Pianoforte verticale G. Mola

Domanda

Gentile Maestro Rogledi,

mi piacerebbe sapere l’anno di costruzione di un piano verticale marca G. Mola, n° 12039 (riportato sia sul frame posteriore in legno, sia visibile in rilievo sull’arpa in ghisa, vicino al somiere).
Sarei anche curioso di ritrovare delle informazioni sul costruttore che, dal poco che so, era un apprezzato organaro che ha operato a cavallo del secolo.
Può indicarmi eventualmente dei libri o biblioteche dove potere fare ulteriori ricerche sul Mola e gli strumenti da lui costruiti?

Ringrazio per la disponibilità e La saluto cordialmente.

Luigi

Risposta

Gentilissimo Sig.Luigi,
la ditta “Cav.G.Mola,Torino” è stata fondata (come impresso anche sui telai) nel 1862.
Torino negli anni a partire dal 1850 circa, era la città con il più alto numero di fabbriche di Pianoforti in Italia. Alcune di loro piuttosto affermate a livello nazionale; Colombo, G.Fea, Roeseler, Forneris, Berra, Aymonino e soprattutto Steinbach.
Se ne contavano una quindicina circa.
La stragrande maggioranza di esse è riuscita a rimanere sul mercato, con quote significative, soltanto fino alla fine dell’ottocento. Per svariate ragioni, (delle quali presto parleremo diffusamente negli articoli dedicati alla storia del pianoforte) i produttori nazionali dovettero cedere il passo alla concorrenza straniera. Le loro quote di mercato divennero così sempre più risicate.
La ditta Mola non fece eccezione in questo, anche se senza dubbio produsse strumenti di buona qualità, sicuramente sopra la media. Ebbe il più vasto stabilimento italiano dell’epoca.
Mi risulta la produzione di Pianoforti, Organi, Armonium, e in proprio le meccaniche per Pianoforti, anche per altri costruttori.
La numerazione della ditta Mola è piuttosto critica, più volte ripresa e rettificata, è fonte di qualche dubbio.
La matricola da Lei indicata potrebbe molto probabilmente riferirsi all’anno 1897.
La mia “storia” di restauratore ne conta 1 esemplare, opus 15271, ricostruito (letteralmente l’anno scorso.
Del Pianoforte “G.Mola” posso elogiare il “corpo” sonoro, abbastanza profondo, una piastra in ghisa ben disegnata e dimensionata. Nota assai dolente purtroppo è la meccanica; davvero disagevole per l’esecutore, ruvida nel tocco e molto particolare nella realizzazione e nel funzionamento, al di fuori dai canoni tradizionali.
Uno strumento nel complesso elegante, di estetica sonora tipicamente italiana.

Cordiali saluti,
Stefano Rogledi

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