Tavoli e tavolini

Tavolino da gioco Napoleone III

Stile e cenni storici


Il tavolino  è un bell’esemplare francese della  seconda   metà dell’Ottocento in stile Napoleone III.

Secondo la produzione in questo periodo gli stilemi si rifanno ad una rivisitazione dello stile Luigi XIV, con richiami alla tecnica Boulle.

Approfondimenti:  Lo stile Napoleone IIIRestauro di un Tavolo Napoleone III di Villa la Petraia

Descrizione

Il tavolino ha il  piano con profilo mosso sui tre lati, il lato diritto, serve per l’apertura a libro del piano. Poggia su gambe a sezione quadrangolare, anch’esse mosse a cabriolet. (vedi immagine di copertina)

Il piano è in tartaruga con colore predominante bordò maculato di nero (così come le fasce e le parti esterne delle gambe), ha  intarsi in ottone a volute e fogliame. Al centro del piano è raffigurata una divinità. Sia gli intarsi a volute con motivi floreale , a foglie larghe, sia la divinità sono bordate sul margine per marcare ed esaltare i profili e sfumature.

L’ area intarsiata del piano è delimitata da un filetto in ottone che corre intorno a tutto il profilo ad una distanza di circa 2 – 3 cm dal bordo. Il bordo e colorato di nero fumo.

Il piano del tavolo, ruota per 90 gradi attorno ad un perno fuori asse formato da dado e bullone, permettendo così l’apertura a libro  con il ribaltamento sulla parte che, nella rotazione, è rimasta scoperta.  Sulla parte scoperta dalla rotazione del piano, trova posto un vano porta carte e accessori da gioco.

rst_040_h
Il tavolino aperto

Una volta aperto, il piano presenta un  grande ovale  al centro in velluto nocciola bordato da un filetto in ottone lavorato. La parte del piano perimetrale, al di fuori dell’ovale è di colore nerofumo con intarsi in ottone a motivo floreale. Tutto il bordo del piano sullo spessore è ricoperto da una modanatura in bronzo finemente cesellata con motivi geometrici e ripetitivi.

Le fasce, anch’esse intarsiate in ottone con gli stessi motivi del piano, sono con  il  profilo inferiore mosso  e le due più lunghe hanno, nel centro, nella parte più ampia, un mascherone di satiro in bronzo dorato che poggia su di un supporto circolare in legno dello spessore di mezzo centimetro colorato anche questo in nero fumo.

Le gambe mosse, hanno i medesimi motivi intarsiati solo nella parte esterna del sostegno. La parte interna è colorata di nero fumo.

Sui quattro spigoli delle fasce sono applicati dei bronzi che coprono lo spigolo fino a prendere la parte superiore della gamba. Tutto  lo spigolo della gamba è protetto da un filetto in ottone lavorato con motivi geometrici che scende fino al piede per terminare nel punto in cui iniziano i quattro bronzi (scarpette) di protezione .

rst_040_c
pregevole maschera cesellata

Sulle due fasce, nel senso del lato lungo, sono applicati due bronzi raffiguranti il volto di un elfo molto ben curato nella cesellatura. 

Stato di conservazione e precedenti interventi di restauro

Lo stato di conservazione  non è uniforme per tutto il tavolo: infatti il piano del tavolo, quando questo è chiuso, si presenta in pessime condizioni, molti intarsi in ottone sono staccati, altri mancanti. In alcuni punti il piano è mancante della stuccatura e copertura in tartaruga. Il piano interno, visibile quando il tavolino viene aperto, è in buono stato di conservazione, e non necessita di alcun intervento particolare.

Le fasce e la parte esterna delle gambe sono in uno stato discreto, anche se alcuni intarsi in ottone risultano staccati. In questa parte del tavolo, la parte messa peggio risulta essere la rifinitura, in quanto, il sottile strato superficiale di tartaruga è finemente screpolato.

I bronzi sono in buone condizioni e necessitano solo di una buona pulita.

Manca un filetto che borda la parte superiore di una delle fasce più corte, inoltre è interrotta per un paio di  centimetri la bordatura dello spigolo frontale di una gamba.

Sono evidenti interventi di restauro precedenti finalizzati all’incollaggio dell’ottone o stuccature in punti dove la superficie in tartaruga è andata persa.

Intervento di Restauro

Poiché, come si è detto, l’interno del piano e delle gambe, sono in condizioni buone, tali da non richiedere particolari interventi, il lavoro da eseguire sarà concentrato prevalentemente sulle restanti parte.

