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Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da G. Brigante   
Indice
La Cartapesta Bolognese
La statuaria chiesastica
La Cartapesta emiliana
Soggetti più diffusi
Processi di Lavorazione
Per durare nei secoli
Dialogo tra Lecce e Bologna

Liberanete tratto dalla Tesi di laurea su "Il restauro del  Cristo in Cartapesta situato nell'Oratorio di san Francesco in  Confortino"

Fonte: Accademia di Belle Arti Bologna

Corso di Metodologie della Conservazione e del Restauro del Patrimonio artistico-culturale

Indirizzo di restauro dei dipinti murali e scultura applicata all'architettura

Testi di : Gabriella Brigante

Relatore: Prof. William Lambertini

Correlatore: Prof. Alfonso Panzetta

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La statuaria chiesistica, avvalendosi anche di artisti e artigiani di più modesta statura, si arricchisce di opere singole, gruppi, alti e bassi rilievi fino a tutto l'Ottocento, grazie a centri specializzati di produzione in Lombardia, Veneto, Emilia, Romagna, Roma, Napoli e, con caratteri ormai autonomi, a Lecce. Il livello artistico di molta di questa produzione, anche se corale e a volte semi industriale, si presenta generalmente sostenuto e dignitoso, adeguandosi con facilità ai canoni artistici, espressivi e alle tematiche religiose del tempo.

 

Il materiale povero non diviene quindi sinonimo di prodotto modesto in senso figurativo come altri prodotti popolari plastici; la cartapesta fino dall'inizio, si afferma come tecnica che permette la rapida esecuzione di idee e di temi in forma molto degna e di grande efficacia iconografica a costi relativamente contenuti.

Inoltre, soprattutto per gli oggetti di formato minore, per lo più destinati all'uso privato, l'artigianato artistico di questo settore favorisce la diffusione, a livello quasi popolare, di immagini realizzate da artisti di buona mano. Anche se in numero esiguo, ci sono pervenute targhe di soggetto religioso sei-settecentesche i cui schemi, modi e sensibilità sono riconducibili a iconografie classico-rinascimentali d area toscana o settentrionale. Ciò sta a segnalare un lungo persistere di interesse per certe iconografie devote, favorite da un naturale attardarsi a un documentabile uso ripetitivo di calchi eseguiti su antiche opere.

La fragilità della cartapesta, la evoluzione nella devozione e nell'uso delle immagini nel culto della chiesa, specie dopo il Concilio Vaticano II, il cambiamento rapido di sensibilità estetica e, non da ultima, la scarsa considerazione legata ad un materiale povero e degradabile, sono stati i motivi prevalenti della dispersione e dell'incuria per un patrimonio storico, artistico e religioso meritevole invece di ben maggiore attenzione e cura.

Una ricerca di studio, per l'esame estetico delle opere, è opportuno iniziarla a Bologna e nel suo territorio, poiché le realizzazioni più significative è possibile visionarle in tale città, dove la cartapesta risulta adottata, come materia povera, duttile e leggera, alternativa alla scaiola stoffata o stoffa scaiola dagli artefici del barocchetto locale, per modellare, supportata da legno, terracotta e altri materiali, decorazioni varie e per realizzare statue ed apparati, sia sacri che profani, Molte delle statue modellate a Bologna per gli apparati dell'epoca barocca non sono sopravvissute, perché sono state considerate di poco pregio, essendo state modellate alla svelta, spesso in gruppo o con aiuti vari, perché predestinate a un uso effimero, come decoro e ornamento di banchetti e catafalchi e concepite per apparare e per fingere sontuosità e religiosità.

Sopravvivono soltanto le stampe dell'epoca, che ce le illustrano e che ci consentono di esaminarle e giudicarle, visionandole presso la Biblioteca dell'Archiginnasio (Raccolta Gozzadini).

Non mancano le relazioni scritte che descrivono tali apparati . Esemplare quella scritta per un Sepolcro in San Biagio del 1729.

 

 

 

Storia della Cartapesta

Le cento e cento statue di cartapesta e di stracci, e di un poco di filo di ferro, e di qualche scheggia d asse montata in fretta e con sopraffina perizia ad ogni funerale di Papa, ad ogni ingresso solenne di cardinale legato o di testa coronata di passaggio;statue fatte di nulla (se non d ingegno:che però non dura nella memoria), e dipinte a finto oro, a marmi finti:d un sontuoso apparire, e di nessuna durata, se non nel pallido ricordo di qualche stampa. Così ha scritto Eugenio Riccomini.

Gli apparatori barocchi, nelle relazioni a stampa dell'epoca, sono indicati con la parola ornatisti e ciò fa supporre intenzioni di critica malevola e riduttiva.

Gli apparati risultano progettati da architetti, quindi venivano arricchiti da scultori / cartapestai con statue, per ultimi intervenivano gli incisori che li riproducevano per diffonderne l'immagine e ricordare a futura memoria le loro caratteristiche complessive.

San Petronio, Cappella di S. Ivo, La Giustizia, Angelo Piò.  

 

 

 

Nel Convento dei Servi a Bologna è conservato un manoscritto di Carlo Vincenzo Maria Pedini intitolato Istoria del Convento di Bologna, scritto presumibilmente durante la prima metà del 1700, nel quale è possibile leggere notizie relative anche alla lavorazione e al costo di alcune statue in cartapesta.

 

Nel Foglio 52 si può leggere: "Dell'anno 1745 li 5 aprile fu terminata la statua di M.V. Addolorata quale presentemente si venera nella nostra chiesa; fu fatta dal Sig. Angelo Piò bolognese, scultore il più gravo de tempi presenti: Addì 1° maggio dell'anno suddetto fu collocata nella nicchia solita dell'altare alla medesima B.V. Addolorata dedicato a perpetua di Lei adorazione e nell'anno 1746 fu portata in pubblica processione nella Domenica di Passione.

Per la suddetta statua furono pagate al suddetto sig. Angelo Piò lire 300 e gli furono e gli furono date di più lire 7 per puro regalo."

Quasi tutti i cartapestai hanno modellato anche statue in gesso o argilla, qualcuno le ha scolpite anche nel marmo.

 



 

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Today: Mar 19, 2019

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