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Arte e Restauro - La Cartapesta
Scritto da G. Brigante   
Indice
La Cartapesta Leccese
Il successo della cartapesta
La diffusione della cartapesta
Declino dell'arte statuaria

Liberanete tratto dalla Tesi di laurea su "Il restauro del  Cristo in Cartapesta situato nell'Oratorio di san Francesco in  Confortino"

Fonte: Accademia di Belle Arti Bologna

Corso di Metodologie della Conservazione e del Restauro del Patrimonio artistico-culturale

Indirizzo di restauro dei dipinti murali e scultura applicata all'architettura

Testi di : Gabriella Brigante

Relatore: Prof. William Lambertini

Correlatore: Prof. Alfonso Panzetta

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La straordinaria versatilit√† delle statue in cartapesta di prestarsi ad imitare materiali pi√Ļ nobili (argento, marmo, bronzo) sar√† una delle cause del loro successo.

Ma negli ultimi decenni del Settecento il fenomeno della cartapesta si era ormai consolidato grazie sia ai decisivi interventi dei primi decenni del secolo sia alla fama raggiunta finalmente dai mastri cartapistari napoletani che nella capitale, nello stesso periodo, realizzavano statue, macchine per feste, capitelli, trofei ad uso di stucco , carri per il carnevale ecc.

A Lecce, nel medesimo periodo, non pochi scultori e scalpellini si erano riciclati nella tecnica dello stucco, diventando, in tal modo, in fieri, cartapestai a tutti gli effetti.

 

 Storia della Cartapesta

Fondamentale fu la presenza e l'attività di Mauro Manieri, un importante architetto, autore, come ci informa egli stesso tramite il suo epistolario, di importanti opere architettoniche, come il vasto palazzo degli imperiali di Manduria e di opere in cartapesta e in creta. Egli, inoltre, si intendeva di oreficeria e argenteria, di questioni tecniche, di fusione della cera; possedeva, oltre a libri di architettura, altri testi che trattavano di teatri ed apparenze , si interessava anche di pittura ed ebbe una particolare affinità artistica con Serafino Elmo, il maggior pittore leccese del tempo.

In altri termini, Manieri era la figura artistica che era sempre mancata all'ambiente leccese: versatile, colto, direttamente aggiornato di quanto accadeva a Napoli, conscio della carenza locale delle tecniche delle arti minori e suntuarie.

S. Francesco della Scarpa, S. Elisabetta, attribuita a M. Manieri, sec XVIII, cm150,attualmente esposta al museo S. Castromediano , Lecce(s. c.ottimo)  

 

Fu una specie di impresario che con una serie di maestranze specializzate, che egli stesso aggiornò tecnicamente, eseguiva oggetti e progetti che oggi definiremmo chiavi in mano . Fu, in breve, un tecnico di prestigio proprio per la sua modernità e per tutti questi motivi a lui si attribuisce il merito storico di aver introdotto, o meglio, diffuso, le tecniche alla moda e, tra queste, quella della cartapesta.

 

Erroneamente si √® a lungo pensato che il successo della cartapesta derivi dal suo basso costo; certo esso non poteva raggiungere quello delle statue lignee o marmoree dei pi√Ļ apprezzati artefici napoletani ,ma il costo della carta era, in quel tempo, particolarmente elevato.

Questo successo deriva piuttosto da altri fattori: innanzitutto,all'origine, dall'essere un prodotto alla moda , versatile, di rapida esecuzione e, soprattutto, leggero.

Quest'ultima caratteristica è alla base di una poco conosciuta realizzazione, molto importante, invece, per lo sviluppo della cartapesta leccese: il controsoffitto della chiesa di S.Chiara.

 
Il recente restauro ha documentato per la prima volta come questo vasto controsoffitto (300 mq) sia stato eseguito nel 1738, interamente in cartapesta e dipinto imitando il legno. Esso è costituito da uno strato di cartapesta, ottenuta dalla macerazione della carta e poi da fogli di carta di vario genere sovrapposti e legati tra loro con colla d' amido.

La scoperta è importante, perché permette di poter finalmente parlare dell'esistenza di un autonoma e sviluppata tecnica leccese della cartapesta non limitata esclusivamente alla statuaria.

La cronologia dell'opera permette di assegnarla al Manieri, poich√© proprio per le sue  caratteristiche, i suoi contenuti tecnici e la sua versatilit√†, egli era in grado di realizzare quei prodotti dell'universo effimero .

Come complesso di elementi prefabbricati e montati in situ , il contosoffitto di S. Chiara ricorda da vicino un procedimento tipico del barocco leccese: l' uso, cioè, di elementi scultorei lapidei realizzati preventivamente nelle botteghe e, successivamente, montati nei cantieri. Per ritornare, invece, nel campo dell'effimero, carta, legno, spago e amido (come collante) sono elementi che compaiono nel già ricordato epistolario del Manieri; elementi che sicuramente furono utilizzati nel carro trionfale , che nel 1739 accompagnò per le vie di Lecce la nuova statua di S. Oronzo da issare sulla colonna della piazza a lui intitolata, e il cui modello di creta cotta , era stato fornito appunto dal Manieri. A lui toccò anche il compito di periziare, insieme con Serafino Elmo, l' arredo di palazzo Condò, dove c' era, tra l' altro, una macchina di carta dell'Assunta con altri santi abbasso .

Non √®, dunque,casuale, che, a partire dalla met√† del secolo, negli inventari emergano sempre pi√Ļ spesso opere in cartapesta in sostituzione di quelle in legno.

 



 

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