La storia di Anzola

Il Medioevo dal X° al XIV° secolo

Il Castello, la Chiesa, La famiglia Orsi

In questa antica mappa dei primi anni dell’Ottocento, sono integralmente riportate le strutture dell’antico castello d Anzola, con le tracce del fossato (indicate con i numeri 259,256 e 267), il complesso della chiesa parrocchiale (indicata con le lettere A,B,D), una delle quattro torri (indicata con il numero 268), l’edificio dell’Ospitale del castello (oggi casa Costa ed indicato con il numero 261), e le antiche scuderie (indicate con il numero 264).

Le origini del castello sono in parte documentate e in parte molto legate alla fantasia popolare, ma resta il fatto che di esso si fa menzione in un documento dell’anno 888, anche se in quel tempo esso era probabilmente costituito da una semplice piazzaforte fortificata.

La costruzione del castello in muratura, nella classica tipologia dei manieri difensivi medioevali, pare risalga al XIII secolo e comprendeva la prima chiesa, il palazzo del castellano, le abitazioni dei soldati, l’edificio oggi rimasto e denominato Ospitale o Palazzazzo, e quattro torri delle quali ne è rimasta una sola.

Fig. 8:   Antica mappa dei primi anni dell’Ottocento

Nei documenti d’ epoca Medievale, il castello è sempre indicato come castello d Unciola , e il Calindri indica l’antico toponimo come riferito all’usanza di dividere i fondi agricoli in once , o parti di once – cioè onciole .

Questa unità di misura lineare, nel XIX secolo costituiva ancora una frazione della pertica bolognese .
Un altra curiosità è costituita dal fatto che fino al XVI secolo il toponimo non era scritto nella vulgata volgare di Unciola, ma era ancora indicato con la grafia di origine latina che al posto della iniziale lettera U, poneva la lettera V. Questo era causato dall’assenza della lettera U nell’alfabeto latino, e parole come Università, Ugolino e Unciola le si indicavano con una V che si esprimeva foneticamente come uì .

Questa ricostruzione grafica di fantasia, eseguita dalla signora Luisa Malaguti del Centro Culturale Anzolese, presenta quella che presumibilmente era la struttura originaria del castello di Anzola.
Sono presenti le quattro torri, il muro perimetrale e la chiesa plebanale, anche se quest’ultima è rappresentata con il campanile nella posizione che occupava dopo la ricostruzione della chiesa avvenuta dell’anno 1638. 

Ricostruzione grafica di fantasia eseguita dal signor Antonio Guarnotta, già responsabile del Gruppo di Ricerca Storico-Archeologica, e dipinta dalla signora Luisa Malaguti del centro Culturale Anzolese.

La strada che attraversa il complesso fortificato è l’odierna via Giovanni Goldoni.

Questa immagine, ricavata da un disegno redatto nell’anno 1578 dal padre domenicano Pellegrino Danti, rappresenta la chiesa di S.Pietro d Anzola com era prima della sua ricostruzione.

Anzola dell'Emilia

La posizione del campanile indica che originalmente essa era stata edificata seguendo la regola per cui l’abside doveva essere sempre posizionata ad oriente (tipico delle chiese edificate fra il X e XIV secolo: vedi i successivi disegni relativi alle chiese di S.Maria in Strada e di Confortino), perché secondo la tradizione simbolica dell’epoca il sole che sorge ad oriente rappresenta il Cristo che porta la Luce e scaccia le Tenebre.

Fig. 9: La Chiesa di Anzola da un disegno del 1578

Quindi, siccome le absidi erano prevalentemente rifinite con delle finestre vetrate (o con l’apertura centrale a forma circolare, posta superiormente alla volta detta catino absidale ), e architettonicamente collocate sopra al presbiterio e all’Altare Maggiore, i raggi del sole che al mattino entravano dalle finestre illuminavano l’altare e il Tabernacolo, creando un grande effetto scenografico e simbolico.

 Si può inoltre osservare, che mentre la posizione del campanile conferma l’ipotesi sopradescritta, l’ingresso è però collocato sulla strada maestra e ad est, e questo a causa dei lavori di ristrutturazione dell’edificio eseguiti nell’anno 1567, che praticamente voltarono la chiesa e le diedero la conformazione che sarà poi confermata nella riedificazione dell’anno 1638.

Anzola dell'Emilia

Abbiamo già spiegato come le prime notizie relative al castello d Anzola risalgono al IX secolo, anche se in quel tempo si trattava probabilmente di un semplice bastione fortificato e niente più. E negli anni delle grandi lotte fra i guelfi bolognesi e i ghibellini modenesi che aumenta l’importanza del castello, perché il suo controllo militare costituiva in pratica il controllo della via Emilia che conduceva a porta Stiera (oggi porta S.Felice) e a Bologna.

Fig. 10: La Chiesa di S. Maria in Strada da un disegno del 1578

Quindi, per anni il governo bolognese contestò inutilmente ai Vescovi il possesso del castello, anche se in pratica ne ottenne l’amministrazione militare e quella relativa alla pubblica sicurezza, che veniva esercitata da cavalieri fedeli alla città e al Senato felsineo. 

I primi castellani furono probabilmente degli esponenti della famiglia bolognese dei Guastavillani, il cui stemma nobiliare era costituito da due serpenti attorcigliati su sé stessi e da due cerchi in campo azzurro, e fu (sempre probabilmente_) compito loro sovraintendere alla trasformazione del castello in un bastione in muratura fra il XII e il XIII secolo. Il frate Cherubino Ghirardacci, nella sua opera Della historia di Bologna , scrive che nell’anno 1300 morì un: _bolognese detto Martinetto Guastavillani, che già edificò l’hospitale di Anzola_ Va detto che l’edificio in oggetto è oggi Casa Costa.

