Pianoforte : Possibilità di un restauro fai-da-te

 Domanda

Salve
ho questo pianoforte in casa cui sono particolarmente affezionato essendo “di famiglia” presumo dall’anno del suo acquisto.

Ho letto sue precedenti valutazioni e quindi posso anticipare che è un piano “morto”. ci aggiunga anni di abbandono totale ed il quadro che ne emerge è desolante. Mio padre ottenne, molti anni addietro, l’informazione che la ditta PLEYEL avrebbe potuto sostituire la struttura in legno con una in ghisa, per un prezzo incredibile.

D altra parte la proposta fattami anni addietro di eliminare la tastiera originale per inserirvi un piano elettronico non l’ho presa neanche in considerazione. Essendo uno strumento “morto” mi piacerebbe “sistemarlo” con le mie possibilità di hobbista. Mi trattiene il timore di “assassinare” qualcosa potenzialmente di valore. Che faccio?
 
Federico
 

 

Risposta

Gentile Federico,
questo strumento è del 1868.
Vorrei capire su quali basi definisce “morto” questo pianoforte.
Lo si potrebbe definire tale, se il telaio anche nella parte inferiore dello strumento fosse in legno.
Ricordo che la parte superiore (somiere) dove sono infisse le caviglie, è sempre in legno, anche su strumenti di nuova produzione. Quindi non è detto che l’altra terminazione delle corde sia agganciata a una struttura in legno. Può essere in questo caso in ferro. Questa caratteristica porrebbe altri presupposti sulla fattibilità di un restauro.
Per scoprirlo è sufficiente aprire il coperchio inferiore, a questo punto una risposta sarebbe elaborabile.

Sull’eventualità di un “fai-da-te” sarò sincero (e forse poco simpatico) dicendole che: inorridisco ogni volta che ne sento parlare. Nei miei anni di attività ho visto “lavori” da “denuncia”.. Nel migliore dei casi (provetti hobbysti) ci si ferma ancor prima della fase di smontaggio, per mancanza totale di basi minime e conoscenza specifica, per non parlare dell’attrezzatura. Si brancola letteralmente nel buio.

Quindi perché distruggere uno strumento? é già impegnativo per gli addetti ai lavori, figurarsi…
é come se io domani volessi tentare di eseguire un operazione di appendicite. Il termine di paragone è il medesimo.
Occorrono anni di studio: fisica,matematica, geometria (tutte applicate in modo specifico al pianoforte), periodi di apprendistato in fabbrica e ricerca, attrezzature da laboratorio-fabbrica, conoscenza ed esperienza specifica…
Chiaramente ognuno è libero di sperimentare.
Restaurare pianoforti è veramente una “difficile professione artistica”. (non sono parole mie)

Cordiali saluti
Stefano Rogledi
 

 

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