Studio e restauro di un abito da sera degli anni ‘20 in crêpe di seta con perline

Fonte: Viktoria Calore

Problematiche di un intervento di restauro conservativo tessile.

Premessa

Questo restauro mi sta a cuore poiché è stato il manufatto che mi ha permesso di completare il percorso di studi presso il Centro di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Reggia di Venaria” a Torino e ottenere la qualifica di restauratrice.
Ho deciso di renderlo pubblico per mettere in luce tutte le problematiche riscontrate e le difficoltà affrontate durante le varie fasi di intervento a cui l’opera è stata sottoposta.
Prima di iniziare con la divulgazione e la spiegazione della metodica sviluppata è bene soffermarsi su alcuni aspetti per poter comprendere a fondo l’opera.

Scheda tecnica
Figura 1. Fronte dell’abito prima di essere sottoposto al restauro
Figura 1a. Retro dell’abito prima di essere sottoposto al restauro

Si tratta di un abito che proviene dai Musei Civici di Modena e risale agli anni ’20 del Novecento. È stato realizzato mediante l’impiego di un tessuto in crêpe de Chine in seta blu e ricamato con perline. È un abito da sera di forma tubolare con maniche diritte fino al gomito, pervenute staccate.
La decorazione a perline è presente solamente nella parte bassa dell’abito e delle maniche secondo un modulo a giglio, che si sviluppa in altezza e si ripete lungo l’asse orizzontale intervallato da sottili fasce verticali. Ogni fascia termina con un decoro a foglia, al suo interno le perline sono posizionate in modo da formare linee sinusoidali.
Sul davanti inoltre, le perline sono presenti in due linee verticali che congiungono il decoro del bordo inferiore alla fascia corrispondente al giro collo anch’essa in perline. La tecnica adoperata per il ricamo, prende il nome di “Lunéville”, ed era una delle tecniche maggiormente utilizzata in quegli anni per ornare abiti dell’alta moda.
Il nome deriva dalla piccola città francese della Lorena dove si sarebbe sviluppata. I disegni, venivano eseguiti sul rovescio a telaio su leggerissimi tessuti come l’organza, le perline o le paillettes venivano successivamente fermate con punti a catenella visibili solamente sul rovescio.
La presenza del ricamo solamente sulla parte inferiore dell’abito e delle due maniche permette, grazie al peso dato dalle perline, la caduta del tessuto in maniera lineare senza recare deformazioni indesiderate (vedi fig.1).
Questa caratteristica corrisponde alle esigenze stilistiche della moda di quegli anni.

Accenno storico-artistico

Siamo nel periodo in cui si ebbero le prime scoperte nel campo della scienza e dell’industria. In particolare, i maggiori cambiamenti si ebbero con la prima guerra mondiale che favorirono l’accelerazione dell’emancipazione femminile. Ci fu un incremento del vestiario poiché occorrevano più vestiti per i diversi momenti della giornata.
Dovevano inoltre essere comodi e semplici, adeguati all’uso che ne erano destinati e di conseguenza permettere maggiore libertà di movimento. Il vestito diventò un tubo, più o meno stretto, con un’apertura in fondo per le gambe, una più piccola in alto per la testa, e due piccoli tubi applicati ai lati per le braccia.

Figura 2. Esempi di abiti da sera degli anni ’20 del
Novecento. Abiti dalla forma semplice arricchiti con
strass, paillettes, jais etc.


La moda femminile degli anni Venti aveva un’aria decisamente mascolina: non seguiva più le forme burrose e naturali del corpo ma ne faceva sparire la femminilità e ciò contribuì all’abolizione dell’uso del corsetto. In quegli anni si abbassò il punto vita dei vestiti fino all’altezza dei fianchi, seno piatto e fianchi stretti. Inoltre la moda iniziò a seguire gli sfarzosi ritmi dei balli, pranzi di gala e soggiorni in residenze aristocratiche. Le gonne si accorciarono lasciando intravvedere il ginocchio e gli abiti da sera furono interamente ricoperti da paillettes, strass, jais etc. Si preferirono tessuti dall’aspetto leggero, trasparente quali l’organza, il crêpe di seta in tutte le sue consistenze e lavorazioni, in grado di soddisfare il bisogno di avere ampiezze e linee sempre morbide.
La maggior parte degli abiti da sera, essendo realizzati con tessuti molto sottili e trasparenti richiedevano sempre l’uso della biancheria, di una sottoveste spesso dello stesso colore dell’abito. Essa si presentava con scollo totale e spalline sottili con vita alta o bassa in base al modello dell’abito. Ogni vestito era abbinato alla propria sottoveste e non potevano essere scambiati.
Figura 2. Esempi di abiti da sera degli anni ’20 del Novecento. Abiti dalla forma semplice arricchiti con
strass, paillettes, jais etc.

