Pianoforte didattico

Domanda

Buonasera, è da circa un mese che cerco di capire l’origine storica del mio piccolo pianofortino che potete vedere dalle foto allegate; molti tecnici della mia zona mi hanno fornito informazioni scarse, una cosa è certa, tutti mi sconsigliano un intervento di restauro, in quanto “sempre per loro non ne vale la pena” è vero?
Il piccolo pianoforte ha una lunghezza di un metro, una lunghezza di novantasei centimetri ed una profondita di 28.5, 61 tasti tra ciìui 56 bianchi e 25 neri, non presenta matricola, numero, codici alfanumerici, esteticamente è in discrete condizionì, non è mai stato attaccato da tarme, certo qualche martelletto è saltato, l’essenza a mio modesto avviso del mobile dovrebbe essere in parte noce ed in parte abete o pino,per quanto riguarda l’origine sappiamo che fu regalato a mia nonna quando aveva soltanto 10 anni da alcuni amici di famiglia, cosa starna non ha la pedaliera, non che essa manchi è stato progettato proprio così, e perchè, il pianoforte, nella mia ignoranza, non dovrebbe avere la pedaliera?
inoltre perchè costruire un pianoforte così piccolo, di dimensioni e di funzionalità, soltanto 5 ottave, quale azienda dell’epoca poteva permettersi di costruire stampi per creare una meccanica mignon? In conclusione e sinceramente questo vecchio e atipico pianoforte ha avuto una collocazione nel suo tempo o è il frutto bizzarro maniacale di qualche riccone dei tempi passati? vale la pena restauralo? la sua quotazione attuale qual è e dopo il restauro? c è una nicchia di mercato per questi strumenti.

Grazie, Ettore

Risposta

Gentilissimo Sig. Ettore,
il suo grazioso strumento non è affatto un anomalia di qualche eccentrico costruttore di inizio secolo, si tratta invece di un piccolo verticale riservato ad un utilizzo didattico, quindi in tutte quelle situazioni in cui vi era necessità di un vero pianoforte ma a costi, pesi e ingombri (e senza certo avere grosse pretese di qualità timbrica) sensibilmente inferiori.
Personalmente ne ho restaurati 2 molto simili (e ne ho visto un terzo come oggetto da museo su una famosa nave da crociera, durante la consueta accordatura dei pianoforti della stessa prima della partenza) che però non recavano scritte nozioni didattiche sul coperchio copritastiera come in questo caso. Il fatto che non abbia i pedali deriva proprio da ciò; fornire uno strumento essenziale.
La fabbrica “Anelli” di Cremona, aveva in produzione un modello quasi identico, con caratteristiche leggermente differenti e pedali inclusi.
Per quanto riguarda la meccanica, il progetto è semplice e non particolarmente differente dal normale; sono infatti identici alle meccaniche convenzionali molti componenti essenziali, forcole dei martelli, martelli, paramartelli, cavalletti, smorzatori e così via.
Solamente il telaio della meccanica che accoglie tutti questi componenti è disegnato diversamente, anche (ovviamente) in
funzione delle diverse misure e spaziature delle corde.(alcuni di questi strumenti avevano 2 corde per tasto nel settore medio acuto anziché le 3corde convenzionali).
Avanzo un ipotesi: quelle nozioni di carattere didattico sul coperchio potrebbero essere state applicate successivamente, coprendo quindi
il nome del costruttore.(?)
Un restauro integrale della parte meccanica e sonora, (con restauro finale del mobile e lucidatura rigorosamente a gommalacca-tampone)
a mio parere, è cosa dovuta per uno strumento così singolare e certamente non presente sul mercato che in pochissimi esemplari. Si tratterà di stendere un progetto di restauro serio che non faccia lievitare inutilmente i costi, preservando la tipicità (niente coperture dei tasti di bianca e lucente plastica e niente caviglie cromate lucide ) e l’originalità ove possibile.
Cordialmente,

Stefano Rogledi
 
 
approfondimento:”La storia del Pianoforte”

 

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