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La Certosa di Serra S. Bruno Stampa E-mail
Arte e Restauro - Luoghi d'arte
Scritto da Valentina Muratori   

di Valentina Muratori

In territorio di Calabria, con dei fratelli religiosi, alcuni dei quali molto colti chi in una perseverante vigilanza divina attendono il ritorno del loro Signore per aprirgli subito appena bussa, io abito in un eremo abbastanza lontano,da tutti i lati dalle abitazioni degli uomini. Della sua amenità, del suo clima mite e sano, della sua pianura vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti , con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli che cosa potrei dirti in maniera adeguata? Chi descriverà in modo consono l’ aspetto delle colline che dolcemente si vanno innalzando da tutte le parti , il recesso delle ombrose valli, con la piacevole ricchezza di fiumi, ruscelli e di sorgenti? Né mancano orti irrigati,né alberi da frutto svariati e fertili”.

(Lettera di San Bruno al conte Ruggero dopo che esso stesso gli offrì un territorio nelle vicinanze dell’ attuale Serra San Bruno).

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Situata a metà tra le coste Joniche e Tirreniche della Calabria.

L’ origine del borgo è da ricondursi all’ arrivo di Bruno di Hortefaust conosciuto come San Bruno o Brunone . Fondatore dell’ ordine  dell'ordine dei Certosini.

Bruno venne in Italia alla fine dell’ undicesimo secolo ricevendo in dono delle terre da Ruggero il Normanno.
Qui il Santo fece costruire la prima Certosa dedicandola a Santo Stefano del Bosco.
Un terremoto nel 1783 distrusse parte dell’ abitato mutandone il profilo architettonico.  Anche la Certosa venne rasa al suolo.

Le Chiese di Serra San Bruno vennero edificate con parti della Certosa distrutta dal sisma.


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La Chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori, in granito e forme barocche, conserva all’ interno l’ altare proveniente dalla Certosa dopo il terremoto.
La ricostruzione venne ultimata il 13 novembre 1900.
Nella Chiesa del monastero sono custodite le ossa del Santo fondatore dell’ Ordine e del suo successore; il beato Lamino, conservate in un’ urna marmorea, con intarsiate le parole: In morte quoque non sunt divisi.
Dell’ antico monastero rimangono: l’ antico priorato, il piano della biblioteca, la sala del Capitolo, il refettorio, i ruderi della chiesa e del chiostro con al centro la fontana seicentesca, il vasto muro di cinta e ornamentazioni varie in granito.

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Architettura della Certosa

Mura e torri: sono state realizzate in varie epoche. Le prime edificate tra il 1534-36 racchiudevano una superficie quadrata con ai vertici quattro torri. Le mura avevano uno scopo difensivo e di protezione nei confronti delle incursione Saracene. Nel periodo Barocco, il complesso viene ampliato sempre più a sud.

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Le nuove mura non presentano torri agli angoli poiché non era più necessaria protezione.
La cinta muraria aveva uno spessore di 80 cm intervallata da sei torri a pianta circolare. Attualmente le mura sono alte tra i 2.70 e 3.50 mt.
La torre più importante è dedicata a Michele Arcangelo impegnato ad uccidere il demonio. in seguito a restauri la torre è diventata un serbatoio idrico.  

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Torre principale dedicata a San Michele Arcangelo.
 

Le porte: la porta con arco è fiancheggiata da due lesene che si concludono con due capitelli. L’ ingresso principale è costituito da un portale delimitato ai lati da un bugnato. Lateralmente al portale principale vi è la cappella esterna dove è consentito l’ accesso alle donne.

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 Porta limitata da due lesene che si concludono con capitelli


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Portale principale delimitato ai lati da bugnato.

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Cappella esterna dove è consentita l’ entrata alle donne.





I resti della Certosa


La facciata è realizzata in granito locale ed è divisa in tre fasce.
La prima fascia poggia su un basamento, la seconda contiene sei basamenti su cui poggiano lesene doriche, nicchie e medaglioni.
La terza fascia è composta da guglie piramidali.
Tra le strutture portanti centrali si eleva il portale d’ ingresso.
Nelle due campate minori in origine vi erano nicchie con le statue di San Bruno e S. Stefano.
 
La fontana: al centro del Chiostro si trova la fontana in granito con vasca circolare con al centro un piedistallo sostenente un vassoio circolare dal diametro inferiore alla vasca. Sul piedistallo vi sono situate tre cariatidi collegate da foglie di acanto e poggiate sul vassoio circolare che sostengono con il palmo delle mani un altro vassoio circolare più piccolo. Al centro del vassoio tra le foglie di acanto vi è una pigna da dove esce il getto d’ acqua.
 
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Fontana in granito

 

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