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La Pittura - Pittura su Tavola
Scritto da Ezio Flammia   
Indice
Restauro di una Pala d' altare
Intervento di Restauro
Analisi Artistica



Analisi artistica: individuazione dell'autore


L' eliminazione dello strato vinilico e della pulitura del dipinto, sono durati diversi mesi.  Pulito il dipinto, che ormai era leggibile nella sua quasi interezza, ho analizzato il valore artistico dell'opera e la sua appartenenza alle aree culturali.  Da una prima analisi ho costatato che l'opera era stata eseguita secondo due diversi stili. Analizzando meglio il dipinto, mi sono convinto che gli stili esecutivi appartenevano a due diverse e contrapposte personalit√†.



Iniziamo dai dati certi:


Il dipinto è, da due documenti annotato come opera di tale Giuseppe Antonio Agnone di Frasso;

Nella parte bassa del dipinto si trova una vistosa data, 1788, dopo le iniziali A.P. e AUG.i. Le iniziali A.P., probabilmente, sono quelle del donatore e non dell'autore e Aug.i forse sta per Augusti (mese di agosto).

Secondo la tradizione, l'opera fu eseguita su incarico di un frassese morso da un cane arrabbiato e guarito per intercessione di S.Vito.




Nell'istrumento della vendita del Feudo di Frasso del 1724 incontriamo la descrizione della chiesetta di S. Vito, composta di due cappellette affiancate, con porte separate una dedicata alla Madonna del Popolo e l'altra a S. Vito con suo altare, e il quadro s(opr)a a tavola con immagine della Vergine, dei SS. Vito e Fran(cesc)o . Nell'archivio vescovile di S.Agata dei Goti si trova questa notizia, fornitami sempre da Vincenzo Simone, si tratta della visita Pastorale del 12/11/1701di Mons. Albini-Sante al vol. XIV foglio 159: Sopra l'altare (Chiesa di S. Vito) vi è una corna lignea con cornice di noce intagliata, rappresenta l'immagine della Vergine e dei Santi Vito e Francesco d Assisi .

Se Giuseppe Antonio Agnone ha dipinto la pala di S. Vito nel 1788, si deduce che le notizie fornite da quest'ultimi due documenti, con date 1724 e 1701, si riferiscono ad un altro dipinto



Prima ipotesi: il dipinto descritto da Mons. Albini è stato sostituito dalla pala dell'Agnone?



Seconda ipotesi: tutti i documenti parlano di dipinto su tavola e non su tela, ed √® pi√Ļ probabile che l'Agnone abbia dipinto sulla stessa tavola deteriorata. In sostanza l'Agnone ha restaurato la tavola e, come s intendeva il restauro nel 700, ha ridipinto quasi totalmente l'opera lasciando soltanto alcune parti originali: le teste dei due angioletti al centro della composizione, il piede della Madonna con sandali che fuori esce dalla gonna, lo stemma di Frasso Telesino e in qualche piccolo brano del corpo dell'angelo di destra sopra la Vergine. Questi elementi, anche all'occhio di un profano, appaiono completamente diversi dalla restante pittura. La stessa composizione rigorosamente classica √® in contrasto con la scioltezza della pennellata naive di Agnone.

Descrizione del dipinto
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Al centro del dipinto vi sono le due testine alate di cherubini che segnano il confine tra il cielo e la terra. Sopra di esse una giovanile Madonna, assisa su nubi, è coronata da due angeli, distesi in orizzontale, intenti a reggere con una mano la corona e con l'altra a porgere una rosa e una palma. A destra e a sinistra della Vergine, due coppie di testine alate che, per la fattura pittorica, contrastano con l'eleganza e l'accuratezza d esecuzione dei cherubini centrali.

