Le Antiche chiavi – Tecniche di costruzione

Fonte: Testi e immagini nella forma integrale sono pubblicati sul libro “Le antiche chiavi, tecnica, arte e simbologia” di Roberto Borali, Burgo editore 1993.

Chiavi fuse a “cera persa”

Fondere oggetti artistici a cera persa è un’arte antichissima che continua a essere praticata ancora oggi nello stesso modo come alle origini, salvo piccoli perfezionamenti avvenuti in conseguenza del moderno progresso tecnologico.


Il materiale preferibilmente usato per la fusione di chiavi a cera persa fu il bronzo nella percentuale più comune: 85% di rame e 15% di stagno. Furono però usati, anche se raramente, il rame, l’ottone e l’alluminio.

Le chiavi artisticamente più belle e più conosciute fuse a cera persa sono quelle in bronzo di epoca romana (150 a.C. – fine V secolo d.C.) e quelle merovinge e carolinge (fine V secolo d.C. – fine X secolo d.C.).

Come prima operazione (fase 1), veniva costruito il modello della chiave con la cera, o materiali similari che si sciogliessero con il calore. Nella fase 2 il modello, dopo essere stato ricoperto con un impasto umido di terra refrattaria, veniva interrato entro un contenitore con terra refrattaria. Questa era un ingrediente di essenziale importanza per la buona riuscita della fusione: doveva essere il più possibile aderente e resistente pur essendo morbida e fine; quella poi a contatto con il modello, per non rovinarlo, veniva inumidita così da diventare tenera e malleabile all’impasto, come un unguento.

Nella fase 3 il contenitore veniva riscaldato, con un gran fuoco tutto attorno, in modo che la cera del modello, sciolta dal calore, uscisse attraverso un foro praticato sul fondo lasciando vuoto lo spazio che occupava.

Nella fase 4 il contenitore veniva interrato e gli si pressava tutto attorno della terra per evitare che la pressione esercitata dal bronzo fuso durante il riempimento facesse scoppiare l’involucro stesso. Dopo di che veniva versato del bronzo liquido, contenuto in un crogiuolo, attraverso il canale di riempimento, precedentemente praticato nella terra refrattaria. Si cessava di versare il bronzo quando questo traboccava dal canale di sfogo appositamente preparato, di lato a quello di riempimento, proprio per segnalare il completo riempimento della forma.

Durante questa delicatissima fase bisognava fare molta attenzione affinchè non venisse mai a cessare la scorrevolezza del bronzo incandescente; perciò era indispensabile che la fusione venisse effettuata da abili maestri artigiani fonditori.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave fusa a “cera persa”.
a) contenitore in materiale refrattario
1) preparazione del modello in cera (o materiali similari)
2) interramento del modello in terra da fonderia
3) riscaldamento per provocare lo scioglimento e la fuoriuscita della cera
4) interramento del contenitore e riempimento del calco con bronzo fuso
5) sterratura della chiave
6) rifiniture


Il contenitore veniva mantenuto interrato il tempo necessario perchè il metallo potesse raffreddare lentamente per evitare il pericolo che il manufatto, passando rapidamente dal calore intenso della terra refrattaria alla temperatura ambiente, potesse risentirne contraendosi e, di conseguenza, spaccarsi o creparsi. A raffreddamento certo, si dissotterrava il contenitore e lo si spaccava.


Nella fase 5 la chiave veniva ripulita dai grumi di terra refrattaria che ancora la ricoprivano e liberata dalle appendici formate dai canali di riempimento e di sfogo.

Nella fase 6 si rifiniva l’opera mediante lavaggio con sabbia in maniera che scomparisse ogni traccia di scorie e apparisse il bronzo in tutta la sua bellezza. In realtà il procedimento aveva così tante sfumature e accorgimenti tecnici in ogni fase da costituire una vera e propria arte. Proprio per questo il maestro fonditore, a seconda della propria esperienza e abilità, era in grado di ottenere risultati e forme artistiche tali da renderlo più o meno famoso e ambito nè più nè meno che un grande artista.

