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Lo smontaggio del Mobile
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Il Mobile - Le Fasi del Restauro
Scritto da AA.VV.   
Indice
Lo Smontaggio del mobile
Togliere le cerniere
Togliere la ferramenta
Separare i pezzi malfermi
Rimuovere chiodi e viti
Tecniche di smontaggio


Fonte: ha collaborato il restauratore Fabio del sito Il Restauro del Mobile


Togliere le viti


Togliere delle viti può essere semplicissimo o per converso esasperante oltre ogni dire.

Ovviamente la prima cosa da fare è scegliere un cacciavite adeguato.

 

La larghezza della punta deve essere appena inferiore al diametro della testa e lo spessore uguale alla larghezza, dello spacco.

Bisogna tener presente che più lungo e grande è il cacciavite maggiore è la forza, che si riesce a esercitare.

Nel caso di viti ossidate può essere utile spruzzare del disincrostante.

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Fig. 17

Se ciononostante la vite non si sbloccasse, si potrà provare a scaldarla, con un saldatore.

Il calore, facendo dilatare il metallo, comprimerà le fibre del legno, sicché quando la vite, col raffreddamento, sarà tornata al volume originario, il foro dovrebbe essere sufficientemente largo da permetterne l'estrazione (fig 17).

Un'altra tecnica, a cui consigliamo di ricorrere solo come estremo tentativo, poiché può portare alla rottura della testa della vite, consiste nell'inserire la punta del cacciavite nello spacco in prossimità del bordo esterno della testa tenendolo inclinato a mo' di scalpello dando alcuni colpi di mazzuola.

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Fig. 18

 

A tale scopo, converrà utilizzare dei vecchi cacciaviti poiché è facile che in tale operazione si danneggino (fig 18).

 

Altri elementi

 

1) Piastrini metallici

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Fig. 19

Trovano molteplici utilizzi come elementi di unione fra parti del mobile, generalmente non incollate tra loro.

Comunemente, vengono impiegate per tenere unite le alzate al corpo inferiore nei mobili a due corpi (fig 19).

2) Le chiavarde

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Fig. 20

Costituiscono il tipico sistema di fissaggio delle basi e dei cappelli alle fiancate degli armadi di fine, '800 e dei primi decenni del '900.

Sono formate da un bullone filettato che si impana a una contropiastra.

La testa del bullone presenta dei fori passanti; inserendovi un punteruolo è possibile avvitarlo e svitarlo (fig 20).

 

3) Maniglie e i pomelli

I pomelli vengono applicati con dei bulloncini o con delle viti (fig 21).

Le maniglie, generalmente, vengono applicate, oltre che con delle viti, anche con dei bulloncini filettati.

Per toglierle, si dovranno svitare con un'apposita chiavetta i dadi situati nella parte interna dei cassetti o delle ante (fig 22).

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Fig. 21

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Fig. 22


 
4) Sostegni metallici

Quello rappresentato in fig 23 è comunemente usato per sostenere le alette dei tavolini da tè.

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Fig. 23

da "Restauro  e manutenzione dei mobili antichi" di John Rodd)

Prima di toglierli occorre verificare che siano stati montati correttamente, di modo che le alette stiano ben alzate quando vengono aperte e si abbassino bene quando vendono chiuse.

I fori di fissaggio corretti andranno contrassegnati con delle tacche se dovessero essere presenti altri fori in posizione errata, e in grado ingenerare confusione.

Ciò, non di rado, avviene poiché la posizione esatta dei sostegni veniva spesso determinata, per approssimazioni successive.

La didascalia affiancata, alla figura 23 riporta la procedura per determinare ex novo la posizione esatta.

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fig. 24a

La figura 24a mostra un particolare sostegno per le ribaltine, costituito da due aste unite tra loro tramite uno snodo, l'asta più lunga viene fissata, per mezzo di un piastrino snodato, al piano della ribalta, mentre quella più corta viene avvitata ad un'assicella di legno la quale, all'atto dell'apertura della ribalta, trainata da detto sostegno, scorre, fuoriuscendo dal mobile attraverso apposita feritoia e facendo da sostegno inferiore della ribalta. (fig 24b e 24c).

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fig. 24b

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fig. 24c



 
5)Sponde dei letti: sistemi di fissaggio

 

Le sponde dei letti spesso venivano unite alle spalliere tramite dei piastrini a "baionetta" .

Il maschio di tali piastrini, incassato di testa alla sponda, presenta dei perni a elle che vanno a inserirsi nella femmina del piastrino a sua volta incassata nella spalliera (fig 25a 26b).

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Fig. 25a

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Fig. 25b

 

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Fig. 25a

Altre volte le sponde venivano fissate con delle chiavarde.

Il bullone veniva inserito nella sponda longitudinalmente tramite una cava sufficientemente ampia, sfociante in un foro passante.

La contropiastra, ovviamente, veniva incassata nella spalliera. (fig 25c).

 



 

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