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Arte e Restauro - Strumeti Musicali
Scritto da AA.VV.   
La costruzione di organi artigianali i, strumenti a fiato e liuteria in Veneto

Fonte: Artigianatico Artistico del Veneto

Il costruttore di organi all'opera

Se consideriamo il fatto che il costruttore di cembali padovano Bartolomero Cristofori (Padova 1665 - Firenze 1732) è stato l'inventore del pianoforte, allorché, nel 1698, si ingegnò di sostituire le linguette che pizzicavano le corde, con dei martelletti che le percuotevano, creando "Il piano e il forte",

allora intuiamo l'importanza internazionale che Padova rivestiva in questo settore dell'artigianato artistico tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento. 

Organo di Angelo Agostini, Padova metà del XIX sec. Chiesa di Luvigliano

Purtroppo, come in altre analoghe occasioni, le condizioni economiche e sociali non favorirono la persistenza e il radicarsi di quest'arte né in territorio padovano né in Veneto, mentre  l'artigianato artistico degli organari,  si sviluppò grazie alla committenza della Chiesa.  I documenti attestano come l'arte di costruire grandi organi fissi, sia stata introdotta a Padova e a Venezia da maestri organari "d Allemagna" nel XV, mentre gli organi positivi, di media grandezza, e quelli portativi, più piccoli, venivano già prodotti fin dal XIV secolo .

 

Nel Settecento, grazie ad una vera e propria "scuola", fondata a Venezia dal sacerdote dalmata Pietro Nacchini, e proseguita dal grande Callido, il Veneto ha mantenuto una posizione di primo piano, con soluzioni tecniche innovative e con un attività artigianale che sapeva esportare i propri prodotti non solo in nel resto dell'Italia ma perfino a Costantinopoli e a Smirne.

 

Organo Maggiore del Duomo di Santa Tecla ad Este (1757), costruito da P. Nacchini e G. Callido

A Vicenza, nell'Ottocento, si distinse la famiglia De Lorenzi, con oltre un centinaio di organi di ottima qualità, mentre a cavallo tara Ottocento e Novecento eccelse la famiglia Zordan.

Con la famiglia Callido nel Settecento, con i Bazzani, gli Agostini, i Malvestito, nell'Ottocento, con i Tamburini e i Ruffatti nel Novecento, Padova e il suo territorio hanno conservato, in questo settore un primato che molti invidiano: basti pensare che ancor oggi la ditta Ruffatti da sola rappresenta in modo eccellente questa antica e nobile arte.

 

Anche gli strumenti a fiato come trombe, corni, timbali, flauti, oboi, trovarono buona diffusione sia a Venezia che in terraferma. Poiché erano costruiti con materiali diversi, come il metallo, l'argento, il legno, gli artigiani che li fabbricavano appartenevano a diverse corporazioni, come quella dei calderaj, cioè i costruttori di pentole.

 

Non meno importante, nella Serenissima repubblica Veneta, fu la liuteria, grazie alla grande diffusione degli strumenti a corda nel Settecento e nell'Ottocento. Prima Padova, poi Venezia ebbero in questo settore una posizione di preminenza e, come per gli organi, un notevole impulso alla liuteria fu dato dalla presenza di liutai tedeschi. Non solo sono documentati a Padova alcuni liutai tedeschi già dal XV secolo.

 

 A Padova lavorò Critofano Heberle, principalissimo liutai, Leonardo Tieffenbrucker, suo figlio Weidelin che diedero vita ad una dinastia di eccellenti liutai che lavorarono tra Padova e Venezia, dove operava anche Tomaso Spilman lauter allemano. Fino alla metà del Settecento Padova mantenne un autentico primato nella costruzione di tiorbe.


Tra i maestri artigiani di Padova del XVII e del XVIII vanno ricordati: un non meglio identificato Martino Presbyter Bartolomeo Moro, Christofilo Rochi e Francesco Verle. Il buon sviluppo della liuteria patavina è sicuramente legato al fatto che risiedevano in città molti studenti tedeschi che amavano accompagnare le loro feste, i loro balli e i loro incontri con strumenti a corda dell'epoca, cioè liuti, cetre e tiorbe, i progenitori del mandolino, della chitarra e del violino.

 

 

Violino di Gaetano Cocchi, Padova 1872

Fin dal XIV sono documentate a Padova scuole di musica che contavano tra i loro allievi anche studenti giunti a Padova per studiare lettere, giurisprudenza o medicina e lo stesso Galileo Galilei possedeva e "dava di mano" ad un liuto tiorbato.

A Venezia non c era casa, se non le più miserande, che non avessero un flauto, liuto o un violino, così non c era chiesa, convento, scuola, ospedale o collegio che non avesse una propria orchestra e questo ci dà la misura del gran numero di strumenti musicali in uso.

 

Fino a tutto il Settecento e i primi anni dell'Ottocento, a Piazzola sul Brenta i Contarini - Correr avevano raccolto un importante collezione di strumenti musicali, in buona parte usciti dalla botteghe artigiane del Veneto e anche al castello del Catajo, a Battaglia Terme, prima della vendita fatta al Kunsthistorisches Museum era conservata una notevole collezione di strumenti musicali antichi.

Oggi le produzioni artigianali sono molto rare, strette dalla concorrenza degli strumenti fatti in serie e dalle manifatture extraeuropee. 

 

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