05 – Antiquaria: il laboratorio

Fonte:Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

Buongiorno e benvenuti, oggi Vi presento un’intervista che mi è stata fatta, nell’ambito del programma nazionale “Botteghe Italiane”, intorno al 2005/2006, quindi circa quindici anni fa. Ho deciso di proporre questo video, realizzato in laboratorio, per i contenuti didattici che esso contiene; il tutto è stato eseguito in presa diretta e in forma assolutamente colloquiale.


Sergio Salomone

Torino ha il sapore delle grandi città del nord Europa, Calvino, ho letto, la definì città invisibile per il carattere schivo dei suoi abitanti, eppure che ti invita a scoprirla tra i fiumi e i parchi, le grandi strade e le piazze luminose, i musei e i caffè; tutto il centro conserva il tocco degli astri del barocco che qui hanno operato e la nobiltà di una ex capitale del Regno.

Salomone e Caramagna nel loro Studio Laboratorio di Antichità contribuiscono a tenerla sempre viva come un tempo.

-Sig. Salomone io so che lei si occupa di Restauro Ligneo e vorrei che mi raccontasse qualcosa su questi bellissimi mobili, tra l’altro a Torino ce ne sono moltissimi e di grande arte, e anche su come vengono recuperati

-certamente

-partendo per esempio da questo che abbiamo davanti

-questo bel cassettone di area maggioliniana, cioè Maggiolini era un grande ebanista nella fine del settecento e questo è un manufatto che probabilmente è stato molto vicino a questa bottega. Il recupero di questi manufatti è sempre una cosa abbastanza complessa, in quanto, spessissimo, possono aver avuto nella loro vita varie vicissitudini, non sempre sono stati conservati nel migliore dei modi e uno dei danni più gravi sono quelli che avvengono da quando abbiamo i riscaldamenti centralizzati perché indubbiamente questi mobili nascevano per una progettazione di riscaldamento un pochino diversa, i cambiamenti di temperatura all’interno delle abitazioni avvenivano anche quando si accendevano le stufe, in maniera graduale e lenta oggi avvengono in tempi troppo ravvicinati. Quindi il legno ne risente. Il legno ne risente per cambi del loro microclima di temperatura e umidità troppo rapidi.

-Che tipo di interventi ci sono da fare?

-Allora, qui sono stati fatti su questo mobile, questo mobile ormai è nelle fasi, diciamo, di finitura, è stato completamente consolidato nella sua marchettatura, per marchettatura intendo questo rivestimento che impreziosisce il mobile, questo rivestimento di legnami pregiati che va a posarsi su legnami di minor pregio; era proprio una tecnica che veniva utilizzata per creare diverse variegature e decorazioni dell’insieme. Questo mobile quindi consolidato nella sua lastronatura, chiamiamola così, viene poi successivamente pulito in maniera il più delicata possibile, non bisogna in nessun modo cercare di andare a rovinare quello che è la patina del legno, tanto per intenderci per patina del legno non intendo l’accumularsi dello sporco che è avvenuto sul mobile, come magari intendono molti;


-questa invece è la parte che va pulita, immagino

-la parte…, certo, la parte che va pulita, ma la patina è quel colore naturale che il legno assume nel tempo dovuto a fenomeni di degrado legati alla luce, dovuto a fenomeni di ossidazione che acuiscono nel legno certe… certe caratteristiche di calore, chi conosce il manufatto antico ben riconosce in qualche modo la valenza della patina. Allora questa… questa pulitura va fatta il più possibile in maniera delicata, l’ideale sarebbe arrivare allo strato della verniciatura originaria e riprendere diciamo il restauro da quelle basi. Questi mobili hanno avuto nel tempo sempre vicissitudini, più mani, manutenzioni, verniciature anche non appropriate e così via;

-tentativi di restauro magari non…

-tentativi di restauro magari non adeguati

-direi che è stato recuperato decisamente bene

-direi… questo è un mobile anche di particolare pregio, meritava anche particolare attenzione;

-siamo davanti ad un cassettone restaurato e finito

-no… no, allora… noi abbiamo, come possiamo vedere, un cassettone che è finito nelle sue parti, diciamo, verticali, ha bisogno ancora di essere ripreso nella sua parte, diciamo, del piano perché ci sono…, anche se magari lei forse non li vede, ci sono ancora alcuni difetti per cui io non sono soddisfatto del lavoro.

