegno A.

Fasce decorative ad intarsio

Questo tipo di decorazione deriva dalle cornici scolpite di marmo, che ornavano le architetture nell'epoca classica greco-romana.
Con l'evento del neoclassicismo e la riscoperta dei finimenti classici, questa decorazione scultorea fu ripresa e rivisitata per le cornici che venivano intarsiate ed applicate ai mobili. Il massimo esponente del mobilio italiano neoclassico, G. Maggiolini, le usò sapientemente per abbellire i suoi insuperabili manufatti.

 

Come si ottengono le fasce intarsiate.

Le fasce decorative ad intarsio non sono altro che delle cornici impiallacciate con vari motivi intarsiati. Per ottenere queste decorazioni si possono usare diversi tipi di legno, a volte colorati, per dare degli effetti cromatici alle composizioni. Le modanature devono essere non molto accentuate nelle curve, rispettando una forma dolce che permetta di incollare agevolmente il motivo da incrostare.
La tecnica che uso comunemente per ottenere una fascia intarsiata è la seguente:
Scelto il disegno da incrostare, formerò un pacchetto di impiallacciature sovrapposte, della misura della fascia intarsiata che voglio ricavare, e le terrò unite con dello scotch'oppure incollando le impiallacciature, con colla forte, inserendo tra di esse della carta che mi faccia da isolante. Passerò a tagliare il pacchetto con il seghetto a traforo seguendo il disegno incollato precedentemente, nella prima impiallacciatura.

Per comporre il pacchetto e differenziarne i motivi, si possono usare impiallacciature di essenze diverse, o usare una sola essenza dove una parte del motivo intarsiato verrà, (dopo il taglio con il traforo,) tinta con colore creando una variazione cromatica, come si può notare nella foto sotto a sinistra.
Passerò a ricomporre il motivo tenendolo unito con dello scotch'e lo incollerò con della colla a contatto, pressando energicamente con un martello il motivo intarsiato nella sagoma della cornice.

Questo metodo non rispecchia la tecnica ne il tipo di colla, forte a caldo, che usavano gli ebanisti nel settecento. La tecnica antica consisteva nell'incollare le fasce intarsiate con colla forte, usando il martello da impiallacciatore oppure una contro sagoma, che comprimeva tramite morsetti o molle la fascia intarsiata sulla cornice da realizzare.
(foto sopra a destra).
Il sistema descritto precedentemente è più veloce e si possono applicare immediatamente le fasce intarsiate senza aspettare che indurisca la colla a caldo, che come sappiamo impiega alcune ore prima che si asciughi.  

 
I Materiali usati nell'Intarsio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Le colle

(vai all'approfondimento)

Vari tipi di collanti sono stati adoperati nel corso della storia per attaccare le tarsie; generalmente, fino alla fine del periodo rinascimentale, le colle più antiche venivano ricavate dalla caseina o dalla colla di pesce e da ossi e pelle di animale, la cosiddetta colla forte.
Nelle epoche successive, fino alla metà del nostro secolo, la colla impiegata maggiormente è stata la colla forte. In questi ultimi decenni la ricerca tecnologica si è evoluta considerevolmente riuscendo ad ottenere prodotti sempre più sofisticati con un elevato potere adesivo come nel caso delle colle viniliche.


La colla forte e la vinilica pregi e difetti


La colla a caldo, colla forte , come già accennato, si ricava dalla bollitura di ossi e pelle di animale.
Questo tipo di colla si trova sotto forma di perline, sciolte in un recipiente contenente dell'acqua con una percentuale oscillante fra il 70-80% del peso della colla riscaldata e sciolta a bagno maria.
La qualità della colla a caldo è l'immediatezza nell'incollaggio. Se usata in ambienti caldi (18-20°C), favorisce l'incollaggio di impiallacciature e per incollare piccole tessere di legno, con la tecnica a guazzo , senza ricorrere a morsetti o chiodi. Un altro pregio della colla a caldo è quello della sua reversibilità. Tale pregio è molto apprezzato e richiesto nel restauro, e va tenuto conto che anche per le nuove creazione non sarebbe da sottovalutare. (ndr)

Il suo difetto, se si può definire così, è che necessita sempre di una temperatura costante per mantenerla a una giusta fluidità.
Le proprietà negative di questo adesivo, insieme alle colle a base di caseina e di pesce colle tradizionali, sono relative alla poca resistenza alla umidità e al riscaldamento.
Basti pensare a tutti gli inconvenienti che portarono a Benedetto da Maiano questi tipi di colla nel periodo quattrocentesco. L' artista eseguì delle casse intarsiate per il re di Ungheria Mattia Corvino ma, come scrive il Vasari nelle Vite ,durante il trasporto fluviale: "... La onde cominciato a scassar le casse ed isdrucire gli incerati, vide Benedetto che l' umidità dell'acqua e il mucido del mare aveva tutta fatta intenerire la colla e nello aprire gli incerati quasi tutti i pezzi, che erano nelle casse appiccicati, caddero in terra..." .

La colla vinilica viene ricavata da resine sintetiche. Questo tipo di adesivo è più semplice da adoperare, si trova già pronto e non ha l'inconveniente di essere riscaldato, perché si applica a freddo; quindi si può definire più pratico rispetto alla colla forte.
Le caratteristiche negative riguardano la poca reversibilità, per quanto concerne il suo impiego nel restauro.


Varie tecniche d incollaggio.


In questo paragrafo descriverò tecniche d incollaggio che uso correntemente adoperando i due tipi di adesivo.

Incollaggio con colla forte: Uso generalmente la colla forte quando devo intarsiare un mobile composto da molte tessere di piccole dimensioni, come nel caso descritto nel capitolo dedicato all'intarsio a incastro sulla riedizione di un tavolino intarsiato alla maniera della bottega di Maggiolini.
Il sistema di applicazione con questo tipo di adesivo deve essere molto veloce, prima che si raggrumi raffreddandosi, quindi è consigliato per operatori esperti.

La colla forte ha una presa quasi immediata, infatti basterà tenere pressati i pezzi per pochi minuti, con delle mollette da rimuovere successivamente, dopo 10/15 minuti, quando la colla avrà fatto presa. Questo tipo d incollaggio consente di non usare morsetti, chiodi o simili per tenere pressate le piccole tessere.
La completa essiccazione della colla si aggira di norma nelle 24 ore, quindi prima di fare qualsiasi azione di ripulitura sarà opportuno aspettare prudentemente un giorno dall'inizio del lavoro d incrostazione.