Stato di conservazione

Al momento del primo rilevamento l’opera si trovava in uno stato di degrado avanzato che ne rendeva difficile la manipolazione e la fruizione. Presentava un deterioramento per lo più strutturale che si era manifestato mediante la formazione di ampie lacerazioni lungo il giro collo e il giro manica provocando il distacco di queste.
Sul retro inoltre era evidente un grosso taglio orizzontale che si estendeva da una parte all’altra della superficie.
Questa tipologia di degrado è in gran parte dovuta a stress meccanici (trazioni e flessioni), causati dal peso eccessivo delle perline.
Oltre a ciò, l’opera manifestava numerose pieghe e grinze. Questo potrebbe essere dovuto alla recente conservazione in quanto era stato piegato e conservato all’interno di una scatola non idonea. È doveroso aggiungere che il tessuto essendo molto leggero e trasparente si dimostra particolarmente propenso a stropicciarsi.
La struttura tessile nell’insieme si presentava fragile e indebolita a causa dell’avanzamento del processo di depolimerizzazione della seta, creando con il tempo la formazione di danni irreversibili. Inoltre, ogni volta che la superficie veniva manipolata, la seta tendeva a sfibrarsi sotto forma di piccolissime fibrille.

Figura 3. Fotografie dettagliate su alcune tipologie di degrado
Figura 3a. Fotografie dettagliate su alcune tipologie di degrado
Figura 3b. Fotografie dettagliate su alcune tipologie di degrado


Anche le maniche si trovano in condizioni critiche a livello strutturale. In una delle due era rimasta solamente la parte che ospita la decorazione, andando a deteriorarsi la parte che ne permetteva il suo inserimento all’abito nonché “pala”. Anche qui si sono riscontrate le stesse entità di degrado analizzate precedentemente sull’abito. Figura 3. Fotografie dettagliate su alcune tipologie di degrado
Figura 4. Esempi di degrado riscontrati sulle due maniche

Figura 4. Esempi di degrado riscontrati sulle due maniche
Figura 4a. Esempi di degrado riscontrati sulle due maniche

Intervento di restauro

In previsione dell’intervento di restauro e per lo studio della tecnica esecutiva sono state effettuate diverse indagini diagnostiche invasive e non per il riconoscimento dei materiali in opera.
Il piano diagnostico-scientifico si è reso indispensabile, nello sviluppo del progetto d’intervento, poiché ha permesso di effettuare scelte operative che hanno consentito di avere una visione completa dell’opera, integrando significativamente le informazioni disponibili prima del restauro.
Il programma dell’intervento è stato finalizzato alla conservazione del manufatto nella sua autenticità, rispettando quindi la trasparenza del tessuto originale, in modo da ripristinarne la leggibilità e tutelare la materia tessile dal processo di deterioramento. La scelta metodologica è stata difatti valutata tenendo in considerazione dell’istanza estetica del manufatto.
La fase iniziale dell’intervento ha previsto una prima pulitura fisica ad aria mediante micro-aspiratore, interponendo tra il tubo in silicone e la superficie tessile una bocchetta conica al fine di ottimizzare i parametri di aspirazione e garantire che l’operazione avvenga in piena sicurezza. Non è stata riscontrata la presenza di polvere ma elevate perdite del tessuto sotto forma di fibrille. Inoltre è stato osservato che il residuo di fibrille aumentava in prossimità delle zone degradate ovvero zone limitrofe a lacune, abrasioni e lacerazioni. Possiamo affermare che l’abito non presentava sporco particellare decoeso ma il tessuto si trovava in una situazione di estrema fragilità.
Segue la distensione delle pieghe distribuite su tutto il manufatto attraverso l’uso di una membrana semipermeabile chiamata Sympatex.