-me li vuole far vedere?

-be’ lei, può intravedere queste piccolissime…, sono meno di una punta di uno spillo, piccolissime aperture, ancora, del poro del legno. Questa è una verniciatura, diciamo, a gommalacca alla francese, per cui il poro deve essere completamente chiuso, per mettere in risalto il più possibile la venatura lignea;

-quindi sono queste irregolarità che sento se passo la mano

-non tanto le irregolarità, non le può sentire ma le può intravedere vede queste parti leggermente più opache, quelle punture di spillo, leggerissime oramai;

-come si fa a sistemare anche quelle?

-allora, sistemare anche quelle, bisogna terminare, arrivare nel momento della lucidatura finale, fino alla brillantatura che si fa utilizzando uno strumento antico, lo strumento che quantomeno è utilizzato in Europa, forse nei primi periodi in Francia, che è il cosiddetto stoppino; tutti si chiedono cos’è lo stoppino

-sento un odore d’alcool

-sente un odore d’alcool… in realtà la gomma lacca per essere utilizzata si deve diluire in alcool a 99 gradi; questa è la gommalacca come ci perviene a noi, allora la gommalacca è prodotto derivato dalla puntura di alcuni insetti che si nutrono della linfa di alberi dell’Indocina e della Birmania che secernono una particolare sostanza collosa

-ha consistenza simile a quella della cera

-no, direi più vitrea, la cera è più morbida in qualche modo; questa sostanza viene raschiata, ripulita e lavorata e arriva a noi già in qualche modo purificata; si mette a bagno nell’alcol a 99 gradi. L’importante sarebbe avere della gommalacca sempre abbastanza stagionata quindi, non utilizzare la gomma lacca preparata 15 giorni prima ma una gommalacca almeno preparata un anno prima.

-Lei ha scorte di gommalacca?

-io ho scorte di gommalacca sempre in preparazione in qualche modo. Lo stoppino consiste in una sorta di tampone; il serbatoio che è formato da uno straccio di lana che possibilmente non stinga e da uno straccio di lino che lo va a coprire; lo straccio di lino ha la funzione di ulteriormente filtrare la gomma lacca e comunque di spandere in maniera omogenea questo prodotto

-quindi viene imbevuto

-viene imbevuto, oramai nella parte finale noi lo andiamo a imbibire veramente in maniera minima magari solamente anche solo più, con pochissimo alcool perché nelle parti finali il rischio è quello di avere l’alcol che crea delle bruciature…, chiamiamole proprio con il termine tecnico, delle bruciature sulla vernice per cui un momento particolarmente delicato; quindi, si inserisce il tampone si spande il prodotto e si comincia a lavorare, a tormentare il mobile

-a tormentare…addirittura

-a tormentare il mobile in ogni… in ogni direzione

-immagino sia in termine tecnico

-è un termine tecnico… in ogni sua direzione per, in qualche modo, andare a chiudere…, come vede, io cambio direzione per evitare di lasciare delle striature di vernice.

-ora…

-l’ideale di questa verniciatura, mi scusi,

-prego

-è ottenere, è la verniciatura appunto alla francese, il massimo del risultato col minimo del prodotto, quindi non dovremo creare delle grandi croste di vernice, ma utilizzare la vernice sufficiente per ottenere il massimo del risultato; questo perché la superf… la parte verniciante deve essere il più possibile elastica e quindi seguire eventuali piccoli movimenti che fa il mobile, il mobile si muoverà sempre, nel tempo, dovuto a cambi di temperatura e dovuto a cambi di umidità ambientale

-due domande: la prima è, ho visto che comunque Lei spande la gommalacca sempre con gesti circolari o comunque curvi e immagino ci sia un motivo?

