Canterani intarsiati della seconda metà del XVII secolo. Parte II
Continuiamo con questo articolo l’analisi dei canterani intarsiati della seconda metà del XVII secolo. Questa volta spostiamo il focus all’area veneta ed emiliano-romagnola
Fonte: Antiqua Nuova Serie – autore: Andrea Bardelli
Nella prima parte a cui si rimanda abbiamo presentato mobili di provenienza veronese, trentina, bresciana e mantovana, identificando un una sorta di linguaggio comune idealmente riconducibile alle sponde del Lago di Garda.
Canterani a Verona e in Friuli
Confidavamo di aver completato la gamma dei cassettoni intarsiati veronesi e di poter capitalizzare questa esperienza affrontando un cassettone segnalatoci nell’ambito della rubrica L’Esperto risponde [Figura 1].

Nonostante alcuni particolari, giudicati in un primo momento irrilevanti, come le particolari “unghiature” praticate sui dentelli sotto il piano e una cartella esagonale intarsiata al posto di quella rettangolare sui cassetti, si era pensato di considerare veronese anche questo mobile. Tuttavia, il cassettone pubblicato da Tito Miotti nel 1990 ci induce a riconsiderare seriamente la questione (Miotti 1990 p. 116 n. 78) [Figura 2].

Le cartella intarsiate che in questo mobile hanno forma ellittica o circolare – mentre nel precedente sono, come visto, ottagonali o esagonali – ma il disegno dell’intarsio è identico. A parte l’indiscussa competenza e conoscenza del suo territorio di Miotti, altri dettagli come le cosiddette “orecchie” intagliate lungo lo spigolo anteriore del mobile e la vistosa “bavaglia” parlano indiscutibilmente friulano.
Precisiamo che nel mobile di Figura 1, che abbiamo avuto modo di esaminare attraverso un repertorio fotografico molto accurato, non vi sono testimonianze (fori, ecc.) della presenza di orecchie o di bavaglia.
Canterani in Emilia
Nella Parte I di questo studio si era detto che i mobili mantovani, assai simili a quelli classificabili come veronesi, potevano aver fatto da sponda alla diffusione di questo genere in Emilia.
Mostriamo a questo proposito un cassettone che potremmo con relativa tranquillità collocare tra Verona e Mantova [Figura 3, Approfondisci ] e metterlo a confronto con un altro cassettone, del quale disponiamo solo di una brutta immagine [Figura 4].


L’impaginazione della fronte, il bordo del piano e il disegno delle formelle intarsiate sono pressoché identici; variano il fianco (intarsiato nel primo, liscio nel secondo) e, soprattutto i piedi; mentre nel primo il piede è quello “a doppio arco” che troviamo a Verona, Mantova e Brescia (talvolta anche a Bergamo), nel secondo il piede è tipicamente emiliano [Figura 4 bis].

Purtroppo, non conosciamo il legno di costruzione di entrambe (plausibilmente pioppo), ma possiamo azzardare per il mobile di Figura 4 – definito emiliano dall’antiquario che lo proponeva – una provenienza tra Reggio e Modena. Per contro, il mobile di Figura 3 compariva nel carnet di un antiquario modenese che sa il fatto suo e che lo collocava a Verona; curiosamente, ci limitiamo a registrare che questo mobile reca bocchette tipicamente emiliane.
Riscontriamo un piede molto simile a quello del mobile di Figura 4 in un cassettone che presenta formelle intarsiate allo stesso modo, anche se qui prive del listello di raccordo sotto le maniglie [Figura 5]. Una peculiarità che riconduce il mobile all’Emilia e il bordo del piano decisamente aggettante sui lati.

Che il gusto per l’intarsio floreale all’interno di riserve geometriche sia attecchito anche in piena terra emiliana è dimostrato da alcuni mobili che possono essere assegnati plausibilmente a specifici artefici emiliani. Valga per tutti l’esempio del cassettone attribuito Vincenzo Biazzi di Zibello (Pr) [Figura 6].

