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Palazzo Levi: Le fonti storiche Stampa E-mail
Architettura - Archivio Progetti
Scritto da A.B. Caldini   
Indice
Palazzo Levi: Le fonti storiche
Gli interni del Palazzo

Acqui Terme (Al) Palazzo Lupi poi Levi (attuale sede municipale)

Analisi delle Fonti Documentarie

La storia di Palazzo Levi (ex Lupi) come Palazzo di Città inizia nel 1909 quando l' edificio viene trasformato da casa privata della famiglia Lupi, acquisita dal cav.Abramo Levi nel 1897, a sede municipale. Tale adeguamento implicò la scomparsa dell'Oratorio di San Giuseppe, al posto del quale venne eretta la torre merlata, e la modifica del prospetto laterale su Corso Roma decorato in stile gotico veneziano.

F.to.1: PALAZZO LUPI POI LEVI (attuale sede municipale)
Prospetto principale su Piazza Abramo Levi
 f.to 2: PALAZZO LUPI POI LEVI (attuale sede municipale)
 Torre civica e prospetto laterale su Corso Roma

Se si ripercorrono a ritroso alcune delle tappe principali relative alla storia del Palazzo di Città, si scopre che la sede originaria del Comune di Acqui era collocata nella Piazza della Cattedrale. Questo primo edificio, che comprendeva anche una torre e alcuni locali destinati al carcere e che mantenne la funzione di Palazzo Pretorio fino all'inizio del XVIII secolo, scomparve con la costruzione del Seminario Maggiore. Nell'agosto del 1730 il Consiglio Comunale della Città deliberò di permutare la vecchia sede municipale con il palazzo degli eredi del Conte Olmi, situato nella Piazzetta Massimo D Azeglio. Questo secondo edificio fu stimato idoneo a diventare nuova sede municipale in quanto già dotato di una torre, nella quale fu successivamente sistemata una campana per convocare le riunioni e segnalare i pericoli o le calamità naturali. Pochi decenni dopo la torre di Palazzo Olmi venne abbattuta e sostituita con una nuova collocata sopra l'arco di Porta Bollente.

Il progressivo sviluppo della città intorno al suo nucleo più antico (quello del Borgo Pisterna) e, nel contempo, il graduale peggioramento dello stato di conservazione di Palazzo Olmi, spinse il Consiglio Comunale a deliberare il trasferimento della nuova sede municipale in Palazzo Lupi, già divenuto Levi.

La costruzione di Palazzo Lupi è invece direttamente ricollegabile alla storia dei Lupi, antica famiglia borghese, già documentata in Acqui nel 1200, che nel corso del XVIII secolo riuscì a nobilitarsi. [Nota 1]

Nota 1: La famiglia Lupi consegue nel 1741 il titolo nobiliare di Conti di Moirano, a dimostrazione del nuovo titolo acquisito su una delle colonne del cortile interno è rintracciabile lo stemma di famiglia con corona comitale

Per affermare la crescita economica e l'evoluzione sociale raggiunta, la famiglia Lupi commissiona la costruzione di questo palazzo, la cui possibile datazione si può fare coincidere con la metà del XVII secolo,  sia per il tipo di colonna impiegata nel portico [Nota 2] che per il fatto che il palazzo risulta esistere già nel 1688 quando viene collegato tramite voltone al vicino Oratorio di San Giuseppe.

Nota 2: Paragonabile a quelle di Casa Bicuti databili con sicurezza al III quarto del Seicento. Casa Bicuti, poi Chiabrera, in Via Biorci, fu eretta dal Vescovo acquese Ambrogio Bicuti negli anni del suo mandato (1647/1675). La notizia è tratta dal testamento del 10 febbraio 1674 -  A.V.A., Vesc. G.A. Bicuti (1647/75)

Appartiene alla fase seicentesca il corpo ad U dotato di portici, alcune volte del piano terra e l'ampia sala dalle pregevoli decorazioni pittoriche e a stucco che oggi funge da atrio a termine dell'ampio scalone.Le principali trasformazioni ricollegabili al secondo grande cantiere che ha interessato il palazzo durante il XVIII secolo riguardano il piano nobile, suddiviso in molteplici stanze consone al gusto dell'epoca e l'aggiunta di una manica settentrionale, contraddistinta da una lunga galleria e piccole sale stuccate in stile rococò. La distribuzione degli ambienti del piano nobile è descritta in un documento di tipo fiscale, datato 1794, in cui l'organizzazione interna risulta già del tutto simile a quella attuale. [Nota 3].