Figura 5. Pulitura meccanica ad aria
Figura 6. Umidificazione dell’abito
Consolidamento

A causa dell’elevata fragilità della struttura tessile dell’opera, è stato doveroso adottare un approccio che potesse permettere sia il consolidamento che il contenimento delle sue fibrille poiché queste si distaccavano non appena l’abito veniva sottoposto anche alle più piccole sollecitazioni e trazioni come le cuciture o semplicemente la manipolazione.
La soluzione più consona e appropriata proposta è stato l’intervento di consolidamento a sandwich. Questo trattamento permette di ancorare e stabilizzare il tessuto ormai frammentario tra due nuovi tessuti. L’oggetto appare così visibile attraverso i due tessuti che saranno semitrasparenti. Inoltre la struttura che si viene ad ottenere consente agevolazioni nella manipolazione.
I tessuti inseriti sono stati precedentemente sottoposti a diverse prove di trazione al fine di verificarne la resistenza sotto trazione e successivamente tinti per permettere di ottenere la tonalità cromatica della superficie originale nel quale verranno collocati.
Figura 5. Pulitura meccanica ad aria Figura 6. Umidificazione dell’abito

Nel nostro caso è stato deciso di inserire ad di sotto del tessuto originale l’organza non tinta in modo da non compromettere la trasparenza tipica dell’abito e allo stesso tempo assicurare struttura e resistenza meccanica al fragilissimo tessuto. Il supporto è stato fissato con filze verticali, parallele le une alle altre solamente nelle aree prive della decorazione a perline.
Per i punti di cucitura è stato scelto l’organzino di seta poiché si tratta di un filato molto sottile e ritorto costituito da due o più filati di seta grezza.
Difficoltà riscontrata è stata nel posizionarlo in dritto filo, rispettando l’armatura originale. Questo perché entrambi i tessuti hanno una buona elasticità che ne rendeva difficile il posizionamento.
In corrispondenza delle lacune è stato inserito un altro supporto avente duplice funzione, ovvero quello di chiuderle otticamente ridando struttura e ripristinare il modulo decorativo nelle zone trattate. Per questo tipo di operazione sono stati inseriti supporti localizzati in crêpe Georgette.
Ogni tessuto è stato ritagliato della misura della lacuna d’interesse, profilato a pennello con la Tylose e infine inserito nella zona desiderata con l’aiuto di apposite pinzette. Di seguito sono riportati alcuni esempi su come è stato eseguito il consolidamento con supporti localizzati su una delle due maniche.
Il consolidamento a sandwich si è concluso attraverso la copertura totale, ad eccezione della zona ricamata, con tessuto molto leggero in crepeline a protezione del fragilissimo tessuto.

Figura 7. Rilevamento del perimetro della
lacuna sul Melinex della zona da chiudere
Figura 8. Ritaglio e profilazione a
pennello con la Tylose
Figura 9. Inserimento del supporto e ripristino del
modulo decorativo
Figura 10. Dettaglio della chiusura della grossa lacerazione presente sul retro dell’abito. Si può osservare di quanto il tessuto sia
fragile
Figura 10b. Dettaglio della chiusura della grossa lacerazione presente sul retro dell’abito. Si può osservare di quanto il tessuto sia
fragile


Non si tratta di un vero e proprio consolidamento a sandwich poiché è stato inserito un ulteriore supporto tra i due previsti secondo questa tecnica. Possiamo dunque definire l’intervento eseguito in fase di restauro dell’abito come un ramo innovativo del consolidamento a sandwich, studiato appositamente per restaurare tessuti trasparenti.

Conclusioni

Dalle indagini diagnostiche è emersa la presenza di una buona percentuale di stagno sulle fibre di seta. Questo ci fa supporre che la seta fosse stata trattata con tale metallo al fine di appesantirla “seta caricata” o utilizzato come mordente per la tintura. Per questo motivo che l’abito si presenta estremamente fragile. Il degrado della fibra, ancora attivo ha compromesso la struttura tessile e la leggibilità del manufatto. Siamo dunque di fronte
ad una grossa problematica in quanto il degrado causato dalla fibra non può essere fermato poiché si tratta di un deterioramento progressivo. Ogni volta che l’opera verrà manipolata, ci sarà sempre perdita di materiale.
Grazie alla metodologia progettata e applicata è stato però possibile circoscrivere e bloccare momentaneamente il degrado, mediante l’esecuzione del consolidamento a sandwich. L’intervento inoltre ha permesso di mantenere la caratteristica trasparenza dell’abito e di protrarne la conservazione.

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