Incollaggio con colla vinilica: Il procedimento che uso comunemente consiste nel preparare tutte le varie tessere che compongono il motivo intarsiato, tenute unite con dello scotch. Otterrò così tutta la sagoma della tarsia unita e pronta per essere incollata.


Finita questa operazione passerò ad incollare la composizione sulla ossatura della gamba, adoperando una tavoletta e dei morsetti che mi presseranno sull'ossatura del mobile la composizione intarsiata, ricordando di inserire un foglio di carta che mi isoli la tavoletta dalla listra per evitare che si incolli il tutto.
È obbligatorio, per una buona riuscita di questo tipo di operazione, che tutti i piallacci abbiano un eguale spessore, per consentire una compressione uniforme.
Questa tecnica è consigliata per chi possiede una scartatrice calibratrice che permette di ottenere delle listre tutte uguali di spessore.

In molti casi, specialmente quando siamo agli inizi di una professione, essere provvisti di macchine calibratrici, è molto difficile per l'elevato costo. Se siamo impossibilitati ad avere piallacci uniformi di spessore potremo usare una tecnica non proprio ortodossa, ma efficace, che consiste nell'usare punte a spillo per pressare le tessere, inserendo tra chiodo e tessera piccoli pezzi di compensato, rigirando la testa del chiodo sul medesimo. A incollaggio avvenuto rimuoveremo le punte insieme al compensato.
Altro sistema simile è quello di usare grappette metalliche al posto dei chiodi, inserite con una magliettatrice pneumatica azionata ad aria compressa. Questo sistema è efficace ma è bene limitarsi ad usarlo su dei legni scuri evitando così che i fori provocati dalle punte non si notino a fine lavoro.

Il sistema usato anticamente per incollare piallacci di grandi dimensioni, consisteva nel fermare le listre con dei piccoli perni conici (le spine) di essenza uguale, che venivano inseriti nei fori praticati nelle tessere come fossero dei chiodi. Questa tecnica è indicata per fermare delle superfici da listrare come piani o fianchi di mobili. È sconsigliata per legni chiari di colore e per tarsie di tipo figurative.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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I vari tipi di stucco

(vai all'approfondimento)
La stuccatura serve per nascondere le imperfezioni causate dall'operatore durante l'incasso o la connessione delle varie tessere che compongono una tarsia. Meno stuccature ci sono, più il nostro lavoro sarà pregiato.
Di stucchi ce ne sono di vario tipo: da quello comune da rasatura che si compera in mesticheria già pronto per l' uso, agli stucchi che si preparano in bottega mescolando colle e gesso da doratori.
I prodotti pronti all'uso si trovano già colorati con pigmenti prestabiliti, o neutri, formati dal solo composto bianco; questi possono essere adoperati come base e mescolati aggiungendo delle terre o degli ossidi per ottenere la colorazione desiderata.
Questi tipi di stucco sono molto veloci e facili da adoperare ma non possiedono una buona tenuta, che si può ottenere, invece, con dei composti preparati artigianalmente.
Per ottenere uno stucco più forte dovremo adoperare, come composto base, il gesso di Bologna di colore bianco chiamato comunemente da doratore, da mescolare con della colla forte, oppure con colla di coniglio o vinilica, tingendo il tutto con le terre per avere il colore voluto.
Da tenere in considerazione e da valutare, quando ci accingiamo a preparare il composto, che lo stucco schiarisce asciugandosi.
Il colore dello stucco è bene che sia di colore abbastanza scuro; io uso regolarmente la tinta bruno noce;, infatti questo colore mi confonde molto bene le piccole imperfezioni anche su altri tipi di legno differenti dal noce. Certamente sarà opportuno fare un colore uguale al legno di fondo quando si presentano grosse imperfezioni.


I coloranti

 (vai all'approfondimento)
In questo capitolo indicherò i prodotti e i coloranti più comuni che servono a tingere sia superficialmente o in profondità il legno.
Per eseguire una ripresa di colore superficiale si possono usare vari tipi di mordenti, aniline o colori concentrati, che si trovano senza difficoltà nelle mesticherie specializzate di prodotti per il restauro, con colorazioni già prestabilite. I vari tipi di coloranti si differenziano dal tipo di medium più o meno volatile con cui devono essere sciolti.
Questi prodotti si trovano generalmente commercializzati in concentrati da diluire con i rispettivi medium e, a secondo della loro diluizione, otterremo una colorazione più chiara o più scura.
I coloranti più comuni sono i mordenti da diluire in acqua. Questi vengono forniti sotto forma di grani e devono essere sciolti in acqua per diventare coloranti. Le tinture si possono ricavare tramite la bollitura di essenze naturali. Ad esempio, facendo bollire in acqua del mallo di noce, si ottiene una colorazione bruno scura; oppure, adoperando decotti di cicoria, fondi di caffè o di tè, si possono ottenere mordenti dello stesso colore più delicato.

I mordenti chimici: Un piccolo accenno su questa categoria di colorazioni che si ottengono tramite l'uso di sostanze chimiche. I componenti più comuni da reperire ed adoperare sono il bicromato di potassio, il permanganato di potassio, ammoniaca. Oppure si possono usare i solfati di rame o di ferro e i solfuri di sodio, calcio e ferro.
Il bicromato di potassio è ottenuto sotto forma di cristalli da sciogliere in acqua tiepida. La soluzione ottenuta, applicata al legno di noce, da una colorazione unica e rende uniforme il passaggio di venatura tra l'alburno e il durame.


Il permanganato fornisce una colorazione rosso scura.
Per quanto concerne le tinture con i solfati si può prendere come esempio questo procedimento: Si sciolgono in un litro di acqua 50 g di solfato di rame insieme a 20 g. di arseniato di potassio ottenendo una colorazione azzurra. Sostituendo il solfato di rame con quello di ferro otteniamo una colorazione verde.
I solfuri danno una tintura bruno scura e devono essere sciolti nella percentuale del 5% in un litro d acqua a temperatura di 50 gradi, aiutando il potere penetrativo con l'aggiunta di acido acetico o aceto.
Un altra sostanza che ha potere colorante è l' ammoniaca.


