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Le Olioresine nel restauro
Le Olioresine usate nel Restauro Stampa E-mail
Il Mobile - I Materiali
Scritto da Pierpaolo Masoni   
Indice
Le Olioresine usate nel Restauro
Olioresine e loro utilizzo
Olioresine nel restauro
 
Come usare le olioresine nel restauro


Per capire come le olioresine vanno usate nell' ambito del restauro, occorre tener presente alcune cose fondamentali. In primo luogo non si tratta di vernici filmanti: se si crea un film dando una sola mano di vernice, si creerà una pellicola superficiale che non permetterà al prodotto sottostante di essiccare poiché tale processo avviene per ossidazione e per polimerizzazione dovuta ai raggi ultravioletti. E nota la pratica dei liutai di far essiccare le loro vernici esponendole ai raggi solari.

Se si vuole ottenere una filiazione del prodotto, bisogna procedere per gradi, con mani successive.
Si tratta, dunque, di vernici di tipo impregnante. L' olio deve penetrare intimamente nelle fibre del legno; lo consoliderà e non vi potranno essere distacchi anche se si arriverà ad avere una filmazione.
Per ottenere una maggior penetrazione nelle fibre, così da avere un passaggio graduale di durezza finale del legno, conviene iniziare l' impregnazione diluendo il prodotto con un 50% di diluente. Si può usare il solvente consigliato dalla ditta produttrice a base di limonene, che ha il vantaggio di accelerare l' essicazione, oppure dell' acquaragia. Bisogna dire che, tutto sommato, il solvente a base di agrumi è meno tossico dell'acquaragia.

Appena stesa la vernice, si potranno notare zone di maggiore assorbenza ed altre di minore. Si tratterà dunque di omogeneizzare la porosità, così da ottenere una superficie uniforme. Dopo pochi minuti si passerà una pennellessa pulita su tutta la superficie, così da ridistribuire il prodotto, asportarlo dalle parti che assorbono meno, a vantaggio delle altre.

Vi sono legni che assorbono di più, altri meno, indipendentemente dalla loro durezza. Il noce, per esempio, assorbe molto di più del pino, ed il pino meno del larice. I legni moderni, poi, se essiccati in forno, hanno grande potere di assorbimento data la rottura delle fibre e la conseguente riapertura dei pori causata dal repentino traumatico riscaldamento che hanno dovuto subire.
Dopo circa un ora si può procedere ad una pulitura con uno straccio, in modo da eliminare ogni eccesso di vernice. Effettuata questa operazione, si tratta di attendere che il diluente sia evaporato e che la vernice incominci il suo processo di catalizzazione; basteranno dalle dodici alle ventiquattro ore, dopodiché si potrà ripetere l'operazione con le stesse modalità. A questo punto entrano in gioco scelte personali, dovute alla sensibilità ed al gusto dell'operatore, all'effetto finale che si vuole ottenere, al tipo di legno ed allo stile del mobile, nonché alla finitura finale che andrà applicata.
Fondamentalmente i tipi di finitura che si possono ottenere sono tre:


1. una lucidatura a cera, che a sua volta può avere caratteristiche diverse, da un aspetto serico e lucidissimo ad una più adatta a mobili rustici.
2. una lucidatura con una resina: gommalacca, sandracca, benzoino ...
3. una lucidatura con lo stesso prodotto iniziale.

 

La pratica dell'uso della gommalacca introdotta nella prima metà del diciannovesimo secolo, è stata innovativa soltanto a livello di materiale, ma non di tecnica, ed ha avuto una grande diffusione soltanto perché, essendo tale resina sciolta in alcol, essicca velocemente abbreviando i tempi tecnici di lavorazione. Le olioresine venivano date a pennello, magari con l' aggiunta di una piccola quantità di cera e successivamente pagliettate. In questo modo si otteneva una superficie omogenea adatta a ricevere l' inceratura, e la cera stessa sciolta nella vernice serviva egregiamente da aggancio.
La pagliettatura eseguita il giorno dopo la stesura della vernice, cioè quando il diluente ha completato la sua evaporazione ma la vernice non è ancora completamente secca, avrà il risultato di eliminare ogni eccedenza e chiudere parzialmente i pori del legno creando una giusta traspirazione che servirà al legno per sopportare quelle alterazioni atmosferiche di umidità e di temperatura a cui inevitabilmente verrà sottoposto. E l' inizio di un processo di patinatura.
Sopra una preparazione del genere è possibile intervenire con una stoppinatura con gommalacca o con qualsiasi altra resina. Consiglierei anche di sostituire l' olio paglierino che si usa per aumentare la scorrevolezza del tampone con l' olioresina stessa, poiché i suoi componenti renderanno più resistente e durevole la lucidatura.

