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Il Mobile - Le Fasi del Restauro
Scritto da Pierpaolo Masoni   
Indice
La Finitura del Mobile
Cere animali e minerali
Le cere e la questione della Gommalacca
Finitura dei legni antichi e moderni
Le Olioreine
Le resine nel restauro del Mobile


  
La finitura del mobile: storia, prodotti e metodi

 
La rifinitura del legno può essere effettuata mediante verniciatura o mediante pitturazione.
Per verniciatura s intende la stesura sulla superficie da trattare, di un prodotto trasparente, sia esso filmante o meno, colorato o meno. Per contro, la pitturazione è priva di trasparenza, e, quindi, sempre colorata. Si può paragonare la vernice all'acquarello, e la pittura alla tempera, tanto più bella quanto più trasparente la prima, tanto migliore quanto più coprente la seconda.
I trattamenti storici fondamentali, quelli cioè usati fino a tutto l'ottocento, sono a base di cere, di olioresine (dette anche vernici grasse) e vernici o pitture a solvente volatile, lacca povera (su fondo gessoso, colla animale pigmentata con terre, già in uso nel 300), biacca, lacca (molto in uso nel settecento), doratura nelle sue varie versioni e, infine, dalla prima metà dell'ottocento, gommalacca.


Cere naturali


Le cere naturali, la prima protezione, forse, ad essere stata usata, sono delle miscele intime di esteri acidi grassi a peso molecolare elevato e di alcoli superiori, di idrocarburi e di acidi grassi liberi ed alcoli liberi. Quando non sono raffinate contengono impurità organiche ed inorganiche di varia natura, sia di origine vegetale che animale, o anche minerale.
Le cere naturali si dividono in cere vegetali ed animali; accanto a queste due categorie si è soliti annoverare anche quella delle cere minerali, anche se chimicamente è impreciso definirle tali.
Ogni singolo componente delle cere ha un suo preciso punto di fusione, ma variando le proporzioni secondo la zona di produzione e, addirittura, del periodo dell'anno, il punto di fusione delle cere può variare notevolmente.


Cere vegetali:

Cera carnauba
Peso specifico 0,990-0.999
Punto di fusione 83°C - 86°C
Numero di saponificazione 79-80
Numero di iodio 7-13
Numero di acidità 2-3
Residuo insaponificabile 54-55%
Ceneri 0,43%

 E' senza dubbio la cera vegetale più importante dal '500 in poi. Viene estratta da una palma tipica del Brasile (Copernicia baileyana Leon  - Copernicia cerifera Mart.: Palma con tronco singolo, eretto, alto 10-12 m, coperto dai resti delle guaine fogliari. Le foglie, portate da un picciolo eretto, sono palmate, del diametro di 1,2-1,5 m, suddivise fino a metà in circa 60 segmenti fortemente appuntiti, di colore verde brillante e coperti da una sostanza cerosa. I fiori sono raccolti in infiorescenze a grappolo ramificate, lunghe quanto le foglie. I frutti, rotondeggianti, sono di colore brunastro. ndr).
Di colore bianco grigiastro, è la cera più dura e brillante, da una pellicola aderente ed elastica. Si scioglie in parecchi solventi, resiste bene all'umidità ed è difficilmente saponificabile. Contiene poca cera e molte sostanze caricanti quali stearina e paraffina.

Cera ceroxylon
Peso specifico  1,020
Punto di fusione 92°C
Numero di saponificazione 74-104
Numero di iodio 33
Numero di acidità 19,8
Originaria della Columbia e del Perù, ha colore giallo paglierino ed è costituita da una resina e da una cera. Per le sue caratteristiche è simile alla carnauba.
 

Cera raphia ruffia
Peso specifico 0,954
Punto di fusione 83°C-84°C
Numero di saponificazione 73
Numero di acidità 10
Ceneri 0,20%

Si estrae da una palma del Madagascar. Il suo colore va dal bruno giallastro al bruno scuro. E' dura, brillante e solubile a caldo negli usuali solventi. Molto usata prima della scoperta dell'America, ha poi ceduto il passo alla carnauba dotata di qualità superiori.

 
 

Cera candelilla
Peso specifico 0,9825
Punto di fusione 68°C - 80°C
Numero di saponificazione 65
Numero di acidità 12
Numero di iodio 37

 Sotto questo nome si raggruppa una serie di cere con caratteristiche simili, estratte da varie specie di euforbiacee tipiche del Messico, della California e del Madagascar. Tali prodotti inizialmente hanno per lo più un colore grigiastro che diventa giallo chiaro dopo purificazione per ebollizione in acqua. La cera candelilla ha odore caratteristico, è meno dura, resistente e brillante della carnauba, resiste poco all'acqua e saponifica facilmente.

 (queste piante  "hanno sviluppato una tattica intelligente contro il caldo del loro habitat originario: i rami grigio-verdi, che crescono senza ramificazioni, così come le rare foglie, sono rivestiti da una cera dura, che protegge dall'evaporazione e dagli agenti atmosferici: la cera Candelilla." ndr)

  

Cera del Giappone
Peso specifico 0,875 - 0,990
Punto di fusione 58°C
Numero di saponificazione 220
Numero di iodio 4,2 - 15,1
Numero di acidità 20
Residuo insaponificabile 1,15%
Ceneri 0,02 - 0,08%

Detta anche sego verde, si estrae da certi frutti in Giappone ed in Cina. Il suo colore è verdastro, ma, lasciata al sole, dopo qualche tempo tende al giallognolo. Essa veniva spesso falsificata con olio di perilla, e, a sua volta, serviva per adulterare la cera d'api. Saponifica con molta facilità, da pellicole brillanti ma collose.

  



 

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