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Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da G. Brigante   
Indice
La Cartapesta Bolognese
La statuaria chiesastica
La Cartapesta emiliana
Soggetti pi√Ļ diffusi
Processi di Lavorazione
Per durare nei secoli
Dialogo tra Lecce e Bologna

Liberanete tratto dalla Tesi di laurea su "Il restauro del  Cristo in Cartapesta situato nell'Oratorio di san Francesco in  Confortino"

Fonte: Accademia di Belle Arti Bologna

Corso di Metodologie della Conservazione e del Restauro del Patrimonio artistico-culturale

Indirizzo di restauro dei dipinti murali e scultura applicata all'architettura

Testi di : Gabriella Brigante

Relatore: Prof. William Lambertini

Correlatore: Prof. Alfonso Panzetta

***

Il soggetto √® quello pi√Ļ diffuso nella devozione privata: la Madonna con Bambino, in due tipi ricorrenti: la Madonna seduta e il Bimbo in piedi; e la Madonna che tiene il suo Bambino in braccio.

  

Alcuni di questi bassorilievi sono policromi, imitano il marmo o la pietra, per cui spesso furono catalogati come lapidei o di stucco romano , ingannando critici e conservatori di collezioni. Al perfetto mimetismo e ai pochi esemplari pervenuti si deve dal Rinascimento in poi, la scarsa bibliografia sulla cartapesta.

 

 Storia della Cartapesta

Queste avevano un mercato proprio per la perfetta altra apparenza e per il prezzo modesto, se confrontate col prezzo dei pezzi unici di artisti di fama. Jacopo Sansovino ne regal√≤ una copia a Piero Aretino, che, a sua volta ne fece dono a Vittoria Farnese, la quale ne fu entusiasta. 

L Aretino così ne informa l'autore in una lettera: Il gran quadro di basso rilievo e di marmorea durezza composto, per volerlo sollevare fino al cielo con la lode, basta dir che da la mano di messer Iacopo ci venga...L Illustrissima Vittoria Farnese...mi scrive che né in Roma né altrove mai se n è visto un sì bello (P. Aretino,Lettere).

La notazione di marmorea durezza composto è messa in risalto per elogiare la riuscita mimesi della cartapesta nel marmo.

Jacopo Sansovino (Firenze 1486-Venezia 1570) Madonna col Bambino, cm 127x159x10(con cornice), Museum of Fine arts, Budapest.  

 

Bologna conserva antichi esempi di tale statuaria. Nella Chiesa dei Servi fu posto con pompa solenne il 10 agosto 1643 (donato da Cesare Grati, di famiglia senatoria) un grande crocifisso di cartapesta, che un certo Zamaretta (o Zamaletta) avrebbe modellato entro una forma anteriore, reputata opera del Gianbologna (1524-1608). E un simulacro cui si ricorreva in periodi di siccità, di carestia e di epidemie.

 

Anche per la facciata del Duomo di Firenze la cartapesta si usò per le parti importanti: le teste, le mani e i particolari minuti, come farà poi la statuaria devozionale. Il resto della statua si fabbricò modellando teli di juta o cotone, imbevuti in un bagno di colla forte bollente, su manichini di legno e paglia. Le pieghe e i drappeggi irrigidivano col freddo.

 

 Storia della Cartapesta

I grandi fogli di carta per le statue effimere dei catafalchi arriveranno in epoca successiva, quando la tecnica cartaria ( le macchine olandesi ) permetterà la produzione del grande formato e del nastro di carta praticamente continuo.

La statua asciutta si pennellava con una tempera di gesso e biacca. Poi, levigata, la si lasciava bianca, sulla imitazione del classico , o la si dipingeva.La cartapesta nasce, si può dire, tra le quinte della scena o comunque viene impiegata in una prospettiva illusoria.

La ricetta toscana della cartapesta, in seguito al Rinascimento, era diffusa nei ducati emiliani artisticamente tributari di Firenze e fu utilizzata fino al 1980.

Dopo 130 anni troviamo codificata una ricetta in un testo che vuole inserire nella lingua toscana, le voci in uso nella bottega d arte, i nomi degli utensili e delle tecniche di lavorazione.

Modello da Benedetto da Majano, sec.XIX, Madonna col Bambino, cm58x42x6, Museo del Bargello, Firenze.  

 

Il testo è il Vocabolario toscano dell'arte del Disegno di F. Baldinucci del 1681 che, alla voce cartapesta riporta, con la sicurezza di riferire una prassi consolidata:

Ogni sorta di rottami di carta, tenuti per pi√Ļ giorni in macero in acqua chiara; poi benissimo pesti in un mortaio, tanto che la macera carta sia ridotta quasi come un unguento.

Con questa si fanno le maschere che si adoperano per il Carnevale, e ogni sorta di figure, di intero e non intero rilievo, di che si abbia la forma di gesso, coprendo con essa cartapesta ben tenera e molle la superficie incavata della forma, poi comprimendola con una spugna delicata per trarne l'acqua, lasciando la cartapesta in grossezza di quattro fogli o pi√Ļ, secondo la proporzione della cosa da formarsi; come sia secca, si soppanna essa cartapesta con rottami di panno lino, i quali con l'aiuto di un pennello di setola s appiccicano con pasta ( intendevano quella di farina di grano), mettendola a seccare al sole o al fuoco;poi si cava dalla forma, se ne tolgono con cesoie le superfluit√†, si commettono le parti con pasta e colla, per formare il tutto; poi se le d√† sopra una mano di pece greca, che alla fiamma del fuoco si fa penetrar dentro alla cosa formata, per renderla soda;si pulisce, e poi come se fusse di legno d altra materia, s ingessa, si dipigne, s indora, o altro si fa, che si voglia .



 

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