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Il Mobile - I Materiali
Scritto da Pierpaolo Masoni   

Fonte: Liberamente tratto da "Le Antiche vernici per il legno - resine-oli-cere-pigmenti " di Pierpaolo Masoni
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L’inceratura e l’impregnazione con vernici grasse costituiscono senz’altro i due metodi di protezione più antichi, tanto che non se ne conosce l’origine; già in uso presso tutte le civiltà in epoca storica.Le cere naturali sono delle miscele intime di esteri acidi grassi a peso molecolare elevato e di alcoli superiori, di idrocarburi e di acidi grassi liberi ed alcoli liberi. Quando non sono raffinate contengono impurità organiche ed inorganiche di varia natura, sia di origine vegetale che animale, o anche minerale.
Le cere naturali si dividono in cere vegetali ed animali; accanto a queste due categorie si è soliti annoverare anche quella delle cere minerali, anche se chimicamente è impreciso definirle tali.
Ogni singolo componente delle cere ha un suo preciso punto di fusione, ma, variando le proporzioni secondo la zona di produzione e, addirittura, del periodo dell’anno, il punto di fusione delle cere può variare notevolmente. Questo è un aspetto di non trascurabile importanza che concerne tutti i prodotti naturali e che condiziona fortemente il loro uso artigianale. Spesso la citazione di un prodotto risulta inadeguata: dire “cera d’api”, per esempio, significa citare un prodotto, ma non le sue precise caratteristiche, poiché tale cera a seconda del periodo di raccolta, della zona, dei fiori da cui proviene, ha caratteristiche organolettiche ben diverse. E’ per questo motivo che spesso l’artigiano preferiva affidarsi a prodotti confezionati da ditte specializzate, già nel medio evo. Una grande produzione ha sempre permesso una certa continuità di qualitativa, oltre che mescole con prodotti che per l’artigiano sarebbero stati di difficile reperimento.
L’elenco che segue vuole soltanto essere indicativo delle principali cere usate nel passato.




Cere vegetali:

Cera carnauba

E’ senza dubbio la cera vegetale più importante dal ‘500 in poi. Viene estratta da una palma tipica del Brasile. Di colore bianco grigiastro, è la cera più dura e brillante, da una pellicola aderente ed elastica. Si scioglie in parecchi solventi, resiste bene all’umidità ed è difficilmente saponificabile. Contiene poca cera e molte sostanze caricanti quali stearina e paraffina. Peso specifico 0,990-0.999
Punto di fusione 83°C – 86°C
Numero di saponificazione 79-80
Numero di iodio 7-13
Numero di acidità 2-3
Residuo in saponificabile 54-55%
Ceneri 0,43%





Cera ceroxylon

Originaria della Columbia e del Perù, ha colore giallo paglierino ed è costituita da una resina e da una cera. Per le sue caratteristiche è simile alla carnauba. Peso specifico 1,020
Punto di fusione 92°C
Numero di saponificazione 74-104
Numero di iodio 33
Numero di acidità 19,8







Cera raphia ruffia

Si estrae da una palma del Madagascar. Il suo colore va dal bruno giallastro al bruno scuro. E’ dura, brillante e solubile a caldo negli usuali solventi. Molto usata prima della scoperta dell’America, ha poi ceduto il passo alla carnauba dotata di qualità superiori. Peso specifico 0,954
Punto di fusione 83°C-84°C
Numero di saponificazione 73
Numero di acidità 10
Ceneri 0,20%






Cera candelilla




Sotto questo nome si raggruppa una serie di cere con caratteristiche simili, estratte da varie specie di euforbiacee tipiche del Messico, della California e del Madagascar. Tali prodotti inizialmente hanno per lo più un colore grigiastro che diventa giallo chiaro dopo purificazione per ebollizione in acqua. La cera candelilla ha odore caratteristico, è meno dura, resistente e brillante della carnauba, resiste poca all’acqua e saponifica facilmente. Peso specifico 0,9825
Punto di fusione 68°C – 80°C
Numero di saponificazione 65
Numero di acidità 12
Numero di iodio 37







Cera del Giappone

Detta anche sego verde, si estrae da certi frutti in Giappone ed in Cina. Il suo colore è verdastro, ma, lasciata al sole, dopo qualche tempo tende al giallognolo. Essa veniva spesso falsificata con olio di perilla, e, a sua volta, serviva per adulterare la cera d’api. Saponifica con molta facilità, da pellicole brillanti ma collose. Peso specifico 0,875 – 0,990
Punto di fusione 58°C
Numero di saponificazione 220
Numero di iodio 4,2 – 15,1
Numero di acidità 20
Residuo in saponificabile 1,15%
Ceneri 0,02 – 0,08%