I prodotti per la verniciatura e finitura di una tarsia.

Le vernici e le tecniche di lucidatura, che si adoperano comunemente per finire un lavoro intarsiato, sono due:
la lucidatura a cera e quella stesa a tampone a base di gommalacca

Lucidatura a cera o all'encausto:

(approfondimento). 

La lucidatura a cera è da considerare l' archetipo delle lucidature; infatti questo tipo di tecnica è stata usata correntemente durante le varie epoche.
L' impiego degli encaustici risale alla civiltà greco-romana, dove per la sua particolare peculiarità di lasciare un lucido vellutato, venne usata per finire mobili e sculture. La composizione delle cere antiche erano a base di cera d api vergine che venivano sciolte insieme ad acquaragia o essenza di trementina riscaldando il composto a bagnomaria. L acquaragia ha lo scopo di impedire la cristallizzazione della cera e inoltre, non evaporando completamente, rimane nello strato di cera sotto forma di resina, accentuando la brillantezza della lucidatura.
Con la scoperta del nuovo mondo il composto si è avvalso di cere vegetali provenienti dal sud America , tipo la cera carnauba, che adesso è usata comunemente per creare i composti artigianali.

Ricetta tipo per ottenere l'encausto:
Immergere in 100 g. di acqua ragia o essenza di trementina 10 g. di cera di carnauba e 15 g. di cera d api. La vernice così ottenuta verrà spalmata a pennello. Dopo che la cera stesa sarà asciutta, lucideremo con un panno di lana il manufatto.


Lucidatura a tampone:

 (approfondimento)

La lucidatura a base di gommalacca stesa a tampone risale alla metà del XVIII sec. ai tempi di Luigi XV perciò si chiama anche lucidatrice alla francese.

Questo tipo di lucidatura è ineguagliabile al confronto di altri tipi di finitura e fa risaltare oltremodo le venature e il colore del legno.
Per una applicazione corretta occorre molto tempo e buona pazienza; infatti la vernice da impiegare deve essere molto diluita, risulterà fina di spessore e al tempo stesso coprirà il poro del legno.

Lucidature miste:

La lucidatura mista consiste nel preparare il fondo del mobile con la cera. Successivamente il mobile verrà lucidato con gomma lacca stesa a tampone. Il sistema fornisce una lustratura non brillante, tipica della lucidatura a tampone, che viene spenta e resa di aspetto vellutato, caldo , al mobile trattato con questo procedimento.
Altro tipo di lucidatura mista è quella dell'aggiunta nella preparazione della vernice di gommalacca, della cosiddetta vernicetta , che essendo un prodotto sintetico ha proprietà di chiudere il poro molto più coprenti e quindi risulterà più veloce l'operazione della lustratura, al confronto della tradizionale vernice stesa solamente con gommalacca. Il composto per questo tipo di vernice è formato dal 50% di vernice sintetica insieme a pari percentuali di gommalacca. Il procedimento e i materiali da usare per la lucidatura sono gli stessi; gli unici suggerimenti consistono nell'adoperare un tampone più piccolo, circa la metà del tampone impiegato per la verniciatura alla gommalacca.
Anche l'applicazione a tampone viene eseguita differentemente: questa dovrà essere effettuata facendo dei movimenti circolari nel piano da lucidare, molto stretti e non ampi come si fa per la lustratura tradizionale.


La seppiatura:

 A volte si può verificare che la lucidatura di un mobile ( lucidato alla francese) si ossidi per l'esposizione diretta della luce solare schiarendone la patina o si possa sporcare superficialmente con sostanze grasse facilmente rimovibili. I sistemi per ridare il colore originario al mobile, i sistemi sono quelli che consistono nel rimuovere la vernice sporca e ossidata con il decapante. Oppure consiglio di adottare il procedimento della seppiatura che non necessita di ripulitura e consente, per mezzo di un panno di lino, pomice e olio paglierino, di rimuovere lo sporco, il grasso e l'ossidatura.


Il procedimento è il seguente:
Si stende a pennello la miscela composta di olio paglierino miscelato al 50% con petrolio bianco spalmato a pennello, spolverizzando con della pomice; oppure si può usare lana d acciaio finissima per far assorbire meglio il composto.
Quando il legno avrà ripreso il colore originario si potrà procedere di nuovo alla lucidatura a tampone. 

 
Le essenze usate nell'Intarsio Stampa E-mail
Scritto da AA.VV.   

 

Dal massello alle impiallacciature

Il legno massello ha caratterizzato la produzione di mobili fino al XVI secolo. Il costo elevato delle essenze più rare ha portato l'artigiano a sviluppare la tecnica di taglio del legno.

 

Sicuramente è nella fine del rinascimento che si inizia a capire l'importanza di risparmiare, non solamente per il costo ma anche per non sprecare una particolare tavola che possedeva una singolare venatura, un certo tipo di legno prezioso e con proprietà decorative naturali le quali, se tagliato a piallacci, poteva ricoprire tutto un mobile. Devo ricordare che è con il mobile seicentesco che si inizia a ricoprire listrando i manufatti con piallacci di radica, in particolare quella di noce.

 

Le listre anticamente si ottenevano tramite il segone a telaio, grossa sega che veniva azionata da due persone. Questa operazione richiedeva un notevole affiatamento tra i due operatori ed era molto difficile da ottenere.

 

Il sistema di taglio delle tavole in listra fu usato fino alla fine del XVIII secolo. Con l'evolversi della tecnologia, inventando e utilizzando macchinari meccanici tipo trance e sfogliatrici, si poté ottenere e si ottengono attualmente i tranciati e le impiallacciature.

 

I diversi tipi di taglio


E bene specificare le differenze tra listra, impiallacciatura e tranciati.
La listra è una fetta di legno che si ricava dalla tavola tagliata con la sega a nastro. Lo spessore può variare dai 2 ai 3 mm. a seconda dell'esigenza. Questo tipo di taglio mantiene la listra piatta e non nervosa, se il legno tagliato è stagionato. L impiallacciatura e i tranciati si ottengono tramite bollitura delle tavole con il vapore; queste vengono successivamente sfogliate con trance o macchine sfogliatrici.
La differenza tra l'impiallacciatura e i tranciati sta nello spessore del legno.
L' impiallacciatura è di spessore finissimo e varia dai 6/10 fino ai 3 mm del tranciato. Saper distinguere una lista da una impiallacciatura, può servire anche a datare un mobile. Facendo un esempio, un mobile costruito con impiallacciature di 6/10 non sarà sicuramente un manufatto del XVIII secolo dato che il legno veniva tagliato manualmente fino al XIX secolo e le prime macchine per tranciare a freddo risalgono all'inizio del 1800, per poi perfezionarsi fino ai giorni nostri. 