Vincenzo Biazzi è stato attivo all’inizio del XVIII secolo inducendoci a una riflessione: ogniqualvolta è possibile risalire a un artefice, scopriamo che la datazione convenzionale di questi mobili – che pure abbiamo deciso di conservare nelle didascalie – non coincide quasi mai con l’epoca effettiva di esecuzione dei mobili in discorso, per cui la maggior parte di essi andrebbe datata non alla seconda metà del XVII, bensì entro la metà di quello successivo.
Canterani a Padova
Torniamo in Veneto mostrando un cassettone che Clara Santini attribuisce alla Bassa Padovana, “in una zona di osmosi con il limitrofo territorio veronese” [Figura 7].

Secondo l’autrice, sono i piedi intagliati, caratterizzati da un volto al centro di volute, a suggerirne la provenienza. Purtroppo, non abbiamo trovato confronti in altri esemplari noti. Ci limitiamo ad osservare che l’idea di una testina intagliata al centro di volute, più spesso di piedi ferini divaricati, è rintracciabile in altre zone del Veneto.
Si veda, ad esempio, un bancone da sacrestia del 1621 nella chiesa di S. Stefano a Venezia (Alberici 1980 p. 98 n. 130) oppure un cassettone che la stessa Santini pubblica come vicentino (Santini 1999 p. 87 n. 167) [Figura A].

Per altro, alcuni elementi che compaiono nel cassettone di Figura 7, come la riserva intarsiata centrale ellittica e quelle laterali semi-ellittiche raccordate da un listello intarsiato, nonché lo spigolo anteriore del fianco decorato con un listello modanato – solo per citarne alcuni – sono riscontrabili proprio nella produzione veronese illustrata nell’articolo precedente (ivi, in particolare, Figure 6 e 16).
Canterani a Treviso o Belluno
Da Clara Santini traiamo un’altra, precisa indicazione di provenienza a proposito di un cassettone attribuito alla zona di Treviso o Belluno (Santini 1999 p. 92 n. 178) [Figura 8].

Se la Santini ha ragione, possiamo attribuire al medesimo ambito trevigiano o bellunese un cassettone passato in asta nel 2004 [Figura 9]
Ciò che caratterizza questi mobili è il tipo di intarsio, simmetrico e stilizzato [Figura 9a], ma soprattutto il tipo di piede.


Ritroviamo lo stesso piede – o almeno un piede molto simile – in un cassettone che Graziano Manni pubblica nel suo libro del 1994 sugli arredi padani collocandolo nella Bassa Padana, specificando che il tipo di intarsio “riprende motivi di decoro dell’area bergamasca” (Manni 1994 p. 70 n. 77) [Figura 10].

La questione è assai spinosa, tuttavia, pensiamo che nel mobile di Figura 10 il carattere veneto prevalga su quello lombardo, sebbene, come vedremo alla fine, gli influssi lombardi siano percepibili
Non mi riferisco però ai piedi, benché l’ebanisteria bergamasca ne annoveri di simili.
Si veda il confronto tra il piede del cassettone di Figura 9 e quello di un cassettone tipicamente bergamasco (nota 4).


Come si può notare, l’idea è la medesima ma l’esecuzione è diversa.
Si ripropone semmai il dilemma, mai risolto, dei rapporti tra mobile bergamasco e mobile friulano o bellunese di cui ci siamo occupati in varie occasioni.
Canterani a Bergamo
E Bergamo, quindi?
Nel precedente articolo avevamo annunciato che avremmo trattato anche la declinazione bergamasca e valtellinese di questa tipologia di mobili.
Purtroppo, la ricerca nel frattempo perfezionata non ha consentito di ottenere risultati soddisfacenti, ed è pertanto solo come ipotesi di lavoro che presentiamo alcuni esemplari.
Il primo è un cassettone in collezione privata che da tempo immemore appartiene a una famiglia bergamasca e che mostriamo nell’ambiente che lo ospita [Figura 11].

