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Oratorio di Confortino
Oratorio di S. Francesco in Confortino Stampa E-mail
Arte e Restauro - Luoghi d'arte
Scritto da AA. VV.   
Indice
Oratorio di S. Francesco in Confortino
L'arte nell'Oratorio
Stato di Conservazione
Presentazione del Progetto
Gli interventi di Restauro
Notazioni e testimonianze

La Storia dell'Oratorio

Fonte: S. Rubini, Il Confortino. Il territorio e i suoi edifici storici nei secoli, Vignola 2007

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Qui di seguito riportiamo alcuni cenni storici, curati dalla d.ssa Silvia Rubini,  che riguardano le vicissitudini dell'Oratorio desunte da tradizione e documenti storici.

Segnalo che di recente è stato terminato il Restauro di un Crocefisso  in cartapesta del XVIII sec. di proprietà dell'Oratorio stesso. Il crocefisso di autore ignoto, era in condizioni pietose quando è stato portato nei laboratori di Restauro dell'Accademia di Belle Arti di Bologna e sotto la supervisione del prof. Lambertini William è stato restaurato e portato momentaneamente nella chiesa Parrocchiale in attesa che vengano ultimati i lavori di restauro dell'oratorio.


La Storia

Documenti e tradizione si intrecciano intorno all'origine dell'Oratorio francescano del Confortino.

Oratorio di Confortino

La tradizione orale vuole infatti che il Santo sia passato da Crespellano in occasione del suo viaggio a Bologna, dove la presenza dei frati membri dell'ordine risale al 1211.

Il passaggio non improbabile di San Francesco in territorio crespellanese potrebbe essere motivo della diffusione precoce del relativo culto, già testimoniato pochi anni dopo la sua morte e canonizzazione dalla fondazione di un primo oratorio a lui dedicato, sito poco fuori dall'abitato.

Oratorio di San Francesco in Confortino.

Risulta invece documentata con certezza l' origine dell'Oratorio del Confortino, legata alla figura di Confortino Conforti che possedeva terreni nell'area che ancora oggi ne tramanda il nome: come si evince da uno Stato del Convento dei Padri Minori di San Francesco di Bologna conservato all'Archivio di Stato, il 4 ottobre del 1294 il Conforti aggiunse un codicillo al suo testamento del 1291 e con esso dispose che i suoi eredi avrebbero dovuto fabbricare

"un convento e chiesa in onore della Beata Vergine e di San Francesco con tutti gli utensili necessari nel suo luogo del Castellare, che ora dicesi Confortino"

dove, secondo la sua volontà avrebbero dovuto risiedere stabilmente i Padri Minori di San Francesco.

A questi ultimi Confortino Conforti, col testamento di tre anni prima, aveva già lasciato la cifra di 10 soldi, unitamente alla disposizione di essere sepolto nella loro chiesa di Bologna.

Oratorio di Confortino

Il figlio di Confortino, Melchiorre, fece a sua volta testamento il 13 maggio 1303: poiché nell'atto si nominano i Padri Minori del luogo detto Castellaro (ovvero il Confortino), si deduce che la struttura destinata ad ospitarli fosse già stata costruita.

In essa, rispettando l'originaria volontà del Conforti, presero dimora i Padri Minori di San Francesco rimanendovi sino al 1462: in quell'anno papa Pio II emanò una Bolla con la quale soppresse il convento francescano del Confortino, dal quale i frati dovettero partire.

Vista del Campanile

Vi rimase solo un rettore, nominato dal Capitolo di Bologna, per la cura spirituale delle anime del luogo.


Ma anche quest'ultima figura, stabilmente residente in Confortino, dovette lasciare la chiesa in seguito alle disposizioni contenute in un ulteriore Bolla, emanata due secoli più tardi (nel 1651) da Innocenzo X: attraverso tale documento, il pontefice proibiva ai Regolari di pernottare nei conventi del contado.

Da quel momento, ad officiare la messa nell'oratorio del Confortino venne inviato un sacerdote secolare, al quale i Padri Minori Conventuali pagavano una cifra pattuita per ogni messa festiva.

I Padri Francescani di Bologna mantennero comunque le proprietà del Confortino, documentate tra l'altro da una bella mappa del XVII secolo conservata in Archivio di Stato.

Nel 1793 l'oratorio di San Francesco fu venduto a privati: come si evince dal rogito del notaio Annibale Brusa, datato 18 ottobre 1793,

Oratorio di Confortino

i Padri Minori Conventuali di Bologna procedettero alla vendita in favore del marchese senatore Antonio Bovio Silvestri, che l'anno precedente aveva acquistato il Palazzo.

Il marchese, con tale acquisto, si impegnava a sborsare lire 5000 prezzo del piccolo podere annesso alla Chiesa detta di Confortino , a mantenere la Chiesa risarcita e della medesima struttura e grandezza che si trova al presente e a fare celebrare la messa tutte le feste dell'anno .

Prospetto laterale con finestre ogivali


I Padri di San Francesco mantennero tuttavia il giuspatronato direttivo, così come chiesero fosse esplicitamente espresso attraverso una lapide murata nell'edificio.

Dal 1842, sino alla fine del secolo, l'oratorio appartenne ai marchesi Rusconi, che vi detennero anche il giuspatronato.

Nel resoconto della visita pastorale effettuata nel 1879 dal cardinale Parocchi si legge che l'oratorio di San Francesco d Assisi in Confortino è officiato dal solo custode. Dal documento si evince l'importanza dell'edificio nella vita quotidiana del luogo, proprio per la posizione in cui è ubicato: trovandosi in una zona di confine tra le parrocchie di Anzola, di Pragatto e di Calcara, aveva il compito di raccogliere i parrocchiani delle tre località citate che vivevano lontani dalle rispettive chiese per offrire loro un servizio liturgico. A tal fine, l'arciprete custode si era accordato con gli stessi sugli orari delle funzioni.

Oltre al mantenimento del sacerdote e del campanaro, i marchesi Rusconi si occuparono anche dell'edificio, che nel resoconto del cardinale Morichini (1878) risulta di fresco restaurato e decente in ogni sua parte .

Qualche anno più tardi, nel 1886, risulta che la proprietà del palazzo del Confortino e dell'oratorio di San Francesco spettano ai fratelli Garagnani, fu Luigi, dai quali all'inizio del nuovo secolo, più precisamente nel 1911 passarono a Giulio Rocca Lucca di Venezia.

Nell'ottobre del 1951, l'allora proprietario avvocato Giovanni Nagliati Bravi lo donò alla parrocchia di Anzola dell'Emilia, cui ancora oggi appartiene.



 

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