 

Macchina tranciatrice a sega Macchina sfogliatrice a caldo

 


I disegni illustrano due macchine relative a due sistemi di taglio per ottenere dei piallacci dalle tavole.
Nella prima illustrazione, macchina tranciatrice a sega, dove il legno viene tagliato a freddo.
Il vantaggio che apporta il taglio di tavole con questa macchina è legato al mantenimento del colore naturale, in particolare per i legni chiari, ed alla possibilità di ottenere listre uniformi di spessore e piatte, non nervose, dato che il tronco non viene immerso in acqua calda.
Lo svantaggio dell'uso di questo utensile è soprattutto inerente allo spreco notevole di legno provocato dai tagli della sega.
Al contrario la macchina sfogliatrice a caldo riesce ad ottenere dal tronco la massima produzione con il minor spreco di materia, ottenendo impiallacciature sottilissime di spessore.
Questo è dovuto al sistema rotatorio di taglio abbinato all'immersione in acqua calda del tronco.
Le impiallacciature ottenute, nella maggioranza dei casi, risultano ondulate e necessitano di uno stiramento con il ferro da stiro, per riportarle piatte, prima di essere usate per una tarsia.


Si possono ottenere diversi effetti tagliando il tronco radialmente o longitudinalmente o di testa o prendendo la parte bassa del tronco oppure la radica e parti sull'attaccatura dei rami.
Il taglio denominato rigatino è un tipo di taglio che si ottiene sezionando la tavola lungo i raggi midollari ricavando una venatura molto fitta e ben marcata denominata appunto rigatino.
Con il taglio della radica della pianta si ottengono effetti della venatura più stravaganti, che si possono trovare solamente in questa parte della pianta. Forse è per questo che fu maggiormente usato nei mobili barocchi e successivamente sui manufatti della prima metà del 1700.

 

 

 

Tipi di taglio del tronco della pianta per ottenere i vari tipi di piallacci.
 

Con il Taglio tangenziale si ricava una venatura molto ampia.
Il taglio radiale viene eseguito per ottenere una venatura molto fitta, denominata a rigatino.
Sezionando la parte bassa del tronco otterremmo la piuma.
Con il taglio del ceppo della pianta ricaveremo la radica.


Le radiche: L' uso delle radiche ebbe il suo massimo fulgore nel periodo barocco. L'applicazione più rilevante di questo tipo di essenza ha riguardato nella maggior parte il mobilio; successivamente è stata sempre impiegata per manufatti di pregevole fattura e quadri intarsiati.

 

 

Principalmente la radica è stata lavorata e incrostata come listatura e abbinata, in special modo nel XVII secolo, su mobili decorati con colonne sormontate da capitelli intagliati. La radica serviva alla riquadratura dei cassetti, che in genere facevano da sfondo alle fasce di cornici, o a figure virili intagliate nei mobili, che caratterizzarono quest'epoca.
 

Le radiche più usate per decorare i mobili dal XVI secolo fino ai giorni nostri sono state le più svariate e si sono sempre distinte per la tipologia e nazionalità del manufatto di provenienza.
Il mobile italiano generalmente veniva intarsiato con radiche di olivo e noce. Nel mobilio europeo, specialmente per quello francese e inglese, si usavano oltre a radiche locali, anche essenze d importazione come la tuja, ambonia e radiche di noce provenienti dal sud America.

 

 

  

Nella foto a fianco un esempio di un quadro francese eseguito con vari tipi di radica, dove si può notare il grande effetto decorativo che può creare questa materia
 

Molti intarsiatori usano solamente vari tipi di radica per creare quadri naturalistici e paesaggi, facendo meravigliare, forse più per la bellezza delle radiche impiegate, che per il contenuto e la qualità della tarsia. Un suggerimento che mi sento di esprimere è di adoperare con gusto senza esagerare queste pregiatissime essenze, che possono dare al quadro un effetto di grande stupore, ma può rendere la tarsia molto confusa se non usata correttamente

 

Nelle epoche precedenti, quattrocento e rinascimento, l'uso delle radiche era riservato per decorare pannelli intarsiati con la funzione di imitare il finto marmo, inserendo questa essenza nelle riquadrature delle colonne o nei basamenti. 

 

Essenze legnose usate nell'intarsio

 

Le essenze legnose prevalentemente usate per la realizzazione degli intarsi sono:

Abete: tenero, di colore bianco con venature rossastre e di struttura grossolana;

Acero: legno chiaro con specchiatura madreperlacea, di colore bianco tendente al rossiccio, rosato o bianco giallino; le radici presentano marezzature apprezzate per il loro effetto decorativo.

Ciliegio: compatto, rossiccio, facilmente attaccabile dai tarli e dall'umidità.

Rovere: molto duro ma facilmente lavorabile, si presenta bruno con larghe venature. L andamento delle fibre più diritto e regolare presenta meno nodi.

Castagno: non molto duro ma di ottima resistenza, di colore bianco giallastro con venature più scure a specchiature che lo rendono simile a legno di rovere

Noce: di due tipi, noce nazionale e noce Tanganika. Il primo a colore bruno più o meno chiaro, in rapporto all'età della pianta, ha delle venature di colore più scuro ad andamento parallelo oppure ondulato. Entrambi poco resistenti agli xilofagi.

Mogano: legno duro di colorazione rossastra, tende a scurirsi con l'esposizione all'aria, ma resiste bene alle variazioni di temperatura ed umidità ed è inattaccabile dai tarli.

Palissandro: legno esotico di cui esistono due varietà. Quello indiano, di colore rosso violaceo, molto pregiato, usato per lavori di alta ebanisteria. Il palissandro Rio è di colore più scuro ed è immune dagli attacchi degli xilofagi.

Ebano: legno molto duro e compatto, di colore nero, a volte con striature marroni. Difficilmente attaccabile dagli xilofagi.

