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Storia dell'Arte della Cartapesta

Unico nel suo genere è disponibile finalmente un testo completo sulla Storia dell'arte della Cartapesta.

L'importanza e la ricchezza di questo libro sono dovute all’impegno dell’autore a trattare un argomento quanto mai interessante, ma forse non conosciuto abbastanza anche se è nota la rilevanza della cartapesta nell’ambito della storia dell’arte e delle arti applicate

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La Diagnostica
Luce Radente Stampa E-mail
La Pittura - La Diagnostica
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Questa luce, usata nella diagnostica del restauro pittorio, fa parte delle radiazioni visibili  e viene prodotta da una lampada a vapori di sodio che, emettendo una luce esclusivamente gialla, permette una visione più netta della forma grafica ....

 

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La Macro Fotografia Stampa E-mail
La Pittura - La Diagnostica
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Qualsiasi tipo d esame che impieghi le radiazioni visibili è documentabile fotograficamente (come pure alcuni esami che utilizzano i raggi infrarossi o ultravioletti). Per questo motivo tutti i mezzi posti a disposizione dalla moderna tecnica fotografica sono di fondamentale importanza

 

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Diagnostica: La Riflettografia Stampa E-mail
La Pittura - La Diagnostica
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La Diagnostica - La Riflettografia

Fonte: testi liberamente tratti da

"Tecniche fotografiche per la documentazione delle opere d arte" di Manfredi Faldi, Claudio Paolini ( Manfredi Faldi: Restauratore di dipinti ed esperto di diagnostica artistica, laureato in Storia dell'Arte all'Università di Firenze).

"Il Restauro dei dipinti e  sculture lignee" Giuseppina Perusini di  del Bianco Editore

 
Uno dei più recenti impieghi dei raggi I.R. nel campo della conservazione è la riflettografia ad infrarossi che sfrutta la diversa trasparenza dei materiali ai raggi I.R. (con lunghezza di circa 2000 nm) per evidenziare gli strati immediatamente sottostanti. L'apparecchiatura consiste in una fonte emettitrice di I.R. (generalmente delle lampade a incandescenza) e in una telecamera e un monitor che rendono visibili all'occhio umano le radiazioni riflesse che formano l'immagine dell'oggetto in esame. I migliori risultati si ottengono generalmente in zone rosse, bianche, gialle o brune, mentre l'azzurrite e la malachite sono difficilmente penetrabili dai raggi I.R. Questo sistema permette soprattutto di evidenziare i disegni preparatori, eventuali pentimenti e restauri, oppure firme e date nascoste.
I raggi I.R. vengono impiegati con scopi analoghi a quelli che abbiamo indicato per i raggi U.V. con la spettrofotometria all'infrarosso (si veda il paragrafo sulle «analisi invasive»).
I raggi I.R. vengono usati anche per la termografia all'infrarosso il cui impiego nel campo della conservazione è iniziato da poco.
Questa forma d'indagine si basa sul fatto che qualsiasi oggetto che abbia una temperatura superiore allo zero assoluto (- 273° C) emette delle onde elettromaghetiche che, con appositi strumenti, possono venir registrate su un monitor televisivo.
La termografia infatti permette di registrare e rendere visibili le radiazioni infrarosse emesse da un oggetto: ora, se tale oggetto non è omogeneo (anche se
apparentemente sembra tale), se ne possono evidenziare le differenze di struttura
riscaldandolo e poi registrandone l'immagine in fase di raffreddamento per mezzo della termografia infrarossa che evidenzia la diversa inerzia termica dei materiali che lo compongono.
Con la termografìa ad infrarosso che registra e rende visibili le radiazioni I.R. con lunghezza d'onda compresa fra i 2000 e i 5600 nm 


si possono scoprire eventuali strutture architettoniche sottostanti a quelle visibili
si può rilevare il microclima di un ambiente (il che è spesso di fondamentale importanza per la conservazione degli affreschi)
si possono rilevare eventuali differenze termiche (che sono fonte di degrado) anche sui dipinti mobili


L'esame con la termografìa ad I.R. del «Palazzo dei cavalieri» a Pisa ha permesso, ad esempio, d'identificare le strutture delle case medioevali dal cui accorpamento è nato l'edificio attuale dovuto alla ristrutturazione vasanana .
La riflettografia infrarossa si è affermata come la tecnica di indagine più efficace nel rivelare la presenza di disegni preparatori eseguiti dall'artista sopra lo strato di preparazione e coperti dalle stesure di colore.