A parte i piedi a mensola che potrebbero essere stati sostituiti, sulla fronte di ciascun cassetto notiamo un intarsio filiforme assai stilizzato all’interno delle cartelle e, nello spazio che le intercala, due formelle a rilievo “diamantate” in massello di noce che avevamo rilevato negli esemplari bresciani.
Troviamo un intarsio pressoché identico (qui meglio rilevabile nonostante la qualità non buona dell’immagine) e le stesse formelle a rilievo in un cassettone passato sul mercato antiquario [Figura 12].

A scompaginare le carte, vediamo però anche due piedi del tipo a mensola con riccioli che si aprono simmetricamente sui lati, nonché la “bavaglia” intagliata che li raccorda, particolari già rilevati, in ordine sparso, in alcuni esemplari veronesi e mantovani presentati nella Parte I di questo studio. Questo tipo di piede e ancor più la bavaglia sono inusuali in ambito bergamasco.
Registriamo però piedi simili in un cassettone conservato presso l’Accademia Tadini di Lovere (Bg), nel quale compaiono anche le cartelle diamantate. Ciò non significa che sia bergamasco o bresciano, solo per il fatto che si trovi sul Lago d’Iseo [Figura 13].

Un ultimo caso per rimettere tutto in discussione
Non appena si pensa di aver raggiunto qualche risultato, ecco apparire l’esemplare che pare fatto apposta per rimettere tutto in discussione. Si veda, ad esempio, un cassettone proposto sul mercato come veneto, più precisamente come veronese [Figura 14].

Come dobbiamo ragionare?
L’organizzazione della fronte, incentrata su un cassetto basso sotto il piano e tre cassetti sottostanti più grandi, rimanda decisamente al cassettone di Figura 10, ma anche ai cassettoni tra Brescia e Verona di cui alla Parte I (ivi Figure 7, 8 e 9).
Il bordo anteriore del fianco è decorato con la stessa fettuccia a tasselli chiaro-scuri che scontorna ciascun cassetto e le relative cartelle, come nel cassettone di Figura 10, dettaglio che abbiamo notato anche in un cassettone veronese pubblicato nella Parte I (ivi Figura 3). Il piede ricorda molto da vicino i piedi dei cassettoni veronesi, ma alla corolla da cui si dipartono volute vegetali è stato sostituito un inedito motivo diamantato.
Lo stesso motivo caratterizza le formelle a rilievo su cui sono fissate le maniglie che, come sappiamo, rimandano a Brescia (e a Bergamo).
Quanto precede contribuisce a ricondurre il mobile in un ambito territoriale che possiamo collocare idealmente tra le alte valli lombarde e l’Alto Garda.
Conclusioni
Tra poche certezze e molti dubbi, anche con riferimento alle zone geografiche trattate in questa seconda parte, non possiamo che ribadire quanto sostenuto nella prima.
Ai fini della classificazione di questi mobili è necessario usare molta prudenza e procedere per analogie e confronti, facendo leva su alcuni esemplari di provenienza certa oppure sulle conclusioni a cui è pervenuta la letteratura sul mobile regionale (dopo averla sfrondata da alcune inevitabili imprecisioni e tesi superate).
Per quanto riguarda alcuni aspetti tecnici da considerare, segnatamente il tipo di legno di struttura impiegato che, come abbiamo detto più volte, può costituire un argomento decisivo, tutto il Veneto e Bergamo prediligono l’uso dell’abete con assi poste in orizzontale, mentre l’Emilia usa preferibilmente il pioppo con assi in verticale.
Bibliografia
G. Cirillo- G. Godi, Il mobile a Parma fra barocco e romanticismo, Banca del Monte di Parma, Parma 1983.
T. Miotti, Nobiltà del mobile friulano, Del Bianco Udine 1990.
-C. Alberici, Il mobile veneto, Electa, Milano 1980.
-G. Manni, Antichi arredi in area padana, Artioli, Modena 1994.
-C. Santini, Mille mobili veneti I (Vi, Tv, Bl), Artioli, Modena 1999.
-C. Santini, Mille mobili veneti II (Vr, Pd, Ro), Artioli, Modena 2000.