Tecniche di colorazione delle tessere

  

Come tinteggiare il legno

La tinteggiatura del legno si può eseguire in due modi, ad immersione e a pennello.

 

Tinteggiatura ad immersione 

Questo procedimento assicura grande uniformità di colore che viene applicato su interi fogli di impiallacciatura prima del taglio.

Immerso nel bagno di colore, il legno infatti assorbe completamente la tinta.

E necessario, però, procedere preventivamente ad alcuni controlli, verificando che:

il colore della tinta preparata sia proprio quello della tinta desiderata.

A tale scopo si procede con delle prove su pezzettini di legno, onde evitare di rovinare l'intero foglio;

·     il foglio sia della giusta misura, per evitare che, se troppo largo, si possa arrotolare, una volta bagnato.

 

Tinteggiatura a pennello 

E una tecnica che permette di mettere in opera il legno, incollandolo, levigandolo a dovere e ritoccandolo nelle varie fasi del restauro con il colore più adatto. Presenta però delle controindicazioni, perché il colore, spennellato sulla superficie, non viene assorbito in profondità e con il tempo invecchierà in modo diverso da quello tinto per immersione.

E importante sapere inoltre che non tutte le essenze legnose hanno eguale caratteristica di assorbimento (assorbenza) del colore con la stessa facilità. Quando l'assorbenza è scarsa, per non ripetere più volte l'operazione di tinteggiatura, si può aggiungere al colore qualche goccia di ammoniaca.

 

Fissaggio dell' intarsio: le colle animali 

La realizzazione di questi minuziosi lavori d intarsio, prevede l'utilizzo di colle

animali. Una volta realizzato il disegno prescelto, e assemblate tra di loro le numerose tessere di impiallacci di essenze legnose diverse, il tutto deve essere fissato su di un supporto rigido mediante sostanze ad alto potere adesivo; a tale scopo si usano appunto le colle animali. 

Sono costituite da sostanze di natura prevalentemente proteica (collagene) e da quantità minori di sostanze di natura organica ed inorganica. 

Vengono estratte da cascame di pellame animale (colle animali), da ossa di mammiferi (colla di ossa), o da parti di pesci (colla di pesce). La loro preparazione avviene lasciandole in acqua per circa ventiquattro ore, ottenendo così una soluzione acquosa colloidale reversibile, questo perché si tratta di sostanze proteiche e quindi idrofile, cioè affini con l'acqua e a contatto con essa, ogni singola parte di colla forma delle micelle , cioè dei rigonfiamenti delle proteine costituite da una parte interna idrofoba e una parte esterna idrofila che va a contatto con l'acqua. 

La soluzione colloidale così ottenuta va sciolta a bagnomaria senza però portarla mai ad ebollizione, onde evitare la rottura dei legami interni e la relativa perdita di potere adesivo. Questi tipi di colla assicurano un ottima adesione ma allo stesso tempo presentano degli svantaggi, sono infatti responsabili di fenomeni alterativi che con l'invecchiamento portano ad una perdita di adesione. 

In particolare si pensa che si verifichino tre tipi diversi di processi alterativi, tutti attribuiti all'azione della acqua: 

•la variazione di umidità che è causa di ritiri e di rigonfiamenti, 

•acqua agisce da reattivo per le reazioni degenerative nel materiale proteico delle cellule, 

•l umidità favorisce lo sviluppo di muffe e batteri.

 

Attenzioni nella realizzazione di un intarsio 
Volendo iniziare un lavoro di intarsio, è necessario preparare e scegliere tutti i materiali in modo da avere tutto pronto prima di cominciare. 

Per le impiallacciature da usare si deve tener presente. 

La venatura del legno che varierà a seconda del disegno da riportare; 

Lo spessore di impiallacciatura, che varierà a seconda del tipo di intarsio che si vuole ottenere; 

La scelta delle essenze, sia naturali che tinte, che sarà fondamentale per l'effetto finale. 

Per quanto riguarda il legno da usare, basterà studiare, prima di cominciare il lavoro, il gioco di venature che meglio si addice al tipo di disegno scelto, operazione che a volte risulta lunga e faticosa, ma di grande importanza.

Relativamente alle tinture delle essenze, bisognerà tenere conto dei vari aspetti che possono intralciare il lavoro. L impiallacciatura, per esempio, deve essere trattata con la carta vetrata per risultare dello stesso livello del resto del legno; tale operazione deve essere necessariamente effettuata prima della tinteggiatura per evitare di rimuovere parte del colore. 

L' uso di cere e di vernici può alterare, in fase di pulitura, il colore dei legni tinteggiati, perché la lucidatura tende ad evidenziare le venature delle varie essenze. La stessa vernice spesso trasforma completamente la tinteggiatura artificiale scurendo il colore più del dovuto. Quindi prima di tinteggiare il legno, è necessario fare dei saggi. 

  

L' uso di materiali diversi dal legno 


L intarsio con materiali diversi dal legno non è né difficile né tanto diverso dalla tarsia lignea: il procedimento è lo stesso di quello descritto per l'intarsio a foro e contro-foro a meno di qualche piccolo accorgimento da tener presente. 

Metalli:

nell'intarsio si usano l'ottone, il rame, l'argento, lo stagno, ecc., che si possono trovare in commercio in fogli di vario spessore. 

Tartaruga:

esistono varie specie di tartarughe e per ognuna cambiano i colori, lo spessore della corazza e, quindi, il pregio. 

La distinzione riguarda, però, anche il guscio di cui vengono utilizzate sia la parte superiore che quella inferiore più variopinta e pregiata. 

Poiché i fogli di tartaruga sono di piccola dimensione, spesso se ne devono saldare due ad una temperatura di 140°C circa, schiacciandoli, se necessario, per appiattirli. 

La tartaruga è un materiale che si cambia facilmente.

Madreperla:

La si ricava dalle conchiglie e viene lavorata accuratamente da operai professionisti che la scelgono, la tagliano e la preparano per l'uso. 

Differente a seconda della specie da cui proviene, questo materiale si distingue anche per il colore ed i riflessi che lo rendono più o meno pregiato. 

Come il legno, può essere con delle anilina che permettono di colorarlo dopo averlo messo in opera. 

Osso:

E un materiale duro, ma molto fragile, facilmente scambiato per avorio che anticamente veniva ricavato soprattutto da cavalli e montoni. 

