La storia di Anzola


Dal XV° al XVII° secolo

Le visite pastorale dei Vescovi, la nuova Chiesa, il Borgo si sposta sulla Via Emilia

I deliberati conciliari tridentini che maggiormente ci aiutano nella ricostruzione della vita anzolese dell’epoca sono: l’istituzione dei registri in cui vengono annotati i momenti principali dell’arco di vita dei parrocchiani (dal ricevimento dei Sacramenti – battesimo, comunione, cresima, matrimonio_- alla registrazione dell’atto di morte) e i verbali redatti dopo le periodiche visite pastorali dei Vescovi bolognesi.

Per quanto riguarda i primi, è inutile soffermarci nel valorizzarne l’importanza documentale, mentre vorremmo spendere due parole sulle visite pastorali , per la verità cominciate agli inizi del Quattrocento ma più approfonditamente conosciute dopo la metà del Cinquecento, con l’istituzione degli appositi registri nelle parrocchie.La prima visita documentata alla Pieve di S.Pietro di Anzola avviene nel 1425 da parte del cardinale Nicolò Albergati, Vescovo di Bologna dal 1417, le cui risultanze furono trascritte in atti notarili difficilmente consultabili. Lo stesso vale per la visita di monsignor Agostino Zanetti, avvenuta nel 1543 in quanto vicario del cardinale Alessandro Campeggi.

Cardinale Gabriele Paleotti

Le prime notizie veramente dettagliate sulla Pieve di Anzola, e sulla vita religiosa della parrocchia, sono del padre gesuita Francesco Palmio che ne fece un dettagliato resoconto nell’anno 1555.
Ma il principale riformatore della vita religiosa e sociale della diocesi fu il cardinale Gabriele Paleotti, del quale proponiamo l’immagine tratta da un antica stampa, ordinato vescovo di Bologna nel 1566. Egli riorganizzò in modo capillare e profondo tutto il governo della diocesi, imponendo l’adozione di tutte le riforme deliberate dal Concilio di Trento ed eliminando sia gli abusi del clero che lo strapotere delle numerosissime Confraternite religiose

Un altro celeberrimo vescovo bolognese fu il cardinale Prospero Lambertini, che resse la diocesi dal 1731 al 1740, allorchè fu eletto al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIV. Egli conosceva bene Anzola per avere ripetutamente soggiornato nel palazzo (di proprietà della Mensa arcivescovile) conosciuto come la Tomba del Vescovo , ancora oggi esistente al termine di via G.Garibaldi.

 E che conoscesse bene il nostro paese lo si arguisce anche da una battuta che Alfredo Testoni, autore nel 1905 della commedia Il cardinale Lambertini , fa dire al futuro papa a chi intende carpirne la buona fede: oh, non sono micca il curato d Anzola , intendendo con questo mettere il risalto l’ingenuità che caratterizzava molti preti di campagna.
Prospero Lambertini era nato a Bologna nel 1675 e morì a Roma nel 1758. Si recò in visita pastorale ad Anzola l’anno stesso in cui fu nominato vescovo, e precisamente il 12 ottobre 1731, quando era arciprete della parrocchia don Anton Giulio Vanti che l’amministrò dal 1717 al 1743.
I Lambertini erano una delle più antiche e blasonate famiglie bolognesi, e il leone dello stemma originale fu sostituito nel 1390 per concessione della casa regnante d Aragona (Spagna). Infatti, il cavaliere Aldraghetto Lambertini portò alla vittoria gli spagnoli a Valenza e nelle isole Baleari, ed ebbe l’onore di fregiarsi dei colori dello stemma nazionale catalano (giallo e rosso) che da allora (in bande verticali) costituirono lo stemma della famiglia dei principi Lambertini.

Cardinale Prospero lambertini fu poi papa Benedetto XIV

Il territorio di Anzola, e i suoi principali punti di riferimento, sono disegnati nella Carta della Giurisdizione di Bologna . Essa è un affresco facente parte di un ciclo geo-iconografico realizzato tra il 1580 e il 1582 sotto la direzione del padre domenicano Egnazio Danti, e si trova nella Galleria delle carte geografiche in Vaticano.
In essa sono indicati il passo di S.Giacomo (del Martignone) , il ponte sul Samoggia, il palazzo detto la Tomba del vescovo , il grande palazzo che si trovava (e si trova tutt oggi) al centro della Tenuta detta il Confortino (per metà in parrocchia di Anzola e per metà in parrocchia di Calcara) e l’antica Abbazia (o Badia) di S.Maria in Strada.
Non si fa alcun cenno né su Anzola né sulla chiesa, probabilmente perché nella seconda metà del XVI secolo quello che oggi costituisce il borgo capoluogo si limitava alla presenza di tre palazzotti sulla via Emilia (fra i quali un osteria, che non avrebbe certo trovato posto in un affresco del genere…), il castello viveva ormai la fase finale del suo declino e la chiesa era una normale Pieve della campagna bolognese.

Anzola, fino alla prima metà del secolo scorso, era poca cosa sotto l’aspetto urbanistico, e la sua relativa importanza era costituita unicamente dall’essere posta sulla via Emilia e dalla campagna circostante. Diversamente da altri paesi confinanti, anche di piccole proporzioni, da noi non c era un centro , o una piazza , in cui identificare il borgo e la sua gente, e il punto principale di aggregazione sociale era la chiesa: con i suoi riti, le sue tradizioni, le sue festività ricorrenti che la gente celebrava insieme.

Questi quattro disegni rappresentano la ricostruzione grafica di come si presentava Anzola ad un viaggiatore della seconda metà dell’Ottocento

l antica via della Chiesa , o via d Anzola , con l’ala di ponente del palazzo in cui era la sede municipale  (recentemente abbattuto e completamente ricostruito), ed è visibile il cancello d ingresso al cortile interno del Comune  ricostruzione del borgo centrale come lo avrebbe visto un viaggiatore proveniente da Modena (la freccia indica l’allora sede municipale)

Qui è visibile il complesso di fabbricati con la sede municipale, le abitazioni sulla via Emilia e l’osteria e locanda del capoluogo Ricostruzione del borgo centrale visto dall’alto. Come si può facilmente notare, i fabbricati che si affacciavano sulla via Emilia erano la parte centrale (con abitazione padronale) di complessi agricoli che si sviluppavano all’interno del paese

Oggi la Chiesa di Anzola continua ad essere un punto di riferimento importante per la Comunità. Con la recente costruzione della Casa dell’Accoglienza, la comunità anzolese si è aperta maggiormente ai bisogni delle famiglie locali ed immigrate dando il necessario sostegno per superare i momenti di difficoltà. Le  tensioni nate  durante  gli anni del fascismo che videro la popolazione locale divisa tra attivisti del partito fascista e partigiani, ancora vive fino a pochi decenni orsono si stanno lentamente esaurendo lasciando spazio alla cordialità e socializzazione.(ndr)

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