Pianoforte Yamaha

Domanda

Gentile Sig. Rogledi,
le scrivo perchè mi hanno venduto un pianoforte verticale nero Yamaha U1A matr. 3784328, dicendomi che era praticamente nuovo (febbraio 2005).
Ho saputo invece che il numero di matricola denota un anzianità ultradecennale.
Può chiarirmi le idee su l’anno di fabbricazione e il suo valore, considerando che è in ottime condizioni?
Grazie.
Paolo

Risposta

Gentile Sig. Paolo,

il suo Yamaha mod U1 matricola 3784328 (altezza 121 cm) è stato fabbricato nel 1983.

Non voglio entrare nel merito della discussione riguardo la dichiarazione del venditore che recitava “febbraio 2005”.

Ognuno può trarre le proprie conclusioni.

Per affrontare il discorso in modo razionale sono necessarie alcune premesse:

stiamo attraversando, da qualche anno a questa parte, lo stesso fenomeno che vide l’italia decenni fa (anni 70/80) pattumiera d Europa in fatto di pianoforti. Mi si perdoni il termine un pò forte; cercherò di  spiegare questo concetto.

Nei decenni appena menzionati, Inghilterra, Germania, Francia e altri paesi europei, scaricarono nel nostro paese  pianoforti vetusti, consunti dall’uso e dall’età, vere e proprie carcasse non suonanti, venduti (ai commercianti) a prezzi irrisori.

Questi “strumenti” venivano poi rivenduti da commercianti nostrani poco seri che, fiutato l’affare del momento, ricaricavano decine di volte il prezzo di questa povera merce spacciandola come “pezzo d arte” o ” “raffinato antiquariato musicale”. Ho visto personalmente capannoni stracolmi di rottame, rilucidato esteriormente ma inesorabilmente morto dal punto di vista funzionale. I guadagni per questi commercianti senza scrupoli sono stati ingenti, grazie anche alla totale incompetenza dell’ignaro acquirente.

Il risultato è stato il seguente: l’Europa ha completamente rinnovato il proprio parco pianoforti rifilando all’Italia afoni bidoni.

Basta del resto dare un occhio al mercato dell’usato per rendersi conto che tali strumenti sono ancora in circolazione, venduti dai privati con la speranza di ricavarne qualche soldo, ma i tempi sono profondamente cambiati e il budget per questo genere di lusso si è ridotto.

Ora, i Giapponesi si sa, sono calcolatori infallibili, gente seria scientificamente preparata su tutti i fronti, quello commerciale incluso; i loro studi sulle dinamiche di marketing sono dettagliati.

Avendo la più vasta (numericamente parlando) produzione mondiale di pianoforti hanno pensato bene di appropriarsi quasi totalmente del mercato dell’usato, oltrechè di una buonissima fetta del nuovo.

Yamaha ha prodotto fino ad oggi più di 6.000.000 ( di pianoforti, Kawai circa la metà.

Una produzione spaventosa dunque, in grado di saturare il mercato mondiale. La qualità dei loro prodotti non si discute del resto. Da qualche anno sta avvenendo la stessa cosa menzionata precedentemente ma con una differenza sostanziale:

il loro prodotto usato e rigenerato è qualitativamente ancora accettabile, in alcuni casi buono (ne ho visti di buoni e di molto scadenti).

Dimostrando lungimiranza, hanno messo in moto un sistema di ricondizionamento dei loro vecchi pianoforti che sta invadendo i mercati mondiali, curandone la qualità, per quanto possibile. Immettendo sul mercato strumenti in alcuni casi totalmente rigenerati da cima a fondo hanno fatto centro, nel senso che il prodotto è accettabile. Il problema è, come al solito, la cifra finale al quale giunge all’acquirente. Il giusto prezzo di un modello U1 anni 80 in buonissime condizioni, a mio parere, si dovrebbe aggirare intorno ai 2000 euro.

Considerato che il prezzo di un U1 nuovo si aggira intorno a 5400 euro, il valore residuo di un usato ultradecennale non può (e non deve) superare il 40/50 % di un pari modello nuovo (il che è già una valutazione altissima).

Menzioniamo una cosa fondamentale in conclusione; un modello nuovo di U1, U3 ecc. si avvale di ricerche tecnologiche  e migliorie sostanziali. Usato e nuovo non sono prodotti equiparabili progettualmente e qualitativamente, com è ovvio che sia.

Come sempre, il giusto rapporto qualità prezzo giustifica l’acquisto, viceversa richieste esose sono (a mio parere) da valutare.

Cordiali saluti,

Stefano Rogledi

 

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