E possibile sbiancarlo con acqua ossigenata o colorarlo seguendo lo stesso procedimento che si usa per il legno. Avorio: ricavato dalle zanne degli elefanti, ha un colore bianco giallastro che varia a seconda della zona da cui proviene. 

Se ne usano piccoli pezzi. Può essere tagliato a mano, ma è necessario lubrificare il seghetto con del sapone per facilitare il lavoro. 

Corno:

i tipi più usati sono quelli di mucca e di bue, anche se spesso presentano delle irregolarità che obbligano a scartarne una parte rilevante durante la lavorazione. 

Presentano diverse colorazioni tra il bianco ed il giallastro. 

Addirittura nero è il corno di bufalo. 

Per l'intarsio si usano delle placche dello spessore di circa un millimetro tagliate secondo le necessita.

 

 
Creare effetti pittorici nell'intarsio Stampa E-mail
Scritto da Mastro Santi   

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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In questo capitolo verranno definite le tecniche e gli effetti che si possono ottenere mediante incisione, ombreggiatura, coloritura e sistemi diversi per creare effetti simili all'arte pittorica applicate alla tarsia.

La tecnica dell'incisione dei particolari: Questo tipo di tecnica è usata sovente per rifinire le tarsie. Si può arrivare con l'incisione a risultati eccezionali dando un aspetto pittorico all'intarsio, evidenziando se necessita, le parti in ombra, come si fa comunemente per un disegno. Gli strumenti usati per l'incisione possono essere di vario tipo e cambiano, a secondo dell'effetto che si vuole raggiungere. E opportuno aprire una parentesi per specificare che l'intarsiatore è anche di regola un buon intagliatore del legno; voglio sottolineare questo connubio di tecniche, perché gli utensili impiegati hanno uno stretto rapporto di applicazione. Infatti gli intarsiatori specie quelli del XV secolo, usavano per incidere le tessere incrostate con sgorbie o cantoni di vario tipo e dimensione, per poi stuccare le rigature, con composti di stucco nero.

 La tecnica dell'incisione si può ottenere anche con ferri taglienti, sagomati al caso, o si possono adoperare anche utensili come il bulino che è un arnese utilizzato comunemente dagli incisori di metalli.

Devo fare una osservazione sull'uso di questo strumento. Il bulino, anche se è uno strumento tagliente, deve essere usato solamente su legni o essenze molto dure, tipo il bosso o avorio, per poter ottenere un buon risultato.

La rigatura esercitata su legni teneri risulterà sgranata, in quanto l'utensile non sarà abbastanza tagliente per tipi di legno tenero. Altra tecnica d incisione per la tarsia si può ottenere mediante la pirografia, che consiste nell'arroventare un ferro che, a secondo del suo profilo, lascerà inciso nel legno la sua sagoma.


La colorazione dei legni: L arte di colorire il legno risale ad un tempo molto lontano, infatti si ritiene che essa fosse conosciuta dagli Egiziani ed anche dai Persiani. Con la nascita della tarsia pittorica, l'uso della tintura venne rivalutata dagli intarsiatori rinascimentali per rendere le tarsie più vicine all'effetto pittorico. La coloritura si otteneva facendo bollire le tessere che componevano la tarsia in speciali composizioni colorate. Questo procedimento fu sviluppato dai maestri intarsiatori rinascimentali, che arrivarono a risultati eccezionali. Sicuramente il maestro più noto rimane fra Giovanni da Verona indicato da Vasari ne Le vite quale inventore della tintura dei legni.

Il Vasari scrisse: "... fra Giovanni Veronese, che in esse (le tarsie) fece gran frutto, largamente le migliorò, dando vari colori a legni con acque e con olii penetrativi, per avere di legname i chiari e gli scuri variati diversamente, come nell'arte della pittura . Questa interpretazione del Vasari è sicuramente erronea , in quanto furono i Canozi da Lendinara a riprendere per primi questa tecnica usandola per gli intarsi del coro della Basilica di S. Antonio a Padova nel 1462.
Purtroppo ricettari dei componenti delle soluzioni usate per le tinture non ci sono pervenute e quindi resta difficile decifrare quali sostanze usassero gli intarsiatori rinascimentali. Sicuramente adoperavano vari prodotti vegetali o sostanze come gli arsenici insieme a solfuro di ferro o rame che, combinati fra di loro reagivano dando origine alle colorazioni volute, ma che si ignora la loro composizione. Le prime ricette descritte si hanno a partire Solo dal 1701, un certo Plumier di Lione pubblicò un libro intorno (all'arte del tornitore) nel quale citò una formula per colorire il legno in nero
" .

Da questo periodo in poi uscirono numerose pubblicazioni e ricettari di come si ottenevano le varie colorazioni.
I colori ad essere imitati maggiormente sono il verde, nero, blu, arancioni o tinture di tonalità accese che in natura il legno non possiede. Nel rinascimento, il colore più usato è il verde. Per ottenere tale colorazione si possono usare diversi sistemi che variano a seconda se vogliamo una tintura integrale dell'essenza o solamente una colorazione superficiale del legno.
Se vogliamo adoperare prodotti naturali per agire in profondità potremo usare questa ricetta per ottenere la colorazione verde: "Si fanno bollire assieme per una mezz ora circa le seguenti sostanze: verderame gr.30, aceto gr. 100, solfato di ferro gr.15, acqua litri 1" .

Per la ricetta menzionata sarà opportuno tagliare a listre la tavola prima di immergere nell'infuso il legno, lasciandolo immerso nella soluzione riscaldata (non continuamente) per 5 o 6 giorni, controllando di tanto in tanto, tagliando una piccola parte di listra dove si potrà constatare a che punto la colorazione è arrivata.

Non starò ad elencare le varie ricette per ottenere le colorazioni di tutti i tipi di tinture, anche perché ci sono dei manuali reperibili nelle librerie specializzateche sviluppano la materia in maniera dettagliata.

La quercia annegata: Un sistema di coloritura che si può definire più correttamente una reazione chimica, riguarda il procedimento per ottenere la quercia annegata, che è stata impiegata per i lavori eseguiti per la descrizione della tecnica certosina e pittorica prospettica. Fino alla metà del cinquecento in Italia era sconosciuto l'ebano, legno come noto di colore nero.


