01 – Cinque minuti di Antiquariato: il valore dei termini

Fonte: Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

Inizio a pubblicare con vero piacere questa serie di “conversazioni” offerti da Sergio Salomone con l’intento di stimolare l’interesse verso il mondo così affascinante dell’antiquariato fatto di gusti, di mode e di storia.


Questi contributi sono principalmente costituiti da un video dove, Sergio Salomone, racconta con l’aiuto delle immagini, alcuni aspetti poco conosciuti dell’antiquariato e che non sempre trovano spazio nella letteratura di massa. Segue poi il testo scritto dando la possibilità di soffermarsi maggiormente sui concetti esposti.

Queste “conversazioni” saranno pubblicate ogni venerdì quindi con cadenza settimanale: seguici in questo viaggio virtuale e metti ” mi piace ” o commenta per sostenere il lavoro fatto. (n.d.r)

Il Valore dei Termini

Analizziamo insieme alcuni termini che normalmente sono usati in ambito antiquariale ma che non sempre sono chiari come sembra.

In Antiquariato, per convenzione, si definiscono “Antichi” i mobili, le ceramiche, gli argenti, i peltri, gli oggetti preziosi da collezione, i tappeti, gli arazzi, gli oggetti d’arte orientale …. Quando è corretto usare il termine Antico ?? e perché ?? Ascolta il mio breve tutorial e scopriamolo insieme.


01 – Cinque minuti di Antiquariato: il valore dei termini

In Antiquariato, per convenzione, si definiscono –Antichi– i mobili, le ceramiche, gli argenti, i peltri, gli oggetti preziosi da collezione, i tappeti, gli arazzi, gli oggetti d’arte orientale ecc… ecc… che siano stati realizzati da oltre Cento Anni. Questa convenzione ha una sua logica, infatti se analizziamo la definizione e il significato del termine ci si rende conto che ci si riferisce ad un qualcosa di epoca remota, un qualcosa che se rapportato alla vita dell’uomo non abbia più la possibilità di averne testimoni viventi. Se consideriamo che la vita dell’uomo molto raramente supera i 100 anni, il conto torna. Si intende: –antico d’epoca- il mobile o l’oggetto eseguito nel periodo storico nel quale si sono affermati gli elementi stilistici e strutturali che esso porta. Mi spiego meglio: ad esempio un mobile del settecento riportante gli elementi stilistici nati ed affermatisi durante il periodo del Luigi XV in Francia sarà sicuramente definibile antico d’epoca; per contro altro manufatto costruito nel periodo del neo-barocco, venuto ad affermarsi in Europa a cavallo dei sec. XIX e XX, sarà certamente definibile antico ma non sarà d’Epoca. Si considerano: -autentici- i mobili o gli oggetti “antichi” o “antichi d’epoca” le cui parti sostituite non superano complessivamente il 40%.


La Patina Parlando di mobili o oggetti di Antiquariato diventa inevitabile parlare di Patina. Personalmente e molti potranno non essere d’accordo, ho sempre voluto mantenere una distinzione tra la Patina del materiale con cui è costruito un oggetto e l’insieme dell’oggetto stesso. Per essere più chiari parlando di mobili dovremmo distinguere tra “patina del mobile” e “patina del legno”.

Per Patina del mobile dobbiamo intendere lo strato superficiale di polvere, cere, residui carboniosi di lanterne e candele formatosi nei secoli; analogamente, i segni di usura e consunzione dovuti all’uso quotidiano sui cassetti e relative guide, sulle traverse in basso delle basi di un tavolo, su spigoli e così via in lunga elencazione, tutti elementi che determinano il segno tangibile del tempo passato e che a volte rendono l’oggetto particolarmente interessante al collezionista.

Al contrario per Patina del legno dovremo considerare il progressivo accentuarsi nel tempo del colore naturale del legno. Azione combinata di luce, aria, calore ambientale, umidità, producono varie tonalità di grigio e bruno nel noce, nel rovere, nel castagno; aranciato rossastro nel ciliegio e nel faggio; paglierino nel pioppo e in altri legni teneri. Inoltre la grana cioè i pori del legno col passare dei secoli tendono sempre più a compattarsi, a restringersi, fino a raggiungere, soprattutto in ambienti asciutti, compattezze paragonabili a quelle ossee o marmoree.

Questo fenomeno avviene limitatamente ai legni definiti duri, come noce, ciliegio, rovere. Per altri legni detti dolci (pioppo, abete, ecc…) la progressiva diminuzione di umidità interna porterà alla perdita della compattezza iniziale, fino, anche se in tempi lunghissimi, ai limiti della polverizzazione.

Analoghe considerazioni andranno fatte anche su oggetti costruiti con altri materiali, si veda ad esempio l’ossidazione naturale del bronzo che andrà concettualmente tenuta separata da eventuali altri tipi di deposito superficiale. Con ciò intendo affermare che la Patina del materiale nello svolgimento di un corretto progetto di restauro andrà assolutamente tutelata, mentre la Patina dell’oggetto, sarà compito del restauratore, a seguito di valutazioni estetiche e storiche, decidere se tenere in tutto o in parte, o sacrificare con una pulitura che però dovrà comunque essere attenta nel non compromettere l’aspetto che il materiale è venuto ad acquisire per i fenomeni di invecchiamento.

Riprendiamo ora un concetto cui abbiamo già accennato poco fa quando si è parlato di Antico d’Epoca e che riguarda gli oggetti detti in Stile o di Riproduzione. A partire dai primi decenni dell’800 e contemporaneamente alle produzioni “d’epoca”, si assiste ad una riproposizione di tipo commerciale di tutti gli Stili fino ad allora esistiti. Inizia in modo sempre più massiccio la produzione del cosiddetto mobile o oggetto In Stile che dura ancora ai nostri giorni. Si inizia dal Neo Gotico per passare al Neo Luigi XVI, al Neo Barocco, al Neo Rinascimento… Si realizzano forme fortemente ispirate ai vari periodi e in alcuni casi si arriva a proporre vere e proprie copie. Il Falso contrariamente al mobile che abbiamo definito In Stile sarà la riproduzione fraudolenta di un oggetto che viene creato appositamente per soddisfare il desiderio di possesso del collezionista che lo crederà dunque Autentico.

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