Smontaggio dei bronzi

I bronzi sono tutti fissati tramite chiodi. Vengono rimossi i mascheroni, le strisce di profilo delle gambe, scarpette e copri – fasce.  Non conviene rimuovere la modanatura che riveste lo spessore del  piano in quanto è possibile pulirla in sede  senza impedire un agevole lucidatura finale. Mentre i mascheroni conservano ancora una bella doratura a mercurio,  i restanti bronzi l’hanno persa praticamente tutta.

Pulizia dei bronzi

 I bronzi vanno puliti con una miscela di essenza di trementina addizionata con qualche goccia di olio paglierino. Si usa uno spazzolino (normalissimo spazzolino da denti con setole sintetiche)  col quale si riesce a raggiungere e pulire anche i sottosquadri. Si asciugano, rimovendo lo sporco che si è ammorbidito con un batuffolo di cotone. Non conviene usare la paglietta per due ragioni: si rischia di ottenere una pulizia non uniforme, in quanto i numerosi sottosquadri risulterebbero inaccessibili ed infine la verrebbe asportata la patina.

Riparazione dell’intarsio:

La riparazione dell’intarsio in ottone è l’operazione che ha richiesto più tempo e tanta pazienza data la delicatezza e precisione che richiedeva il lavoro.

rst_040_e
Intarsio mancante

Si è dovuto procedere per far fronte a due diversi problemi dovuti o alla mancanza o al distacco dell’intarsio.

Nuovi intarsi: Dove l’intarsio era mancante, per prima cosa ho accuratamente ripulito con un bisturi la sede dell’intarsio, seguendo il contorno della sede rimuovendo sia lo sporco accumulato che la vecchia colla. Il problema riscontrato in questa operazione è dovuto al fatto che i contorni della sede che ospitano l’intarsio non sono perfettamente definiti in quanto in alcuni punti si è avuto distaccamento dello stucco e della sottile lamina di tartaruga. Per la realizzazione delle parti mancanti, ho acquistato un lamierino di ottone dello spessore di 0,2 mm come quello  usato in nell’originale. Con carta da lucido ho rilevato i contorni delle parti da ottenere. Poiché il piano scuro del tavolo, non permetteva di far risaltare nel ricalco i contorni della sede che quindi risultavano difficilmente rilevabili, ho pensato di riempire questa con polvere di gesso di Bologna. Una volta rilevati i contorni sulla carta  lucida l’ ho  incollata sul lamierino e poi l’ho rifilata con l’ausilio di seghetto da traforo e forbici. Poi con limette da ferro arrotondate e diritte ho rifinito i profili. Prima di incollarlo ho dovuto verificare con prove successive che l’elemento ottenuto incastrasse nella sede a filo col piano senza sporgere.

Sono passato poi ad incollarlo utilizzando colla garavella mettendo in pressione con un listello morsettato sui due lati del piano. In questa procedura i margini di correzione non sono eccessivi, eventualmente si riesce ad intervenire con un ferro da stiro caldo, in modo che sciogliendo leggermente la colla si riesce poi a posizionare più esattamente l’intarsio. Una volta che la colla ha fatto presa, sono passato ad incidere i contorni del nuovo intarsio, cercando di replicare quelli di un elemento corrispondente,  per poi colorare la linea incisa con inchiostro a china al fine di rendere il nuovo pezzo aggiunto più simile a quello originale. Mi sono resi conto di come l’artigiano che ha fatto il tavolino sia stato alquanto preciso nella realizzazione di questi intarsi, in quanto la difficoltà a replicarli è stata notevole.

Vecchi intarsi: per il l’incollaggio dei vecchi intarsi che si erano scollati, si sono affrontati due diversi problemi dovuti o alla deformazione dei pezzi scollati o all’eccessivo sporco della sede che non permetteva la perfetta adesione del pezzo. In entrambi i casi per la soluzione mi sono visto costretto a scollare il pezzo fino ad un punto in cui sarebbe stato possibile tagliarlo. Tagliato il pezzo, è stato poi più semplice raddrizzare le parti deformate e ripulire la sede. A questo punto ho incollato il pezzo nella propria sede utilizzando il metodo usato per il reintegro delle parti mancanti.

Altre parti scollate hanno dato meno problemi e si sono risolte scaldando la parte col ferro da stiro al fine di sciogliere e ravvivare la vecchia colla (queste erano appena scollate e sul margine non c era lo spazio sufficiente ad inserirsi con un ago per iniettare nuova colla). Altre parti ancora , erano appena sollevate, ma a sufficienza per poter iniettare nuova colla.

Sugli intarsi delle fasce e delle gambe non sono state necessarie nuove reintegrazioni, ma solo il reincollaggio di parti scollate.