-certamente, perché qualsiasi movimento brusco sul mobile, una sterzata improvvisa non morbida, rischia di lasciare questa striatura cui accennavo prima

-e la seconda, che magari è dedicata a chi cerca di sistemare anche i propri mobili a casa e questa non è una cosa che uno può provare a far da solo

-allora, utilizzare bene la vernice a tampone io dico sempre che non basta una vita, bisogna sbagliare, sbagliare molto, fare tesoro dei propri sbagli e quindi non è certamente un tipo di tecnica che si può facilmente improvvisare

-va lasciata a chi la sa fare

-certamente

-quindi date queste passate di gommalacca, vedo che…

-che come vede, io con una sola piccolissima bagnata tendo a lavorare molto…

-infatti

-lavorare molto il piano per ottenere quello… il risultato cui accennavo prima, il massimo del risultato col minimo del prodotto

-in modo che sia il più steso possibile

-esatto

-e il più leggero possibile; poi andrà fatto asciugare

-allora, indubbiamente… al tatto il mobile sembra già immediamente asciutto

-va toccato con i guanti, però!

-si può toccare anche come le mani toccando con la mano del bambino insomma con una certa delicatezza

-molto leggeri

-molto leggera, lei sente la superficie quasi setosa?

-si

-nessun’altra vernice può ottenere questo tipo di risultato, questa è la vernice principe direi nel campo delle verniciature antiche

-è morbidissima infatti

-e come vede non si può neanche parlare di strati, di passate di gommalacca perché le passate come vede possono… sono migliaia,

-decisamente no

-centinaia di migliaia e qui consideriamo che abbiamo già raggiunto un ottimo livello di finitura

-quindi questa va fatta asciugare

-va fatta asciugare, e poi si può consegnare… all’utente finale, chiaramente siamo in fase di finitura l’asciugatura oramai è molto rapida; c’è da dire, è interessante la domanda sull’asciugatura, c’è da dire che se si vogliono ottenere dei risultati veramente eccellenti l’importante sarebbe intervallare le varie passate di gommalacca le varie lavorazioni, lasciando dei tempi di asciugatura anche molto lunghi

-in modo che ci sia il tempo fra una e l’altra

-veramente ai vapori… ai vapori di alcol di uscire completamente dalla superficie, alla vernice di depositarsi nel poro; Lei consideri che alla corte di Francia sotto il periodo del Luigi XVI i mobili venivano, quelli per casa reale, venivano verniciati anche in tempi di 6/8 mesi quindi immaginiamo i vari intervalli

-ora però la voglio vedere all’opera

-certo

-la voglio vedere all’opera proprio su un mobile da restaurare

-prima che fosse in queste condizioni, va bene

-le chiedo di farmi vedere come si fanno i mobili e Lei cambia tutto quanto il laboratorio

-cambio la scenografia per, in qualche modo, poterle illustrare quali sono le problematiche che ci troviamo quotidianamente nel restauro del legno; il legno è un materiale certamente disomogeneo e come tale va affrontato ogni volta, pur seguendo nelle regole generali, ogni volta in maniera diversa, ogni volta anche sperimentando delle soluzioni diverse

questo che cos’è?

-questo è il piano che abbiamo dovuto smontare da questo mobile, anch’esso è un mobile marchettato sull’esempio di quello che abbiamo visto prima in completa finitura e questo piano in particolare aveva un gravissimo problema oltre a un’imbarcatura, un’arcuatura molto accentuata, questo mobile si era troncato di netto, aveva una frattura che investiva tutta la superficie; adesso poi lo vedremo

-troncato di netto?

– di netto si, dovuto ad un assestamento ligneo, dovuto al fatto che questa parte era rimasta ancorata al mobile e l’altra parte si era staccata, quindi deve pensare che questo piano qui era arrivato a essere alto quattro dita, dovuto, sicuramente, principalmente ad un problema di eccessivo riscaldamento, con cambio di stato climatico nella stanza in cui era conservato, troppo rapido son sempre questi un po’ i problemi; noi quando abbiamo mobile di queste… di queste…, con queste problematiche andiamo sempre a smontare le parti interessate per poter lavorare più agevolmente e per potere poi ricollocarlo in maniera più solida

-in questo caso queste grosse crepe di fatto,

-certo

-come avete fatto a ricostruirle

-ecco come vede qui c’è già tutta un’intelaiatura montata sul mobile ed è

-questo per riportarlo in asse


-per riportarlo in asse e vorrei sottolineare che è oltre un mese che è stato messo sotto tensione, con particolare riferimento al piano per ritornare ad avere un piano il più normale possibile e con delle azioni, con dei tiranti di chiusura; come vede le fessure sono appena percettibili vedrà anche dall’altra parte dove c’è la decorazione, dove c’è la marchettatura che oramai sono appena percettibili, solo in alcuni punti dovremo poi intervenire con un’operazione di ritoccatura, insomma, un pochino più accurata.

