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Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da G. Brigante   
Indice
Storia e restauro della Cartapesta
La cartapesta

Liberanete tratto dalla Tesi di laurea su "Il restauro del  Cristo in Cartapesta situato nell'Oratorio di san Francesco in  Confortino"

Fonte: Accademia di Belle Arti Bologna

Corso di Metodologie della Conservazione e del Restauro del Patrimonio artistico-culturale

Indirizzo di restauro dei dipinti murali e scultura applicata all'architettura

Testi di : Gabriella Brigante

Relatore: Prof. William Lambertini

Correlatore: Prof. Alfonso Panzetta 

 

 

Introduzione

Sin dai tempi più remoti, l' uomo ha avvertito il bisogno di esternare il proprio credo religioso attraverso i riti e la realizzazione di simulacri con effigi di divinità alle quali veniva spesso attribuito un aspetto antropomorfo.

Nei tempi più recenti, il Cristianesimo ha fatto sì che arte e religione, bellezza e fede fossero a tal punto interdipendenti da ipotizzare che in Occidente difficilmente avremmo avuto uno sviluppo dell' arte, una storia dell' arte, una disciplina chiamata estetica, se il Secondo Concilio di Nicea nel 787 (Nota 1) non avesse approvato il culto delle immagini.

 

Nota 1:  Il Secondo concilio di Nicea fu convocato nel 787, su richiesta di papa Adriano I, dall' imperatrice d Oriente Irene, per deliberare sul culto delle immagini, proibito nel 726 da un editto imperiale di Leone III l' Isaurico e dal concilio tenutosi a Costantinopoli nel 754, nonostante l' opposizione di papa Gregorio III, che fu costretto a recarsi a Bisanzio e ritrattare. Il concilio negò l' ecumenicità del concilio del 754 e dichiarò la liceità del culto delle immagini.

 

Dai documenti conciliari, infatti, emerge quella che resterà per secoli la posizione ufficiale della Chiesa intorno alle immagini pittoriche e, più tardi scultoree, di Dio e dei Santi: ricordare, richiamare alla memoria le vicende del Cristo, della Vergine, le storie esemplari dei Santi, specialmente alle menti deboli e illetterate del volgo, che può conoscere la storia sacra solo attraverso la parola del predicatore o le immagini presenti lungo le pareti del tempio o sugli Exultet.

La Synodica di papa Adriano I, aprendo il Concilio, ribadisce la legittimità di apprestare nelle chiese, al fine di ricordare e venerarle con amore , rappresentazioni figurate quali la sacra immagine del Signore nostro Gesù Cristo, secondo l'incarnazione della sua forma umana ed insieme l' immagine della sua Santa Madre, dei Santi e beati Apostoli, dei Profeti, dei Martiri e Confessori.

Le immagini sacre non sono destinate, però, ad essere venerate come dei feticci, come degli oggetti sacri per se stessi, ma servono per richiamare alla memoria e per venerare il Santo rappresentato. Adorando l'immagine della Croce non onoriamo la materialità del legno, ma vedendo la stessa immagine di Cristo, attraverso essa, accogliamo e veneriamo Colui che su di essa fu crocifisso.

Delle tre religioni monoteiste: Ebraismo, Islamismo e Cristianesimo, solo quest'ultima concede il culto delle immagini sacre e non condanna l'iconoclastia come empietà.

La statua, sia essa del Cristo, della Madonna o del Santo, infatti, non possiede in sé la sacralità; è il rapporto tra essa e il credente che fa sì che quella, realizzata in marmo, legno, cartapesta, bronzo, ecc... acquisti contenuto spirituale. Non è perciò una questione di materia, ma di relazione tra il credente e la statua, tra l'uomo e l'oggetto, che, senza la presenza dell'uomo, non avrebbe alcun significato. ll'simulacro diventa, così, elemento mediatico, che si fa carico delle sofferenze e delle attese di un umanità che in esso ripone la speranza di un riscatto terreno e di una sopravvivenza eterna.

Proprio perché considerato figura di soglia, l' onore ad esso tributato passa al suo modello originale, per cui la statua diventa finestra tra visibile e invisibile, appartiene ai due mondi: l'aldiqua e l' aldilà, è posta tra il tempo e l' eternità.

Naturalmente, la maestria dell'artista sta nel far sì che l'immagine, da lui plasmata, riesca a rendere, espressivamente, il più possibile quei sentimenti idealizzati dal credente. Le effigi religiose perciò costituiscono oggetto di studio nel quale si intersecano aspetti e contenuti diversi.

E stata proprio una di queste a colpirmi nel laboratorio di restauro presso l'Accademia di Belle Arti. L' opera è un Cristo Crocifisso realizzato in cartapesta policroma, cioè in una delle tradizioni artistiche più genuine e più radicate nella coscienza di noi Salentini.

Era in un pessimo stato di conservazione è ciò ha fornito l' input finale per la mia scelta nel procedere al suo restauro. Il mio lavoro di ricerca è partito dall'evoluzione delle immagine sacre, nel trovare le analogie storiche tra cartapesta emiliana e quella leccese, la quale ha avuto grandi facitori e un importanza a livello internazionale, un arte che sta scomparendo e che ci propone, attraverso le ultime botteghe, le testimonianze di ciò che un giorno potremo e dovremo vedere con nostalgia.

 

 

Storia della Cartapesta

 

Cattedrale, Battesimo di Cristo (altorilievo), R. Carretta, 1917, cm 150x130 (s. c. discreto).

 



 

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