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Pittura suTela: Storia e tecnica Stampa E-mail
La Pittura - Pittura su Tela
Scritto da S. Baroni   
Indice
Pittura suTela: Storia e tecnica
Preparazione e tecniche
I Pigmenti
La Storia


Fonte: S. Baroni - Redazione

 

 

Il ricorso alla tela come supporto pittorico, già attestato nell'antichità classica, si afferma in età moderna nelle regioni nordiche per poi diffondersi in Italia, soprattutto nell'area veneta a partire dal XV secolo.

 

L' uso dei fondi di tela è assai antico; ne parlano Plinio nella "Naturalis Historia", Giovenale, Eraclio ("De Coloribus"), Boezio ("De Aritmetica"): quasi sicuramente venivano usate per queste realizzazioni speciali preparazioni fluide di materiali come gesso, sapone, miele, colla, per tele tese su telaio o semplicemente appese.


Come ricorda anche Cennino Cennini, in epoca medievale, la tela era impiegata perlopiù come supporto per gonfaloni, elementi di arredo e stendardi processionali. La preparazione procedeva in questi termini: si stendeva con un pennello morbido la prima mano di colla animale sul supporto, per legarlo allo strato sovrapposto di gesso sottile che, macinato con colla animale, veniva applicato con un coltello dalla lama affilata, per eliminare il gesso in eccesso.

 

Il ricorso alla tela come supporto pittorico si comincia ad affermare nelle regioni dei Paesi Bassi nella prima metà del XV secolo; in Italia, soprattutto nell'area veneta, la pittura su tela fu felicemente accolta, a partire dalla fine del suddetto secolo, come alternativa a quella su tavola, più deteriorabile per il clima umido e la salsedine.
In precedenza l'impiego della tela, in strisce o in grandi dimensioni, interessava il procedimento di preparazione della tavola lignea; l'uso della tela quale supporto pittorico fu reso possibile anche grazie ad una imprimitura leggera ed elastica e all'utilizzo di resine molli e oli nell'impasto dei colori.

Successivamente la tela cominciò ad essere tesa su telaio  per consentire la produzione di opere di più vaste dimensioni che, in questo modo, risultavano anche più facilmente trasportabili: essa veniva preparata con gesso e colla, come le tavole, con un imprimitura grossa e levigata che però nella pratica si rivelò da subito piuttosto negativa, in quanto le preparazioni andavano guastandosi per il contrarsi della tela e per la scarsa o assente elasticità della stessa imprimitura .

Nelle botteghe venete peraltro si cominciarono a fare delle ottime imprimiture, sottili ed elastiche, più adatte al nuovo supporto seguendo un procedimento che prevedeva l'addizione di oli alla tradizionale imprimitura, dove il gesso venne progressivamente sostituito da terre argillose (la terra "da campane") o altri simili inerti.

 

Il supporto

 

Nella scelta dei filati costituenti il tessuto da dipingere le fibre adottate furono principalmente il lino e la canapa, perché garantivano una maggiore resistenza all'azione degli oli e alle alterazioni climatiche. In genere non si ricorreva al cotone, ancora poco diffuso, o a tele miste con esso perché più sensibili all'acidità dei materiali pittorici e al ritiro dimensionale; lo stesso vale per la seta che con il tempo si polverizza e si taglia.
La scelta del tipo di tessitura della tela, a maglie sottili e compatte o grandi ed evidenti, poteva costituire una scelta personale dell'artista, i veneti, ad esempio, prediligevano una tessitura a spina di pesce che portava ad un effetto granuloso.

 



 

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Today: Set 20, 2019

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