Le chiavi fuse a cera persa hanno il pregio, come quelle forgiate, di essere opere uniche in quanto la cera usata per la costruzione del modello andava persa. Proprio per la loro unicità sono di grande valore artistico, sicuramente alla pari, se non superiore, a quello delle migliori chiavi in ferro forgiato.

Chiave fusa a “cera persa”. Italia, II-III secolo d.C. (immagine di copertina). Impugnatura a volute sovrapposte; base piatta di forma rettangolare; fusto di sezione rettangolare; pettine a tre denti con l’aggiunta di una complicazione laterale; modo d’uso a “doppia spinta”. Lunghezza 11 centimetri.

L’interesse per questo tipo di chiave è naturalmente altissimo; purtroppo sono impossibili da trovare sul mercato, soprattutto quelle romane con impugnature zoomorfe o a volute, o quelle carolinge con l’impugnatura a forma di grata o a disegni geometrici.

Chiavi maschie forgiate dal massello

Nel mondo antico, dal Medioevo fino a tutto il ‘400, la tecnica fabbrile si avvalse esclusivamente di processi di lavorazione a caldo; la forma di un oggetto in ferro forgiato veniva sempre definita a caldo sull’incudine.

Solo se arroventato il ferro può essere facilmente modellato sull’incudine, ossia: assottigliato, appiattito, allungato, arrotondato, squadrato, divaricato, appuntito, piegato ad angolo, curvato, forato, tagliato, attorcigliato, compresso.

L’arroventatura del ferro è provocata dal calore del carbone attivato dal flusso dell’aria del mantice concentrata in una zona ristretta. Era un’operazione molto delicata in quanto la temperatura per la forgiatura del ferro è molto vicina a quella del punto di fusione, perciò, se non fosse stata prestata la massima attenzione, si sarebbe corso il rischio di fondere la parte, compromettendo tutto il lavoro fatto sino a quel momento. Se poi si considerano il numero delle fasi di lavorazione e se si tiene conto che, per ogni fase era necessario arroventare la stessa parte due, tre, quattro o più volte, si può ben comprendere quanto fosse alto il rischio di fondere la parte, rovinando l’intera opera.
Per la realizzazione della chiave maschia forgiata dal massello veniva usato un pezzo di ferro di qualsiasi sezione e spessore e di lunghezza pari a quella della chiave da costruire, più il pezzo necessario per poterlo impugnare durante le prime fasi della forgiatura. Per evitare il surriscaldamento di questa parte, la si immergeva in un recipiente d’acqua, che solitamente stava in fianco alla fucina, ogni volta che si rimetteva il ferro sul fuoco. La parte della chiave che veniva arroventata era quella che doveva poi essere martellata, ricalcata o sagomata.

L’esperienza e la colorazione che assumeva il ferro sul fuoco indicavano al fabbro il giusto momento per poterlo lavorare a martello.

Nella fase 1 avveniva la martellatura di sgrossatura del fusto e del pettine. Per realizzare la fase 2 il pezzo di ferro veniva fissato nella morsa e battuto sull’estremità (in testa) con la penna del martello. Già nella fase 1, e in quest’ultima ancora di più, veniva data al fusto la sagomatura (sezione) e la lunghezza desiderata, martellando il ferro sull’incudine sia con la bocca sia con la penna del martello o, in alcuni casi, usando un cuneo infisso nell’occhio dell’incudine e il relativo martello con bocca a stampo.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave maschia forgiata dal massello.
a) ferro di qualsiasi sezione
1) sgrossatura del fusto e del pettine
2) sagomatura del fusto e bozza del pettine
3) taglio della parte non utilizzata
4) foratura dell’impugnatura
5) sagomatura dell’impugnatura e inizio della martellatura delle parti di ricalco
6) finitura delle parti di ricalco
7) rifiniture


Nella fase 3, per mezzo di un appropriato martello da taglio, il pezzo di ferro con la chiave abbozzata, veniva separato che era servito come impugnatura. Nella fase 4, facendo uso di un martello con la penna conica, veniva effettuato il foro dell’impugnatura. Al foro veniva poi data una prima approssimativa sagomatura usando la punta del corno conico dell’incudine.