Si adoperava per ovviare a questo colore la quercia annegata che si trovava naturalmente nelle rive dei fiumi da tronchi di quercia rimasti sotto il fango. Questo tipo di legno era molto raro da trovare nell'antichità, adesso è quasi impossibile reperirlo.
Per ottenere un risultato analogo, uso della quercia e la annego in un recipiente contenente ammoniaca, coprendolo con della plastica, che mi terrà chiuso il recipiente; Per fare questa operazione è bene munirsi di una buona maschera e di occhiali , che ci proteggeranno dalle esalazioni dell'ammoniaca. Più passaggi di ammoniaca facciamo, più la quercia diventerà nera; dopo alcuni giorni la toglieremo e la lasceremo asciugare.


Tale reazione si ha perché l' ammoniaca reagisce con il tannino del legno, prendendo la colorazione nera; è bene specificare che non tutti i tipi di legno posseggono il tannino, i legni conosciuti maggiormente che hanno questa sostanza sono il castagno, la quercia il noce il rovere, quindi sarà inutile immergere in ammoniaca essenze come, ad esempio l'acero, priva di tannino, perché tale legno non diventerà mai nero.

La colorazione con l'acquerello: Altro tipo di tecnica di colorazione fu usata mirabilmente, nel periodo della metà dell'ottocento in Italia meridionale a Sorrento. Fu Utilizzato dell'acquerello, insieme a ritocchi graffiati con il bulino o disegnati con il pennino a china sull'essenza legnosa .
Queste combinazioni di tecniche caratterizzarono questo tipo di tarsia che prese il nome di Sorrentina .

La coloritura con l' acquerelli di zone ampie come ad esempio una chioma di un albero o di un ombra sarà opportuno eseguirla prima della lucidatura.
Se vorremo tentare di disegnare particolari come volti o fronde di alberi, con il pennino a china, sarà opportuno disegnare la tarsia dopo una prima lucidatura per avere il supporto in grado di recepire al meglio e con freschezza di esecuzione i particolari, senza le sgranature che si verificherebbero inevitabilmente con l'essenza non trattata.
Chine ed acquerelli si reperiscono semplicemente in commercio.

Fonte: Mastro Santi Del Sere restauratore in Anghiari

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Chiaro scuro a caldo o Ombreggiatura della tarsia: La tecnica per ottenere effetti chiaroscurali, o dare rotondità alle figure, sta nell'ombreggiare le tessere, con le seguenti tecniche:
il sistema più antico era quello di arroventare un ferro e passarlo dove si voleva ottenere l'effetto del chiaroscuro.
Un altra tecnica consiste quella di usare della sabbia del mare e collocarla in un recipiente apposito e scaldarla usando un fornello azionato a gas.

Quando la sabbia avrà raggiunto la temperatura desiderata, (che verrà valutata immergendo prima una tessera di scarto per verificare l'effetto che vogliamo ottenere), passeremo ad ombreggiare le tessere della tarsia.
Con questo tipo di tecnica riusciremo a dare alla tarsia un risultato molto bello ed una sfumatura graduata.
Gli utensili che occorrono, per l'ombreggiatura, con sabbia, non sono molti.Uso comunemente, per questa operazione, delle pinze che mi servono per immergere le tessere di legno nella sabbia, oppure un cucchiaio che adopero per contenere e deporre la sabbia rovente, qualora vorrò ombreggiare le tessere nella parte concava.

 L operazione necessita di molta pazienza stando sempre attenti a non tenere la tessera a lungo immersa nella sabbia arroventata, toglierla di tanto in tanto, per vedere a che punto è arrivata l'ombreggiatura. L operazione avrà fine, quando avremo avuto l'effetto desiderato.

Un buon consiglio è di non ombreggiare molto le tessere di stare leggeri con questa tecnica per non rendere pesante e confusa la tarsia.
Può essere superfluo ombreggiare delle figure geometriche o solidi, tipo cubi o prismi, l'ombreggiatura in questi casi risulterebbe non appropriata, perché si può dare l'effetto tridimensionale usando i colori naturali dei legni . Sarà adoperata invece in figure floreali, grottesche o disegni che presentino temi naturalistici o figure umane.

La tecnica dell'ombreggiatura arrivò a dei risultati eccezionali con Giuseppe Maggiolini, che sollevo lo stupore dei più, se è vero che nel 1788 a proposito del piccolo quadro a tarsia mostrato ai giurati della società patriottica dovette raschiare la superficie della tavola intarsiata per dimostrare come le delicate ombreggiature non fossero ottenute con una tecnica pittorica ma risultassero dalle sfumature ottenute con sabbia arroventata .

Il Finto Marmo: Una tecnica di decorazione delle tarsie rinascimentali per creare l' effetto del marmo o di materiali simili era quella di usare un composto di piccoli pezzi di legno di vario tipo e colore mischiati con colla forte e terra nera, ottenendo dello stucco tenace che univa l'agglomerato e steso nei basamenti e riquadrature di architetture o per decorare oggetti.

Questo tipo di ornamento fu usato in molte composizioni intarsiate nel rinascimento, ne ho avuto riscontro a Urbino nello studiolo del Duca di Montefeltro Federico Malatesta in Palazzo Ducale, nel coro incrostato da Antonio Barili nella cattedrale di Fano e infine negli stalli a Monte Oliveto Maggiore intarsiati da fra Giovanni da Verona. 

 
Riproduzione intagli con calco Stampa E-mail
Scritto da Ezio Flammia   

Come riprodurre  elementi scultorei di legno

in breve tempo:

Nel restauro del legno, a volte, si ha la necessita di replicare un elemento a rilievo, ad esempio riprodurre o ricostruire un angolo di una cornice in stile, un particolare aggettante di un mobile, un piede di un cassettone, un particolare di un capitello etc. 

Sottolineando l'opportunità di privilegiare queste integrazioni attraverso l'intaglio (vedi il corso di intaglio in questo sito), di seguito si descrive un modo alternativo che potrà essere applicato in alcuni casi, quando le condizioni lo permettono o lo rendono necessario.

Ottenere un calco di  un pezzo a tutto tondo

•Costruire una cassetta di legno lievemente più grande del pezzo da riprodurre in modo da contenerlo abbondantemente (ogni faccia deve essere distante dal modello almeno cm.1,5). La cassetta può essere un cubo o un parallelepipedo, privo di una faccia.