Fig.11: Stemma Famiglia

Guastavillani

Fig 12: Stemma della famiglia Orsi Fig. 13: Stemma del Comune di Anzola

Ma i più noti castellani anzolesi furono gli esponenti della famiglia bolognese Orsi, il cui stemma era costituito da un orso rampante in campo azzurro, circondato da 12 bisanti d oro, rappresentanti la ricchezza, o l’abbondanza.
L’ attuale stemma comunale di Anzola dell’Emilia deriva chiaramente da quello degli Orsi.

Il passaggio dell’amministrazione del castello di Anzola dai Guastavillani agli Orsi, avvenne molto probabilmente nella prima metà del XIII secolo e si consolidò certamente dopo l’anno 1249.
Infatti, il rappresentante di quest’ultima famiglia che godette in quel tempo di maggiore rinomanza storica, fu il cavaliere Michele degli Orsi, che con altri compagni fece prigioniero il giovane re Enzo (figlio dell’imperatore tedesco, e re di Sicilia, Federico II di Svevia) nella battaglia della Fossalta (piccola località posta sulla via Emilia e alle porte di Modena) nell’anno 1249, e lo detenne nella torre del castello di Anzola fino alla ultimazione dei lavori negli appartamenti bolognesi che lo ospitarono fino alla morte.
La torre conosciuta come di re Enzo , deve il nome all’essere stata il temporaneo luogo di detenzione (o, meglio, di custodia_,) del giovane figlio dell’imperatore Federico II, sconfitto e catturato dai bolognesi dopo la battaglia della Fossalta.

Egli fu ospite coatto nella torre dal 18 al 24 agosto 1249, per poi essere trasferito nel palazzo bolognese in cui visse in dorata detenzione fino alla morte.
Delle quattro torri di cui pare fosse dotato il castello di Anzola, questa è l’unica sopravissuta alla distruzione pressochè totale avvenuta nell’anno 1630, dopo l’ennesimo scontro per il suo possesso e controllo militare.
Alla base è ancora visibile la porta d accesso al castello, murata probabilmente sul finire del Seicento o nei primi anni del secolo successivo, allorchè la costruzione della nuova chiesa, e l’aumentato traffico commerciale verso il mercato di S.Giovanni Persiceto, indusse i barrocciai a percorrere un nuovo stradello che lambiva l’antica torre e consentiva di superarla senza essere costretti a transitarvi sotto. Infatti, la distruzione di ciò che restava delle sue mura aprì uno spazio fra la torre e la nuova chiesa, e non essendovi ostacoli di sorta diventò una normale strada di transito. Essa fu anche oggetto di lavori di sistemazione e inghiaiazione nei primi anni dell’Ottocento, allorchè fu costruita la prima parte del vecchio cimitero di via Goldoni, del quale rimangono le mura perimetrali.

I lavori di sistemazione della casa annessa alla torre, già abitazione della maestra Renata Costa ed oggi residenza della famiglia Bussoli-Gnudi, hanno riportato alla luce uno dei passaggi di comunicazione fra la torre e il camminamento delle sentinelle sulle mura.

Nel XIII secolo, il castello e la chiesa di Anzola costituiscono il nucleo di una comunità locale che presenta già una notevole importanza economica e militare.
A testimonianza di tutto ciò, l’archivio di Stato di Bologna è ricco di documenti che, direttamente o indirettamente, interessano la nostra comunità.

 Essi spaziano dalle questioni legali o politiche che riguardavano i diritti di possesso del castello (sempre conteso fra il Vescovo e il Comune di Bologna) alle controversie legali su chi avesse il diritto di incamerare i proventi delle imposte che gravavano sulla popolazione rurale. Vi sono poi atti riguardanti l’amministrazione della giustizia all’interno del castello, e rogiti notarili su compravendite di case, o terreni, nel contado di Anzola.

Atto notarile del 1252 a cura del notaio “Albertus filius Guidocti”

Il primo atto che mostriamo, a titolo di curiosità, risale al 10 marzo 1252 e registra la vendita di terra fra i signori Guidolini e Nascimbeni, alla presenza del notaio _ Albertus filius Guidocti_ di Anzola, il cui contrassegno notarile è costituito dal disegno posto in alto a sinistra. Oggi sarebbe il timbro personale del notaio.
La Chiesa, sia come luogo di culto che come istituzione, ha sempre rappresentato un importante punto di riferimento popolare non solo sotto l’aspetto religioso, ma anche in quanto centro di aggregazione sociale, economica ed amministrativa. Quindi, non è dovuto al caso se i borghi come Anzola sono nati intorno ad essa, e ancora oggi sono largamente diffusi i modelli di vita che traggono origine dalla civiltà cristiana, e cattolica in particolare.
L organizzazione interna della Chiesa, e il suo essere contemporaneamente un centro di vita sociale e religiosa, risponde largamente ad un modello istituzionale che ha avuto il massimo punto di codificazione negli anni del Concilio di Trento (1545-1563). Esso, infatti, non fu solo la risposta della Chiesa romana alla Riforma protestante, ma rappresentò la fase iniziale di quella grande riorganizzazione della vita liturgica ed ecclesiale che ci consente di documentare, e spiegare ai giovani e vecchi anzolesi, molti aspetti della vita sociale e religiosa del XVI secolo.

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