Pieve di S. Vito: Monitoraggio


Schede dei Rilievi

Università degli studi di Genova – Facoltà di Architettura
Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti
STUDI E RICERCHE SULLA PIEVE DI SAN VITO DI MORSASCO (AL)
Tesi di specializzazione A.A. 2001/2002

 


Monitoraggio dell’umidità relativa dell’aria

Scheda nr. 1

Località:

 Morsasco

Oggetto:

Chiesa campestre di San Vito

Area di monitoraggio: 

interno

Data:

 2 aprile 2002

Orario: 

15.15

Condizioni meteorologiche:

sereno

Strumento:

 Gann Hydromett RTU 600 con elettrodo attivo RF-T

Rilevatore: 

De Iaco Tiziana

Dati rilevati:

  Il risultato della misurazione è il seguente:

– 1- zona absidale: umidità relativa dell’aria pari al 52%

– 2- seconda campata: umidità relativa dell’aria pari al 49%

– 3 – prima campata: umidità relativa dell’aria pari al 47%

– 4- portico: umidità relativa dell’aria pari al 31,5% 

1

———

2

———

3

———

4

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Considerazioni: 

La zona evidenziata in rosso, corrispondente al catino absidale, risulta essere la più umida, mentre l’umidità tende a calare quanto più ci si avvicina al portico.Va comunque precisato che le buone condizioni termo-igrometriche della giornata hanno inciso sui valori di u.r., solitamente molto più alti.


La rilevazione dell’umidità nei materiali è stata effettuata su tutti i prospetti, sia interni che esterni, della fabbrica, tramite l’utilizzo degli elettrodi ad infissione. Durante il primo monitoraggio, compiuto in una giornata meteorologicamente stazionaria, si sono presentati alcuni problemi proprio nel tentativo di inserire l’elettrodo a chiodo nella profondità del materiale: non si hanno così rilevazioni in corrispondenza dei punti in cui la malta è risultata molto asciutta e quindi difficilmente perforabile. Gli altri due monitoraggi, invece, effettuati in giornate poco stazionarie e molto umide, non hanno dato particolari problemi. Anche in questo caso, le misure prese in cantiere sono stati confrontate tra loro e riportate su apposite schede:

Università degli studi di Genova – Facoltà di Architettura
Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti
STUDI E RICERCHE SULLA PIEVE DI SAN VITO DI MORSASCO (AL)
Tesi di specializzazione A.A. 2001/2002

Monitoraggio dell’umidità relativa dei materiali 

Scheda nr. 10

Località:

 Morsasco

Oggetto:

Chiesa campestre di San Vito

Area di monitoraggio: 

interno

Data:

 7 aprile 2002

Orario: 

14.10

Condizioni meteorologiche:

molto nuvoloso

Strumento:

Gann Hydromett RTU 600 con elettrodo attivo RF-T e portaelettrodi ad infissione M20.

Rilevatore: 

Giambanco Francesca/Ferrari Matteo

Dati rilevati:


Temperatura Umidità

1 11,5°C  37=<2,5%
2 11,8°C  13,7=0,72% 
3 11,5°C  41=2,55% 
4 11,8°C  13,2=0,65%
5  11,8°C   20,3=1,25%
6 11,7°C  11,9=0,76% 
7 12°C  70=10% 

Considerazioni: 

Rispetto al primo monitoraggio, è stato possibile registrare i valori di u.r. per tutti i punti della parete (la maggiore umidità dell’aria ha consentito un’infissione più in profondità degli elettrodi).Nonostante la differenza di temperatura tra la prima e la seconda rilevazione sia decisamente sensibile (dell’ordine di 10°C), i valori di u.r. non hanno subito particolari incrementi, ad eccezione della base della torre campanaria (punto 7). In questo caso, infatti, la disparità tra le due misurazioni è tale (1,8% di u.r. il 2 aprile a fronte del 10% attuale!) da far pensare ad un errore di registrazione. Una terza rilevazione aiuterebbe sicuramente a capire la situazione termoigrometrica di questa zona.

Confrontando tutte le informazioni raccolte nel corso della campagna di monitoraggio dell’umidità, la prima riflessione utile è che, nel corso dei mesi autunnali e invernali, la chiesa di San Vito di Morsasco raggiunge una sorta di equilibrio termoigrometrico, adattandosi a valori ambientali non ottimali, ma comunque costanti nel tempo. È nel periodo primaverile, invece, che si verificano le variazioni più sensibili, con scarti di temperatura tra il giorno e la notte decisamente superiori. Queste rapide e ripetute fluttuazioni delle grandezze fisiche sottopongono il manufatto ad una situazione di stress tale da innescare nuovi processi di degrado e da accelerare quelli già in atto.
L andamento nel tempo e la distribuzione delle chiazze umide sulle strutture murarie dell’edificio mostrano che la presenza di umidità è provocata da molteplici fattori, spesso interrelazionati tra loro. Naturalmente, il problema maggiore è dato dal ripetuto ciclo di bagnatura ed asciugatura cui molte zone sono soggette, ma, senza dimenticare che è molto difficile distinguere con esattezza le varie cause di degrado legato all’umidità, si possono fare alcune utili considerazioni un po più dettagliate. Innanzi tutto, le parti a diretto contatto col terreno subiscono i danni legati all’umidità di risalita, acuiti dal relativo spessore murario della costruzione. Le pareti esposte a nord sono tipicamente le più colpite, mentre, in quelle rivolte a mezzogiorno, la maggiore esposizione ai raggi solari facilita l’evaporazione dell’acqua.
Le basi delle murature, inoltre, sono soggette a fenomeni di condensa, come pure le zone alte delle pareti interne, dove la ventilazione è ridotta e, in molti casi, decisamente insufficiente. In genere, la muffa è presente su tutte le mura interne e l’umidità di condensa si manifesta con le larghe zone bagnate a chiazze, che, nelle giornate più calde e secche, tendono a scomparire. L acqua piovana è sicuramente responsabile dell’estesa e ripetuta bagnatura delle pareti interne del campanile, la cui sommità non è in alcun modo protetta. Analogamente, il dissesto quasi completo della copertura della chiesa agevola indubbiamente la penetrazione dell’acqua sull’estradosso delle volte e nella sommità delle cortine murarie, dall’esterno. Essa è inoltre la causa principale delle lunghe macchie scure del prospetto sud.
 
 

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