Sotto la Madonna, a sinistra si trova, S. Vito e a destra S. Francesco d Assisi, al centro è posta la Chiesa di S. Vito con il monte Sant Angelo e lo stemma di Frasso Telesino, rappresentato da un albero fronzuto che si erge dalla terra, stagliandosi sul cielo luminoso. Sulla chioma dell'albero è appollaiata una colomba bianca. Lo stemma è incorniciato da un ovale con fogliame intrecciato.



La composizione della tavola √® d impostazione classica, senza novit√† alcuna e richiama schemi cinquecenteschi, piuttosto che quelli barocchi o tardo barocchi. Non sappiamo nulla del primo pittore, ma la pala √® gi√† presente nel 1701 come ci ha riferito Mons. Albini, nella sua cronaca della visita pastorale a Frasso. La pala che possiamo, per comodit√†, indicare come primo dipinto, per distinguerla da quella dell'Agnone, pu√≤ risalire agli ultimi anni del 600 il cui pittore, probabilmente di scuola accademica, s ispira a schemi classici -  tardo manieristi e non alla rivoluzione pittorica barocca.

Si può azzardare un ipotesi, in altre parole, che il pittore faccia parte della cerchia di quegli artisti provinciali che dipingono sulla base di novità apprese da maestri provenienti dalla capitale Napoli, quale Tommaso Giaquinto che ha operato, lungamente a S.Agata dei Goti.



Nei pochi elementi superstiti il pittore non ha impiegato un imprimitura sulla tavola e dipinge direttamente sul legno, per sfruttare le sue venature e per ottenere una tessitura grafica che asseconda le forme dipinte. Anche l'Agnone, nel mettere mano alla tavola per restaurarla, dipinge direttamente sul legno senza ricorrere alla preparazione ma, lo fa con intenti diversi, egli deve recuperare i pochi elementi rimasti integri e ricostruire la frammentarietà della composizione; l'imprimitura l'avrebbe costretto a coprire il tutto e ad impostare una nuova raffigurazione. Non sappiamo se sia stata una scelta dell'artista o una volontà del committente che, per devozione, desiderava fare ripristinare la vecchia composizione.

Quest'ultima ipotesi √® la pi√Ļ attendibile, non si spiegherebbe come l'Agnone che √® in possesso di una pennellata veloce e dinamica si sia fatto sfuggire l'occasione di dare qualche ritocco ai frammenti del vecchio dipinto. Cosa che fa chiaramente sulla mano della Vergine che preme il seno nudo per allattare il figlio. Il seno in origine era pi√Ļ grosso dell'attuale, lo si nota dal capezzolo in posizione sottostante, rispetto all'attuale. L Agnone copre in parte il seno con la veste purpurea della Madonna e lo rimpicciolisce nella forma. Il Bambino Ges√Ļ, che √® tenuto dalla madre sulle ginocchia, aveva una posizione differente dei piedi, infatti, con una luce radente si notano le positure diverse.



Consolidamento dell'opera

A questo punto ho sistemato la pala su una parchettatura per la sua stabilità e per procedere nel lavoro.

Ho incollato, con pasta di legno senza chiodi, sul retro della pala, un intelaiatura di legno tassellato.

Le tre tavole, che compongono la pala, erano deformate (imbarcate) e prima dell'assemblaggio con l'intelaiatura, le ho sottoposte ad una pressione controllata tra due ripiani stretti con morsetti a vite.

Incollata la pala con la parchettatura, le parti mancanti le ho ricostruite con pasta di legno e le ho stuccate con gesso di Bologna.

Le pellicole pittoriche che si sollevavano per alterazione della coesione e adesione (vuoti sottostanti, colore riarso) le ho fatte riaderire al supporto ligneo con il primal. Il primal mi √® servito anche per consolidare la parte lignea sottostante il dipinto, sia in corso di quest'operazione e sia in quella successiva di ritocco del colore. Con iniezioni di primal A C 33 e acqua dal 50% al 25 % sono intervenuto, ogni qualvolta intuivo che c era un vuoto sotto la pellicola cromatica.   Il legno cos√¨ consolidato, ha reso stabile la pellicola cromatica.