Cere animali


Cera d’api

E’ senz’altro la cera più nota. Viene prodotta in un gran numero di paesi, e le sue caratteristiche variano entro limiti assai ampi secondo la zona di produzione e del periodo dell’anno. Spesso contiene grandi quantità di sostanze grasse. Il suo colore varia dal giallo paglierino al bruno, ma esposta al sole, tende a sbiancarsi ed a perdere il suo odore caratteristico. Si scioglie con facilità nei comuni solventi anche a freddo, da pellicole brillanti e resistenti. Peso specifico 0,9961 –0,993
Punto di fusione 60°C – 71°C
Numero di saponificazione 88 – 97
Numero di iodio 8 – 11
Numero di acidità 19 –21
Residuo in saponificabile 52 – 56%






Cera cinese

Residuo in saponificabile 49 – 50%
La cera cinese o cera di insetti ha colore bianco verdastro, è inodore e lucente, ha struttura cristallina ed è talmente dura da poter essere polverizzata. Veniva spesso usata come sostituto della cera carnauba.
Peso specifico 0,810 – 0,926
Punto di fusione 81°C – 83°C
Numero di saponificazione 80 – 90
Numero di acidità 3
Numero di iodio 1,4
Alcol 49 – 51%
Acidi grassi 51,5%





Cera di gommalacca
Tale cera viene estratta dalla gommalacca nella quale è presente in una quantità del 5 – 6%. Di colore giallastro, è dura e brillante. Fonde fra i 52 e gli 80°C.


Cere minerali

Cera montana


Si estrae da ligniti bitumose (viene anche chiamata cera di lignite); di colore bruno scuro, è formata da miscele di acidi grassi, di alcoli, da una resina e da un poco di bitume. Si raffina con difficoltà, e quando è purificata è di colore bianco. Si polverizza con facilità e genera una pellicola brillante e resistente.

Peso specifico 1
Numero di saponificazione 74 – 107
Punto di fusione 76°C – 90°C
Numero di acidità 70 – 80
Numero di iodio 10 – 20

Residuo in saponificabile 50%




Ozocherite
Si estrae dai residui della distillazione del petrolio; di colore bianco, ha struttura microcristallina, si miscela facilmente con tutte le cere ed i solventi, fonde a 72 – 77°C e, come la paraffina, è costituita da miscele di idrocarburi. Si trova anche da sola allo stato naturale in zone delle Russia e della Polonia.



Paraffina
La paraffina, come l’ozocherite, non ha affatto la costituzione delle cere, ma viene classificata come tale benché sia costituita da idrocarburi ad elevato peso molecolare. Si trova in commercio in svariate versioni con punto di fusione oscillante da 30 a 110°C. Di colore bianco e struttura cristallina, si lega con difficoltà alle altre cere e da pellicole poco brillanti, scarsamente resistenti e tenere.  

Ceresina
Si tratta di miscele di ozocheriti e paraffine, o di paraffine e cera carnauba in varie proporzioni e, quindi, con svariate caratteristiche chimico-fisiche.


Raramente le cere venivano usate singolarmente. Il più delle volte si faceva ricorso a miscele per accentuare certe caratteristiche secondo l’applicazione specifica.
Va da sé che l’inceratura di un portone esposto alle intemperie doveva avere caratteristiche ben diverse da quelle di un mobile di pregio, o di uno rustico.
Nel primo caso, per esempio, si arricchiva la cera d’api con carnauba (questo connubio è stato molto usato a partire dal ‘600) e con cera montana, aggiungendo al tutto una resina, mentre per il mobile di pregio conveniva usare cera d’api, e per quello rustico si ricorreva magari alla ceresina.  

***

La miscelazione delle varie cere ha dato luogo ad un numero pressoché infinito di composti che a volte venivano realizzati artigianalmente e le cui formule erano tenute segrete.    
Spesso l’inceratura veniva effettuata con la tecnica dell’encausto. Tale sistema,  consisteva nell’usare la cera allo stato liquido per fusione a caldo (il termine deriva dall’encausto latino che veniva effettuato con cera punica). In tal modo l’effetto impregnante della cera veniva potenziato tanto da poter rinunciare a vernici di fondo anche su legni molto teneri e porosi. Il più delle volte veniva data su un fondo preparato con olioresina, così da ridurne l’assorbimento ed aumentarne la durabilità.
La preparazione delle cere ha sempre rappresentato un’operazione lunga e di un certo pericolo dovuto al dover sciogliere la materia prima a caldo col conseguente pericolo di incendi. Al momento le ditte produttrici di materiali destinati al restauro possono fornire una gamma completa di cere che va da quelle più povere e rustiche a quelle più fini, a cere dotate di ottima idrorepellenza, quelle da stendere a tampone, dall’effetto estremamente lucido, alle cere da riempimento……garantendo una qualità costante che la preparazione artigianale non permette dal momento che la composizione dei prodotti base non è mai costante e varia a causa di tutta una serie di motivi spesso imponderabili.
A proposito delle cere da usare a stoppino, mi capita spesso di vedere (ed anche di leggere su capitolati redatti da sovrintendenze) mobili di fabbricazione anteriore all’ottocento trattati a “stoppino” con gommalacca. Si tratta di un anacronismo imperdonabile. Vi sono cere che conferiscono un lucido pari a quello della gommalacca, ma più serico senza dare filmazione accentuata.

 

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