•Preparazione della colla siliconica (1): in un recipiente si versa la quantità di colla sufficiente a riempire la cassetta contenente l'oggetto che si vuole replicare

•si unisce al prodotto liquido l'indurente, in rapporto uno a 10 e si mescola bene (se la quantità d indurente e maggiore il liquido si trasforma in gomma più velocemente).

•Si versa una piccola quantità di colla siliconica nel fondo della cassetta (almeno di cm.1);

•si attende per almeno due o più ore per essere certi che la colla si sia trasformata in gomma (e sempre utile attenersi alle norme indicate dall'industria); 

•si sistema sopra lo strato di gomma l'oggetto e si versa la colla siliconica sino a coprirne la meta;

•si attende il tempo necessario per la solidificazione della gomma;

•si passa con un pennello intinto d olio su tutta la superficie di gomma per facilitarne il distacco dal successivo stampo;

•si versa altra colla siliconica sino a coprire la seconda meta dell'oggetto rimasto scoperto.

•Dopo che anche quest'ultima colata di colla siliconica si e trasformata in gomma, si può togliere dalla cassetta l'oggetto avvolto nella gomma.

•Si staccano le due valve del calco elastico dall'oggetto e si può procedere alla riproduzione (2).

Ottenere un calco  di un fregio o di un qualsiasi bassorilievo:

•Si costruisce intorno al bassorilievo un contenitore con listelli di legno, di cera, di gesso, secondo i casi, nel quale si possa versare la gomma siliconica. Il contenitore deve aderire bene alla superficie del bassorilievo, per evitare la fuoruscita della gomma siliconica dalle fessure, si consiglia di sigillare con cera o altro materiale analogo.

•Si versa nel contenitore la colla siliconica liquida più l'indurente come sopra descritto, agitando l'oggetto per far penetrare bene il liquido in ogni parte (lo spessore del calco, da ottenere, deve essere almeno di mm. 6/7);

•sopra allo spessore di gomma siliconica, trasformata in gomma e senza staccarlo dal bassorilievo, si versa della scagliola liquida di almeno due cm di spessore per superfici piccole. La scagliola ha la funzione di controforma e di contenere il calco elastico, soprattutto se lo spessore della gomma è esiguo. La controforma di gesso blocca nella sua giusta posizione lo stampo di gomma senza che questo possa oscillare (3).
 


Eseguire la replica di un oggetto dopo aver ricavato il calco:

 All'interno dei calchi s introduce, tramite spatole di ferro, dello strucco di legno che si trova già pronto in commercio, prodotto da "Sintolit" (in colore chiaro e scuro). Il prodotto e venduto in pasta e contenuto in barattoli da 125mle ed oltre . Ogni barattolo ha il suo catalizzatore che è in rapporto con la pasta di legno come un chicco di grano ad una quantità grande come una noce. Il prodotto si solidifica in pochi minuti ed e consigliabile aggiungere la pasta di legno allo stampo in piccole quantità. 

Per un oggetto a tutto tondo: appena i due calchi sono stati riempiti di pasta di legno, si uniscono e si rimettono nella cassetta per ottenere un ottimo risultato. Dopo pochi minuti, quatto o cinque, si possono togliere dalla cassetta e staccarli. Le sbavature di sutura si eliminano subito con un taglierino (4).

Per la tossicità del prodotto e consigliabile lavorare all'aria aperta.

Per ottenere la replica di un bassorilievo l'operazione e più semplice: 

dopo aver posto lo stampo di gomma nella sua controforma, si riempie con la pasta di legno ben mescolata con il catalizzatore, dopo pochi minuti l'oggetto è riprodotto e può essere già lavorato per le successive fasi (stuccatura, doratura etc.). Si possono adoperare anche altri materiali per ottenere, secondo le esigenze, ottimi risultati come la scagliola, la pastiglia etc.

Per oggetti che non hanno la funzione di sostegno come per i piedi dei tavoli, se si adopera la pasta di legno, gli oggetti possono essere anche vuoti.

Nota 1    La gomma siliconica si può trovare nei negozi che vendono prodotti per belle arti o per restauro. E venduta in barattoli da un litro ed oltre. Ogni barattolo e accompagnato da un catalizzatore contenuto in un  piccolo recipiente. La gomma siliconica, con l'aggiunta del catalizzatore, vulcanizza a freddo ed e antiaderente. Si ottengono dagli stampi che sono perfettamente fedeli all'originale sin nei minimi dettagli. (torna su)

Nota 2    I due stampi, per la loro elasticità, si staccano con grande facilita dal modello nonostante i sottosquadri. (torna su)

Nota 3    Per il pezzo a tutto tondo, la cassetta funziona da controforma. (torna su)

Nota 4    Il prodotto nella fase di vulcanizzazione si surriscalda. In questa fase si puo intervenire per eliminare le sbavature o altre imperfezioni con facilita; viceversa quando il prodotto si e raffreddato ed indurito del tutto si fa più fatica a correggere le imperfezioni. (torna su)

Prodotti per Calchi

Questi prodotti sono realizzati dalla Phase:

Gomma Siliconica RTV 583: Elastomero siliconico verticale in presenza di medi sottosquadra (conf. 1 - 5Kg + catalizzatore)

Gomma siliconica RTV 584: Elastomero siliconico tixotropico verticale in presenza di medi sottosquadra. (conf. 1 - 5 Kg + catalizzatore)

Gomma siliconica a presa rapida: Elastomero siliconico verticale con indurimento in 15 - 20 minuti. (con. 1Kg +  1Kg catalizzatore)

Gomma siliconica Silastic 3133: Elastomero siliconico colabile a media elasticità. (conf. 1 - 5 - 20 Kg + catalizzatore)

Gomma siliconica Silastic 3483: Elastomero siliconico colabile per calchi con forti sottosquadra. Modificabile con additivo gel per avere consistenza spatolabile. (conf. 1 - 5  -20 Kg + catalizzatore)

FluoroPhase Uno: Distaccante a base di elastomeri fluorurati che facilitano il distacco del calco dalla colata oltre ad impedire il passaggio degli olii nel positivo. (conf 1 lit)

per info:
Bresciani : www.brescianisrl.it
 Help on-line della Phase 348-7274676

 
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