 

   


La metodica può fornire una tale varietà di dati da consentire un notevole conforto alle ipotesi dello storico dell'arte, sia sulla genesi di un singolo dipinto che sulla personalità di un artista indagato attraverso una più ampia produzione, fino ad arrivare, estendendo la ricerca e verificando sistematicamente i dati con altre metodiche, a fornire notizie sulle tecniche di un periodo storico.
In tutti i casi il mezzo tecnico, rivelandoci una serie di elementi originariamente destinati ad essere occultati alla vista, non solo amplifica le capacità documentarie dei vari dipinti, ma consente una più acuta rilettura della versione definitiva, ora svelata come immagine conclusiva di un processo creativo di cui è possibile ripercorrere alcuni specifici momenti.
In definitiva, come già è accaduto per la radiografia ai raggi X, la riflettografia all'infrarosso ha aperto nuove vie di confronto e di ricerca con cui gli storici dell'arte dovranno misurarsi sempre più spesso.             

Per consentire l'indagine il dipinto viene illuminato da comuni lampade ad incandescenza collegate ad un variatore di tensione ed opportunamente orientate. Le radiazioni riflesse dal dipinto sono rilevate da un sistema di ripresa composto da una telecamera modificata per operare con tubo vidicon sensibile a radiazioni I.R. di lunghezza d'onda fino a 2.000 nanometri (con un picco di sensibilità intorno ai 1300 nm.) e provvista di un filtro che possa limitare la ripresa alla sola banda I.R. Il segnale viene convertito in una immagine in bianco e nero immediatamente visibile sullo schermo di un monitor televisivo ad alta risoluzione. A questo punto la registrazione delle immagini può essere eseguita sia fotografando il monitor con una normale fotocamera, sia riversando le sequenze su nastro magnetico (è inoltre possibile acquisire e digitalizzare l'immagine direttamente su Personal Computer tramite una scheda video).

 

   


L'elaborazione digitale delle immagini ottenute dalla telecamera all'infrarosso ne migliora la qualità agevolandone la lettura, viene inoltre utilizzata per la ricomposizione del disegno totale ottenuto dalle singole riprese. Infatti, a causa della bassa risoluzione del sistema televisivo, è necessario registrare soltanto piccole aree in successione, per poi unirle insieme in una specie di mosaico.
La qualità delle immagini può essere migliorata utilizzando una telecamera CCD ad alta risoluzione invece della tradizionale telecamera all'infrarosso con tubo Vidicon. L'estensione in lunghezza d'onda inferiore (1100 nm.) è compensata dalla maggiore sensibilità e dal basso rapporto segnale/rumore; inoltre, se è vero che a queste lunghezze d'onda lo spessore del film pittorico attraversato può essere inferiore, bisogna valutare che a lunghezze d'onda superiori si ottiene una diminuizione della riflettanza del gesso della preparazione con conseguente perdita di contrasto dell'immagine del disegno soprastante.

 

 

Per superare questi problemi è stato recentemente costruito uno scanner all'infrarosso ad alta risoluzione capace di analizzare aree grandi fino a quasi un metro quadro fornendo immagini prive di distorsioni geometriche, con ottimo contrasto e illuminate uniformemente.
La natura delle immagini ottenibili è comunque legata alla permeabilità degli strati di colore alla radiazione infrarossa - determinata non solo dalla natura chimico-fisica dei pigmenti ma anche dal loro spessore - e dalle caratteristiche dei componenti sottostanti che possono evidenziarsi solo grazie a differenze di riflettanza: un disegno ottenuto con inchiostro metallo gallico sarà, ad esempio, difficilmente restituibile a causa della riflettanza sostanzialmente simile a quella di una preparazione a base di gesso e colla.