-questo piano però tenderà a fare la stessa cosa

-allora questo piano indubbiamente ha questo punto, lungo la frattura che è un punto debole quindi in qualche modo dovremo pensare di irrobustirlo sennò, nelle sue dilatazioni e contrazioni dovute al cambio di umidità stagionale, dovute al cambio di temperatura, tenderà sempre a spaccarsi lungo una frattura dove c’è in qualche modo, una debolezza di coesione. Noi in genere abbiamo sperimentato oramai da parecchi anni degli interventi di rinforzo soprattutto nelle parti non a vista, ovviamente,

-chiaramente

-per una questione estetica; abbiamo sperimentato sia la lana di vetro, sia la resina epossidica che appunto ha la possibilità di congiungere la lana di vetro con il legno in maniera direi molto… molto coesa; con un vantaggio, queste resine epossidiche se scelte della tipologia giusta, la resina epossidica è il collante, se scelte della tipologia giusta hanno anche una certa elasticità per cui riescono ad andare dietro ai leggeri movimenti che il legno deve avere; non dobbiamo neanche fare delle operazioni di troppa rigidità. In alternativa… in alternativa noi su questo piano utilizzeremo, per avere una maggiore robustezza, della fibra di carbonio. Fibra di carbonio in questo caso bi direzionale che avverrà tranquillamente incollata nella parte non a vista per rinforzare quel punto di frattura. Un’operazione semplicissima che… che in qualche modo, però, dà di nuovo coesione all’intero piano

-devo immaginare questo piano completamente ricoperto di questa fibra di carbonio?

-no, no, io tenderei per esperienza a metterlo solo dove serve, non vorrei creare delle particolari tensioni dove non servono; come le dicevo il legno è materiale non omogeneo e come tale va sempre trattato con il massimo dell’attenzione

-perché vive

-perché vive, in qualche modo perché continuano i suoi movimenti del tempo

-possiamo girarlo quindi

-certo la parte più interessante è indubbiamente la parte a vista; Marco per favore… Così vediamo i risultati anche nella riduzione della frattura. Ecco io devo continuare a tenere queste ammorsature fin quando non andrò a rinforzare.

-certamente

-l’altro lato. Come le dicevo, se lei guarda attentamente, qui la fessura che era veramente una fessura passante da ambo i lati, è praticamente quasi invisibile

-tagliava il mobile da parte a parte

-esatto… esatto; in qualche modo abbiamo ancora una visione della frattura leggera sui lati, dove interverremo in maniera mimetica, indubbiamente zeppando con del legno all’interno della fessurazione e poi con opportuna ritoccatura

-riuscite a recuperare quindi la fessura facendo in modo che non si veda che è stato aggiunto nel legno?

-certo, certo, in qualche modo qui c’è sempre… le varie teorie del restauro anche che vengono in qualche modo a interferire, certo se il mobile fosse fatto per un museo, forse il Soprintendente ci chiede in qualche modo di vedere magari…, a parte che questo è un intervento molto piccolo, si fa sempre in maniera mimetica; se il mobile è di un privato ci chiede sempre di non vedere l’intervento quindi, io in genere opto per delle soluzioni direi mediate, a me piace che si veda l’intervento magari a distanza ravvicinata ma ad una certa distanza

-ci sia il colpo d’occhio del mobile integro

-ci sia il colpo d’occhio dell’insieme che tutto sommato sono un po’ gli intendimenti che ci danno le soprintendenze (tutto sommato)

-e credo dovrete anche sistemare gli inserti

-dovremo sicuramente, dopo magari una pulitura di cui vedremo magari un piccolo esempio, dovremo sistemare queste mancanze, queste mancanze ce ne sono parecchie sul mobile, come può vedere, ci sono anche dei danni dovuti all’uso quotidiano per cui le maniglie  andavano interferire purtroppo con il piano… con il… con il piano del cassetto e quindi ci sono una serie di danni, dei rigonfiamenti  e così via; nel particolare qui c’è la mancanza, proprio di porzione lignea, per cui noi dovremo, in qualche modo, inserire nella parte mancante, della porzione lignea della stessa essenza. In questo caso si tratta di bosso perché è un colore contrastante con il fondo del noce per creare, in qualche modo, la visione della marchettatura