Le forme dei martelli che a seconda del tipo di lavorazione il fabbro usava, erano numerose; d’altro canto il martello era per il fabbro come la penna per lo scrittore, o il pennello per il pittore, o lo scalpello per lo scultore… era lo strumento fondamentale per la realizzazione della propria professione.
Il filosofo Bachelard (1884-1962) diceva: “…Il martello del fabbro forgiatore è stata la più grande conquista morale che l’uomo abbia mai realizzato. Con il martello la violenza che distrugge è trasformata in potenza creatrice. Dalla clave che uccide, al martello che forgia si svolge l’itinerario che va dalla vita degli istinti alla più grande moralità. La clava e il martello formano le due facce parallele del male e del bene…”

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave maschia forgiata dal massello. Italia settentrionale, area nord-ovest XVII secolo. Impugnatura con sculture zoomorfe superiori; base a rocchetto; fusto con profondo taglio di guida; pettine rettangolare. Rifiniture con lime, seghetto, scalpello e cesello. Lunghezza 18 centimetri.

Nella fase 5, con la chiave fissata nella morsa, veniva ultimata, con l’aiuto di spinotti, la sagomatura dell’anello e cominciava la martellatura delle eventuali parti di ricalco, sia dell’anello sia del fusto. Operazione ultimata nella fase 6. La fase 7, quella della rifinitura di tutte le parti della chiave, era l’unica effettuata con la chiave non arroventata. A seconda delle epoche, delle mode e del gusto proprio di ogni maestro, venivano impiegati gli utensili più diversi: lime, seghetti, bulini, brunitoi, ceselli, acidi e talvolta persino attrezzi di fortuna.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave maschia forgiata dal massello. Italia settentrionale, area lombarda, XVII secolo. Fusto piramidale ottagonale con fermo d’innesto. Lunghezza 19 centimetri.


Venivano utilizzati per esempio seghetti per zigrinare o intagliare, ricavati dalla lama della falce ormai troppo rovinata per poter essere utilizzata; o un pezzo di legno rettangolare, adattato al momento, con una scanalatura tonda longitudinale nella parte superiore, che, fissato nella morsa, permetteva un appoggio ideale e una più facile rotazione della chiave, così che la limatura o zigrinatura risultasse più facile e con tratti più continui e uniformi.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi maschie forgiate dal massello. Francese la grande, tedesca l’altra, XVI secolo. L’impugnatura della grande è forgiata a volute che fanno da cornice a una fantasiosa croce; quella dell’altra è sagomata a disegni floreali. Rifiniture effettuate impiegando quasi tutti gli attrezzi a disposizione all’epoca: lime, traforo, bulino, scalpello e cesello. Lunghezza 10 e 8 centimetri.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi maschie forgiate dal massello. Italia settentrionale, XVII secolo. Rifiniture effettuate con lime e seghetto. Lunghezza 13, 14 e 12 centimetri.


Mediante le fasi descritte e con l’aggiunta di eventuali varianti, sono state costruite tutte le chiavi maschie nei secoli, comprese quelle rinascimentali e barocche con le impugnature scolpite, cesellate o traforate.

Chiavi femmina forgiate dal massello

Nell’arte fabbrile l’abilità maggiore è quella di ottenere il migliore risultato possibile da un pezzo di ferro: situazione questa che ben si sposa alla costruzione delle chiavi femmine forgiate dal massello. La forgiatura per la realizzazione di questo tipo di chiave è identica a quella della chiave maschia fino alla fase 5. Nella fase 6 veniva effettuata la foratura dell’asta.