Si noterà che già dalla prima mano di preparazione il legno avrà acquistato doti di idrorepellenza che andranno via via crescendo con le successive applicazioni. Essendo tale vernice di tipo impregnante, la pagliettatura non tenderà a sbiancarla, come avviene per la gommalacca che crea un film cristallino e molto secco che viene inciso dalla paglietta subendo una sbiancatura dovuta ad una miriade di microfratture. Questa vernice continuerà a mantenere la sua tinta, acquistando una superficie sempre più liscia e brillante man mano che verranno stese mani seguite da pagliettatura sempre più fine ed accurata. In questo modo è possibile raggiungere un grado di lucentezza pari a quello della gommalacca, ma più serico, con tinte più piacevoli data la sua maggiore trasparenza dovuta anche al fatto che il film così ottenuto è molto più sottile di quello dato dalla stoppinatura a gommalacca.

Occorre ricordare che più il film è spesso, più la luce che lo attraversa subirà fenomeni di rifrazione che sporcheranno le tinte e toglieranno nitidezza all'immagine.

Varianti sulla finitura

Un dato che mi ha sempre affascinato in questo tipo di verniciatura è che si presta ad un infinito numero di varianti personalizzate. Si può addizionare gradatamente della cera, o delle resine sciolte in alcol (non è il massimo, ma si ottengono risultati a volte inaspettati). Insomma, il lavoro può essere facilmente personalizzato. E da questi procedimenti che sono nate le leggende sui "segreti degli ebanisti". Ogni artigiano prendendo dimestichezza con le olioresine acquisterà la propria tecnica dovuta al gusto personale, alla propria cultura, alle proprie attitudini.

Effetto disinfestante

Altra caratteristica da non sottovalutare è l' aspetto disinfestazione. Per anni ho assistito alle lamentele a volte drammatiche di colleghi impegnati in una quasi sempre inutile lotta contro tarli e parassiti vari condotta con disinfestanti e biocidi, veleni il più delle volte cancerogeni e dannosi per la salute umana, o con costosissimi sistemi tipo camere a gas e, ultimamente, addirittura con l'orripilante sistema delle microonde.
Io non ho pressoché mai avuto problemi del genere, e non riuscivo a capirne il motivo. Facevo in modo che il legno potesse vivere in un ambiente a lui congeniale, il che significa un ambiente sano anche per l'uomo, ma ciò non bastava a spiegare perché i mobili che uscivano dalla mia bottega fossero pressoché immuni da aggressioni di questo tipo, finchè non mi resi conto che ciò era da ascrivere soprattutto all'uso delle olioresine.
I tarli non amano l' olio di lino che, oltretutto, è un ottimo consolidante e, quindi, rende il legno ostico a quei poveri animaletti. La sua penetrazione nelle fibre è profonda e raggiunge spesso anche le larve che vengono cristallizzate nel legno, e quelle che non vengono raggiunte, quando si dischiuderanno non avranno la forza di macinare un materiale troppo duro e morranno. Quando mi capitano legni con infestazioni molto avanzate, effettuo impregnazioni ripetute ed abbondanti. Si nota immediatamente una fuga in massa, o meglio, un tentativo di fuga, poiché vi è una moria imponente.
Dobbiamo ricordare che i nostri antenati erano molto più rispettosi di noi non solo dell'ambiente, ma anche della loro salute, e millenni di civiltà avevano insegnato loro a sfruttare proficuamente ciò che la natura ci offre.
Ovviamente l'applicazione di tali vernici si adatta ad usi molteplici; per esempio la protezione di travi e soffitti lignei. Essendo possibile darle a spruzzo (con irroratori da giardino), i tempi di lavorazione si abbassano notevolmente rispetto alla classica verniciatura a pennello. Non dimentichiamo poi la protezione del ferro (l olio di lino era la base della vernice al minio) e della pietra.



 

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Today: Lug 16, 2019

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