-Lei le essenze, le riconosce a colpo d’occhio di conseguenza

-io le essenze le devo riconoscere a colpo d’occhio per forza di cose, anche se con la giusta umiltà, bisogna dire che a volte bisogna guardare con particolare attenzione, non è sempre… dobbiamo ostentare sicurezza noi, ma ci va anche l’umiltà di dire che a volte certe essenze lignee per essere, magari più rare, per essere conosciute hanno bisogno di un’attenzione un pochino più particolareggiata; anche la chimica ci può, in qualche modo, aiutare comunque nell’andare a verificare la tipologia botanica dell’albero da cui si è ricavato il manufatto

-vedo che qui è stato salvato 

-allora, esatto qui… fa parte del momento della lavorazione, non siamo ancora in quella fase di incollatura che stavamo dicendo, questo è un pezzo di filetto, per evitare di perderlo, metterlo in un sacchetto tende a frantumarsi, lo fermiamo semplicemente sul piano come promemoria, di un pezzo che andrà tra i primi ad essere… ad essere risistemato.

-prima di tutto però mi ha detto che va pulito

-esatto, qui siamo di fronte ad una pulitura, tutto sommato, abbastanza semplice

-riesce a farmela vedere?

-certo, il mobile non ha subito negli anni troppe riverniciature, probabilmente lo strato che vediamo di leggero sporco (che vediamo) è semplicemente dovuto all’accumularsi di manutenzioni casalinghe; cere, anche se il mobile non nasce a cera, ma il mobile è a gommalacca come il precedente che abbiamo visto finito, quindi andrebbe solo trattato con la stesse tipologia di vernice; le casalinghe utilizzano varie… varie manutenzioni: spray, cere e non cere; la cera alla casalinga piace molto. Questa c’era depositata sul mobile nel tempo

-al mobile piace molto meno

-piace molto meno, tutto sommato in questo caso non serve, perché sulla gommalacca  la cera tende a poco penetrare e quindi a non mantenere quella elasticità di cui ha bisogno la vernice. Queste cere, poi, nel tempo, tendono a seconda delle temperature a dilatarsi e a contrarsi e a catturare la polvere, quindi la polvere viene immagazzinata in questo strato di sporco.

-con cosa lo pulisce

-allora, sicuramente con dei solventi abbastanza delicati, come dicevo prima, dobbiamo arrivare alla verniciatura originaria, io sono convinto e facciamo insieme una prova, che in questo caso, sia sufficiente utilizzare un po’ di assenza di trementina che si diluisce abbastanza bene le cere per arrivare alla verniciatura originaria che è appunto, come le dicevo, a gommalacca. Possiamo vedere… allargarci un pochettino, vediamo immediatamente come, in qualche modo, il mobile tende di nuovo a comunicarci i suoi delicati disegni e se andiamo a controllare…

-e appena la passa diventa subito più omogenea la superficie

-esatto, esatto; indubbiamente una volta fatta questa pulitura superficiale, il più possibile superficiale, qui si può dare, siccome ci sono queste leggere asperità, dovute ad assestamenti nel tempo, si può dare una leggerissima passata di olio con una seppia…, con una carta seppia molto fine, ottenendo la duplice funzione: togliere, diciamo, la troppa abrasione alla carta seppia e, in qualche modo, permettere all’olio di penetrare di mantenere… rigenerare un pochino la vernice esistente. Una volta fatto questo è una volta fatte tutte le integrazioni e una volta verificato che le varie marchettature siano ben incollate, si può poi passare alla verniciatura finale che verrà ripresa a gommalacca. Come sempre all’inizio bisognerà ammorbidire un po’ la superficie originale, solo con un tampone con un po’ di alcol e poi, mano a mano, aggiungere gommalacca per rigenerare completamente questo piano

-Lei è stato chiarissimo e incredibilmente esaustivo, la ringrazio anche perché

-grazie a Voi

-eviterò molti errori sui mobili di casa e grazie davvero avermi fatto vedere il suo laboratorio

-grazie ancora, arrivederci.

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