Frammentazione della lamina di tartaruga: Il problema della frammentazione della lamina di tartaruga si è riscontrato maggiormente sulle fasce e gambe rispetto al piano. In pratica, si riscontrava parte della superficie di tartaruga frammentata con  micro-screpolature e si notava che con una leggera pressione, la parte risultava anche distaccata. Il tentativo di reincollarla con ferro leggermente caldo non ha dato esito positivo. Era impensabile staccarla per poi incollarla in quanto si sarebbe talmente frammentata da non essere più recuperabile. Allora ho pensato di diluire sufficientemente della colla vinilica  per poterla fare penetrare in queste micro-screpolature. Una volta posata sulla superficie ,messa in piano, ho aiutato la penetrazione della colla lavorandola col polpastrello fino a quando mi è parso che le parti sollevate fossero tutte bagnate sotto superficie dalla colla. Ho poi lasciato asciugare.  La cosa ha funzionato bene, anche se l’uso di colla vinilica mi ha fatto venire qualche scrupolo, ma non mi pareva ci fosse altra strada.

Stuccatura: Il piano ed in minor parte le fasce e le gambe hanno evidenti parti in cui la tartaruga e lo stucco sottostante sono mancanti. Il  piano è formato da uno strato di stuccatura di colore bordò predominante maculato di nero, sopra a questo è incollato un sottile strato di tartaruga. Non è possibile ripristinare la tartaruga in quanto non si trova più in commercio e l’uso di questa è comunque  vietato dalla legge. Pertanto l’unica  soluzione accettabile è quella di limitarsi a stuccare le parti che lo necessitano. Per ottenere lo stucco bordò ho utilizzato gesso di Bologna e ossido in percentuale 1 a 4. Ho usato parecchia colla e un po d’acqua per riuscire ad ottenere uno stucco che, una volta asciutto , fosse sufficientemente  tenace. Questo mi ha costretto ad eseguire più rasature in quanto tendeva spesso a screpolare con l’essiccazione.

Coloritura: E stato necessario ridare la tinta nera sul bordo del tavolo, sul lato  a vista col piano chiuso. Per ottenere la tinta nera, è stato usato del nerofumo diluito in alcool in proporzioni tali da ottenere la minima fluidità. Sono state necessarie diverse mani. Ogni volta ho fatto asciugare bene la tinta, poi l’ho spagliettata con paglietta d acciaio finissima, ripassando poi la mano successiva. Dopo circa 4 mani finalmente la tinta è parsa uniforme e ben coprente.

Lucidatura: Il tavolino è stato lucidato con sette  mani di  gommalacca facendo trascorrere tra  ognuna almeno 24 ore. Quando ho iniziato con la quarta  mano e poi per le successive, ho usato una soluzione maggiormente diluita rispetto alle precedenti al fine di ottenere una maggiore brillantezza.

Montaggio dei bronzi: Ultima operazione è stata il rimontaggio dei bronzi che sono stati inchiodati utilizzando gli stessi chiodi. Prima di rimontare i bronzi, con piccole schegge di legno sono stati chiusi i fori precedenti per assicurare poi una migliore tenuta dei chiodi che sarebbero stati posizionati negli stessi fori.

Approfondimenti: Intarsio in metallo

Riporto, come approfondimento, alcune note tratte da un vecchio libro di restauro

L’ intarsio scollato in ottone è uno dei lavori più difficili. Quando arriva il pezzo, di solito il metallo si  è deformato o rotto ed il legno nel quale era incastrato si è ristretto fino  a non contenerlo più.

ll primo passo consiste nell’estrarre il metallo usando un cuneo sottile, ad esempio un coltello a paletta, altrimenti la stiratura  verso l’alto rischia di piegarlo. Bisogna stare attenti perchè la maggior parte del metallo è molto dolce. Una volta tolte le parti in metallo bisogna eliminare lo sporco dalle scanalature usando uno scalpello stretto (io mi sono trovato bene con un bisturi che permetteva di seguire meglio i profili della scanalatura ndr). Ora si raddrizzandole pieghe e le deformazioni. In casi gravi è meglio asportare tutta la parte piegata, se necessario segandola con un seghetto da gioielliere.La si raddrizza e si prova nuovamente l’incastro.  E molto probabile che si debba intervenire per permettergli di adattarsi: si dovrà rifilare il metallo o il legno, soprattutto se si tratta di un  intarsio molto lavorato. A questo punto si reincolla l’intarsio. L’ adesivo più forte per questi usi è il Bostik, seguono adesivi liquidi. La colla a caldo è sconsigliata.

(Io ho preferito usare la colla a caldo per gli intarsi di ampiezza maggiore. Non vedo infatti quali controindicazioni abbia l’uso di questa colla  da sconsigliarne l’uso. Ho utilizzato il Bostik solo in casi limitati, per fermare alcune estremità di intarsi che risultavano essere minimamente staccati e per i quali non era conveniente aumentare lo scollaggio per poter intervenire con la colla a caldo. ndr) . 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »