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| Arte e Restauro - La Cartapesta | |||||||||||||||
| Scritto da G. Brigante | |||||||||||||||
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Liberanete tratto dalla Tesi di laurea su "Il restauro del Cristo in Cartapesta situato nell'Oratorio di san Francesco in Confortino" Fonte: Accademia di Belle Arti Bologna Corso di Metodologie della Conservazione e del Restauro del Patrimonio artistico-culturale Indirizzo di restauro dei dipinti murali e scultura applicata all'architettura Testi di : Gabriella Brigante Relatore: Prof. William Lambertini Correlatore: Prof. Alfonso Panzetta ***   Grande rinomanza ha avuto ed ha tuttora l'artigianato della cartapesta salentina o leccese. Nessuno sa con precisione quando e chi iniziò a produrla per realizzare i primi manufatti. L opera più antica giunta sino a noi, datata 1782 e firmata Pietro Surgente (1742-1827), detto mesciu Pietru te li Cristi ( nomignolo affibbiatogli proprio per la sua attività ), è un S. Lorenzo esposto a Lizzanello nell'antica chiesa intitolata al Santo. Â
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La statuaria del Seicento leccese, però, quando non è lapidea è esclusivamente lignea e lo sarà per buona parte del secolo successivo. Il referente artistico della produzione in cartapesta era ancora Napoli, dove erano attivi diversi maestri cartapestai, che fecero giungere a Lecce i pochissimi oggetti in carta che circolavano nelle dimore. Secondo alcuni studiosi, soprattutto di area anglosassone, la definizione di incunabolo, chederiva dal latino incunabulum (plurale incunabula) e significa "in culla", può essere estesa anche ad edizioni realizzate nei primi vent anni del Cinquecento, in quanto fino a quel limite cronologico i libri presentano delle caratteristiche comuni con quelli stampati nel XV secolo. Generalmente gli incunaboli non presentano un frontespizio, ma solo una indicazione spesso approssimativa, che riporta il nome dell'autore dell'opera e un titolo nell'incipit. Il primo compare in Italia nel frontespizio. Le note tipografiche, cioè le indicazioni sulle responsabilità dello stampatore sono, quando presenti, riportate nel colophon. Questo perché i primi libri realizzati con i caratteri mobili tendevano ad imitare l' aspetto dei libri manoscritti, dove spesso, viste le loro modalità di produzione, tali indicazioni erano del tutto superflue. Gli incunaboli sono quindi i primi libri moderni, cioè realizzati in serie con delle modalità protoindustriali, ma circa 10.000 dei 40.000 testi noti sono costituiti da fogli sciolti, in quanto la nuova tecnologia permetteva di realizzare anche bandi, proclami, lettere di indulgenza, modulistica, etc. Al mondo vi sono circa 450.000 incunaboli (di molti testi esistono svariate copie) di cui circa un quarto si trovano in Italia. Sono considerati prodotti molto preziosi e conservati in musei e biblioteche specialistiche. L' incunabolo più antico è la Bibbia in latino stampata da Gutenberg nel 1453 o 1455. Si può ipotizzare che la cartapesta sia stata impiegata per la realizzazione degli archi eretti in onore della consorte di Ferrante Gonzaga, quando nel 1549 arrivò a Lecce, oppure nell'allestimento delle strutture effimere innalzate durante le innumerevoli feste e ricorrenze che scandivano con incredibile frequenza il tempo nella Lecce barocca. Ma, anche in questi casi non si ha ancora una tecnica autonoma. Possiamo tuttavia affermare che a livello di domanda sociale c erano invece tutte le condizioni affinché una tecnica del genere si sviluppasse: tra le fine del XVI° e per tutto il XVII° secolo, infatti, la città diventa il centro del Mezzogiorno più ricco di insediamenti religiosi (naturalmente dopo Napoli). È immaginabile dunque l'esasperato aumento della richiesta del sacro non soltanto a livello di protezione psicologica ma anche e soprattutto nelle sue rappresentazioni visibili. . Questa situazione, ossia la dipendenza artistica da Napoli, l'assenza e la scarsità di oggetti in cartapesta, l'ancora più ovvia assenza di una relativa tecnica e di buona parte di tutte quelle tecniche che permettevano la realizzazione degli oggetti di arte minore Anche a causa dell'Interdetto che dal 1711 al 1719 colpì l' intera diocesi leccese, il fenomeno dell'edilizia sacra si era notevolmente contratto, per cui la folla di maestranze composta da scultori e scalpellini cercava di articolare come meglio poteva la propria offerta professionale; non è un caso che per la prima volta ( siamo all'inizio del Settecento) Cesare Penna, insignis sculptor sia impiegato a realizzare opere di stucco. E noto infatti che questi muore nel 1704 proprio mentre attendeva agli stucchi della volta della parrocchiale di Salve dopo, probabilmente, aver stuccato quelle delle navate minori della cattedrale di Lecce. Lo stesso Pietro Surgente veniva comunemente indicato sia come stuccatore che come statuario. D' altra parte, concettualmente e per alcuni aspetti pratici, la tecnica della cartapesta e dello stucco si somigliano: in entrambi i casi su un supporto informe, più strati di carta o di stucco sono impiegati per raggiungere progressivamente l' immagine voluta, sia essa una statua o un motivo decorativo.  Â
  L' esempio più clamoroso di questa affinità esecutiva e di risultati è la decorazione interna(1780 ca.) della chiesa leccese della Natività della Vergine, dove gli stucchi delle cornici, dei capitelli e dei festoni non si distinguono dalle statue in cartapesta poggiate sull'architrave, verniciate di bianco come se si trattassero di statue in gesso. Â
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