Nota 3: A.S.C., Visita alle case d Acqui del giugno 1794, Palazzo dell'ill.mo Conte Lupi

Grazie a questo documento è stato possibile contenere in termini più ravvicinati la datazione delle decorazioni delle sale del piano nobile.  In base a queste considerazioni, data la quasi totale assenza di documentazione relativa alle varie fasi edilizie subite dal palazzo prima dell'età contemporanea, si suppone che la maggior parte dell'apparato decorativo, sia pittorico che plastico, sia stato realizzato proprio negli anni a cavallo tra il XVIII e il XIX  secolo.

Nel 1897 il palazzo, con l'annessa chiesa chiusa al culto, viene acquistato dal Cavaliere Abramo Levi, che in punto di morte decide di donarlo alla Pubblica Amministrazione (1909), a patto che ne divenisse sede ufficiale.

E da questo momento in poi che la documentazione sul palazzo si fa più consistente. Di quest'ultimo grande cantiere (1910/1911) è conservata un ampia documentazione, grazie alla quale è possibile ripercorrere fin nel dettaglio i lavori di adeguamento del palazzo, nato per assecondare le esigenze di lustro di una grande famiglia e destinato ad ospitare infine i pubblici uffici. In un rogito notarile del 1910, conservato presso l'Archivio Storico Comunale, vengono puntualmente descritti (nel Capitolato di Appalto allegato) i lavori di adattamento a sede comunale del palazzo, che prevedono:

«[...] la demolizione dell'Oratorio di San Giuseppe, il rialzamento del corpo di fabbrica coerente all'Oratorio a prospiciente la Piazza Roma con elevazione di una torre sull'angolo della piazza colla Via San Giuseppe, la costruzione di un corpo di fabbrica a tre piani in prolungamento di quello rialzato verso la Piazza Roma, l'ampliamento del fabbricato verso il cortile (con costruzione di latrine), il trasferimento della scala sud, la soppressione della scala ad est'e la costruzione di uno scalone di ingresso in Piazza Roma, la formazione di un nuovo prospetto in Piazza Roma, la costruzione e demolizione di muri diversi, la soppressione di aperture di porte e finestre per trasferire l'edificio secondo nuova pianta, opere di straordinaria manutenzione e finiture varie [...] >> Nota 4]

Nota 4: A.S.C., faldone n.571, sezione: III (1900/1954), categoria: X lavori pubblici, classe: IX fabbricati di proprietà del Comune, anno: 1910/1915

Viene infine realizzata la Sala del Consiglio, anch'essa riccamente decorata a stucco e provvista di una tribuna balconata grazie alla quale la popolazione poteva assistere alle sedute consiliari. Di questo grosso intervento edilizio, deliberato dal Consiglio Comunale e dal Sindaco di allora, Cavaliere Pietro Pastorino, esiste un ampia documentazione, corredata da planimetrie, disegni e libri contabili, con inclusi gli elenchi delle imprese che parteciparono ai lavori, le note (ossia le spese) sostenute e soprattutto preziosi ragguagli in merito ai materiali impiegati.

In tempi recenti, anni Novanta, nell'ambito del generale intervento di riqualificazione del centro storico acquese, i prospetti esterni del Palazzo sono stati oggetto di ristrutturazione edilizia, con operazioni puntuali di restauro conservativo relativamente alla decorazione delle lunette sopra finestra e dei trilobi.

Risale, invece, al 1995 il restauro conservativo di nove dipinti lignei sovrapporta interni, raffiguranti vedute romane .

Descrizione degli apparati decorativi del piano nobile

L attuale configurazione planimetrica di Palazzo Levi deriva dalla fusione tra l'originario corpo di fabbrica seicentesco, riconoscibile nella struttura ad U porticata e il prolungamento delle due maniche laterali.

Il prospetto principale su Piazza Levi (foto n.1), sviluppato su tre livelli, è completamente intonacato e collegato all'angolo destro con la torre merlata, riccamente decorata, fatta costruire dopo la demolizione dell'Oratorio di San Giuseppe per congiungere il corpo seicentesco con il prospetto su Corso Roma  (foto n.2).

Il prospetto laterale, anch'esso intonacato, si distingue per la particolare decorazione in stile gotico veneziano dei primi del 900, sia pittorica (fregio, trilobi, archetti, bifore e trifore) che plastica (balconi, bassorilievi, archetti e peducci).



 

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