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La carta, la stampa, l' incisione nel VenetoFonte: Artigianato artistico del Veneto  Il primato della fabbricazione della carta in Veneto si deve a Padova ed in particolare a Battaglia Terme, piccolo ma importante borgo sorto alla confluenza di due canali, quello di Battaglia e di Monselice, nel punto dove si apre, con un notevole dislivello, un altro canale, il Canale di sotto o Vegenzone. Proprio a causa di questo dislivello l'acqua ha fornito per molti secoli un importante fonte di energia, utilizzata per far girare diverse "ruote", alcune della quali servivano per molare il grano, altre per azionare delle seghe, altre ancora un maglio meccanico, un follo o follone, in grado di macerare gli stracci per fabbricare la carta. La più antica fabbricazione della carta si deve a maestranze provenienti da Fabriano, la prima e più importante città italiana dove fu fabbricata la carta. Nel 1340, Pace da Fabriano, infatti, ottenne il permesso di fabbricare carta da Umbertino da Carrara, Signore di Padova, mentre, qualche anno più tardi sono documentati altri maestri artigiani come "magistro Francisco a cartis quodam ser Presentis de Fabriano". Â
  Nel XVI secolo la produzione della carta prodotta Battaglia si distingueva in: Carta real, la più pregiata, Carta mezzana, Carta cancelleresca, Carta Fioretto e lo Strazzo, la meno pregiata. Nel XVIII secolo, invece esistevano i seguenti tipi di carta: Corsiva ordinaria, Corsivetta ordinaria, Da scrivere fina, ordinaria e da navigar, Da Lion fina, Reale sottile, per far sonetti, De Manganeri (manganatori, artigiani tessili addetti al mangano, una macchina per rifinire i tessuti). La carta era commercializzata in quinterni, cioè cinque fogli, aventi dimensioni di cm 60/70 di base e cm 38/50 di altezza circa, piegati a metà , in modo da ottenere dieci carte (o fogli) e dieci pagine. Â
 Le cartiere dei Remondini furono in grado non solo di far fronte alle molte richieste di carta per libri e stampe popolari che venivano messi in commercio in quegli anni, ma anche a destinare parte della produzione all'esportazione in Italia e all'estero: nell'Impero Ottomano (Smirne e Costantinopoli) in Spagna e in America. Accanto alla carta bianca, da stampa, nella seconda metà del Settecento, i Remondini cominciarono a produrre, con l'aiuto di tecnici tedeschi, carte lavorate e colorate utilizzate in tappezzeria, come carta da parti e i legatoria. Si tratta di carte cosiddette "Carte Varese", alcune delle quali colorate in pasta, altre stampate a colori e comunque xilografate con motivi variamente composti tra loro. Venivano ottenute dopo vari passaggi sotto i torchi; particolarmente difficili da ottenere e ricercate erano le carte dorare e argentate. Se Venezia costituiva il miglior mercato per queste carte (il Teatro La Fenice era rivestito, nel 1792 con carte delle manifatture bassanesi) anche il resto d Europa e l' America costituirono uno sbocco economico per questi prodotti di lusso. Â
  Dagli esordi e fino al XVIII secolo (nonostante un periodo di decadenza nel corso del secolo XVII) il Veneto primeggiò nell'arte della stampa. Venezia e Padova, per motivi diversi furono le capitali dell'editoria veneta, seguite da Treviso, Vicenza e Verona. A Venezia la stampa si sviluppò per un felice connubio tra cultura e capitale, a Padova fu lo Studio, cioè l'Università , a dare impulso all'editoria. L arte della stampa fu introdotta Venezia, nel 1469, dal tipografo tedesco Giovanni da Spira, da suo fratello Vindelino e da Nicola Jenson e trovò ben presto un terreno fertile per prosperare con i grandi tipografi degli inizi del Cinquecento, confluiti a Venezia da diverse città italiane per impiantare solide aziende artigianali, tra i tanti ricordiamo: i Manuzio, i Torresano, gli Scoto, Panfilo Castaldi, gli Arrivabene, Giolito de Ferrari, Bernardo Stagnino, Gregorio de Gregori e Clemente da Padova, sacerdote e maestro di calligrafia. Alcuni tipografi come i Manuzio furono umanisti e professori universitari, e tutti avevano, comunque, una solida cultura, tanto che furono anche curatori ed editori delle opere che stampavano.Â
 Se nel corso del Seicento, la qualità non fu sempre alta, nel Settecento assistiamo ad una rinascita della tipografia veneta: Gli Zatta, gli Albrizzi, i Baglioni a Venezia, il Comino a Padova, i Remondini a Bassano, ci hanno lasciato edizioni eccelse e mai più eguagliate.   Fotografia, grafica e design Le nuove tecniche di riproduzione dell'immagine, perfezionate nella seconda metà dell'Ottocento, hanno sviluppato nuove figure di artisti-artigiani, tra questi i fotografi e i grafici pubblicitari. I fotografi dell'Ottocento realizzavano le fotografie con procedimenti manuali che comprendevano la preparazione delle carte fotografiche per la stampa del positivo, delle lastre fotografiche per il negativo, degli acidi per lo sviluppo. Talvolta i fotografi costruivano loro stessi le attrezzature per la riproduzione delle fotografie, allestivano artigianalmente la camera oscura e realizzavano le macchine fotografiche (si trattava di grandi apparecchiature in legno) delle quali acquistavano solo l' ottica. Â
 Per fare un esempio, nella sola Cortina d Ampezzo, che contava allora circa tremila abitanti, alla fine dell'Ottocento, erano attivi ben tre laboratori fotografici artigianali, quello di Giacinto Ghedina capo di una dinastia di fotografi, il più antico, era situato presso l'Albergo Aquila Nera ed era specializzato nelle riprese dei paesaggi dolomitici. Un altro laboratorio artigiano era quello di Emil Terschak di origine boema, situato nel vecchio Municipio e infine quello di Antonia Verocai in Zardini, una donna-fotografo, professione inusuale a quei tempi, che aprì il proprio laboratorio artigiano nella piazza del paese. Questi artigiani, e soprattutto i Ghedina, partivano la mattina presto - sia d estate che d inverno - con il loro ingombrante bagaglio costituito da un solido treppiedi e da una pesante macchina fotografica (pesava oltre quattordici chili), percorrevano a piedi - o a dorso di mulo - molte ore di cammino per fotografare gli angoli più belli dei paesaggi dolomitici. Â
 Il grande sviluppo industriale che ha caratterizzato il secolo scorso, ha accentuato la comunicazione visiva nella quale si combinano parole, logotipi, simboli ed immagini e ha creato una nuova figura, quella del grafico pubblicitario: fino alla metà dell'Ottocento questa professionalità era sconosciuta perché il tipografo sceglieva egli stesso i caratteri e le immagini e le componeva con intenti prevalentemente estetici. Da quando, invece, si è presentata la necessità di affinare la comunicazione, di distinguere i vari tipi di pubblicità , di "colpire" con messaggi adeguati i diversi "target", allora è nata una vera e propria strategia comunicativa nella quale il grafico impegna la propria creatività per far emergere il suo messaggio tra la miriade di messaggi che vengono prodotti ogni giorno.
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