Dopo aver arroventato la parte terminale dell’asta e aver fissato verticalmente la chiave nella morsa, si picchiava, con punteruoli conici di diverse dimensioni, sulla testa del fusto fino a quando il foro, che man mano andava formandosi, avesse raggiunto la profondità e il diametro desiderati. La profondità del foro effettuato era solitamente la stessa della lunghezza del perno di riscontro della serratura in cui la chiave avrebbe poi dovuto infilarsi. Solo rarissime volte era la lunghezza della canna, sia per non indebolirla, sia per non correre il rischio, essendo questa operazione molto delicata, di rovinare il lavoro effettuato fino a quel momento.

Le chiavi femmine di questo tipo si riconoscono molto facilmente perchè hanno la canna di forma conica, ossia con il diametro esterno, della parte terminale, più largo di quello della parte iniziale (base). Per l’esecuzione di canne con fori di forme lobate o angolari venivano usati sistemi diversi, dopo aver comunque effettuato il foro tondo. Un sistema era quello di usare come punteruolo lo stesso perno nel quale poi si sarebbe dovuta infilare la canna. Un altro sistema era quello di infilare nella canna arroventata della chiave, fissata orizzontalmente nella morsa, un punteruolo di sezione tonda, per la realizzazione di canne lobate, o rettangolari, per canne con spigoli vivi, e batterci sopra con la bocca del martello fino a quando la parte della canna non assumeva la sagomatura di un lobo o di un lato. L’operazione veniva ripetuta, ruotando la chiave, tante volte quanti erano i lobi o i lati della forma della canna.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave femmina forgiata dal massello. Toscana, XVII secolo, Testa trilobata e triforata. Rifiniture effettuate con lime, seghetto e scalpello. Lunghezza 13 centimetri.


Per aumentare ancora di più la sicurezza della serratura, certe canne venivano costruite con la forma interna del foro diversa da quella esterna. In questo caso si effettuava la sagomature del foro della canna con un punteruolo di sezione uguale a quella desiderata, dopo di che, lasciando il punteruolo nella canna, si procedeva alla sagomatura esterna posando la chiave su un cuneo a stampo, fissato nell’occhio dell’incudine, e martellandola con un martello con bocca a stampo.

Antiche Chiavi e serramenti
Chiave femmina forgiata dal massello.
a) ferro di qualsiasi sezione
1) sgrossatura del fusto e del pettine
2) sagomatura del fusto e bozza del pettine
3) taglio della parte inutilizzata
4) foratura dell’impugnatura
5) sagomatura dell’impugnatura e delle eventuali parti di ricalco
6) foratura dell’asta
7) rifiniture
Antiche Chiavi e serramenti

Chiave femmina forgiata dal massello.
a) ferro di qualsiasi sezione
1) sgrossatura del fusto e del pettine
2) sagomatura del fusto e bozza del pettine
3) taglio della parte inutilizzata
4) foratura dell’impugnatura
5) sagomatura dell’impugnatura e delle eventuali parti di ricalco
6) foratura dell’asta
7) rifiniture


La forma dello stampo del cuneo e della bocca del martello erano quelle della forma esterna della canna. C’è anche da considerare, però, che ogni maestro artigiano del ferro battuto era in possesso di tecniche esclusive e personali per cui è possibile siano stati utilizzati anche altri sistemi. La realizzazione delle lavorazioni descritte avveniva con la parte della canna da sagomare ben arroventata; nel caso non bastasse una volta, la si arroventava più volte.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi femmine forgiate dal massello. Val Brembana (Bg), XIX secolo. Le chiavi di questo tipo sono spesso riconoscibili per la marcata forma conica della canna. Lunghezza 11, 12 e 13 centimetri

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi femmine forgiate dal massello. Francese la grande, italiana l’altra, del XVII secolo. Rifiniture effettuate con lime, seghetto e cesello. Lunghezza 9 e 7 centimetri

La fase 7, quella delle rifiniture, avveniva nello stesso modo che per le chiavi maschie. Per le decorazioni dell’asta delle chiavi o delle piastre delle serrature, si usò, a partire dal XIII secolo, il bulino o il cesello e, più tardi, verso il XV secolo, acidi con la tecnica dell’acquaforte. Per ottenere, invece, il ferro azzurrato, lo si faceva raffreddare rapidamente dopo averlo fortemente riscaldato. In questa maniera il metallo, oltre che prendere la caratteristica colorazione azzurra, si induriva notevolmente (tempra). Le canne più complesse furono quelle realizzate nel periodo barocco e quelle per casseforti della prima metà dell’ 800.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave femmina forgiata dal massello. Brescia, XVIII secolo. Complessa la composizione del pettine. Lunghezza 19 centimetri.