 


Il mancato rivelarsi di immagini latenti sotto la superficie di un opera potrà non essere considerato come un fallimento dell'esame se non ci limiteremo ai risultati di ricerche isolate ma mireremo ad un applicazione sistematica a consistenti gruppi di opere di un autore o di un periodo, al fine di creare un archivio di schede che successivamente possano permettere un giudizio comparativo.
Il disegni preparatori venivano utilizzati da alcuni artisti come rigide griglie da rispettare ad ogni colpo di pennello, talvolta chiaroscurati a tratteggio o a macchie venivano sfruttati per dare maggiore profondità alle ombre; altre volte il pittore faceva uno schizzo molto libero e in seguito ne seguiva le tracce approssimativamente. Lo spessore, l'intensità, la fusione dei tratti del disegno come pure la loro assenza sono tutti elementi di pari valore quando sia possibile una ampia comparazione. 

 
La Diagnostica: La Radiografia RX Stampa E-mail
La Pittura - La Diagnostica
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La Diagnostica: La Radiografia RX

Fonte: testi liberamente tratti da

"Tecniche fotografiche per la documentazione delle opere d arte" di Manfredi Faldi, Claudio Paolini ( Manfredi Faldi: Restauratore di dipinti ed esperto di diagnostica artistica, laureato in Storia dell'Arte all'Università di Firenze).

"Il Restauro dei dipinti e  sculture lignee" Giuseppina Perusini di  del Bianco Editore 

 

I raggi X o Rontgen (dal nome del fisico tedesco che ne scoprì l'esistenza nel 1895) sono delle radiazioni elettromagnetiche la cui lunghezza d'onda si situa fra quelle degli U.V. e quelle dei raggi gamma. L'impiego dei raggi X nel campo della conservazione e prezioso in quanto essi possono attraversare anche corpi opachi di notevole spessore. L'immagine che appare sulla lastra radiografica è determinata dal minore o maggiore assorbimento di raggi X da parte dell'oggetto in esame e soprattutto dalla maggiore opacità ai raggi X di certi pigmenti. Infatti i pigmenti con elevato peso atomico, come quelli che contengono piombo o mercurio (biacca, minio, litargirio e cinabro), assorbono maggiormente i raggi X per cui, sulla lastra, risultano più chiari mentre i pigmenti organici e certi pigmenti minerali (di basso peso atomico) appaiono scuri.
Per l'esame radiografico della pellicola pittorica è inoltre di fondamentale importanza che il supporto sia relativamente trasparente ai raggi X ma, fortunatamente, i supporti dei dipinti da cavalietto, su cui di solito viene attuato questo tipo d'indagine, assorbono poco i raggi X come pure le preparazioni a base di gesso e colla (a differenza di quelle a base di biacca, bianco di zinco o di titanio, tipiche del XIX secolo).
La radiografia di un quadro può fornire informazioni:

 

•sulla tecnica usata dal pittore;

•su eventuali stesure sottostanti e

•può anche aiutare a stabilire l'autenticità di un'opera.

 

Se l'abbozzo di un quadro viene tracciato con pennellate di biacca (come spesso avviene nei quadri del XVI e XVII secolo) risulta perfettamente visibile nella radiografia, mentre nel caso di quadri condotti con leggere velature successive (come quelli di Leonardo), l'indagine radiografica è poco contrastata e leggibile. Se il pittore ha usato una tela od una tavola già dipinta o ha coperto stesure precedenti (specialmente se queste erano ottenute con spesse pennellate di biacca) le immagini sottostanti risultano chiaramente visibili (si vedano le radiografìe dell'«Olympia» di Manet, del «Ritratto di un giovane uomo» di Rembrandt e del «Martirio di S. Matteo» di Caravaggio).

Infine, disponendo delle radiografie di un certo numero di quadri dello stesso autore, è possibile identificare alcune caratteristiche «interne» della sua tecnica difficilmente imitabili da un falsario.
I raggi X purtroppo sono di scarso aiuto nell'analisi delle sculture poiché i vari piani, che risultano sovrapposti sulla lastra, provocano notevoli difficoltà di lettura. I raggi X vengono impiegati anche per altri tipi di indagini «invasive» e precisamente: la fluorescenza e la difrattometria ai raggi X (si veda il paragrafo sulle analisi «invasive»).

