09 – Cinque minuti di Antiquariato: i Mobili della Secessione

Fonte: Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

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I Mobili della Secessione

A Vienna sull’onda delle novità nel campo delle Arti che attraversa ormai tutta l’Europa, un gruppo di 19 artisti di più avanzate tendenze si stacca dall’Accademia e dà vita ad un movimento che si chiama Secessione.


Gli ideali di rinnovamento estetico che in tutta Europa si sviluppano già dalla metà dell’800, si concretizzeranno anche nella capitale dell’impero asburgico e mano a mano prenderanno forma e maturità. Tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento, Vienna capitale dell’impero asburgico è certamente una delle città intellettualmente più vivaci al mondo, è una città piena di spunti e di stimoli per l’architettura, per la pittura, per le arti applicate ma anche e soprattutto per la scienza con la nascita della psicoanalisi freudiana, per la letteratura, per la musica; Vienna è la vera rivale di Parigi come città di riferimento per la modernità. Tutto questo si scontrava con il gusto dell’Imperatore Francesco Giuseppe, di carattere tradizionale e convenzionale; come c’era da aspettarsi, l’insegnamento dell’Accademia delle Belle Arti di Vienna rispecchiava le tendenze e le preferenze del sovrano.


Sull’onda delle novità nel campo delle Arti che attraversa ormai tutta l’Europa, un gruppo di 19 artisti di più avanzate tendenze si stacca dall’Accademia e dà vita ad un movimento che si chiama Secessione originando uno dei momenti più vivaci, più intensi e più freschi dell’arte della fine dell’ottocento. Caposcuola della Secessione Viennese è Gustav Klimt che verrà ben presto amato dalla agiata borghesia imprenditoriale. Principali compagni di avventura furono Egon Schiele, Koloman Moser, Otto Wagner, Josefh Maria Olbrich e Josef Hoffman, morti quasi tutti nel 1918 a causa della pandemia di influenza spagnola.

Per le proprie esposizioni il gruppo della secessione decide di costruire una palazzina a ridosso del centro storico di Vienna che serviva come spazio collettivo per gli artisti che aderivano a questo movimento. Questo edificio rappresenta una svolta radicale rispetto alla pomposa architettura imperiale di fine secolo. Nel campo dell’arredo ligneo nel 1903 Josef Hoffmann, l’industriale Fritz Wärndorfer ed il pittore Koloman Moser crearono una ditta di arti applicate per la produzione di manufatti artigianali.


Hoffman nato nel 1870 cominciò ad interessarsi fin da giovanissimo al mondo dell’edilizia e dell’arte formandosi come architetto e designer industriale. Alcuni suoi modelli utilizzano la tecnica della curvatura a caldo del legno, tecnica di cui abbiamo parlato nella puntata dedicata a Thonet. Gli scopi della fabbrica vengono sintetizzati in un articolato programma compilato da Hoffman e Moser:

  • Ci deve essere stretto rapporto tra il pubblico, il progettista e l’artigiano
  • Lo scopo è produrre oggetti di uso domestico, semplici e di qualità
  • La concezione primaria è la funzionalità
  • La qualità della lavorazione deve essere eccellente
  • Occorrerà aggiungere ornamenti non strettamente legati alla struttura, solo quando sarà il caso
  • La produzione si articola verso tessuti, ceramiche, gioielli, mobili
  • Non ci sarà produzione a basso prezzo poiché questa va a scapito dei lavoratori e dell’esistenza degna dell’uomo.

Era formata da 100 operai. Entrarono a far parte di questa nuova visione produttiva i maggiori artisti di Vienna e gli alunni cui Moser e Hoffman insegnavano nella loro scuola.

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