Chiavi femmine forgiate dalla lamiera

Il procedimento per ottenere la lamiera in lastre per mezzo di calandra o laminatoio fu inventato, pare, in Spagna verso la fine del XVI secolo. Prima di allora i fabbri dovevano costruirsela arroventando il ferro e martellandolo fino a farlo diventare lamiera dello spessore desiderato, fase 1.

Nella fase 2 la lamiera veniva tagliata nella forma uguale allo sviluppo della chiave e i bordi, martellati sull’incudine, venivano rastremati a circa 45°, in modo da permettere ai due lembi di combaciare con più facilità; dopo di che, nella fase 3, la si arrotolava. Per chiavi di notevoli dimensioni e grossi spessori di lamiera, era necessario effettuare una prima sagomatura d’ invito, utilizzando un cuneo infilato nell’incudine, fino a che non avesse assunto la forma a U.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiave femmina forgiata dalla lamiera.
a) ferro di qualsiasi sezione
1) martellatura per la trasformazione in lamiera
2) taglio della lamiera nella forma uguale allo sviluppo della chiave
3) arrotolamento
4) sagomatura dell’impugnatura e del pettine
5) rifiniture

L’arrotolamento veniva completato appoggiando la lamiera su un perno tondo, fissato orizzontalmente nella morsa e martellandola fino all’accavallamento totale dei lembi. Per chiavi di piccole dimensioni e sottili spessori di lamiera, l’arrotolamento avveniva battendo direttamente la lamiera sul perno infilato orizzontalmente nella morsa. I due lembi di lamiera, una volta sormontati, venivano fissati per bollitura fino al XV secolo, e per bollitura e brasatura nei secoli successivi.

Nella fase 4 il pettine e l’impugnatura venivano appiattiti e compattati per bollitura martellandoli sull’incudine. Il foro e la forma dell’impugnatura venivano eseguiti allo stesso modo che per le chiavi forgiate dal massello. Come già detto a proposito del pettine, la chiave veniva sempre costruita prima della serratura; questo modo di procedere dava la possibilità al fabbro di recuperare possibili errori di lavorazione o di modificare, in parte o del tutto, l’aspetto esteriore della chiave rispetto a quello deciso.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi femmine forgiate dalla lamiera. Italia centro-settentrionale, fine XIV secolo. Per le rifiniture dei pettini è stato probabilmente impiegato lo scalpello. Lunghezza di entrambe 11 centimetri.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi femmine forgiate dalla lamiera. Lombardia, XVI secolo le laterali e XVIII secolo quella centrale. Rifiniture con lime, scalpello e seghetto. Lunghezza 15, 14, 11 centimetri.

Antiche Chiavi e serramenti

Chiavi femmine forgiate dalla lamiera. Italia settentrionale, area nord-ovest, XVI, XVII e XIX secolo. Rifiniture con seghetto, lima e scalpello. Le chiavi di questo tipo sono riconoscibili dalla linea di congiunzione della canna e del pettine. Lunghezza 13, 10, 8 centimetri.

Nella fase 5 venivano effettuate le rifiniture di tutte le parti della chiave: impugnatura, base, canna e pettine. La tecnica di lavorazione descritta veniva utilizzata soltanto per la costruzione di chiavi femmine e il tipo di chiavi così ottenuto era sempre di straordinaria sobrietà. Questa tecnica, più o meno di frequente, più in un l’Ugo che in un altro, venne usata moltissimo già a partire dal periodo gotico. Le aree italiane che ne fecero maggior uso furono quelle nord-occidentali. Le chiavi forgiate dalla lamiera sono riconoscibili dalla linea di congiunzione della canna e del pettine.

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