 

   

 

La radiografia ai raggi X permette di indagare la struttura più profonda dei dipinti su tela e tavola, carta e cartone: i valori di chiaroscuro restituiti sulla lastra posta a diretto contatto della superficie pittorica e investita dal fascio di raggi X (opportunamente dosati variando il voltaggio del tubo) risulteranno in funzione del maggiore o minore assorbimento delle radiazioni da parte dell'oggetto in esame. Nella lettura della lastra radiografica è importante tenere presente, oltre allo spessore degli strati, la decisa opacità dei pigmenti a forte peso atomico (in particolare bianco di piombo).
Sulla lastra si formeranno perciò delle zone più chiare e più scure in funzione della resistenza che le varie parti dell'oggetto opporranno al passaggio dei raggi X: a parità di spessore appariranno più chiare le zone di maggiore densità.
 

   

 

L'interpretazione dei risultati radiografici presenta delle oggettive difficoltà che spesso finiscono per limitare il numero di informazioni: ciò che si ottiene con l'esame è, infatti, un'immagine bidimensionale nata dalla proiezione sul piano di elementi distribuiti nello spazio (supporto, preparazione, film pittorico), con ciò che questo comporta sulla difficoltà di una loro precisa identificazione. Anche se l'indagine si basa prevalentemente sullo studio delle variazioni provenienti dalla composizione dello strato pittorico (sarà perciò sempre questo ad essere restituito nella maniera più nitida proprio per la scelta nella posizione della lastra), l'immagine radiografica dovuta al supporto ed alla preparazione può comunque aiutare a chiarire alcuni aspetti del processo creativo e della tecnica di esecuzione e a valutare il reale stato di conservazione dell'opera.
 
Un disegno preparatorio eseguito dal pittore con una punta di piombo o inciso, pur sfuggendo ad altri esami come la riflettografia infrarossa, darà una precisa immagine sulla lastra radiografica.
Ben evidente sarà poi l'entità del danno provocato dai cunicoli dei tarli che, se non sono stati colmati con stucco, assumeranno una gradazione scura. Si identificherà l'andamento dei chiodi impiegati per fissare le traverse di sostegno nei dipinti su tavola e il diffondersi della ruggine all'estremità dei chiodi o, ancora, la presenza di altri elementi come cavicchi in legno o metallo (incastro a caviglia). Tutte informazioni, queste, che possono risultare determinanti nel momento della scelta del tipo di intervento da eseguire.
 
 

 

 

 Talvolta la radiografia rileva la presenza di pitture sottostanti più antiche e più importanti, o anche di firme o scritte nascoste, ma simili fortunati casi rischiano di fare considerare la radiografia come un mezzo che trae principalmente frutto da un esame isolato mentre essa si rivela uno strumento essenziale dell'indagine artistica quando applicata con sistematicità e metodologie comparative.
L'indagine radiografica non si esaurisce nella valutazione dello stato fisico dell'opera (lacune, craquelure, consunzioni, etc.), ma acquista sempre più importanza nella conoscenza del modo di operare del pittore fino a rendere possibile uno studio comparativo che possa condurre a facilitare il riconoscimento di opere autentiche o appartenenti ad un determinato autore.

 

Da quando, con la nascita della pittura ad olio, il tono finale non viene più raggiunto attraverso stratificazioni di colore successive ma mescolando i diversi pigmenti col bianco l'impasto diviene ricco e corposo. L'immagine radiografica, di conseguenza, permette di distinguere chiaramente i singoli tratti di pennello: se la materia è più o meno carica di colore, se è stata applicata con maggiore o minore pressione, il carattere, la sicurezza e la precisione della pennellata ed anche quando è stato necessario ritornare a correggere quanto già era stato dipinto, esaltando così certi aspetti grafici dello stile.
Ciò che viene messo in maggiore evidenza sono gli strati profondi, densi e corposi, ai quali l'artista lavora con maggiore spontaneità e impeto anche perché destinati ad essere coperti da stesure successive. Si comprende allora quanto decisivo risulterà il contributo della radiografia eseguita su più versioni di una stessa opera o, ancor più, estesa a un folto gruppo di opere di un singolo artista.

 
Diagnostica: Indagini invasive Stampa E-mail
La Pittura - La Diagnostica
Scritto da ArteNet   

Quando alla soluzione di uno specifico problema che deve essere investigato si pone la possibilità di scelta fra le varie tecniche di indagine, la tendenza attuale è quella di dare quanto più possibile spazio alle tecniche non invasive. E' doveroso, però, sottolineare che fra le tecniche che richiedono il prelievo vengono utilizzate soltanto quelle che necessitano di campioni piccolissimi.

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