I ritocchi successivi li ho eseguiti ad Acquerello. Al termine la pala è stata verniciata con prodotto della Lefranc-Bougeois.

Altro capitolo con aspetti interessanti è, il portale di legno dorato e dipinto che incornicia la pala.

Quest'elemento probabilmente fu tolto da un altro ambiente e, per l'imponenza e la suggestione scenografica, fu sistemato come cornice intorno alla Pala di S, Vito, che ritenevano degna di tale architettura. Quest'elemento fu costruito probabilmente per restringere un vano d accesso, non si spiegherebbero altrimenti i dipinti che sono sul retro.

Dipinti che erano notati da chi varcava la soglia attraverso la preziosa architettura.

I dipinti sono: nel retro dell'architrave, un bel festone monocromo;

dietro le due lesene, una decorazione speculare rappresentante, un fascio verticale di fiori che fuoriescono da un cranio. Tracce di decorazioni si trovano anche dietro la croce, in alto. Le decorazioni pur essendo deteriorate, ancora si riescono a leggere nelle linee essenziali.

Alcuni pezzi dell'elemento architettonico mancavano del tutto o erano rovinati notevolmente. Ho provveduto, dove era possibile, a ricostruire i pezzi con materiale adeguato: legno stagionato e incollato con pasta lignea. Con la stessa pasta di legno ho ricostruito parti di cornici della trabeazione e delle due lesene, delle decorazioni delle colonne, i riccioli dei capitelli, gli ovuli e anche uno dei due vasetti sopra l'architrave. I calchi in gomma siliconica, utilizzati per la ricostruzione degli elementi decorativi mancanti, sono stati ottenuti da pezzi originali restaurati. Alterazioni della doratura erano presenti dappertutto. Si notavano vecchi interventi di restauro fatti con porporina o addirittura con dell'arancione e terra di Siena. Dopo aver stuccato, con gesso di Bologna, ho dato l'imprimitura sia come preparazione al colore e sia sulle superfici da ricoprire con foglia d oro. L oro in foglie adoperato è l'orone, lo stesso impiegato in origine. L oro è stato incollato su bolo di colore ocra della Lefranc, a guazzo e brunito con pietra d agata.

Ho recuperato solo alcuni brandelli della vecchia doratura che sono serviti come documento ma anche per intonare il nuovo oro.

Il Blu cobalto dell'apparato scenico che si era ossidato, solo in pochi punti non compromessi, durante la pulitura, è emerso nel suo splendore originale. Proprio riferendomi ai pochi lembi del colore originale, ho trattato tutte le parti con il blu cobalto, ottenuto (così come si faceva allora), con pigmento d azzurro oltremare e verde smeraldo stemperato con colla totin.

Il blu cobalto abbinato all'oro, è stato impiegato anche in un apparato settecentesco, simile a quello di S.Vito, che si trova nella seconda cappella a sinistra della Chiesa dell'Annunciata a Sant Agata dei Goti.

Probabilmente l'uso di quest'abbinamento cromatico era una tendenza estetica del territorio durante il 600/ 700.

Ho verniciato alla fine tutto l'apparato architettonico con alcol etilico e gommalacca a protezione sia del colore e sia della doratura.



Indicazioni per la conservazione


Al fine di evitare nuovi danni sarebbe opportuno conservare l'opera in condizioni di umidità e temperatura idonee e costanti e, per evitare il pericolo di furto (visto i precedenti), si consiglia d installare un sistema di allarme nel luogo che ospiterà la pala.



Conclusioni


Al termine del restauro posso considerarmi soddisfatto soprattutto nel portare a termine un lavoro che ha come destinatari i frassesi proprietari dell'opera. L opera che è nell'insieme imponente e suggestiva con un suo fascino indiscusso, pur non essendo di grandissime qualità figurative, testimonia il grado di civiltà artistica che a Frasso si esprimeva attraverso i suoi artisti, nel sei-settecento.




 

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